Archivio per 22 ottobre 2008

ZYGMUNT BAUMAN:Il mondo drogato della vita a credito

Fonte. Repubblica.it

Un quotidiano britannico ha pubblicato la storia di un cinquantunenne che ha accumulato un debito di 58mila sterline su 14 carte di credito e finanziamenti vari. Con l’impennata dei costi del carburante, dell’elettricità e del gas non riusciva più a pagare gli interessi.

Deplorando, col senno di poi, la sconsideratezza che lo ha gettato in questa situazione spiacevole se la prendeva con chi gli aveva prestato il denaro: parte della colpa è anche loro, diceva, perché rendono terribilmente facile indebitarsi. In un altro articolo pubblicato lo stesso giorno, una coppia spiegava di aver dovuto drasticamente ridurre il bilancio familiare, ma esprimeva anche preoccupazione per la figlia, una ragazza giovane già pesantemente indebitata. Ogni volta che esaurisce il plafond della carta di credito subito le viene offerto in prestito altro denaro. A giudizio dei genitori le banche che incoraggiano i giovani a prendere prestiti per acquistare, e poi altri prestiti per pagare gli interessi, sono corresponsabili delle sventure della figlia.

C’era un vecchio aneddoto su due agenti di commercio che giravano l’Africa per conto dei rispettivi calzaturifici. Il primo inviò in ditta questo messaggio: inutile spedire scarpe , qui tutti vanno scalzi. Il secondo scrisse: richiedo spedizione immediata di due milioni di paia di scarpe, tutti qui vanno scalzi. La storiella mirava ad esaltare l’intuito imprenditoriale aggressivo, criticando la filosofia prevalente all’epoca secondo cui il commercio rispondeva ai bisogni esistenti e l’offerta seguiva l’andamento della domanda. Nel giro di qualche decennio la filosofia imprenditoriale si è completamente capovolta. Gli agenti di commercio che la pensano come il primo rappresentante sono rarissimi, se ancora esistono. La filosofia imprenditoriale vigente ribadisce che il commercio ha l’obiettivo di impedire che si soddisfino i bisogni, deve creare altri bisogni che esigano di essere soddisfatti e identifica il compito dell’offerta col creare domanda. Questa tesi si applica a qualsiasi prodotto, venga esso dalle fabbriche o dalle società finanziarie. La suddetta filosofia imprenditoriale si applica anche ai prestiti: l’offerta di un prestito deve creare e ingigantire il bisogno di indebitarsi.

L’introduzione delle carte di credito è stata un segno premonitore. Le carte di credito erano state lanciate sul mercato con uno slogan rivelatore e straordinariamente seducente: “Perché aspettare per avere quello che vuoi?”. Desideri una cosa ma non hai guadagnato abbastanza per pagarla? Beh, ai vecchi tempi, ora fortunatamente andati, si doveva procrastinare l’appagamento dei propri desideri: stringere la cinghia, negarsi altri diletti, essere prudenti e parchi nelle spese e depositare il denaro così racimolato su un libretto di risparmio nella speranza di riuscire, con la cura e la pazienza necessarie, ad accumularne abbastanza per poter realizzare i propri sogni. Grazie a Dio e al buon cuore delle banche non è più così! Con la carta di credito si può invertire l’ordine: prendi subito, paghi dopo. La carta di credito rende liberi di appagare i desideri a propria discrezione: avere le cose nel momento in cui le vuoi, non quando te le sei guadagnate e te le puoi permettere.

Questa era la promessa, ma sotto c’era anche una nota in caratteri minuscoli, difficile da decifrare anche se facile da intuire in un momento di riflessione: quel perenne “dopo” ad un certo punto si trasformerà in “subito” e bisognerà ripagare il prestito. Il pagamento dei prestiti contratti per non aspettare e soddisfare subito i vecchi desideri, renderà difficilissimo soddisfarne di nuovi… Non pensare al “dopo”, significò , come sempre, guai in vista. Si può smettere di pensare al futuro solo a proprio rischio e pericolo. Sicuramente il conto sarà salato. Più presto che tardi arriva la consapevolezza che allo sgradevole differimento dell’appagamento si è sostituito un breve differimento della vera terribile punizione per l’essere stati precipitosi. Ci si può togliere uno sfizio quando si vuole, ma anticipare il diletto non lo renderà più abbordabile… In ultima analisi, sarà differita solo la presa di coscienza della triste realtà.

Per quanto nociva e dolorosa, questa non è l’unica nota in caratteri minuscoli sotto la promessa del “prendi subito, paga dopo”. Per evitare di limitare ad un solo prestatore il profitto derivante dalle carte di credito e dai prestiti facili, il debito contratto doveva essere (e così è stato) trasformato in un bene che procuri profitto permanente. Non riesci a ripagare il tuo debito? Non preoccuparti: a differenza degli avidi prestatori di denaro vecchio stile, ansiosi di veder ripagate le somme prestate entro termini ben precisi e non differibili, noi prestatori di denaro moderni e disponibili non ti chiediamo indietro i nostri soldi, bensì ci offriamo di prestartene altri per pagare il vecchio debito e avere un po’ di disponibilità (cioè di debito) in più per toglierti nuovi sfizi. Siamo le banche che dicono “sì”, le banche disponibili, le banche col sorriso, come diceva una delle pubblicità più geniali.

Quello che nessuno spot diceva apertamente, lasciando la verità ai cupi presagi del debitore, era che le banche prestatrici in realtà non volevano che i debitori pagassero i debiti. Se lo avessero fatto entro i termini non sarebbero stati più in debito, ma sono proprio i loro debiti (il relativo interesse mensile) che i moderni, disponibili (e geniali) prestatori di denaro hanno deciso, con successo, di riciclare come fonte prima del loro profitto costante, assicurato (e si spera garantito). I clienti che restituiscono puntualmente il denaro preso in prestito sono l’incubo dei prestatori. Le persone che si rifiutano di spendere denaro che non abbiano già guadagnato e si astengono dal prenderlo in prestito, non sono di alcuna utilità ai prestatori – perché sono quelli che (spinti dalla prudenza o da un senso antiquato dell’onore) si affrettano a ripagare i propri debiti alle scadenze. Una delle maggiori società di carte di credito presenti in Gran Bretagna ha suscitato pubbliche proteste (che certo avranno vita breve) nel momento in cui ha scoperto il suo gioco rifiutando il rinnovo delle carte ai clienti che pagavano ogni mese il loro intero debito, senza quindi incorrere in sanzioni finanziarie.

L’odierna stretta creditizia non è risultato del fallimento delle banche. Al contrario, è il frutto del tutto prevedibile, anche se nel complesso inatteso, del loro straordinario successo: successo nel trasformare una enorme maggioranza di uomini e donne, vecchi e giovani, in una genìa di debitori. Perenni debitori, perché si è fatto sì che lo status di debitore si auto-perpetui e si continuino a offrire nuovi debiti come unico modo realistico per salvarsi da quelli già contratti. Entrare in questa condizione, ultimamente, è diventato facile quanto mai prima nella storia dell’uomo: uscirne non è mai stato così difficile. Tutti coloro che erano nelle condizioni di ricevere un prestito, e milioni di altri che non potevano e non dovevano essere allettati a chiederlo, sono già stati ammaliati e sedotti a indebitarsi. E proprio come la scomparsa di chi va a piedi nudi è un guaio per l’industria calzaturiera, così la scomparsa delle persone senza debiti è un disastro per l’industria dei prestiti. Quanto predetto da Rosa Luxemburg si è nuovamente avverato: comportandosi come un serpente che si mangia la coda il capitalismo è nuovamente arrivato pericolosamente vicino al suicidio involontario, riuscendo ad esaurire la scorta di nuove terre vergini da sfruttare…

Negli Usa il debito medio delle famiglie è cresciuto negli ultimi otto anni – anni di apparente prosperità senza precedenti- del 22 per cento. L’ammontare totale dei prestiti su carta di credito non pagati è cresciuto del 15%. E , cosa forse più minacciosa, il debito complessivo degli studenti universitari, la futura élite politica, economica e spirituale della nazione, è raddoppiato. L’insegnamento dell’arte di “vivere indebitati”, per sempre, è ormai inserito nei programmi scolastici nazionali… Si è arrivati a una situazione molto simile in Gran Bretagna. Il resto dei Paesi europei segue a non grande distacco. Il pianeta bancario è a corto di terre vergini avendo già sconsideratamente dedicato allo sfruttamento vaste estensioni di terreno sterile.

La reazione finora, per quanto possa apparire imponente e addirittura rivoluzionaria per come emerge dai titoli dei media e dalle dichiarazioni dei politici, è stata la solita : il tentativo di ricapitalizzare i prestatori di denaro e di rendere i loro debitori nuovamente in grado di ricevere credito, così il business di prestare e prendere in prestito, dell’indebitarsi e mantenersi indebitato, potrebbe tornare alla “normalità”. Il welfare state per i ricchi (che a differenza del suo omonimo per i poveri non è mai stato messo fuori servizio) è stato riportato in vetrina dopo essere stato temporaneamente relegato nel retrobottega per evitare invidiosi paragoni. Lo Stato ha nuovamente flesso in pubblico muscoli a lungo rimasti inattivi, stavolta al fine di proseguire il gioco che rende questo esercizio ingrato ma, abominevole a dirsi, inevitabile; un gioco che stranamente non sopporta che lo Stato fletta i muscoli, ma non può sopravvivere senza.

Quello che si dimentica allegramente (e stoltamente) in quest’occasione è che l’uomo soffre a seconda di come vive. Le radici del dolore oggi lamentato, al pari delle radici di ogni male sociale, sono profondamente insite nel nostro modo di vivere: dipendono dalla nostra abitudine accuratamente coltivata e ormai profondamente radicata di ricorrere al credito al consumo ogni volta che si affronta un problema o si deve superare una difficoltà. Vivere a credito dà dipendenza come poche altre droghe, e decenni di abbondante disponibilità di una droga non possono che portare a uno shock e a un trauma quando la disponibilità cessa. Oggi ci viene proposta una via d’uscita apparentemente semplice dallo shock che affligge sia i tossicodipendenti che gli spacciatori: riprendere (con auspicabile regolarità) la fornitura di droga.

Andare alle radici del problema non significa risolverlo all’istante. È però l’unica soluzione che possa rivelarsi adeguata all’enormità del problema e a sopravvivere alle intense, seppur relativamente brevi , sofferenze delle crisi di astinenza.

(Traduzione di Emilia Benghi- 8 ottobre 2008)

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Famiglie e imprese strozzate da tassi record al 6,47%

Nuovo record per il tasso d’interesse applicato dalle banche ai prestiti a famiglie e imprese.

A settembre, secondo il bollettino mensile dell’Abi sui mercati finanziari e creditizi, il tasso medio ponderato sui prestiti a famiglie e società non finanziarie è balzato al 6,47%, segnando il valore massimo dall’agosto 2002.

L’ultimo record era stato raggiunto solo un mese fa con il dato riferito ad agosto, che aveva segnato quota 6,43% (in ascesa continua per cinque mesi).

A settembre dell’anno scorso, invece, il tasso d’interesse sui prestiti si era attestato al 6%. L’andamento del tasso, sottolinea l’Abi, «ha risentito delle condizioni del mercato interbancario, che nelle scadenze brevi (entro 3 mesi) tra agosto e settembre ha manifestato in media un aumento di 5 punti base».

Gli italiani scelgono la liquidità. Dal rapporto mensile dell’Abi emerge anche che la crisi dei mercati finanziari mondiali spinge i risparmiatori i italiani a scegliere gli strumenti più liquidi e sicuri: in settembre c’è stato un aumento della raccolta bancaria di oltre 24,5 miliardi, di cui 24 di depositi. Su base annua la raccolta delle banche italiane è aumentata del 10,3% (in accelerazione dal +9,8% di agosto) a 1.341 miliardi (+125 miliardi nell’ultimo anno). I depositi da clientela sono saliti del 3,3% (+2,5% in agosto), mentre le obbligazioni bancarie sono aumentate del 19,7% (+19,2%).

Crescono gli impieghi. È rimasta su valori sostenuti, e in una fase di consolidamento, la dinamica dei finanziamenti erogati dalle banche in Italia a settembre: la crescita degli impieghi complessivi in euro e in altre valute è stata del 6,6% annuo contro il +6,5% di agosto e il +10,4% del settembre 2007. Il totale si attesta a 1.496 miliardi di euro, con un flusso netto di nuovi impieghi di circa 91,6 miliardi rispetto a fine settembre 2007.

Calano le sofferenze. Sono in flessione, su base annua, le sofferenze nette del sistema bancario italiano in luglio: secondo i dati preliminari diffusi dall’Abi, il totale al netto delle svalutazioni è a fine luglio di 15.955 miliardi, in aumento di 298 milioni rispetto a giugno, ma in calo di 629 milioni rispetto al luglio 2007 (-3,8% contro -2,5% in giugno e +3% nel luglio 2007).

CRISI: TREMONTI, SERVE PACE WESTFALIA NON BRETTON WOODS

Fonte: AGI News

‘La cosa che serve adesso non e’ tanto una seconda Bretton Woods, ma qualcosa che assomigli il piu’ possibile alla pace di Westfalia”.

Più che una nuova “Bretton Woods” ai mercati finanziari servirebbe una “Pace di Westfalia”.

E’ il concetto espresso dal ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, durante la presentazione del libro “Il paradosso dell’euro”. (*)

Tremonti ha ricordato, come già fatto nelle scorse setimane, la pace che pose fine alla guerra dei trent’anni sancendo un nuovo ordine internazionale fondato sulla sovranita’ degli stati e sul principio “cuius regio, eius religio”.

“Bretton Woods sicuramente è una prospettiva – ha detto – è un trattato con caratteristiche politiche non marginali, è poco multilaterale e molto unilaterale.

E’ la versione mercantile e finanziaria di un trattato di pace.

Oggi gli equilibri del mondo sono cambiati, il G8 non può replicare la forza dell’America di allora.

Va trovato un assetto diverso, ma va messo di mezzo un trattato. Cio’ che serve adesso, in una scala diversa, non è solo una Bretton Woods ma qualcosa che somigli il più possibile alla “Pace di Westfalia”.

******

Giulio il camaleonte, lui che dice di non avere ideologie salvo poi dire che il suo credo è ” Dio Patria e Famiglia ” richiamo sandefeista e motto caro nel ventennio fascista.

Tremonti è di fatto l’ideologo del PDL.

E’ da un pò che sta tessendo la tela, è pazziente come Penelope, fa è disfà ogni giorno, coltiva la paura nell’altro sopratutto se la diversità e nella religione.

Passa come niente da essere un turboliberalista a turbostatalista.

Isomma se Berlusconi è il miglior piazzista d’Italia come sosteneva Montanelli, Giulio è un camaleonte politico degno erede della vecchia politica da prima Repubblica, Giulio si può permettere di dire tutto e il contraio di tutto nel giro di poche ore (**).

In un momento come questo, dove l’Europa si dovrebbe unire per risolvere i problemi della crisi e competere sullo scacchiere mondiale, Giulio insiste e manda messaggi simbolici “che dicono e non dicono”.

Perchè Giulio cita la pace di  Westfalia , e non il concetto di pace  in generale ?

“Con il trattato di Westfalia si inaugurò un nuovo ordine internazionale, un sistema in cui gli Stati si riconoscono tra loro proprio e solo in quanto Stati, al di là della fede dei vari sovrani. Nasce quindi la comunità internazionale più vicina a come la si intende oggi: laica ed aconfessionale, in cui assume importanza il concetto di sovranità dello stato ( fonte: Wikipedia)”.

Ma questa volta Giulio si spacca i denti, l’America apprezza ma non è in condizioni di potersi accontentare dell’elogio di Berlusconi a Busch (fra l’altro Berlusconi elogia Busch e Putin in egual misura come dire fa parte del protocollo).

Ci sono problemi seri alla pace nazionalistica auspicata da Tremonti:

Il primo è che probabilmente le elezioni Americane le vince Obama, e qui ci sarà anche una traformazione radicale del cosidetto “Washington consensus”.

Con Obama, l’America abbandonerà la dottrina di egemonia economica di stampo anarcoliberalista e si aprirà di più alle vedute del mondo (attenzione vedute fra stati, e quindi politiche, dove i giochi di forza e di interesse contano).

Inoltre, chiunque sia il nuovo Presidente Americano, troverà alla casa bianca  i forzieri vuoti e una montagna di cambiali da pagare.

E qui veniamo al secondo punto che richiede  una domanduccia semplice semplice, chi sono i creditori Dell’America?

Fonte: Tabella Limes (***)

I creditori dell’America se vogliono riscuotere i loro crediti, devono sostenerla senza infierire troppo.

Vedi Giulio come dice G. Beker sul sole 24 ore del 21/10/2008  “Ricordare sempre un principio: un’azienda non è mai troppo grande per fallire, ma il sistema è troppo grande per fallire(****)” ( e questo la dice lunga sulla crisi in atto, considerando che Beker è oggi l’erede più anziano della Chicago School of Economics di Milton Friedman).

Giulio ma se tu fossi creditore dell’America i tuoi soldi li rivvoresti indietro o no? e se  non puoi far fallire il tuo debitore, forse l’unica cosa saggia è farlo ritornare in salute magari con una cura lunga e conveniente da entrambi le parti.

Ora si può anche cavalcare la paura umana per fini domestici, ma sarebbe saggio essere consapevoli delle propie forse quando si vogliono combattere battaglie economiche esterne ai propri confini.

Chiunque  voglia bene all’Italia senza confonderla con Alitalia…… deve essere realista, e dire che da sola è un pò “pochino” per sostenere una guerra economica, ci vogliono alleati seri e compatibili, quindi è meglio una politica Europea dove l’Italia è una regione dell’Europa.

E qui purtroppo casca l’asino! perchè questa politica Europea richiede un ideale Europeo condiviso, diplomazie politiche serie e affidabili. Insomma è un lavoro lungo e certosino…….cavalcare la paura è facile costruire l’Europa condivisa dai popoli è più difficile.

Carlo De Benedetti sostiene che ” L’italia è fuori dai radar dell’economia mondiale”, ora mi sorge un dubbio: “riuscirà la cultura nazionalista, isolazionista e liberalista di questo coacervo di CD Italico a farci uscire dalla crisi?”.

Note:

(*) Il Paradosso dell’euro, dal sito dell’editore

(**) CRISI BANCHE: TREMONTI, NUOVA BRETTON WOODS IDEA ITALIANA

(***) Editoriale di Limes 5/08 “Il mondo dopo Wall Street. L’impero senza credito”.

(****) G.Beker «Non ci sarà una nuova depressione» Articolo sul sole 24 ore del 21/10/2008

Nostri Post di approfondimento del Tremonti pensiero:

La paura e la speranza


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