Archivio per 26 settembre 2008

Società dell’informazione e welfare state. La lezione della competitività finlandese

di Castells Manuel, Himanen Pekka

Anno :2006- Pag.220 – Prezzo: € 22.50 – Editore:Guerini Associati

Il Crak finanziario sta investendo il mondo e in particolare la società Americana.

L’America si riscopre Keynesiana per salvare il sistema dalla bancarotta, sistema che si basava sul pensiero unico del Washington Consensus.

A chi deve guardare ora L’Europa e in particolare L’Italia?

Ma sopratutto cosa si deve fare per mantenere un adeguato grado di libertà economica necessaria per  competere su scala mondiale, ma essendo coscienti che i mercati falliscono?

Questo libro entra nel dettaglio andando ad analizzare la Finlandia come caso esemplare.

E’ possibile far parte del grande gioco economico della globalizzazione senza perdere caratteristiche culturali e soprattutto quel ricco tessuto di politiche e normative sociali che per decenni hanno costituito uno degli elementi distintivi dell’Europa?

Osservando la Finlandia sembrerebbe proprio che sia possibile.

Nessun cittadino viene lasciato indietro e viene protetto dalla collettivita nell’arco di tutta la sua vita…

La società dell’informazione si deve necessariamente associare a una concezione individualistica, all’iniziativa privata, a una modesta fornitura di beni pubblici?

Castells risponde a queste domande ricorrendo all’analisi del modello finlandese.

La Finlandia non è un paese tradizionalmente ricco. E, al contrario, un paese che si è arricchito tramite un rapidissimo sviluppo economico, nel corso dell’ultimo quarto di secolo.

Ma a differenza degli altri nuovi entrati nel salotto buono del capitalismo mondiale, la Finlandia ha mantenuto un sistema di protezione sociale tra i più progrediti del mondo.

Che cosa possono imparare da questo esempio gli altri paesi europei?

Potrebbe essere esportato e applicato anche in Italia?

Si può accettare la globalizzazione economica senza snaturare la propria matrice sociale e culturale.

La Finlandia rappresenta un caso singolare ma di difficile esportazione. Ma che impone una  nuova sfida per una nuova epoca: essere ai vertici della competitività e dell’innovazione a livello internazionale e, allo stesso tempo, garantire ai cittadini uno standard elevato di benessere e garanzie sociali.

Il welfare ha la sua funzionale applicazione nel territorio finlandese, non bisogna dimenticare le politiche per il mercato del lavoro. Se da un lato l’economia globale necessita di flessibilità e deregolamentazione anche di normative sindacali, la sussistenza stessa di un sistema di protezione sociale così elevato, come in Finlandia, avrebbe potuto nuocere alla competitività stessa del Paese. Ciò non è avvenuto in virtù delle politiche a sostegno del welfare. In termini economici si parla di “flexsecurity” vale a dire di flessibilità del lavoro ma anche sicurezza, che è un modo alternativo di affrontare la precarietà richiesta dalla globalizzazione.

In Finlandia infatti, vi sono le medesime forme di lavoro flessibili che abbiamo in Italia, ed anche le stesse modalità di attuazione di quest’ultime.

Ciò che invece è di segno distintivo sono quelle forme di garanzia come la formazione professionale, gli istituti di collocamento e i congrui assegni di disoccupazione.

Se il lavoratore finlandese perde per contratto a termine il suo lavoro, potrà godere di corsi gratuiti di formazione e al contempo attendere la chiamata di un ufficio di collocamento per una nuova opportunità di lavoro. Il tutto mentre percepisce un sussidio mensile di sostegno. L’80% dei lavoratori è iscritto a qualche sindacato. Garanzia di diritti che in altri paesi d’Europa si sono via via sgretolati dagli anni ’80 in avanti. Le percentuali di forza lavoro a tempo determinato o precaria raggiungono valori simili che nel nostro Paese (40%), e così per i tassi di disoccupazione (7,8%), ma la spesa per per la protezione sociale è del 26,9% in Finlandia e del 17% in Italia.

Queste cifre evidenziano le differenti strade intraprese dai due Paesi in materia di Welfare State e relative politiche economiche adottate: socialdemocrazia nel caso dei finnici e liberismo per noi.

Del resto per quindici anni in Italia ci siamo dibattuti e in parte ancora ci dibattiamo tra Berlusconi e Prodi, il primo imprenditore, il secondo tecnocrate. Per entrambi la politica viene in secondo piano rispetto alle necessità economiche (almeno ora c’è Veltroni e il PD, anche se all’opposizione).

Ogni problema viene affrontato in Italia, in termini di rapporto costi benefici per il sistema economico

La scienza economica, a dispetto di ciò che vogliono farci credere, non è autoregolatrice e nemmeno perfetta.

La fantomatica e smithiana mano invisibile non si è mai concretizzata e l’esigenza del Welfare State nasce proprio per correggere e sanare i vuoti lasciati dal sistema economico liberale.

Keynes è più che mai attuale anche se le spinte neoliberiste perseverano a piegare le politiche economiche dei singoli stati verso i radicali dogmi della scuola di Chicago. Questa dottrina ha funzionato solamente all’interno di contesti anglosassoni (Ronald Reagan e Margaret Thatcher), anche se a prezzo di un’elevata marginalizzazione sociale (nei soli Stati Uniti più di 50 milioni di persone, su 300 milioni di abitanti, non hanno copertura ed assistenza sanitaria).

In America Latina sappiamo tutti i risultati che il neoliberismo ha prodotto, eppure nonostante ciò, organismi internazionali come il Fondo Monetario Internazionale e la Banca Mondiale continuano, sotto guida statunitense, a proporre a tutti la medesima ricetta.

In Finlandia lo stato si occupa della previdenza sociale garantendo lo stesso importo di base a tutti cittadini. La spesa per le pensioni grava per il 35,4% sul PIL contro la media europea del 27,5%.

Certo e’ difficile fare delle previsioni sul futuro economico della Finlandia.

L’invecchiamento della popolazione, è un problema endogeno del nostro continente, e ovviamente anche Helsinki lo dovrà tenere in giusta considerazione, ma siamo certi che la forte egemonia sui diritti sociali che sono alla base della cittadinanza democratica, sapranno guidare questo straordinario e particolare paese sulla giusta e equa direzione.

L’idea che viene dopo questi studi sul modello finlandese, è che l’Italia abbia intrapreso un strada ben diversa e certamente più consona ai voleri degli organismi internazionali che sono sotto l’egida del Washington Consensus.

(Si consiglia vivamente anche la lettura del POST sotto della Politologa Nadia Urbinati)

Approfondimenti:

CYBERSPACE-CANADA: MULTICULTURALISMO, VIDEO-TRIBU’ E INFORMATION HIGHWAYS NEL «COMMUNICATIVE STATE»

Riforma del welfare: il rischio politico

Dalla società industriale verso la ‘società in rete’: i processi organizzativi e comunicativi.

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I liberalismi e la variante senza diritti civili

13 settembre 2008 Dalla scuola estiva del PD

C’è bisogno di interpretazione alternativa del liberalismo. C’è bisogno di un dibattito su che tipo democrazia e società vogliamo.”

La relazione della prof.ssa Nadia Urbinati alla Summer School, tenuta in videoconferenza, con alcune interruzioni per problemi di linea, ha ad oggetto l’analisi della possibilità di declinare in modi differenti il liberalismo rispetto al classico liberismo economico . In altre parole, come si domanda la relatrice, “il liberalismo ha per forza un’uscita liberista e individualista?”

Dall’analisi emergono molte possibilità, dalla “variante” classica a quella sociale, per arrivare addirittura a quella anarchica.

L’analisi inizia logicamente dal liberalismo economico, individualista, come viene definito durante la conferenza, che trova la sua massima espressione negli anni ’80, durante i governi di Reagan e Tatcher.

“Il suo sviluppo determina la creazione di un sistema che tende al monopolio e che contraddice quindi le sue stesse premesse. Diventa fondamentale quindi l’attività di arbitro dello stato.”

Si prosegue con il liberalismo sociale che nasce in Inghilterra.

Secondo i suoi sostenitori lo stato deve correggere le storture che impediscono ai proprietari il godimento dei frutti delle loro proprietà.

La cittadinanza diventa responsabile verso gli altri e non solo verso se stessa.

Si inizia ad abbandonare l’individualismo. Ci sono, infatti, responsabilità sociali dei cittadini verso gli altri cittadini. Gli ambiti toccati si ampliano progressivamente: dalla sanità fino all’istruzione.

A questo punto la prof. ssa Urbinati si domanda se “quello che oggi chiamiamo colbertismo, protezionismo o, come lo rinomina la relatrice stessa, liberalismo restauratore, sia coerente con i fondamenti liberali.”

In Italia l’attuale maggioranza si comporta come un governo di matrice liberal-restauratrice ed ha una velleità rivoluzionaria. Si basa su un modello restauratore perché crea paura per poi fare provvedimenti per risolvere quella paura, con misure speciali continue, facendo di situazioni straordinarie la normalità.

Prendiamo ad esempio il “Libro verde” del ministro Sacconi.

Si prefigura uno stato dirigista che “impone” politiche liberiste e, per i bisognosi, propone politiche di soccorso. “I cittadini continuano ad essere titolari di diritti sociali, ma solo in quanto bisognosi. Gli aiuti sono per lo più monetizzati, come negli Usa, dove vengono destinati ad ogni bisognoso qualche centinaio di dollari e non servizi.”

In sostanza lo stato sociale, come erogatore di servizi, viene ristretto e penalizzato. “La cittadinanza come grappolo di diritti civili viene spazzata via”.

Si cambiano, cioè, i fondamenti del nostro stato. Con le varie misure adottate e previste in questa variante del liberalismo, lo stato delega alle entità comunitarie create dai cittadini, non ai singoli individui, la cura dei diritti (comunità, chiese, corporazioni, associazioni, comunità etniche). E’ il principio di sussidiarietà, che contempla la compresenza di comunitarismo e liberalismo economico.

Per ora risulta vincente il liberalismo restauratore, non solo in Italia. Si può battere questa visione del liberismo che non appare utile ed efficace solo interpretando in modo alternativo il liberalismo. Quindi “c’è bisogno di un dibattito su che tipo di democrazia e società vogliamo.”

Un nuovo Welfare per la società post-industriale

A cura di PROSPERETTI GIULIO

Anno:2008 – pag.136 – € 12,50 – Editore: G. Giappichelli

Indice:

I. Evoluzione e crisi dei modelli classici di Welfare State.

1.1. Origine ed evoluzione dei modelli classici di Welfare State.

1.2. Globalizzazione dei mercati e finanziarizzazione dell’economia. –

1.3. L’evoluzione dell’organizzazione del lavoro e la rottura del binomio lavoro-mercato.

1.4. Dinamiche demografiche ed effetti sul sistema pensionistico.

2. Le risposte all’esclusione sociale nei Paesi dell’Unione europe.

2.1. Le linee principali del dibattito sul reddito minimo.

2.2. La razionalizzazione dei percorsi tra Welfare e lavoro: l’esperienza della Gran Bretagna.

2.3. La Flexicurity danese: una flessibilità tutelata.

2.4. L’esperienza del Grundlegendes Einkommen in Germania.

2.5. L’esperienza francese del Revenue Minimum d’Insertion.

3. Verso un ripensamento del modello italiano di Welfare State.

3.1. La particolarità della situazione italiana tra uso anomalo dei tradizionali ammortizzatori sociali e lavoro nero.

3.2. Proposte e sperimentazioni di reddito minimo in Italia.

3.3. Recuperare il valore lavoro: dalla protezione passiva alla sicurezza attiva.

3.4. La garanzia della retribuzione sufficiente come onere della comunità: la proposta del salario sociale. –

3.5. Il lavoro fuori mercato come strumento di solidarietà sociale.

3.6. Il superamento della logica del sistema contributivo, verso la fiscalizzazione degli oneri sociali.

3.7. La compatibilità della fiscalizzazione con la normativa comunitaria in materia di aiuti di Stato. – Bibliografia.

Approfondimenti:

Reddito minimo di cittadinanza per abbassare il costo del lavoro- Di Prosperetti Giulio – file pdf pag. 5

Rapporto ISAE: Lo stato dell’Unione Europea. Pubblicazione Settembre 2007

Il “Rapporto Annuale sullo stato dell’Unione Europea ” esamina il processo di integrazione politica ed economica dell’Unione Europea, analizzando la sua evoluzione nel quadro normativo-istituzionale, nei mercati e nelle politiche economiche e sociali, dal punto di vista di un cittadino europeo, non di un italiano.

File pdf pag. 202

REGIONE TOSCANA

Attività di promozione economica per le risorse dell’agricoltura, dell’artigianato, della PMI industriale e del turismo Anno 2009 – FILE PDF PAG. 57

Economia: 22 settembre 2008.

Claudio  Martini presenta il Forum a Prato – La difficoltà dell’economia toscana non nasce con la crisi dei mutui subprime, “é molto più articolata” e soprattutto “é veramente a macchia di leopardo”.

Lo ha detto il presidente della Regione Toscana Claudio Martini, presentando il Forum sull’economia che si aprirà giovedì prossimo a Prato.

Per quattro giorni esperti dell’economia mondiale, imprenditori e amministratori si confronteranno sui “cambiamenti in corso, sulla loro dimensione globale, ma anche sui problemi legati alla quotidianità”.

‘Economia al cubo”, questo il titolo dell’iniziativa organizzata dalla Regione, in collaborazione con la Provincia e il Comune di Prato, è anche un modo per fare un bilancio pubblico sui fondi comunitari stanziati con il programma 2000-2006, “una cosa che ci è stata chiesta dall’Ue”, ha precisato Martini, e verificare l’utilizzo di oltre un miliardo di euro che arriveranno con i fondi comunitari 2007-2013.

A Prato, tra gli altri, interverranno il Nobel dell’economia 2007 Eric Maskin e Hal Varian, consigliere economico di Google.

MERCATO DEL LAVORO Osservatorio NENS

La riforma della scuola

Visto gli incontri che si terrano nei prossimi giorni sul tema della riforma della scuola. Mettiamo a disposizione del materiale informativo.

Ministero della Pubblica Istruzione:

Libro “La scuola in cifre 2007 – file pdf pag.112”

Libro “L’Università in cifre 2007” – file pdf pag.98

Bilancio 2008 del Ministero per l’area Istruzione

Tabelle stato di previsione – file pdf pag.12

Tabella di sintesi – file pdf pag.1

FONTE: IL SOLE 24 ORE.IT

Il piano del ministro Gelmini file pdf. pag n. 16

Tabelle :Sforbiciata in tre anni

Documentazione informativa del Partito Democratico:

Nota Scuola – file pdf pag.24

Nota sul maestro unico – file pdf pag.4

Articoli Quotidiani:

Dossier scuola il sole24ore.it

Maestro unico, toccherà il Sud il 50% dei tagli della Gelmini

SCUOLA: PIANO INVIATO A SINDACATI, CONFERMATI TAGLI PER 87 MILA DOCENTI

Scuola: piano Gelmini, in tre anni 87.400 insegnanti in meno

Aule e palestre fatiscenti scuola bocciata in sicurezza

Scuola, alle elementari e medie bocciati con un cinque

Il mito della scuola elementare

SCUOLA: GARAVAGLIA (PD), NON TOCCARE QUELLA ELEMENTARE

Tornano i bulli, prof all’ospedale

SCUOLA: GELMINI, NO TAGLI A DOCENTI RELIGIONE E SOSTEGNO

SCUOLA: GELMINI, NON CI SONO SOLDI PER AUMENTI AGLI INSEGNANTI

Clicca sull’immagine per ingrandirla.


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