Nouriel Roubini – “Giù i tassi, più opere pubbliche”è l’ora di Keynes

Repubblica sabato 11 ottobre 2008, pagina 10.

Fonte: Rassegna Stampa MEF

Intervista a Nouriel Roubini Giù i tassi, pi opere pubbliche Roubini: è l’ora di Keynes, la Bce deve avere il coraggio Capire la crisi EUGENIO OCCORSIO.

I Grandi prendano misure urgenti o la recessione durerà ben più di due anni.

Necessario anche un accordo per aiutare gli Stati più indebitati come Usa e Italia

ROMA «Tutto il pianeta è in re- cessione, e i mercati sono nel panico. InAmericaedEurolandia, la crescitaera giànegativainprimavera quando ancora dovevano arrivare gli effetti della crisi finanziaria: ora che questa ha investito in pieno tutte le economie, nessuno si salva.

E’ troppo tardi per rimediare: il danno è fatto, e la re- cessione resterà con noi per almeno due anni. Bisognerà prendere misure urgenti e concordate per evitare che duri molto pi lungo: il luogo e l’ora sono oggi a Washington, dove abbiamo la fortuna di veder riuniti tutti i rappresentanti dell’establishment economico globale».

Nouriel Roubini, l’economista della New York University che pi di chiunque altro segue l’evolversi della crisi, risponde al telefono di prima mattina e ci chiede i dettagli della manovra governativa di intervento varata a Roma. «Mi sembra interessante.

Direi che va bene, pùi vi avvicinate al modello inglese e meglio è. La risposta che stanno dando i governi di molti paesi fra cui l’Italia è ardua ma inevitabile.

Le misure che state prendendo sono quelle giuste anche se impegnative.

Il caso Italia è particolarmente difficile: non devo spiegarle io che il vostro paese ha un serio problema di finanza pubblica e deve ancora intraprendere le riforme strutturali che invece sono urgentissime».

Cosa dobbiamo copiare dalla Gran Bretagna?

«Il concetto che non si nazionalizzano le banche ma si acquistano pacchetti di azioni privilegiate senza entrare nella gestione, salvo espellere i manager incapaci e pretendere che le stesse banche nel frattempo sospenda- no i dividendi e prendano altre misure di razionalizzazione.

Le azioni saranno poi rivendute appena la situazione si normalizzerà. E’ un modello analogo a quello adottato in Svezia anni fa, lo stesso che stanno mettendo in pratica Irlanda, Germania, Grecia. E’ sostanzialmente diverso da quello che si sta facendo in America, dove sembra pi difficile che il Tesoro possa uscire un domani dalla gestione.

Non è l’unico punto su cui la risposta dell’America è insufficiente, come prova l’accoglienza di Wall Street a iniziative comeilpianoPaulson, costosissime e inutili perché salvano solo alcune banche senza neanche aver prima distinto fra quelle de- cotte e quelle da sostenere».

E le altre misure urgenti?

«C’è il problema della garanzia illimitata, o quasi, ai correntisti, che voi a quanto mi dice state risolvendo. Invece inAmerica è vero che si sono alzati i livelli d’assicurazione federale, ma non si è ancora riusciti a fare un intervento blanket, una copertura totale. Che invece è importante per ridare fiducia ai risparmiatori, al pari dell’aiuto ai possessori di mutuo: caso per caso, bisogna andare dai proprietari di casa e aiutarli a risolvere il problema. E intanto congelare i pignoramenti».

Nessun passo avanti sulla stretta creditizia?

«Niente. Il tasso interbancario Libor, vero parametro della crisi, batte ogni giorno nuovi record e ora sfiora i quattro punti. I prestiti interbancari costano dieci volte di pi rispetto all’anno scorso. In queste condizioni nessuna economia si pu riprendere».

Cosa dovrebbero decidere i ministri del Tesoro a Washington?

«Una serie di altri interventi coordinati, a partire da un nuovo taglio dei tassi visto che il precedente evidentemente non basta. Il taglio dev’essere pi deciso: altro mezzo punto la Fed e un punto e mezzo in Europa, dove il tenere i tassi al 3,75% è intollerabile oltre che ingiustificato.

La Bce tiene alto il costo del denaro per paura di un’inflazione che non esiste. Poi serve un accordo fra i paesi per una sorta di reciproco intervento che consideri le esigenze di quelli pi indebitati. E vanno gettate le basi di un grande programma internazionale per rilanciare le economie, dalle opere pubbliche ai benefici fiscali a favore dei pi poveri».

Questo è Keynes puro…

«Diciamo keynesismo eclettico, cioè capace di adattarsi alle situazione e di agire differente- mente paese per paese. Momenti straordinari richiedono misure straordinarie».

Altre Interviste a Roubini:

Roubini: negli Usa recessione inevitabile Il guru americano oggi al Corriere: «Sarà una crisi severa e contagerà l’Europa. Durerà almeno un anno» – 21 gennaio 2008

L’ANALISI Dodici tappe verso la crisi più grave di NOURIEL ROUBINI – 28 febbraio 2008

Il Blog dove scrive Nouriel Rubini (inglese)

Nouriel Roubini’s Global EconoMonitor

Rassegna Stampa:

Repubblica.it

Nel week end l’ultima spiaggia 48 ore per evitare il crac globale di FEDERICO RAMPINI

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