Banca D’Italia: Bollettino Economico n. 54, 15 ottobre 2008

Bollettino Economico n. 54, 15 ottobre 2008

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Sintesi

Gli interventi per preservare la stabilità dei sistemi finanziari sono ingenti e coordinati.

La crisi finanziaria globale che ha avuto origine lo scorso anno nel mercato statunitense dei mutui subprime si è molto aggravata da settembre, colpendo alcune delle più grandi istituzioni finanziarie americane ed europee, provocando fortissime cadute dei corsi di borsa, suscitando timori di collasso dei sistemi finanziari e di recessione delle economie avanzate. La diffusa incertezza su possibili insolvenze delle controparti dopo il fallimento della banca d’affari Lehman Brothers ha inceppato i mercati all’ingrosso su cui le banche si approvvigionano di fondi, a iniziare dal mercato interbancario.

Di fronte a eventi di questa gravità la reazione dei governi e delle autorità monetarie ha acquisito via via forza e capacità di coordinamento internazionale.

Le banche centrali hanno sopperito al blocco dei mercati interbancari nazionali con iniezioni di liquidità senza precedenti nell’ammontare e nelle modalità di erogazione; l’8 ottobre, la Banca centrale europea (BCE), la Riserva federale statunitense, la Banca d’Inghilterra, la Banca del Canada, la Banca di Svezia e la Banca Nazionale Svizzera, con l’appoggio della Banca del Giappone, hanno effettuato una riduzione concertata dei tassi d’interesse, di mezzo punto percentuale: un evento mai prima accaduto.

I governi statunitense e di alcuni paesi europei, tra cui l’Italia, hanno approntato misure straordinarie volte a ricapitalizzare le banche con fondi pubblici, o anche ad acquisire da esse attività illiquide di difficile valutazione (è questo il caso americano, in cui si sono stanziati per tale scopo fino a 700 miliardi di dollari), al tempo stesso estendendo e rafforzando le garanzie per i depositanti.

In particolare, l’8 ottobre il Governo del Regno Unito ha disposto un vasto e organico piano di sostegno del sistema finanziario britannico, prevedendo fra l’altro la possibilità di garantire nuovi debiti delle banche e l’intervento pubblico diretto nel capitale delle stesse; il 9 ottobre il Governo italiano ha disposto, oltre alla garanzia statale sui depositi bancari, procedure speciali per intervenire con fondi pubblici nel capitale delle banche e per meglio consentire alla Banca d’Italia di sostenere la loro liquidità in casi di emergenza.

Il 10 ottobre i Ministri delle Finanze e i Governatori delle banche centrali dei paesi del G7 si sono formalmente impegnati a sostenere le istituzioni finanziarie la cui eventuale insolvenza possa avere ripercussioni sistemiche e ad adottare tutte le misure necessarie per riattivare i mercati monetari e creditizi.

Il 12 ottobre i paesi aderenti all’area dell’euro, d’intesa con la Commissione della Unione europea (UE) e con la BCE, hanno approvato un piano d’azione concertato, invitando anche gli altri paesi della UE ad adottarne i principi. Il piano prevede che i singoli governi nazionali prendano misure coordinate per facilitare la provvista di fondi delle banche (garanzia statale sulle nuove passività fino a 5 anni) e per ricapitalizzarle (sottoscrizione da parte pubblica di azioni privilegiate o altri strumenti). Le autorità competenti sono state invitate ad adottare nei giorni seguenti misure atte a consentire a enti finanziari e non finanziari di valutare in bilancio le proprie attività secondo appropriate assunzioni sul rischio d’insolvenza del debitore piuttosto che secondo l’immediato valore di mercato.

Il 13 ottobre il governo italiano ha dato seguito alle decisioni concordate in sede di Eurogruppo definendo misure per aumentare il grado di liquidità degli attivi bancari e favorire la raccolta di fondi sul mercato. La Banca d’Italia ha dal canto suo preso provvedimenti per facilitare il ricorso delle banche italiane al rifinanziamento presso l’Eurosistema.

Il 14 ottobre il Tesoro degli Stati Uniti, d’intesa con la Riserva federale, ha varato, nella cornice del precedente piano, ulteriori misure, volte a favorire la ricapitalizzazione delle istituzioni finanziarie con fondi pubblici, a estendere la garanzia statale sulle loro passività e a favorire il finanziamento delle imprese mediante acquisti di carta commerciale da parte della banca centrale.

Le quotazioni nelle principali borse del mondo, che tra l’inizio di settembre e la fine della prima decade di ottobre avevano segnato flessioni dell’ordine del 30 per cento, nei giorni successivi hanno recuperato parte delle perdite.

Le previsioni di crescita per tutti i paesi avanzati sono state riviste al ribasso – Il Fondo monetario internazionale (FMI) ha rivisto nei primi giorni di ottobre le previsioni di crescita per tutti i paesi avanzati, ribassandole decisamente. Per il 2009 i tassi medi annui di crescita del PIL sono previsti intorno allo zero, negativi in diversi casi. L’ipotesi sottostante è quella di un successo delle azioni delle autorità volte a stabilizzare i mercati e le economie, sicché l’attività riprenderebbe gradualmente già nel corso del 2009.

Faciliterebbero questo processo i recenti, forti ribassi dei prezzi dell’energia e delle materie prime e il passo ancora sostenuto delle principali economie emergenti. L’inflazione è prevista ovunque in ripiegamento. L’FMI elenca peraltro una serie di rischi che potrebbero, materializzandosi, approfondire la recessione e prolungarla nel tempo, rischi acuitisi dopo l’aggravarsi della crisi sui mercati finanziari e creditizi.

In Italia gli indicatori congiunturali sono negativi – In Italia, dopo il rimbalzo dell’attività produttiva nel primo trimestre, si sono susseguiti segnali di debolezza. Nel secondo trimestre il prodotto si è contratto rispetto al primo. Il quadro congiunturale dà segnali di un ristagno per il resto dell’anno. La produttività, che riflette le insufficienze strutturali della nostra economia, risente negativamente del ripiegamento ciclico. L’inflazione flette per il ribasso dei corsi petroliferi e la debolezza della domanda.

I consumi si contraggono e il costo dell’indebitamento delle famiglie cresce – La spesa delle famiglie italiane si è contratta dello 0,3 per cento nel primo semestre rispetto a un anno prima. Il reddito disponibile è cresciuto nello stesso periodo di un modesto 0,5 per cento, metà che nel 2007, nonostante il progresso del reddito nominale dovuto ad alcuni rinnovi contrattuali, a causa dei rincari dei prezzi al consumo, influenzati dalle quotazioni internazionali delle materie di base. Il deterioramento del ciclo influisce sulle aspettative rendendo prudenti le decisioni di spesa e stimolando il risparmio. Le famiglie italiane restano fra le meno indebitate del mondo avanzato, ma si è appesantito l’onere per il servizio del debito, dato l’aumento dell’esposizione degli anni passati e i rialzi dei tassi d’interesse.

L’occupazione ha continuato a crescere nel secondo trimestre, ma la partecipazione al mercato del lavoro è aumentata di più, un dato che può essere letto come reazione ai rischi per il reddito familiare dovuti al ristagno economico. Le difficoltà congiunturali sono evidenti nel numero di persone, in forte crescita, che hanno perso recentemente il posto di lavoro tra quelle in cerca di occupazione, specie nel Centro-Nord.

Gli investimenti delle imprese si riducono – Gli investimenti delle imprese nel secondo trimestre del 2008 sono stati pressoché stagnanti, quelli in costruzioni hanno segnato una netta riduzione. Nel settore residenziale, sulla base delle informazioni disponibili, si è registrata durante il primo semestre una drastica contrazione delle compravendite e un rallentamento dei prezzi, che peraltro hanno continuato a salire, mentre in molti altri paesi scendevano, anche rapidamente.

Le esportazioni si sono contratte nel secondo trimestre e si avviano a ristagnare nel terzo, risentendo dell’indebolirsi della domanda mondiale e degli andamenti sfavorevoli della competitività registrati almeno fino al primo trimestre dell’anno.

La debolezza del ciclo e le peggiorate condizioni di finanziamento si riflettono in un rallentamento dell’indebitamento delle imprese. Quello con le banche cresce, mentre le emissioni obbligazionarie lorde, nel secondo trimestre, sono state nulle a fronte di rimborsi per 1,5 miliardi.

Le condizioni di offerta del credito bancario si irrigidiscono – Le banche italiane, secondo l’indagine sul credito bancario (Bank Lending Survey) relativa al secondo trimestre di quest’anno ed effettuata in luglio, hanno operato un ulteriore irrigidimento dei criteri adottati per l’erogazione dei prestiti alle imprese; nel comparto del credito alle famiglie, dopo quasi un biennio di allentamento, la restrizione già emersa sui mutui si è estesa al credito al consumo. Ulteriori restrizioni sono attese per la seconda metà dell’anno.

La redditività delle banche italiane sta risentendo della crisi finanziaria globale, ma in misura contenuta, data l’esposizione relativamente modesta al settore dei mutui subprime e Alt/A americani, a titoli collegati e a “veicoli” attivi nel comparto.

Gli obiettivi per i conti pubblici sono stati confermati in settembre – Nel mese di agosto il Parlamento ha approvato la manovra di bilancio per il triennio 2009-2011, volta ad assicurare il conseguimento degli obiettivi indicati nel Documento di programmazione economico-finanziaria (DPEF) di giugno. Il disegno di legge finanziaria per il 2009 include solo alcuni interventi tecnici miranti a dare attuazione alla manovra triennale. La Relazione previsionale e programmatica (RPP) per il 2009, che conferma sostanzialmente gli obiettivi indicati nel DPEF, stima che nel 2008 l’indebitamento netto delle Amministrazioni pubbliche aumenti al 2,5 per cento del PIL; rispetto al 2007, l’incidenza della spesa corrente primaria sul PIL salirebbe di 0,5 punti percentuali e la pressione fiscale scenderebbe di 0,5 punti. Il rapporto tra il debito e il prodotto diminuirebbe leggermente, al 103,7 per cento. La RPP prevede che nel 2009 l’indebitamento netto scenda al 2,1 per cento del PIL. Il raggiungimento dell’obiettivo potrà essere ostacolato dal deterioramento del quadro macroeconomico.

Le misure di sostegno del sistema finanziario appena decise dal Governo, che hanno carattere cautelativo, non determineranno necessariamente un aggravio della spesa pubblica: la garanzia statale sulle passività delle banche accrescerebbe la spesa solo nella misura in cui fosse effettivamente utilizzata. Eventuali operazioni di ricapitalizzazione delle banche o di scambio di titoli pubblici con altri strumenti non incidono sul saldo di bilancio; potranno influire temporaneamente sul livello del debito lordo senza modificare il debito netto.

La politica di bilancio è volta a raggiungere un sostanziale pareggio nel 2011 e a condurre nello stesso anno il rapporto tra il debito pubblico e il prodotto al di sotto del 100 per cento. Il conseguimento degli obiettivi è in larga misura affidato al contenimento della spesa; saranno cruciali le modalità di attuazione degli interventi disposti negli scorsi mesi.

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