Isae: Forte calo a luglio, cala l’indice di fiducia in ordini e produzione

Inchiesta mensile ISAE presso le imprese manifatturiere ed estrattive (luglio)

Centro Studi Confindustria: frena l’economia europea

Le più recenti aspettative degli imprenditori italiani – rilevate dall’Isae, fra l’1 e il 18 luglio, presso il consueto campione di 4mila imprese industriali – sull’evoluzione a breve termine della domanda (ordini) e dell’attività produttiva indicano, al netto della componente stagionale, un nuovo sensibile deterioramento nelle prospettive congiunturali, dopo otto mesi di calo pressoché ininterrotto, seguito all’andamento altalenante (ma con tendenza al declino) dei primi tre quarti del 2007.

Mostrano, in particolare, una netta flessione le attese sull’andamento della produzione e quelle sull’evoluzione a breve termine degli ordini e della domanda, sul mercato interno così come su quello estero; scende fortemente la fiducia degli operatori, che si porta sui valori minimi degli ultimi sette anni (ottobre 2001, sotto l’effetto degli attentati dell’11 settembre).

E’ ancora più orientato al pessimismo, riguardo alle tendenze a breve dell’economia italiana, il clima di opinione degli operatori sullo scenario interno.

Si consolidano, poi, gli effetti di freno sulla domanda estera, a causa dei vincoli all’attività di esportazione, dell’apprezzamento dell’euro rispetto al dollaro e dei dubbi sulle prospettive di tenuta della ripresa internazionale, in un contesto sempre condizionato dal caro petrolio e dalle crescenti pressioni competitive (aumenta la concorrenza della Cina, dei paesi extraeuropei e degli Stati Uniti, dato anche l’effetto cambio).

A livello territoriale, la fiducia è in calo in tutte le regioni, ma la flessione è più marcata nel Centro e nel Mezzogiorno.

Il saldo (destagionalizzato) delle risposte, per quanto concerne la tendenza degli ordini e della produzione a 3-4 mesi, si è attestato in luglio, rispettivamente, a +3 e +5 (+9 e +10 in giugno).

Le imprese interpellate si mostrano pessimiste sull’andamento della produzione e accentua il segno negativo, dopo la risalita del secondo trimestre 2007 e la flessione nei mesi successivi, il saldo dei giudizi sul portafoglio ordini, in un contesto di valutazioni che avevano visto, nella seconda metà del 2006, i saldi delle risposte diventare positivi per la prima volta dal dicembre 2000.

Esse mettono in evidenza, inoltre, un orientamento di maggiore pessimismo sulla situazione economica generale del paese, una volta esauriti gli effetti del risultato elettorale sul quadro politico interno, già percepito come sufficientemente stabile.

Ciò dovrebbe significare una conferma della fase di prolungato ristagno che caratterizza il recente ciclo congiunturale, in cui ha stentato ad avviarsi un processo di ripresa, sia pure a ritmi moderati.

Le aspettative sull’evoluzione della congiuntura internazionale hanno contribuito a consolidare la posizione competitiva delle aziende italiane, ma le previsioni sulla domanda estera sono via via apparse in deterioramento; crescono, poi, le incertezze sui prossimi mesi, legate al rallentamento ciclico in atto.

La tendenza sia della domanda che della produzione è indicata in aumento da appena il 15% delle imprese intervistate, una quota che accelera la discesa sulle precedenti medie trimestrali.

Accentuano il saldo negativo in luglio, con un deterioramento rispetto ai mesi precedenti, i giudizi sull’evoluzione del portafoglio ordini, mostrando un nuovo declino, al netto della stagionalità, sia sul mercato interno che su quello estero.

La tendenza della domanda, in particolare, torna negativamente orientata nei comparti dei beni intermedi e in quelli di investimento, un po’ meno nei beni di consumo.

Un andamento sostanzialmente in linea a quello degli ordini caratterizza le attese sulla produzione negli stessi comparti, con i beni di consumo meno penalizzati.

Indicazioni sfavorevoli, anche se con segnali intermittenti fra i settori, arrivano dai mercati internazionali; per la domanda estera le previsioni segnalano una tendenza all’indebolimento, mentre si rafforzano le tensioni sui prezzi di vendita, influenzati dai persistenti forti rialzi nelle quotazioni del petrolio e di molte materie prime industriali, peraltro contenuti dalla rivalutazione del cambio.

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