L’Italia dei cittadini: l’economia sociale.

Video Su Democratica TV- Intervento Completo

30/8/2008 – Partecipano Enrico Morando, Bruno Tabacci, Aldo Soldi, Carlo Mitra, Massimo Ferlini. Conduce Elio Silva.

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“Gli uomini sono la città, non le mura né le navi vuote di uomini” (Tucidide).

Continuiamo a proporre la serie dei Forum svoltasi alla festa del PD Nazionale.

Casualmente nello stesso giorno sul nostro blog è stato fatto il post Alitalia “pianti da coccodrilli e vittorie di Pirro”.

Il Post riguarda Alitalia, ma approfondisce la tematica “dell’economia sociale di mercato”, perché era questa la motivazione, che veniva propagandata dai giornali come movente da parte del CD e della cordata di imprenditori accorsi per il salvataggio di Alitalia.

Ma perché evidenziamo questo fatto?

Semplice, i Forum servono per chiarire le idee, e non per confonderle come ha fatto probabilmente questo…….

Il ministro Morando, si incarta quando parla di individualismo e del perché il liberalismo guarda all’individuo.

Il ministro perde il filo del discorso, e non ricorda più cosa dice R.G. Dahrendorf  nel suo saggio ” per un nuovo liberismo” e del perchè l’individuo.

Il saggio di Dahrendorf  lo abbiamo richiamato anche noi nel post dal titolo Il “Libro Verde del Ministro Sacconi” per contestare: i contenuti e le motivazioni ispiratrici.

Riportiamo uno stralcio del nostro post per chiarire quello che voleva dire Morando.

Perché l’individualismo?

“Perché l’obiettivo dovrebbe essere quello di porre al centro delle politiche sociali l’individuo, il cittadino in quanto tale e non in quanto membro di qualche associazione collettiva come il sindacato, l’impresa o la famiglia.”

A. Soldi, rappresentante della lega delle cooperative per la grande distribuzione, è sconcertante!!!!

Soldi va oltre, se Morando ha avuto un vuoto di memoria, su Soldi viene il dubbio che questo signore, o non sa cosa dice o è in mala fede……

Cerca di affermare, in un Forum politico di un partito interclassista visto le dichiarazioni di Veltroni sull’impresa a partire dal discorso di Torino, e riconfermato nel discorso alla Festa nazionale, dove più volte cita le difficoltà di Artigiani e Commercianti, ma ribadisce l’esigenza di dover combattere l’evasione fiscale nell’interesse di tutti ” pagre tutti per pagare meno tutti”.

Quindi rimaniamo sconcertati quando Soldi nel suo intervento, cerca di far passare il concetto che solo le società senza scopo di lucro e quindi anche le coop tutte attuano “l’economia sociale di mercato” indipendentemente dal settore dove operano.

Soldi cerca di fare un volo Pindarico, e afferma che solo le società che non nascono dall’iniziativa capitalista sono imprese sociali indipendentemente dal settore in cui operano e dalle dimensioni.

Soldi continua, facendo esempi che fanno rabbrividire, arriva ad affermare che la cooperazione da lavoro a una miriade di piccoli imprenditori che fanno parte dell’indotto, e li aiuta a crescere perseguendo una politica di trasparenza e di rispetto delle regole del gioco.

Conclude dicendo che la cooperazione ( le coop attenzione) rende il mondo più democratico.

Quanto affermato da Soldi sulla trasparenza delle regole del gioco ci fa piacere, ma e come dire che per essere ambientalisti bisogna per forza essere iscritti al partito dei Verdi o al WWF.

Caro Soldi, si “è ” se si attuano i principi, come fa notare E. Severino  in “Declino del Capitalismo” dove afferma: “é capitalista colui che nel suo agire persegue l’utile come obbiettivo”, perché questa è la morale borghese ( la forma mentis che guida Il modus operandi), e sempre secondo Severino la  morale è ” il risultato delle azioni che noi facciamo”.

Caro Soldi sembra che lei nel 2008 sia ancora confuso, e pretende, che i concetti o precetti morali, non debbano essere una scelta libera  e laica dell’uomo, ma siano invece legati ad un modello dichiarato di appartenenza al marchio coop.

Insomma Soldi secondo il suo ragionamento si “è “ (l’essere, la realizzazione del nostro “io”) solo se si appartiene e si fa atto di  fede al credo coop (alla faccia dell’individualismo), peraltro atto che non pregiudica l’abbandono della morale borghese sempre se seguiamo Severino, perché è vero che le coop non hanno “scopo di lucro” ma “lucrano” nel senso che fanno utili.

Nelle coop caro Soldi, il precetto è un vincolo che deve essere rispettato solo dai soci lavoratori (i fedeli in quanto soggetti fisici) ma non dalla struttura che è soggetto giuridico, è evidente che c’è una grossa ambiguità, la stessa che c’era nel socialismo Staliniano che voleva liberare l’uomo dalla schiavitù delle catene dell’indistria borghese, ma di fatto lo rendeva schiavo delle catene dell’industria di stato.

Non solo, l’atto di fede come è emerso al Forum, non è neanche garanzia del fatto che le cooperative operino tutte seguendo i precetti mutualistici (Tucidide, non a caso è riportato all’inizio del post, aiuta a capire).

MA NON SI E’, IN BASE A COME SI AGISCE!!!!!

Allora Soldi, dove stanno secondo lei quella miriade di piccole imprese che operano da anni con il solito nome, che rispettano i rapporti con i loro fornitori, che non operano con società di capitali, che non  mettendo al riparo i patrimoni inserendoli in società separate dal Business che per sua natura è soggetto al rischio imprenditoriale, loro Soldi “cosa sono, anche se seguono i precetti morali e generali dell’economia sociale di mercato ad eccezzione della bufala Stalinista?”.

Non solo caro Soldi le coop quando falliscono fanno danni come tutti gli altri soggetti giuridici che sono società di capitali, e non mi risulta che il fondo di garanzia sia disponibile per riparare alla mala sorte che tocca ai fornitori e ai soci coop che perdono il capitale versato (se ti mordevi la lingua quando parlavi di capitalisti era meglio).

Inoltre, sarebbe simpatico Soldi visto che “essere” è fondamento dell’uomo civile, e l’essere deve vincere gli altri antagonismi “Il non essere per avere di più”, fare una ricerca comparata fra le imprese coop e le imprese private, al fine di verificare le retribuzioni dei quadri, sia dei lavoratori e sia del Top Manager, per vedere in quali strutture si premia chi……… nel senso di verificare quelle strutture che premiano di più i lavoratori a discapito dei manager o vicevera.

Vede Soldi, un’altra anomalia dello Stalinismo, è stato proprio il ribaltamento del concetto di progresso economico e di uguaglianza, che emergeva dai fatti, dal come si agisce in concreto, come emerge  chiaramente  da questo passaggio di  A. Solženicyn in ” Padiglione Cancro” ” eravamo accapanti con le truppe all’aperto, sentivamo i generali che nelle tende ridevano, per loro c’era un tetto caldo, pane, vino e donne, per la truppa c’era freddo e acqua con pane. Essi non solo disonoravano loro stessi, ma non rirendevano neanche conto che disonoravano la Rivoluzione e la motivazione per cui essa era nata”.

Per fortuna che c’è Bruno Tabacci che fa chiarezza sul tema (e in parte Morando si riprende), perchè gli altri interlocutori sopratutto Carlo Mitra fa solo confusione e viene contestato anche quando dice che le case in cooperativa costano il 30% e oltre in meno.

Tabacci non solo è in linea con quanto scritto anche da noi  sulla filosofia che anima gli imprenditori su  Alitalia, ma Tabacci mette anche in evidenza che la nostra normativa è complessa, e che prevede tre modelli di impresa, quella privata, quella cooperativistica o mutualistica, e il cosiddetto terzo settore ( il non profit), che è quel particolare settore che nasce per affiancare lo stato nel compito materiale di erogare i servizi sociali legati al welfare e alla persona.

Aggiungiamo noi perchè fatto notare anche da Soldi,che il movimento cooperativo o mutualistico è previsto dall’art 45 della Costituzione (1), ma per onesta intellettuale sappiamo tutti quale fu il compromesso costituzionale fra le varie forze politiche che andavano da:

– quelle che si ispiravano al Comunismo ( che vuol dire comunione dei beni di produzione),

– quelle Cattoliche Democratiche che si ispiravano ai valori Cattolico Cristiani,

– altri schieramenti politici di cultura liberale o socialista democratica

In questa già variegata compagine politica c’è anche una anomalia non da poco, il fronte dell’Uomo Qualunque di Guglielmo Giannini, che era la quinta  forza politica nella costituente con 30 deputati, e che aveva al suo interno liberali,monarchici ed ex fascisti.

Ora è vero, che con un simile conglomerato politico i Costituenti hanno fatto in modo che  l’Italia si sia dotata di una Costituzioni fra le più belle e complete al mondo.

Ma è  altrettanto vero, che è il frutto di compromessi politici, che lascia la Costituzione in alcune sue parti aperta ad ampi spazi interpretativi.

Quindi ora che le cose sono un po più chiare, ribadiamo quello già scritto in Post precedenti.

Il terzo settore deve usufruire di tutte le agevolazioni che sono necessarie, in quanto è organo di supporto allo stato che rinuncia per motivi logistici alla sola gestione diretta di ciò che gli compete ( ma non rinuncia lo Stato a spendere le risorse per i servizi sociali).

Di conseguenza un costo basso dei servizi forniti dal terzo-settore, che sono pagati dallo stato (la collettività noi tutti), non deve essere perseguito sfruttando i cittadini che lavorano nel cosidetto terzo settore.

Lo stato democratico quando agisce “è la morale collettiva”, quindi se sfrutta qualcuno, quello sfruttamento ricade a pioggia su tutti noi in quanto membri vivi e attivi della comunità che compone lo Stato. In quanto è con la nostra attività e con il nostro  giudizio, che diamo forma e vita materiale alle istituzioni democratiche.

Ribadiamo, che tutte quelle società cooperative, che nascono per dare lavoro ai soggetti portatori di andicap, devono essere agevolate con le solite agevolazioni del terzo settore.

Il motivo di questa decisione, deve essere fatta tenendo di conto che in una società civile e industrializzata, il lavoro è per l’uomo la primaria attività inclusiva che lo inserisce nella comunità, facendo di lui un membro attivo in quanto è autosufficiente economicamente.

L’autonomia economica in una società capitalistica, è indispensabile per l’uomo per avere piena dignità e libertà umana.

Le condizioni di autonomia sociale raggiunte con il lavoro, fanno si che l’uomo sia libero da ingerenze, e quindi può esprimersi e partecipare liberamente diventando una risorsa di progresso sociale e democratico che sono entrambi fattori determinanti per il progresso umano ( Sandro Pertini ribadiva spesso questi concetti) .

Gli imprenditori onesti intellettualmente, sanno bene che i portatore di andicap di solito non possono avere la solita manualità pretica delle altre persone, e sanno altrettanto bene che spesso la salute è cagionevole, e di conseguenza non consente a loro di poter mantenere rittimi di lavoro produttivi. Rittimi lavorativi che sono necessari in una società fortemente competitività, e questo ovviamente crea un problema di competitività dei prodotti da mettere sul mercato, a causa di un maggior costo legato alla quota di lavoro per unità di prodotto finito, le agevolazioni devono mirare ad eliminare questo gap strutturale.

Ci sembra del tutto ovvio, che quelle attività economiche che sono fuori delle condizioni particolari sopra esposte,  non possono avere alcuna agevolazione fiscale, in quanto, in democrazia non ci sono ne figli ne figliastri.

Inoltre le regole del libero mercato, prevedono che la democrazia sia neutra nella competizione fra soggetti imprenditoriali, la non neutralità può essere interrotta solo nei casi particolari sopra riportati ( o in in presenza  di monopoli naturali).

I soggetti e le imprese socialmente responsabili, pagano le tasse come assolvimento del loro dovere, l’assolvimento dei doveri da diritto di cittadinanza democratica, che consente di usufruire a pieno titolo dei diritti democratici.

In democrazia l’assolvimento dei doveri è un obbligo morale nei confronti della comunità, ma da anche il diritto e la  forza per chiedere nuovi ed eventuali diritti negati.

Concludiamo, facendo una domanda alla quale facciamo rispondere uno dei massimi sociologi e politologo viventi.

Con quale occhio nelle Democrazie evolute si guarda all’impresa?

” nelle Democrazie evolute, l’impresa non si distingue fra grande o piccola, ma si distingue fra essere socialmente responsabile o non esserlo. E’ socialmente responsabile chi rispetta le regole condivise” ( R.G. Dahrendorf ).

Seguendo il filo del ragionamento di Dahrendorf, possiamo affermare che una regola ormai condivisa per le Democrazie Europee è che il rispetto delle regole del gioco da diritto di cittadinanza che prevede anche l’uguaglianza di trattamento.

Inoltre il sociologo inglese T.H. Marshall ha sostenuto a giusta ragione, che il  Welfare è un dovere democratico che da diritto di cittadinanza (La cittadinanza secondo T.H. Marshall).

Il mondo è cambiato, e oggi bisogna riflettere sul fatto che probabilmente sono venute meno quelle esigenze che hanno motivato alla metà dell’800 i movimenti mutualistici, movimenti che erano frutto di una società contadina in piena trasformazione, società con una concentrazione di capitali ridotta e prevalentemente in possesso delle classi borghesi.

Il mondo di oggi è globalizzato, e fortemente competitivo,  dove spesso la competizione fra paesi scambisti, si gioca sul dumping sociale.

In un simile contesto come quello odierno, che come scrive il sociologo Bauman la società è  diventata liquida ( priva di riferimenti solidi e stabili), il cittadino si sente sotto assedio e insicuro perchè non vede cosa potrà accadere domani. Di conseguenza si chiude sempre di più a riccio all’interno di riferimenti stabili che creano quel calore psicologico che è l’unico spiraglio di riferimento conosciuto, e pertanto crea sicurezza.

In una società così trasformata è necessario potenziare tutte quelle forme di integrazione che creano tranquillità sociale. Ma per farlo occorre non solo rivedere le spese inutili dello Stato ( i grandi numeri sono la somma di piccoli numeri), ma diventa fondamentale che il flusso di cassa ( le tasse) siano coerenti con le spese per non danneggiare la competitività del sistema, perchè è dal sistema produttivo che noi traiamo le maggiori  risorse per il mantenimento della comunità di nome stato.

Per quanto sopra scitto, sarebbe opportuno, spostare la riflessione, non sul fatto che è immorale fare utili, ma che è immorale avere agevolazioni fiscali che evitano di pagare i contributi nella solita misura imposta alle altre imprese che operano nello stesso settore merceologico, in quanto si crea un vantaggio competitivo frutto di un giudizio morale anacronistico.

Nella situazione attuale, quel giudizio anacronistico, crea una situazione immorale rispetto ai valori condivisi dal buon senso comune (ma non acora politicizzato e traformati in norme giuridiche), perchè è immorale, non contribuire al mantenimento dello stato sociale come tutti i membri che compongono la comunità, dove l’unica eccezione in deroga va fatta per quei soggetti particolari sopra scritti .

Note:

1) Art. 45. – Della Costituzione Italiana:
La Repubblica riconosce la funzione sociale della cooperazione a carattere di mutualità e senza fini di speculazione privata. La legge ne promuove e favorisce l’incremento con i mezzi più idonei e ne assicura, con gli opportuni controlli, il carattere e le finalità. La legge provvede alla tutela e allo sviluppo dell’artigianato.

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Come dicevamo, si leggono termini ambigui e pieni di giudizi di valore ad esempio “speculazione” è un termine  che ancora oggi richiama ad un senso di amoralità, perché diverso dal profitto che è giusto quando è equo, speculativo racchiude in se l’essere andato oltre ” il troppo”.

La speculazione è negativa perché oltre l’equo che è invece giusto, la parola speculazione se associata al privato ne fa il suo completamento, nel senso, che solo il privato che si fa soggetto economico specula e quindi è negativo per la morale comune (è amorale), e la norma lo sansiona privandolo dei privilegi.

D’altronde siamo tutti figli di Aristotele, che non vedeva di buon occhio lo scambio ad usura.

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