Società Cinica – Le classi dirigenti italiane nell’epoca dell’antipolitica

Autore: Carboni Carlo – Prezzo € 12,00 -Anno:2008, Pagine 147

Indice sintetico:
Introduzione. La porta stretta – 1. Classi dirigenti e antipolitica: declino della società di massa e cittadinanza competente – 2. Le classi dirigenti nella società della conoscenza: valori e capitale umano – 3. La società: civica o cinica? – 4. Le classi dirigenti: problematiche in pillole – Epilogo. Ci meritiamo l’Italia?

Indice completo

La nostra società è cinica come la sua élite.

È necessario aprire gli occhi sulle reali condizioni del paese, sull’Italia dell’antipolitica, l’Italia che concepisce lo spazio pubblico in funzione di un vantaggio personale, in cerca di scorciatoie, quella delle protezioni clientelari e che non rispetta le regole, qualunquista e indolente. Pezzi di nazione deserti di merito, che condividono i vizi e le carenze di chi la dirige.

D’altro canto c’è anche un paese diverso, che preme per il cambiamento: lì è il vero motore, il centro da cui si può irradiare una concreta riforma del sistema.

Sono le classi dirigenti italiane, le borghesie, in breve quanti oggi guidano il paese dovrebbero dare il buon esempio alla nazione e mettere mano al cambiamento, migliorando innanzitutto il sistema politico-istituzionale e la democrazia del paese.

Ma proprio davanti al compito, chi dovrebbe assumersene l’onere si attarda, incoraggiato dall’ignavia di massa.

Tuttavia non tutto è perduto perché c’è un’Italia che preme per l’innovazione: un ampio settore dell’élite economica a cui si aggiungono settori di borghesia intellettuale, leader del mondo dell’opinione, ma anche una vasta area di cittadini attivi, competenti e acculturati, che si interessano alla vita pubblica.

Le élite politico-istituzionali sono oggi pressate da queste due forze, che chiedono la riforma del sistema.

Carlo Carboni si interroga sul vuoto pneumatico che separa sempre più la classe politica dai cittadini, un vuoto alimentato non solo dalla “mediatizzazione” e dalla professionalizzazione della politica, ma anche dall’assenza di ideali nella società post-ideologica.

Alcuni spunti presi dal saggio:

« Quando una società diventa cinica è perché mancano esempi positiv i».

« Dati i comportamenti visibili delle élite, prevalgono atteggiamenti opportunistici »

« I cambiamenti di un Paese sono possibili se la classe di­rigente si pone come esem­pio per il resto della popolazione.Se manca l’esempio, tutto diventa più difficile e la classe dirigente diventa un’élite autoreferenziale».

« I cambiamenti di un Paese sono possibili se la classe di­rigente si pone come esem­pio per il resto della popolazione. Se manca l’esempio, tutto diventa più difficile e la classe dirigente diventa un’élite autoreferenziale ».

Riflessioni:

È un’analisi del malessere democratico italiano della società dalla fine degli anni Ottanta, il libro di Carlo Carboni, docente di sociologia economica all’Università di Ancona.

L’autore ha effettuato per tredici anni ricerche sulle classi dirigenti e ha analizzato l’evolversi della società con i suoi pregi e molti difetti.

«La società per fortuna non è tutta cinica o poltiglia, così come non lo è la classe dirigente. Entrambe non sono da buttar via», scrive Carboni.

Ma l’analisi parla anche di un paese dove la maggior parte delle cose vanno male: «Ci sono anche delle grosse potenzialità perché c’è l’istruzione, è una parte di popolazione ha un po’ di competenze».

L’autore salva i piccoli e medi imprenditori che meritano perché si confrontano con il mercato interno e internazionale in modo serio.

Attacca la classe imprenditoriale che vive di prestiti favoriti dalle banche, di licenze e mercati protetti dallo Stato.

Fa qualche eccezione per gli scienziati, alcuni giornalisti, qualche docenti e qualche politico.

Su questi ultimi «il problema», sostiene, «è il ricambio».

Ed è convinto che non sia la qualità a essere messa in discussione, ma l’attaccamento alla poltrona.

Alla fine degli anni Ottanta i conti dello Stato, spiega Carboni, erano terribilmente in rosso, e per i piccoli e medi imprenditori non c’era più lo “small a beautyful”, cioè il motto “piccolo è bello”, perché a livello internazionale le cose si andavano complicando per l’evidente malessere politico che avrebbe portato a Tangentopoli. «Ho pensato che non tutto poteva essere spiegato con la classe dirigente e che la società era abbastanza provata».

E questo portava ad assumere un atteggiamento cinico e a intraprendere delle scorciatoie come hanno dimostrato i «furbetti del quartierino».

Per il docente, da una parte l’economia è stato un terreno molto battuto in quegli anni e ha vissuto un forte declino economico fino a una leggera ripresa, che però è terminata con una gelata economica.

E da allora ci sono stati serissimi problemi economici, di crescita e di sviluppo. Un’altra parte del libro affronta il rapporto tra cittadini, politica e classi dirigenti: «Bisogna stare attenti quando si dice di odiare la classe politica, perchè è un concetto rivolto a tutti noi. Tutti vorremmo avere medici, insegnanti e ingegneri bravi, ma purtroppo non succede sempre».

Il problema per Carboni non è solo sul versante dell’offerta delle istituzioni democratiche, ma anche sulla domanda: «Se la classe dirigente è provinciale, invecchiata e senza merito è anche vero che la nostra società non è da meno».

Queste responsabilità l’autore le ha distribuite alla classe dirigente e alla società.

Con un particolare rilevante: «Chi dirige», sostiene, «ha maggiori responsabilità perché deve dare l’esempio.

Per cambiare questo assetto delle cose non bisogna solo fare analisi catastrofiche, ma rintracciare le potenzialità del paese e su quelle far leva».

Una società cinica fino a quando po­trà fare a meno del merito?

Purtroppo, c’è la convinzione che il merito sia un concetto astratto e che ognuno faccia bene a pensare esclu­sivamente ai propri interessi: se devo fare un colloquio di lavoro, è meglio poter contare su eventuali parentele piuttosto che sulle competenze che ho acquisito.

In realtà, dobbiamo in­tenderci bene quando parliamo di merito.

Quali distinzioni vanno fatte?

Non possiamo intendere il merito solo in chiave educativa. Bisogna essere contrari alla tirannia del titolo di studio.

Ci sono almeno due tipi di merito: c’è il merito scolastico e c’è il merito di mercato.

La fiducia diventa merce preziosa e rara.

“La Società Cinica” e “Il Rancore alle radici del malessere del nord di A.Bonomi” (già recensito sul sito),sono due facce di una stessa medaglia, il racconto di una societa’ smarrita.

Con due intenti diversi e da due punti di vista diversi, i due saggi riportano uno scenario inquietante: la società attuale è composta da persone stressate, preoccupate ed in difficoltà con un’unica preoccupazione “ il proprio futuro”.

Ma cosa ha portato a questo?

Il cambiamento epocale è la globalizzazione che ha stravolto gli scenari togliendo le chiavi di interpretazione della vita quotidiana.

I due libri andrebbero letti entrambi perché esistono alcune tesi di fondo che li unisce.

La politica, in entrambi i saggi, risulta in forte deficit di rappresentazione e di rappresentatività, e sempre più, sul mercato degli slogan costruiti a tavolino, vince chi promette sicurezza e forche, con costanti richiami al nemico che è il diverso l’estraneo alla comunità. Il diverso minaccia la mia casa e la mia sicurezza sociale e materiale. Sono questi i nuovi elementi interpretativi dei mali che minacciano il buon vivere quotidiano.

Da qui nasce il bisogno all’esclusione, si alzano i muri necessari a tenere fuori un nemico spesso simbolico e immaginario.

Come uscirne?

Non è facile, va ripensato il modo che ci circonda, vanno consolidate le regole della convivenza Democratica, perché se la percezione supera la realtà è anche vero che non nasce dal nulla.

La tolleranza Democratica non è anarchia “ La Democrazia può essere intollerante? Si con gli intolleranti (Karl R. Popper)”.

La prima regola della convivenza democratica e sociale è “il rispetto delle regole condivise”.

Solo su la certezza di queste basi si può costruire una Democrazia inclusiva che abbia bene in mente ciò che “si deve fare e ciò che può fare”.

Inoltre vanno ripensati e ricostruiti i luoghi della socialità e della cultura popolare, i luoghi dell’informazione e della divulgazione dei valori.

Nella antica Atene la piazza era il luogo di formazione dei cittadini,nella pizza si discuteva ma non si decidevano le leggi, il luogo di decisione era l’Agorà. La piazza di Atene assolveva ad un compito sociale quello di formare i nuovi cittadini di Atene, era luogo di incontro e di dibattito.

Nella nuova società dell’informatica l’uomo perde la sua socialità intesa come dialogo viso a viso, l’uomo che dialoga davanti al computer perde una parte importante del suo vivere sociale.

Per recuperare in parte quanto perduto con la società dell’informatica, vanno ripensati e ricostruiti e ripopolati i luoghi centrali della comunità “la piazza”, un centro che sia simbolico ma fisicamente concreto, il luogo della produzione dei valori della comunità, un luogo a cui potersi sempre riferire.

“Se so chi sono e da dove vengo, se so quali sono i miei valori e perché, allora potrò viaggiare sulle strade del mondo senza avere paura di andare fuoristrada e di perdermi (un mio vecchi Prof.)”.

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