Archivio per 29 luglio 2008

Guido Rossi: Il mercato d’azzardo

Editore; Adelhi – Anno:2008 , Pagine: 110 – Euro 13,50
«Quando l’accumulazione di capitale di un paese diventa il sottoprodotto delle attività di un casinò, è probabile che le cose vadano male» John Maynard Keynes.

Keynes veniva spesso considerato, dai suoi contemporanei, una fantasiosa Cassandra. In realtà se i suoi vaticini – questo, in particolare – venissero riletti oggi, sembrerebbero usciti dalla penna di un osservatore timido, quasi reticente.

Proseguendo l’analisi intrapresa con Il conflitto epidemico e continuata con Il gioco delle regole, in questa terza parte del suo studio dei mercati contemporanei, e dei meccanismi che li governano, Guido Rossi spinge la sua riflessione all’estremo, dimostrando come nel giro di pochi anni l’apparente contrasto degli interessi si sia trasformato in un paradossale concorso dei medesimi verso un solo, chiaro e pericolosissimo fine: “la creazione di un mercato finanziario globale definitivamente separato dall’economia concreta, e quindi sottratto a qualsiasi confronto col principio di realtà”.

Quali insidie una situazione del genere ponga lo verificano, ogni giorno, i risparmiatori di tutto il mondo.

Quanto alla legislazione ordinaria, se la politica rispondesse alla perdita di sovranità con una frenesia normativa commetterebbe un altro errore.

Di leggi – sostiene Rossi – ne bastano poche. A patto che siano drastiche. Un esempio?

Vietare la circolazione degli strumenti derivati che il risparmiatore sprovveduto viene invitato ad acquistare da banche poco affidabili o intermediari senza scrupoli.

Come e perché abbia senso temere un’implosione di più vasta portata lo scoprirà, con crescente sgomento, il lettore di queste pagine.

Se poi si possa sperare in contromisure efficaci – e in quali, dopo la disastrosa e vacua proliferazione di codici etici che ha segnato il decennio appena trascorso – è l’interrogativo di fondo cui Rossi offre qui una prima e radicale risposta.

In conclusione un saggio shock, “scritto di getto”, come confessa lo stesso autore.

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S&P: «Manovra insufficiente ad abbassare il debito pubblico»

Fonte: Il sole24ore.it

Secondo l’agenzia di rating statunitense, pur a fronte di una manovra 2009-2011 da 31 miliardi di euro, «l’alto livello del debito pubblico e l’onerosa spesa per interessi dell’Italia continueranno a limitare la sua flessibilità finanziaria fino a quando non vi sarà sufficiente volontà politica nell’affrontare le cause alla base del malessere del Paese: un settore pubblico sovradimensionato e inefficiente, una debole struttura di bilancio che ha portato ad una crescita rapida della spesa corrente, un sistema pensionistico oneroso, e le richieste che ricadono sul bilancio dello Stato a fronte di un sistema di federalismo fiscale ancora in fase di definizione».

Secondo Trevor Cullinan, analista del credito di S&P, «secondo quanto accaduto in passato, quando il precedente Governo Berlusconi in carica dal 2001 al 2006 comunicò obiettivi similari mancando però nella loro implementazione, la possibilità di alleggerire il peso del debito non dipenderà solo da quanto programmato in tema di politiche di bilancio, ma soprattutto dalla completa e puntuale esecuzione di tali programmi».

E «le attese in merito ad un più energico intervento nella direzione di un consolidamento fiscale» sono ostacolate «dal peggioramento delle prospettive di crescita del prodotto interno lordo del paese. I vecchi ostacoli alla crescita economica sul lato sia delle infrastrutture fisiche ed istituzionali, sia delle rigidità strutturali del sistema paese, in particolar modo quelle del mercato del lavoro, non sono state ancora affrontate con decisione».

«La crescita potenziale dell’economia – conclude S&P – continua a rimanere bassa ed il grado di competitività internazionale del paese rimane sotto pressione con perdite di quote di mercato nelle esportazioni. Nel lungo termine, le prospettive di crescita potrebbero ridursi ulteriormente, anche alla luce del profilo demografico dell’Italia».

Fmi: Sale rischio per l’economia globale

Fonte Il sole 24 ore.it

«I mercati finanziari globali continuano a restare fragili e gli indicatori di rischio sistemico rimangono elevati. Per numerose categorie di prestiti, la qualità del credito ha iniziato a deteriorare con il calo dei prezzi degli immobili e il rallentamento della crescita economica».

Lo afferma il Fondo Monetario Internazionale (Fmi) nell’aggiornamento del Global Financial Stability Report, mettendo in evidenza che «anche se le banche sono riuscite a portare a termine con successo gli aumenti di capitale, i loro bilanci subiscono nuove pressioni e i loro titoli scendono. È dunque sempre più difficile rafforzare ulteriormente i capitali e il rischio di un’interazione negativa fra l’aggiustamento del sistema bancario e l’economia reale cresce».

L’attuale crisi finanziaria internazionale riserverà nuove sorprese sui conti delle banche?

Continua a leggere ‘Fmi: Sale rischio per l’economia globale’


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