Svolta nella Spd, Muentefering al posto di Beck

Fonte: sito nazionale del PD

Frank Steinmeier sfiderà la Merkel nel 2009

Terremoto nella Partito socialdemocratico tedesco. La nomina dell’attuale ministro degli Esteri della Grosse Koalition Frank-Walter Steinmeier a sfidante di Angela Merkel alle prossime elezioni legislative del 2009 ha infatti provocato le dimissioni del presidente della Spd Kurt Beck, apertamente in disaccordo con la decisione del congresso. Al suo posto torna alla guida l’ex ministro del Lavoro Franz Muentefering, che si dimise lo scorso anno a causa di una grave malattia della moglie, in seguito deceduta.

Per la Spd si tratta dell’ennesimo cambio al vertice, il quinto in cinque anni. Cambio che rappresenta anche una svolta dal punto di vista politico, dato che la svolta di sinistra dell’ultimo congresso, rappresentata dal presidente Kurt Beck e dall’ala più sociale del partito, è stata sconfessata per una virata decisamente più centrista. Se la nomina di Steinmeier era tutto sommato attesa, del tutto imprevista è stata la repentina decisione di Beck di rassegnare le proprie dimissioni. Sorpresi gli stessi vertici socialdemocratici, riuniti a Werder, vicino Potsdam, per una conferenza programmatica.

La nomina di Muentefering come nuovo presidente è giusta invece da parte dello stesso Steinmeier, che guiderà il partito ad interim, fino alla convocazione di un congresso straordinario che dovrà ufficializzare il passaggio del testimone. E’ stato quasi un “putsch” per il Partito socialdemocratico tedesco, che ha vissuto quindi un’altra rivoluzione di palazzo come quella del 16 novembre 1995, quando al congresso di Mannheim Oskar Lafontaine defenestrò Rudolf Scharping ed assunse la presidenza del partito, preludio alla vittoria del 1998 che consegnò la cancelleria a Gerhard Schroeder.

L’uscita di scena di Beck è stata altrettanto drammatica, ma stavolta le prospettive non sono altrettanto rosee e proprio lo scissionista Lafontaine con la sua Linke potrebbe essere l’unico beneficiario di questa operazione. In Germania non era più un segreto che a sfidare la Merkel nelle elezioni del dopo-Grosse Koalition sarebbe stato Steinmeier. Troppo disastrosi erano da mesi i sondaggi che collocano al minimo storico del 20% il partito guidato da Beck, con l’estrema sinistra di Lafontaine a cui aveva strizzato timidamente l’occhio appena 5 punti sotto.

Da mesi sotto l’attacco della destra del partito, ostile a un’alleanza di governo rosso-verde in Assia, guidata da Andrea Ypsilanti e sostenuta dall’esterno dal partito di Lafontaine, Beck non ha accettato l’ultima umiliazione – la decisione di nominare Steinmeier nonostante le sue perplessità – e ha sbattuto la porta, accusando il partito di un complotto ai suoi danni. Una tesi condivisa dalla stampa tedesca: la progressista “Sueddeutsche Zeitung” ha intitolato il suo editoriale “Il putsch”: “Doveva essere un golpe dolce, in cui Beck avrebbe dovuto fare buon viso a cattivo gioco, ma Beck non ha questo talento. La misura per lui era colma e lo si può capire”

Spetterà dunque al ticket Steinmeier-Muentefering ricompattare un partito diviso e in crisi di identità, dargli una linea chiara e lanciarlo nella lunga campagna elettorale contro la corazzata del cancelliere Angela Merkel. Un compito arduo, specie per Steinmeier: praticamente sconosciuto fino a tre anni fa, quando divenne il primo ministro degli Esteri socialdemocratico dai tempi di Willy Brandt, il vice cancelliere dovrà mettere da parte l’immagine di tecnocrate efficiente e indossare i panni del combattente capace di trascinare una base apatica.

La stampa tedesca registra con scetticismo la nomina di Steinmeier a sfidante di Angela Merkel ed il ritorno di “Muente” al vertice del partito socialdemocratico. I dubbi maggiori riguardano soprattutto la scelta di Steinmeier. Sotto il titolo “Beck se ne va, la crisi resta”, il quotidiano progressista ‘Berliner Zeitung’ scrive che Steinmeier è “un ministro degli Esteri di successo, ma che sia anche socialdemocratico non se ne è accorto ancora nessuno. E’ un ottimo organizzatore, un rispettabile rappresentante del mondo delle conferenze, ma il suo nome è legato come quello di Gerhard Schroeder alla politica dell’Agenda 2010 (il programma di riforma dello stato sociale varato dall’ex cancelliere, ndr), dunque per tutto ciò che ha provocato la crisi di identità della Spd, ha accelerato la fuga degli iscritti ed ha non solo favorito, ma provocato la crescita minacciosa della Linke di Oskar Lafontaine”. Anche il conservatore ‘Die Welt’ si chiede: “Chi è Frank-Walter Steinmeier? Un politico razionale e funzionale, sul quale si legge ancora l’impronta del funzionario statale. Sembra disposto a sacrificarsi per la Spd, poiché chi crede ancora in una vittoria l’anno prossimo?”.

Stefano Cagelli

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