Archivio per 12 luglio 2008

Che cosa racconteremo ai figli che non avremo?

Ad un incontro tra l’amministrazione comunale di Bientina con una delegazione di ragazzi palestinesi – incontro organizzato all’interno di un progetto di cooperazione promosso da Arci Valdera – si è molto discusso del concetto di libertà.

Tema delicato e mai banale, soprattutto se pensato da una prospettiva distorta come quella dei territori palestinesi.

Ed ecco che dalle prime interpretazioni (si è liberi quando per strada nessuno ti perquisisce, quando per andare a scuola non devi attraversare tre o quattro check point con militari armati…), si è passati rapidamente a riflessioni molto più profonde e infinitamente più amare: si è liberi quando non solo il corpo, ma anche il pensiero può muoversi ed esprimersi; quando un intero popolo può emanciparsi da una condizione di povertà e indigenza grazie alle proprie forze; quando si ha un’identità riconoscibile e non imposta da altri; quando si può legittimamente rivendicare una storia passata senza percepirla come recisa dal presente e dal futuro; quando si può progettare una vita che abbia prospettive, speranze.

Pensieri e parole – espresse con voci ferme e tanta serietà – di ragazzi di quattordici, quindici anni, che abitano a Ramallah, a Betlemme.

Adolescenti. Con il cellulare, certo, vestiti di t-shirt colorate e con scarpe da ginnastica. Ma con una consapevolezza, scaturita da un vissuto drammatico alle spalle, che non ha uguali nei coetanei italiani. Già preoccupati per il proprio avvenire, per ciò che non potranno costruire in Palestina, proprio come non ci sono riusciti i loro genitori – percepiti come una generazione sconfitta, annichilita. Già coscienti di dover scegliere a breve – se non subito – tra un esilio che gli permetta magari di studiare, laurearsi e lavorare all’estero, o un restare che li vincoli e li costringa a vivere nella paura, rischiando ogni giorno che la rabbia e il senso di impotenza li conducano verso scelte violente, suicide.

Di fronte a ciò, un qualsiasi abitante dell’emisfero cosiddetto “Occidentale” (e il pensiero corre a Edward Said, palestinese, e al suo Orientalismo), rabbrividisce percependo la scollatura che si apre tra l’avere quattordici anni qui ed averli a Gaza.

Eppure il brivido non ci deve accecare. Perché libertà è anche vivere facendo esperienze adeguate all’età, stare in un contesto (uno stato, una comunità, una famiglia) che ci lasci il tempo di crescere e di maturare, che non acceleri questi processi.

A quattordici anni si deve essere liberi di giocare e di innamorarsi, anche di essere futili e superficiali. Non si può essere seri a diciassette anni, scriveva Rimbaud. Di sicuro si deve poter essere spensierati.

Questa mancanza di libertà – inscindibile da tutte le altre indicate dai ragazzi palestinesi – è un furto inaccettabile. Un furto di cui probabilmente loro – gli adolescenti – non si rendono pienamente conto, immersi come sono nel flusso rapido e caotico di un conflitto sempre rinnovato, di una cattività imposta.

Un furto di tempo, che poi è vita. Una illiberale costrizione a crescere di colpo.

L’adolescenza da vivere in quanto tale, dunque.

Ma anche la maturità da vivere in quanto tale!

Se a quattordici anni deve essere prioritaria la formazione (scolastica, sentimentale, caratteriale), a ventiquattro anni – o trentaquattro anni… – diventa prioritaria la piena, totale autonomia.

La capacità – preceduta dalla possibilità – di non dover dipendere economicamente da nessuno, di scegliere il proprio destino.

E se voliamo rapidamente dalla Palestina all’Italia, ecco che qualcosa di illiberale sta accadendo anche qui, ormai con sempre maggiore costanza.

Non si tratta di togliere libertà ai nostri adolescenti (il problema in Italia è semmai opposto), quando di toglierla ai giovani adulti, ai figli degli anni settanta e ottanta, a coloro che hanno vissuto – parlo in termini generazionali ovviamente – una lunga adolescenza e adesso devono uscirne.

E’ la libertà di avere lavori dignitosi, costi della vita adeguati agli stipendi, possibilità di trovare casa, di creare nuove imprese, di procreare. L’autonomia non si dà, è ovvio, non si può dire “sii libero!”.

Ma certamente si può facilitare, favorire. E la politica ha anche questo compito: creare condizioni (spesso solo mantenerle) che permettano l’autonomia.

Quando un governo non ha ciò come priorità, sotto forma di impellenti provvedimenti da varare immediatamente – o almeno da mettere “in cantiere” – quel governo sta rubando la libertà ai propri cittadini, al di là di quale nome politico si appropri il suo leader.

Le decisioni dei primi mesi del Governo Berlusconi sono sciagurate non solo perché riconfermano una gestione privata della Repubblica, garantendo solo i diritti di uno o di pochi, ma anche e soprattutto per questo: perché non vedono che in Italia un’intera generazione non è libera.

Al contrario, è imprigionata nelle case dei genitori, incatenata alla precarietà, ammanettata ai nepotismo e ai baronati.

Questa generazione vuole liberarsi, proprio come i ragazzi di Nablus lo vogliono. Non è un paragone troppo azzardato, specialmente se prendiamo in considerazione il concetto di libertà più profondo espresso dagli adolescenti palestinesi ospiti a Bientina: poter progettare il proprio futuro in autonomia.

Noi non abbiamo conflitti armati (non più almeno), intifade, razzi ed elicotteri da guerra a minacciarci quotidianamente.

Ma abbiamo milioni di giovani che potrebbero non arrivare mai ad essere madri e padri, ad avere una casa, ad avere una pensione. Le politica deve costantemente trovare soluzioni nuove, plausibili e moderne a questi problemi.

E il Partito Democratico si sta impegnando a farlo.

Perché se non c’è libertà senza pace, spesso il rischio è anche che non ci sia pace senza libertà.

Dario Carmassi ( Segretario del Circolo del PD di Bientina)

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Nel 2007 la rivalutazione del Tfr è stata superiore al rendimento dei fondi

Fonte: Estratto Focus BNL – N. 27 del 11/07/2008

Il difficile momento dei mercati finanziari ha condizionato, almeno in parte, le scelte operate dai lavoratori in merito all’adesione o meno ai fondi pensione.

Dal punto di vista dei rendimenti il 2008 è stato un anno negativo per i fondi pensione che hanno registrato una performance inferiore a quella del Tfr.

Il rendimento medio dei fondi pensione negoziali è stato infatti pari al 2,1%, i fondi pensione aperti hanno chiuso l’anno con un rendimento negativo (-0,4%), a fronte di una rivalutazione del Tfr pari al 3,1%.

Operando il medesimo confronto in un arco temporale più esteso, il quinquennio 2003-07, il rendimento cumulato dei fondi pensione negoziali risulta pari al 25% e quello dei fondi aperti al 25,5%, circa dieci punti più elevato rispetto alla rivalutazione del Tfr.

Tuttavia in un’ottica previdenziale, per definizione di lungo periodo, un confronto quinquennale è da considerarsi comunque limitato per trarre indicazioni significative.

Continua a leggere ‘Nel 2007 la rivalutazione del Tfr è stata superiore al rendimento dei fondi’

Procedure tecnico-amministrative per la realizzazione di opere Pubbliche.

Procedure tecnico-amministrative per la realizzazione di opere Pubbliche.

Il diritto dei lavori pubblici negli ultimi decenni ha formato oggetto di innumerevoli interventi legislativi e regolamentari che gli hanno fatto acquisire una propria autonoma fisionomia nel contesto delle più generali materie del diritto amministrativo e del diritto privato.

Tale produzione legislativa si è però non di rado sviluppata in modo disorganico, determinando il lievitare di dubbi e perplessità sia sul piano dell’interpretazione dottrinaria sia soprattutto su quello operativo.

Il Ministero dell’Ambiente, consapevole di questa situazione, nella quale gli operatori del settore sono costretti ad agire tra mille incertezze, ha perciò deciso di realizzare due testi che possano costituire per il responsabile del procedimento e direttore dei lavori momento di chiarimento di possibili dubbi e strumento di rapida consultazione pratica.

La redazione dei volumi è stata affidata a due esperti giuristi, gli avvocati Matteo Mazzone e Cesare Loria, noti agli addetti del settore per essere autori di altre numerose ed importanti opere in materia di lavori pubblici.

Gli Autori hanno perseguito e raggiunto l’obiettivo di coniugare proficuamente un taglio pratico e sintetico con svariati profili di approfondimento interpretativo e spunti di riflessione generalmente oggetto esclusivo di studi accademici.

I testi sono corredati da utili schemi di atti e provvedimenti, la cui redazione è stata curata dal dr. Andrea Centrella.

Il Ministero si augura di agevolare, con la pubblicazione dei presenti volumi, il corretto espletamento dei vastissimi e delicati compiti che leggi e regolamenti attribuiscono alla competenza del responsabile del procedimento e del direttore dei lavori, in materia di lavori pubblici.

Il Responsabile Del Procedimento.

Scarica il Manuale – file pdf pag. 302

Il Direttore Dei Lavori

Scarica il Manuale – file pdf pag 118

Note:

– In alcune parti dei due Manuali sono uguali, infatti ci sono procedure e responsabilità tra il responsabile del procedimento e il direttore dei lavori che si integrano.

– Lo scopo di divilgare questi due manuali, è quello di fornire uno strumento agile ed agevole, a  coloro che sono stati eletti a svolgere  una funzione pubblica per conto la Comunità. La lettura in caso di necessità può aiutare a formare opinioni libere e personali, è chiaro e sottointeso che comunque la lettura dei  Manuali non può mai sostituire il parere di un legale esperto in materia, sopratutto su casi complessi.

– Un’altro scopo importate, per un partito che si chiama Democratico e che fa proprie le procedure della Democrazia, è quello di fornire strumenti utili al cittadino che intende approfondire maggiormente le sue conoscenze, per poter intervenire in un dibattito pubblico con cognizione di causa.

La povertà soggettiva in Italia

La soglia di povertà rimane lontana. Sui single pesano le rinunce ai lussi

L’Isae presenta gli ultimi dati sulla povertà soggettiva ricavati dall’inchiesta sui consumatori.

Secondo l’Isae gli individui (e le loro famiglie) sono classificati come «soggettivamente poveri» quando dichiarano di disporre di un reddito inferiore a quello che loro ritengono necessario per condurre una vita «dignitosa», ovvero «senza lussi ma senza privarsi del necessario».

Si tratta cioè di un concetto diverso: più ampio di quelli riportati dalle statistiche ufficiali, che fanno riferimento esclusivamente ad una povertà economica, cioè alla scarsità di risorse.

Reddito Effettivo e Reddito Necessario

Ad esempio, gli ultimi dati sulla povertà relativa stimata dall’Istat forniscono per il 2006 una soglia pari, per un single, a 582 euro (il 60% del consumo medio pro-capite) ed un’incidenza pari all’11,1%.

Viceversa, la soglia di povertà soggettiva dell’Isae è decisamente più elevata e pari, nell’ultimo periodo di rilevazione (luglio 2007-giugno 2008), a poco più di 1.300 euro mensili per le persone sole, a 1.800 euro per le coppie, crescendo fino a 2.700 euro per i nuclei numerosi (con almeno cinque componenti). Inoltre, la soglia è variabile in funzione delle risorse familiari e dell’area di residenza, essendo crescente all’aumentare del reddito e più alta al Centro-Nord rispetto al Mezzogiorno.

Povertà Soggettiva Per Condizione Occupazionale

Anche il tasso di incidenza della povertà soggettiva è molto elevato, a paragone con la povertà relativa dell’Istat: secondo l’Isae, il 70% circa delle famiglie percepisce il proprio reddito come inadeguato per condurre una vita dignitosa.

Una delle cause dell’impoverimento delle famiglie secondo L’IRES CGIL è la mncata restituzione del Fiscal Drag, sulle buste paga che dal2002 ad oggi a fatto perdere 1.200,00 euro.

Approfondimenti:

Comunicato stampa ISAE file pdf pag 2

La Nota Mesile ISAE completa di graficifile pdf pag 10

Altri dati:

La Repubblica: Restituire il fiscal drag, altrimentifino ad oggi ogni lavoratore a perso 1.200,00 Euro.

Il Corriere Della Sera:La forbice si allarga nei momenti di crisi- Le opinioni a confronto di Megale (Cgil), Tronti (Istat), Rossi (Pd)

Clicca sull’immagine sotto per andare al Dossier salari dell’IRES CGIL


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