Per 65% degli italiani il tenore vita peggiora

indagine sul risparmio degli  italiani , realizzata da Acri in collaborazione con Ipsos file pdf.pag.118

Gli italiani non sono contenti, ma neanche sconvolti piu’ di tanto dalla crisi degli ultimi mesi.

Nel 2008 due terzi degli italiani hanno sperimentato disagi o difficoltà, in linea con il 2007; aumenta del 2%, però, il numero di coloro che sono passati da una situazione di difficolta’ a una di difficoltà grave.

E’ quanto emerge da un’indagine sugli italiani e il risparmio, realizzata da Acri in collaborazione con Ipsos in occasione dell’84* Giornata Mondiale del Risparmio.

Il 51% degli italiani si dichiara soddisfatto della propria situazione economica, un dato in linea con il 2007 (51%) e superiore al minimo toccato nel 2005 (49%). I soddisfatti aumentano al Nord Est (63% contro il 54% del 2007), regrediscono lievemente al Centro (50% contro 53%) e rimangono bassi al Sud (41% contro 42%).

Costante il livello di italiani che ritengono peggiorato il proprio tenore di vita, pari al 65%. Si riduce la percentuale di coloro che hanno sperimentato lievi difficolta’ (44% contro 46%), mentre aumenta quella di
coloro, specie pensionati, che hanno sperimentato difficolta’ gravi (21% contro 19%).

Guardando al futuro, l’indagine Acri-Ipsos rivela che gli ottimisti (28%) prevalgono sui pessimisti (21%) rispetto alla propria situazione personale; quando all’economia italiana, invece, i pessimisti (49%) sono molti piu’ degli ottimisti (24%); infine, riguardo all’economia internazionale, il 27% degli italiani e’ ottimista, il 37% e’ pessimista.

INVESTIMENTI:

GLI ITALIANI AMANO IL MATTONE MA ANCOR PIU’ SOLDI IN TASCA.

Il 60% degli italiani preferisce tenere i soldi in tasca piuttosto che investirli.

Dovendo indicare però l’investimento “ideale”, gli abitanti del Belpaese restano fedeli al vecchio e sicuro mattone, scelto dal 56% del campione.

Nel 2007 a manifestare una preferenza per la liquidità era il 64%: i 4 punti percentuali in meno registrati quest’anno sono da imputare alle maggiori incertezze causate dalla crisi internazionale.

Tra coloro che preferiscono l’investimento alla liquidità cresce di 3 punti percentuali il numero di quanti investono la gran parte dei loro risparmi (il 12% del campione contro il 9% del 2007), mentre diminuisce (23%, era il 25% nel 2007) il numero di chi ne investe solo una piccola parte, come se fosse considerato un rischio anche rimanere liquidi.

Riguardo agli impieghi del proprio risparmio metà degli Italiani dichiara che terrebbe conto solo degli aspetti economici (rischio, rendimento), mentre un’altra meta’ e’ interessata a sapere in quale ambito verra’ investito.

Costoro desiderano soprattutto che con i propri soldi non si finanzino attivita’ illecite (26%), che si contribuisca allo sviluppo dell’Italia (25%) e della zona dove essi risiedono (21%), che si finanzino enti e realta’ internazionali che si occupano di sostegno allo sviluppo o di chi e’ in difficoltà (20%).

Meno enfasi c’e’ nella volontà di non sostenere industrie di cui non si condivide l’attivita’ (8%). Per quanto riguarda gli strumenti finanziari, il 24% preferisce quelli considerati piu’ sicuri, mentre il 17% si terrebbe lontano da qualsiasi forma di investimento. Il 7% di coloro che hanno effettivamente risparmiato e’ ancora orientato sugli strumenti a maggiore rischio. In relazione all’investimento del TFR, il 60% ritiene sia bene che rimanga in azienda.

Gli eventi degli ultimi tempi hanno portato a un miglioramento dell’opinione riguardo alle regole e ai controlli presenti in Italia, anche se la maggioranza del campione rimane critica. Nel 2007 il 31% riteneva regole e controlli efficaci, ora il dato e’ salito al 44%. Il voto medio assegnato ai controlli e’ cresciuto da 4,4 a 5,1 e i critici sono scesi dal 69% al 56%.

Qualcuno sembra essersi accorto che il resto del mondo non era poi realmente avanti rispetto all’Italia, e che tutti i grandi paesi hanno sperimentato al riguardo problemi, spesso piu’ grandi dei nostri. Inoltre si e’ sensibilmente ridotto anche il numero dei pessimisti sul futuro della tutela del risparmio: se nel 2007 il 52% degli Italiani riteneva che nei successivi cinque anni il risparmiatore sarebbe stato meno tutelato, oggi solo il 44% e’ pessimista, mentre i fiduciosi sono cresciuti dal 26% al 35%.

Approfondimenti:

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