Globalizzazione e disuguaglianze

Laterza – Prima edizione Anno 2000 – Terza Edizione anno 2007-pag.130 Euro7,00.

Gallino: “una globalizzazione dal volto umano”

“Un libro utile per capire che il mercato non è un idolo, ma un’istituzione sociale che può e deve essere orientata al perseguimento di scopi non soltanto economici. Antonio Calabrò, Il Sole 24 Ore

“Con stile sommesso ed acribia implacabile Luciano Gallino continua nella sua opera di sistematica demolizione degli idoli artificiali costruiti dal neoliberismo. Circoli Dossetti

Globalizzazione e disuguaglianze,”il libro con cui Luciano Gallino, analizza gli effetti negativi del mercato globale”

Una lettura critica del concetto di globalizzazione, che ne mette in luce soprattutto i limiti e gli effetti perversi, che getta acqua sugli entusiasmi e si auspica un futuro migliore: è questo che si trova nel saggio di Luciano Gallino.

Un testo che è contemporaneamente un pamphlet, un saggio storico e sociologico e anche un tentativo di analisi economica, Luciano Gallino, che da anni si occupa delle problematiche relative alla globalizzazione, traccia prima di tutto le coordinate che definiscono il fenomeno:

“col termine di globalizzazione ci si riferisce al fatto che negli ultimi decenni del Novecento lo spazio del mercato sembra aver raggiunto i confini demografici e territoriali del mondo (onde il sinonimo, preferito dagli studiosi francesi, di mondializzazione)”.

Il mercato può essere concepito come un sistema informativo che opera ad altissima velocità e densità di messaggi: in questo modo si capisce l’enorme influenza che su questo ha avuto la tecnologia, tanto da condizionarne la natura e i meccanismi, sin dagli anni Ottanta e con progressione irrefrenabile negli anni Novanta.

Entrambi i termini possono assumere diversi significati.

Se globalizzazione significa competizione tra i soggetti economici che offrano sul mercato-mondo merci o forza lavoro, localizzazione significa che per competere globalmente è necessario riuscire a soddisfare la domanda di nicchie di mercato locali.

Se invece si dà alla globalizzazione il significato di universalismo del mercato, che rimanda anche a una diffusione generale della cultura, dei comportamenti e dei bisogni, localizzazione si riferisce allora al recupero o alla difesa delle tradizioni locali, ossia a un movimento di opposizione all’espansione mondializzante del mercato.

Gallino sottolinea come sulla globalizzazione ci siano sostanzialmente quattro posizioni:

– Per alcuni questo fenomeno è irreversibile e positivo;

– per altri, è un processo che riguarda un futuro non prossimo;

– una terza posizione raggruppa coloro che ne enfatizzano solamente gli aspetti negativi;

– Infine vi è la posizione di una piccola minoranza di soggetti, secondo i quali si tratta di un processo originale, di grande portata, che genera effetti sia positivi che negativi.

L’autore, che condivide questa posizione, evidenzia come “in genere i secondi sono ignorati o sottovalutati, mentre i primi potrebbero essere maggiori se la globalizzazione venisse in qualche misura sottratta agli automatismi della tecnologia e di mercati finanziari divenuti autoreferenziali”

Coerentemente con questa posizione, Gallino nega che la globalizzazione favorisca la crescita economica, la riduzione della disoccupazione, l’aumento della produttività e porta una serie di dati a conferma di questa convinzione.

Dal 1980, anno di inizio della globalizzazione, tutti i dati relativi a questi fenomeni, riferiti all’OCSE e ai paesi dell’UE, indicherebbero un peggioramento.

Questo è vero anche negli Stati Uniti. Tra gli aspetti negativi della globalizzazione, Gallino annovera: il numero dei disoccupati, che non sarebbe mai stato così alto come all’epoca della globalizzazione; il forte aumento di disuguaglianze di reddito tra strato ricco e strato povero della popolazione; il degrado economico, sociale e culturale di comunità locali, dovuto all’inurbamento e alla situazione di dipendenza da processi internazionali esogeni; la crescita degli strati più poveri della società e delle disuguaglianze di reddito; la nascita di nuove forme di disuguaglianze sia in assoluto che localmente.

Inoltre la pressione sul singolo, anche a livello psicologico, è cresciuta enormemente: gli individui devono far fronte alle sfide dell’economia mondializzata, mostrando capacità di rapido adeguamento ai mutamenti tecnologici e organizzativi, spirito di iniziativa, disposizione alla mobilità professionale e territoriale, assunzione di responsabilità per il proprio futuro.

Per limitare questi effetti perversi della globalizzazione, Gallino confida nella global governance, istruita nell’ambito dell’Onu: un insieme di regole, introdotte mediante accordi bilaterali o multilaterali, stipulate a livello locale, nazionale, regionale o internazionale, idonee a controllare in qualche misura i flussi economici mondiali, che offrano un modello diverso rispetto alla costruzione sociale del mercato a livello planetario orientata e per diversi aspetti imposta a tutti i livelli (economico, politico, culturale) dalle direttive del G-7 (il gruppo dei sette paesi più industrializzati del mondo); dagli accordi della Organizzazione per lo sviluppo e la cooperazione economica; dalle norme del Fondo monetario internazionale; dalle azioni della Banca mondiale e della Banca per i regolamenti internazionali; dalle politiche della Organizzazione mondiale per il commercio.

Dopo la lettura di questo saggio viene da chiedersi, infatti, quali sono gli effetti positivi della globalizzazione e delle sue opportunità, che Gallino, anche all’interno di un’analisi per molti versi , riconosce: ” la globalizzazione reca in sé importanti opportunità.

Sono opportunità di crescita economica; di sviluppo sociale e personale; di riduzione della disoccupazione e della povertà; di miglioramento della qualità del lavoro e della vita.

Tuttavia esistono anche le basi per sostenere che al fine di realizzare tali potenzialità, la globalizzazione dovrebbe venir affrontata con modelli mentali e processi decisionali differenti da quelli sinora utilizzati dalla maggior parte degli attori politici ed economici in essa coinvolti”.

L’obiettivo da realizzare appare, dunque, una “globalizzazione dal volto umano”, che implichi la riduzione delle disuguaglianze internazionali e nazionali, una concorrenza reale tra le imprese, il miglioramento dei contenuti qualitativi dello sviluppo economico, la promozione dello sviluppo locale e che può, secondo Gallino, venire sostanzialmente dal basso, con una partecipazione di tutti i cittadini.

Inoltre, l’autore auspica un incremento e una maggiore organizzazione delle iniziative dal basso contro il dilagare dell’economicismo del mercato.

Il problema del ruolo dello Stato che secondo Gallino viene indebolito dal mercato globale, non è l’unica questione politica che la globalizzazione pone; ad essa si affiancano il tema controverso del nuovo mercato del lavoro, con la sperequazione tra i livelli salariali del Nord e del Sud del mondo, il mutato legame tra attività produttiva, livello tecnologico ed esigenze di formazione dei lavoratori,  le condizioni di lavoro presenti nelle differenti aree locali del mondo globalizzato (si pensi al lavoro minorile, alle attività sommerse non strutturate e al fenomeno della sottoccupazione). Dunque, tali condizioni, capaci di provocare migrazioni di portata decisamente nuova e rilevante nel mondo occidentale, pongono problemi politici, cui le tradizionali strutture dello Stato non sono più in grado di fornire risposta.

Uno degli argomenti più interessanti del testo di Gallino: l’autore, infatti, riesce a valutare in termini di misurazione della stratificazione socio-economica l’attuale ordine internazionale frutto della globalizzazione.

Uno degli effetti più rilevanti e a portata di osservazione è il radicalizzarsi della stratificazione delle disuguaglianze nel mondo globalizzato.

Le disuguaglianze si riproducono nella distribuzione del reddito anche a livello nazionale: nel periodo compreso tra il 1995 e il 2002, il reddito disponibile delle famiglie italiane si è concentrato per circa il 53 per cento nelle regioni del Nord, per il 26 per cento nel Mezzogiorno e per il restante 21 per cento nel Centro, e questo nonostante il Mezzogiorno abbia registrato nello stesso periodo una crescita sostenuta del reddito stesso.

Le forti disuguaglianze non esistono solo a livello regionale, ma anche tra uomini e donne, giovani e anziani.

La crescita dell’occupazione registrata negli ultimi anni si è tradotta essenzialmente in crescita del lavoro femminile, ma sulle donne continua a pesare in maniera quasi esclusiva in peso della famiglia.

Sono le donne a utilizzare in maniera massiccia gli strumenti di flessibilità, a cominciare dal part-time: il 70,4 per cento delle madri che lavora a tempo ridotto dichiara infatti di farlo esclusivamente per badare ai figli.

Approfondimenti:

Capitolo secondo – La stratificazione delle disuguaglianze nel mondo globalizzato

1. La stratificazione sociale, sistema di disuguaglianze – 2. Come si misura la stratificazione – 3. Perché le società sono formate da strati disuguali? – 4. Nel mondo globalizzato le disuguaglianze crescono – 5. Il ricambio degli individui che formano i diversi strati. La mobilità sociale – 6. Stratificazione sociale, marginalità ed esclusione – 7. Rappresentazioni collettive della stratificazione.

Estratto del saggio – file pdf. pag.45

DISUGUAGLIANZE GLOBALI– Come si producono,lezione di Luciano Gallino alla facoltà di diritto costituzionale dell’università di Torino.

File pdf pag 21

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