Il G-4 rassicura “faremo tutto il possibile per assicurare la stabilità e tutelare i risparmi”

I Paesi partecipanti al “mini summit” Ue di Parigi sulla crisi finanziaria – Francia, Germania, Italia e Gran Bretagna – “faranno tutto il necessario per assicurare la stabilità del sistema e tutelare i risparmi delle famiglie che lavorano sodo”. E’ quanto ha dichiarato al suo arrivo all’Eliseo il primo ministro britannico, Gordon Brown.

“Dobbiamo agire per risolvere qualunque siano le lacune esistenti nel sistema. La gente deve sapere chiaramente che tutti i Paesi rappresentati qui faranno tutto il necessario per assicurare la stabilità del sistema e tutelare i risparmi delle famiglie che lavorano sodo”, ha affermato Brown, parlando affiancato dal presidente di turno Ue, il francese Nicolas Sarkozy.

“Non bisogna permettere il fallimento di alcuna banca a causa di una mancanza di liquidità. Per questo – ha continuato l’inquilino di Downing Street – abbiamo preso delle misure ieri in Gran Bretagna per estendere il credito disponibile al settore bancario ed è per questo che la Banca centrale europea ha cominciato a fare lo stesso”.

«Discuteremo della creazione di ulteriori meccanismi di prevenzione – ha continuato la Merkel – fra noi c’è un alto livello di accordo e di comprensione che consentirà di impedire che tutto ciò accada nuovamente». «Il problema è mondiale e richiede una soluzione mondiale» ha ancora osservato. Accanto a lei il presidente francese Nicolas Sarkozy si è detto d’accordo: «Traducete tutto quello che ha detto in francese. Sono completamente d’accordo» ha detto l’inquilino dell’Eliseo.

Ad accogliere all’Eliseo il presidente del consiglio Silvio Berlusconi, il cancelliere tedesco Angela Merkel e il premier britannico Gordon Brown è stato proprio Sarkozy che, in quanto leader di turno dell’Ue, ha fortemente voluto questo vertice per far fronte alla crisi finanziaria internazionale.

Presenziano al mini-summit il presidente della Bce, Jean-Claude Trichet, quello della Commisione europea, José Manuel Barroso, e dell’Eurogruppo, Jean-Claude Juncker.

Poco prima dell’inizio della riunione Sarkozy ha incontrato il direttore generale del Fmi, Dominique Strauss-Kahn, che ha lanciato un appello ai paesi europei affinché agiscano insieme.

Ma la strada è tutta in salita!

Arriva la notizia che in Germania è fallito per il momento il piano di salvataggio Hypo Real Estate per un complessivo di 35 miliardi. Il governo Tedesco che voleva evitare la nazionalizzazione, era riuscito a far sedere intorno ad un tavolo un gruppo di banche per attuare il piano di salvataggio. Sembra che i banchieri Tedeschi siano scappati a gambe levate una volta scoperto che il buco di Hypo Real Estate sia molto più profondo.

Cosa farà ora il governo Tedesco?

Cosa farà Trichet? che è responsabile di una parte consistente del depauperamento dei salari delle famiglie che lavorano sodo come dice Sarkozy, visto che il Guru della BCE per ora non si converte ad una politica monetaria più espansiva.

Non ci dimentichiamo che la sua testardaggine, nel mantenere una politica monetari restrittiva aumentando i tassi di interesse si è dimostrata fallimentare nella situazione data, di fatto l’inflazione è causata dalla speculazione sulle materie prime, che sono soggette alla regola ormai vecchia e consolidata empiricamente della domanda e dell’offerta. Regola che Trichet dovrebbe conoscere bene.

Di conseguenza Il depauperamento delle buste paga, che deprime l’espansione interna è dovuto a due fattori importanti:

– Il primo all’inflazione che c’è per i motivi sopra scritti,

– Il secondo per l’abbondanza di forza lavoro che viene da tre eventi congiunti:

a) interna alla UE con i paesi dell’est,

b) immigrazione dai paesi estra UE

c) dalla dislocazione della produzione nei paesi del BRIC.

Non solo dai paesi del BRIC, e in particolare dalla Cina, noi subiamo quella che possiamo definire una disoccupazione importata dovuta ai prodotti costruiti in Cina da aziende Cinesi.

Dalla competizione fra paesi disomogenei nella loro legislazione su importanti istituti sociali che riguardano il lavoro, che vanno da una diversa remunerazione, a una diversa normativa sulla sicurezza nei luoghi di lavoro, e soprattutto una diversa cultura del diritto di cittadinanza democratica che c’è nei paesi democratici Europei e che si manifesta nell’accettazione condivisa e quindi di farsi carico dell’istituto del Welfare.

Il Welfare di fatto,ormai è considerato una struttura sociale condivisa, in quanto collante per il mantenimento della coesione e convivenza sociale, fra individui disomogenei nella loro disponibilità economica. In sintesi l’istituto del Welfare deve dare a tutti i cittadini in quanto membri della comunità la possibilità di emergere e soddisfare i propri bisogni in base alle proprie capacità (la scians per emergere nella vita indipendentemente dal ceto di nascita).

Questa diversità sia normativa che culturale, fa si che la concorrenza non si giochi sulla capacità di efficienza delle imprese e del sistema paese, ma è una concorrenza che si basa esclusivamente sul dumping sociale. Questo tipo di concorrenza erode le quote di capitale che fino ad oggi erano destinate al Welfare. In questa situazione il vecchio antagonismo fra capitale e lavoro è oggi a favore del capitale che come diceva il buon Keynes “ Il capitale è sempre in cerca di luoghi dove viene meglio remunerato, a discapito del suo antagonista che è il lavoro”.

U.E. e crisi finanziaria mondiale:

La decisione della UE era scontata visto la gravità del momento, di fatto cerano già segnali premonitori in merito, i maggiori paesi UE erano già intervenuti singolarmente nei seguenti casi::

GRAN BRETAGNA: il primo stato europeo a intervenire con la garanzia dei depositi di Northern Rock un anno fa, ora ha nazionalizzato i prestiti della banca Bradford&Bingley per un totale di quasi 50 miliardi di sterline e ha innalzato la garanzia statale sui depositi da 35 mila a 50 mila sterline (circa 63 mila euro). In Italia questa garanzia arriva fino a 103 mila euro;

BELGIO: semi-nazionalizzazione di Fortis per 4,5 miliardi di euro e Dexia per 3 miliardi;

OLANDA: dopo una prima semi-nazionalizzazione di Fortis con 4,5 miliardi di euro, oggi è stato annunciato l’acquisto da parte del governo dell’Aja della totalità degli asset olandesi del gruppo, per investimento totale di 16,8 miliardi di euro.

LUSSEMBURGO: semi-nazionalizzazione di Fortis per 2,5 miliardi di euro e di Dexia per 396 milioni di euro; annunciata oggi la completa nazionalizzazione degli asst lussemburghesi.

FRANCIA: seminazionalizzazione di Dexia per 3 miliardi di euro e lancio di un piano da 22 miliardi per favorire i finanziamenti alle pmi;

IRLANDA: il governo ha garantito interamente per due anni i depositi di sei importanti banche per un totale di quasi 400 miliardi;

GRECIA: il governo ha aumentato la garanzia sui conti correnti di tutte le banche da 20 a 30 mila euro ma si è detto pronto «a garantire l’intero importo dei depositi in caso di necessità».

Siamo tutti sulla stessa barca compagni…………e il ferro va battuto finchè è caldo

Sono belli, sono ricchi e sono tutti affratellati dal un desiderio comune il ritorno dello stato padrone…..

In estratto dal sole24ore.it

Marcegaglia: sì a intervento dello Stato per crisi mutui.

CAPRI – Nel suo intervento che ha chiuso il convegno dei Giovani Imprenditori, la presidente di Confindustria Emma Marcegaglia ha detto che «dopo la crisi deflagrante del sistema finanziario universale, basato sulla droga monetaria» occorre «tornare alla base, all’economia reale». Basta ai «castelli di carta costruiti e venduti spesso in modo delinquenziale a cittadini e risparmiatori». Questa crisi, però, «non è da considerare la fine del capitalismo, del mercato».

L’intervento dello Stato, ha aggiunto riferendosi al piano di salvataggio da 850 miliardi di dollari del governo americano «serve ed è l’unica soluzione possibile, ma solo in una fase di emergenza».

E la Banca centrale europea deve continuare le immissioni di liquidità, abbassare i tassi.

D’Alema: «Rivedere regole e controlli europei dopo la crisi dei mutui Usa»

CAPRI – Massimo D’Alema al convegno dei Giovani di Confindustria ha «duettato» a distanza con Giulio Tremonti (che aveva parlato venerdì, qui a Capri), citandolo più volte nel corso del suo intervento: «Ho letto sui giornali che il ministro dell’Economia ha spiegato “il denaro non produce magicamente denaro”…è una citazione di Marx», ha ricordato con un sorriso. «Mi fa piacere – aggiunge – perché sia pure in bocca di Tremonti Karl Marx resta sempre Karl Marx».

Entrando poi in argomento, ha detto che «in una grande crisi come questa ci sono tre numeri che non tornano:

uno di questi è il tasso di interesse che la Bce ancora ostinatamente difende soprattutto in una fase di crisi dei consumi, e che invece consiglierebbe un sistema più espansivo di sviluppo».

Il secondo numero «che non funziona è il vincolo del 3% nel rapporto deficit/Pil del Patto di stabilità che Bruxelles dovrebbe rivedere in una forma più flessibile. Fermo restando che io sono per mantenere gli impegni, in questa fase c’è bisogno di un intervento in quel senso;

il terzo numero che non va è l’1% di quota del Pil che deve andare al bilancio Ue».

Noi oggi assistiamo a un «cambiamento epocale del quale non siamo ancora in grado di valutare completamente gli effetti sia economici che psicologici» ha proseguito Massimo D’Alema.

«Ho trovato giuste le parole del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, quando ha rassicurato sulla solidità del nostro sistema bancario e finanziario, che appare più robusto rispetto a quelli che hanno scelte strategie di rischio più spericolate».

Ma adesso «non bisogna buttare il bambino con l’acqua sporca», «dove l’acqua sporca è il liberismo selvaggio e il bambino è la concorrenza e la lotta al corporativismo».

Conclusione:

Ci fa piacere che D’Alema oggi dica che Trichet deve andare in pensione, perchè chi scrive e da tempo che lo dice…………….( e alcuni Post scritti anche su questo sito lo confermano).

Ci fa meno piacere invece riscontrare sempre e comunque un fatto storico, l’incosistenza di conoscenza di un minimo di nozioni di politica economica da parte di D’Alema ( sarà per questo che si sente atratto dal capitale).

Vede Oneorevole D’Alema, La sig.ra Marcegallia fa il suo lavoro come tutto il CD Capitalistico, oggi è il momento di piangere dei mali prodotti dal capitale finanziario ( il loro partente stretto) per attaccarsi alla mammella dello stato e ciucciare a più non posso, attività che il nostro capitalismo industriale conosce bene.

MA LEI…………. DIRE CHE “il 3% nel rapporto deficit/Pil del Patto di stabilità che Bruxelles dovrebbe rivedere in una forma più flessibile”, dimostra tutta la sua ignoranza in materia  nel senso che non conosce la cosa specifica………..perchè per il resto lei è sicuramente un uomo colto visto che ha dichiarato che se non faceva il politico, avrebbe insegnato volentieri filosofia, e per insegnare bisigna prima di tutto sapere.

Ora non me ne voglia per quanto scritto sopra, ma vede Onorevole D’Alema,un paese è come una qualunque impresa o famiglia le sue finanze sono tutte racchiuse nel suo salvadenaio, e da quel salvadenaio si prelevano i denari necessari al fabbisogno( le voci di spesa).

Il rapporto tra il debito pubblico e il prodotto interno lordo.

Ciò che lei non vede è il salvadenaio Italia, da cui esce una voce di spesa che non a euguali in Europa e che seve per pagare gli oneri sul nostro debito pubblico che è del 104% pari a 1.626,316 miliardi di euro a maggio 2007, esposizione debitoria che richiede il pagamento di un onere mostruoso.

Se gli economisti di Bruxelles ragionassero come dei veri statisti, lascierebbero liberi gli stati nazionali della UE di poter espandere il debito pubblico fino ad una quota diciamo del 70% del PIL ( La % di debito è già sproporsionata ma è l’unica accettable nella situazione data, vedi grafico sopra). Il tetto fissato dagli accordi di Maastricht era pari al 60% del Pil.

Con questa regola i paesi europei potrebbero fare le loro politiche di espanzione o di rigore come meglio credono e da li si vede la buona amminitrazione, che dovrebbe accumulare in tempi di vacche grasse e elargire in periodi di vacche magre.

Ma l’Italia come lei ha scritto in un suo saggio non è “ un paese normale”……e con questa regola sarebbe l’unico paese ad uscirne devastato. Di fatto mentre glia altri paesi possono agire sull’indebitamento ( aumentando il loro debito pubblico) per fare delle politiche attive e stimolare la domanda aggregata, noi lo dovremmo drasticamente e forzatamente ridurre.

Onorevole, ciò che lei propone è una ulteriore cambiale firmata e spesa dalla nostra generazione, ma che di fatto facciamo pagare ai nostri figli e nipoti, ipotecandone il futuro, e questo per la verità non mi sembra un atteggiamento da grandi statisti.

Cosa diversa invece è cominciare a razionalizzare le spese dello Stato, eliminando gli sprechi e facendo si che dal salvadenaio Italia escano denari per finanziare centri di costo coerenti, necessari e sufficienti per soddisfare i bisogni della collettività.

Lei Onorevole è vecchio come il sottoscritto, e sa bene cosa è accaduto nelle Ferrovie dello Stato Italiano con lo scandalo delle lenzuola d’oro ma che di fatto erano di carta riciclata. Le FS pagavano quelle lenzuola uno sproposito…..ma per mantenere l’equilibrio finanziario non rinnovavano i mezzi e non facevano una adeguata manutenzione.

Purtroppo l’Italia ancora oggi paga le conseguenze dell’incapacità e del poco coraggio di una certa classe politica che ancora milita nell’area cosiddetta riformista.

Approfondimenti:

Effetto tassi sul debito pubblico: conto da 10 miliardi

Tesoretto, la sinistra attacca Padoa-Schioppa

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