Per chi lavora Trichet?

Brevi note sulla teoria e cause dell’inflazione.

L’ inflazione è una caratteristica strutturale dei sistemi economici contemporanei.

È uno degli effetti più importanti della crisi economica di uno Stato.

Inflazione una vecchia conoscenza:

Anche durante la Guerra del Peloponneso (431 – 404 a.C.) tra Atene e Sparta si verificò un periodo di grave inflazione associata a recessione a causa del perdurare della guerra che sottraeva artigiani ed agricoltori al lavoro ed al commercio.

Un’inflazione molto grave si verificò durante il tardo periodo repubblicano nell’antica Roma quando lo Stato, per poter continuare a finanziare le campagne militari, alterò la lega metallica delle monete abbassando il titolo (la quantità) di metallo prezioso in esse contenuto.

Inflazione in tempi più recenti:

I dati degli ultimi anni mostrano nei paesi sviluppati una ascesa del livello dei prezzi, culminata negli anni Settanta con lo scoppio di processi d’inflazione diffusi e di notevole entità, anche per effetto di fattori di carattere internazionale, come la crisi petrolifera e l’aumento dei prezzi delle materie prime.

Secondo la teoria quantitativa della moneta, che prima della seconda guerra mondiale ha dominato la letteratura sull’inflazione (teoria che era compendiata nell’equazione dello scambio o formula di FiSHER PQ=MV) (1), un aumento della quantità della moneta avrebbe provocato necessariamente un aumento del livello dei prezzi, che si faceva dipendere unicamente da fattori monetari.

Negli anni Trenta la validità di questa teoria fu criticata da Keynes, secondo il quale l’offerta di moneta può influenzare ,la produzione e l’occupazione.

L’inflazione veniva spiegata come un fenomeno connesso ad un eccesso di domanda globale: se la domanda di beni risulta essere maggiore del prodotto nazionale vi sarà un incremento dei prezzi.

Se i lavoratori reagiscono per difendere il valore reale del loro reddito, ottenendo un aumento dei salari, questo si scaricherà sui costi di produzione e quindi sui prezzi, innescando una spirale inflazionistica « prezzi-salari-prezzi ».

Inoltre l’aumento generalizzato delle materie prime (shock dell’offerta aggregata), a cusa di una domanda maggiore rispetto all’offerta anche questo fenomeno comporterà un aumento delle  materie prime che dovrà essere scaricate sui costi di produzione e quindi sui prezzi ( l’esempio è sotto gli occhi di tutti con il greggio ai massimi storici, e con un aumento continuo delle altre materie prime).

Quindi occorre  distinguere tra due casi principali e cioè l’inflazione da domanda e l’inflazione da costi.

Anche l’inflazione da costi procede con andamento a spirale: l’aumento dei prezzi fa aumentare i salari e porta ad un’ulteriore aumento dei costi da parte delle imprese che aumenteranno i prezzi, e così via… I rimedi possibili, secondo le teorie post-Keynesiane, propongono una politica dei redditi a tutti i livelli e l’agganciamento degli aumenti salariali all’aumento della produttività.

È necessario un patto sociale tra lavoratori e datori di lavoro di cui lo Stato si renda garante. Allo stesso tempo lo Stato deve intervenire con la lotta all’evasione fiscale e controllando la dinamica dei prezzi delle tariffe applicate ai servizi di pubblica utilità.

Solo con la combinazione di tutti questi elementi si può chiedere ai lavoratori e pensionati di fare dei sacrifici perché questi porteranno poi a dei benefici.

Deflazione la cura dal rischio perverso:

La deflazione consiste nel riportare la moneta alla sua originaria parità, ricostruendo l’equilibrio sia sul mercato interno (quello dei prezzi) sia sul mercato esterno (i cambi), operando in due modi:

A) portando in avanzo il bilancio dello Stato, con l’introduzione di nuove tasse facendo aumentare le entrate e allo stesso tempo tagliare la spesa pubblica diminuendo le uscite ed infine distruggendo l’avanzo di bilancio.

B) Oppure emettendo un prestito pubblico di cui si distrugge il gettito, pur continuando a pagare gli interessi ai sottoscrittori.

Con questi metodi, distruggendo una certa quantità di moneta, si riduce il “medio circolante” e perciò l’offerta di moneta.

La deflazione presenta però seri inconvenienti, per questo è stata definita inflazione a specchi rovesciati, perché alla fine danneggia i ceti sociali più deboli; infatti, riducendo la spesa pubblica lo Stato diminuisce gli interventi in servizi sociali.

L’ultima su Mario Draghi, è quasi insignificante, e pieno di contraddizioni, grida l’allarme povertà diffusa ma appoggia la politica monetarista restrittiva della BCE, che è sucida, in una situazione di chiara stagflazione importata, dovuta a due fattori principali :

– lo shock petrolifero

– La Globalizzazione che impone uno shock di richiesta di lavoro salariato o subordinato, basti pensare che ci sono 518 milioni di bambini far 5 e 15 anni che vengono usati come forza lavoro nei paesi del BRIC e dintorni.

( I lavoratori, dei paesi emergenti, sono una riserva di forza lavoro sempre pronta e disponibile, in questo senso la domanda è superiore all’offerta. Basti pensare che storicamente il maggiori aumenti salariali si sono avuti in periodi di piena occupazione, e questo è stato possibile, per il semplice rovesciamento del paradigma della domanda e dell’offerta.)

Mai come oggi, queste parole del grande Lord Inglese sono attuali:

“ Supponiamo che vi siano due paesi dove i fattori della produzione abbiano esattamente la stessa efficienza e che intrattengano relazioni commerciali e finanziarie simili quelle oggi esistenti, [……]

Si supponga che il partito degli alti salari ( qui Keynes intende aumento salariale a completo carico dell’imprenditore) raggiunga i suoi obbiettivi in un paese, ma non nell’altro. Ne consegue che il capitalista riceverà una più alta remunerazione del capitale investito nel paese con bassi salari.

Di conseguenza preferirà investire i suoi capitali in quei paesi dove sono meglio remunerati.
Ne consegue che il paese degli alti salari subirà una maggiore disoccupazione[……].

In conclusione le conseguenze di una estrema libertà dei mercati che viene concessa alla finanza che investe all’estero dove viene meglio retribuito l’investimento dei capitali, a causa di una diversità storica e socioeconomica mi a sempre turbato.

Fino a che punto è legittimo investire in paesi con condizioni socioeconomiche diverse godendo dei vantaggi dei bassi salari, aumentando e migliorando gli utili delle nostre aziende Nazionali. J.M.Keynes 1930″

Approfondimenti:

Slide file pdf pag 8 : Teoria dell’Inflazione di: T. Cozzi e S. Zamagni, “Economia Politica”, Il Mulino, 1994

Anwar Shaikh: Una spiegazione dell’inflazione e della disoccupazione. – Una sfida alla teoria economica liberale.

Note:

1) I monetaristi e la «Nuova macroeconomia classica»

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