Banche italiane e governo dei rischi

Imprese, famiglie, regole. Tredicesimo rapporto Fondazione Rosselli

Quali sono i nuovi rischi per le banche italiane e come dominarli senza frenare lo sviluppo, in un periodo particolarmente critico per il sistema finanziario internazionale?

Parte da questo interrogativo il Tredicesimo Rapporto sul Sistema Finanziario, dedicato quest’anno al tema del governo dei rischi, in un’ottica che tiene conto sia delle peculiarità del sistema finanziario italiano sia di quanto avviene nel contesto internazionale e dei conseguenti effetti in Italia.

Fedele alla formula tradizionale che esplora il tema da varie angolazioni, grazie al contributo multidisciplinare di autorevoli esponenti del mondo accademico, l’analisi si sviluppa lungo tre direttrici principali: i rapporti con le imprese, le relazioni con i consumatori, il disegno delle regole.

Partendo dal rapporto tra banche e imprese, gli Autori pongono l’accento su due aspetti cruciali: da un lato, l’importanza delle informazioni, soprattutto quelle di natura informale, che occorre approfondire per cogliere appieno le caratteristiche del “far banca” in Italia in termini di politica dei rischi; dall’altro, i temi del localismo bancario e dei costi del sistema paese e di come essi si riflettono su performance, efficienza, allocazione del credito delle banche.

Nei saggi dedicati alle relazioni tra banche e consumatori emerge che oggi una gestione efficace del rischio passa anche dai rapporti con le famiglie, non solo sul fronte dell’attivo (grado di rischiosità dell’attività di credito) ma anche del passivo (cosa offrire e come garantire rapporti stabili e duraturi con i risparmiatori).

A riguardo viene inoltre approfondito il tema di grande attualità del sovraindebitamento delle famiglie, le cause e le relative misure per contrastarlo.

Quale regolamentazione, infine, per il governo dei rischi?

Spesso le crisi finanziarie traggono origine proprio dal disegno lacunoso delle regole, come dimostrano i fatti recenti degli Stati Uniti dove si è consentita una crescita rapida dell’intermediazione finanziaria non bancaria, con “regole leggere”.

Il Rapporto evidenzia che occorre cercare nuovi equilibri tra mercato e regolamentazione.

Serve più coordinamento a livello internazionale, che continui a favorire modelli regolamentari standard, adattabili alle specifiche realtà istituzionali e condivisibili dal mercato stesso.

Il forte legame con il territorio, mantenuto e anzi ampliato in questi anni, espone le banche italiane a minori rischi nell’attuale crisi dei mercati.

Questa l’opinione degli economisti Donato Masciandro e Giampio Bracchi, curatori del tredicesimo rapporto sul sistema finanziario della Fondazione Rosselli, dedicato proprio alle ‘banche italiane e governo dei rischi’.

Secondo il rapporto il modello di banca territoriale, criticato negli scorsi anni come arretrato e non in grado di cogliere le nuove sfide della finanza globale, si trova ora in una posizione di forza.

Oltre a quella formale prevista da Basilea 2, infatti, la banca italiana, grande o piccola, può contare su di una raccolta di informazioni informali sui propri clienti che le deriva dalla sua capillare presenza sul territorio, a prescindere se sia essa società per azioni o una banca popolare.

In Italia, nota il rapporto, gli sportelli bancari sono vicinissimi anche fisicamente alle imprese, un vantaggio non trascurabile in un paese dove il modello prevalente resta quello delle Pmi.

“Il nostro – ha spiegato Bracchi – è un capitalismo del territorio fatto dalle pmi e il sistema bancario e finanziario si deve adeguare a tale modello”.

Ad aiutare gli istituti del nostro paese anche la propensione, seppure in diminuzione, degli italiani al risparmio indirizzato per la gran parte peraltro verso i Titoli di Stato e meno su prodotti ‘esotici’.

Inoltre le imprese ricorrono per la quasi totalità ai finanziamenti bancari assicurando agli istituti di credito ricavi tali che scoraggiano la ricerca di fonti di guadagno diverse quali la finanza strutturata.

Le banche territoriali inoltre, nota il rapporto, hanno il vantaggio di riuscire a fare fronte ai cicli economici con un comportamento anticiclico ma tuttavia scontano le deficienze del paese in termini di infrastrutture, sicurezza e ordine pubblico. Inoltre resta ancora molto da percorrere in termini di efficienza per trovare l’equilibrio ottimale fra radicamento e dimensione.

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