Archivio per 9 luglio 2008

Draghi: dai tassi dei mutui rischio rilevante per famiglie e imprese

L’aumento dei tassi di interesse rappresenta «un rischio particolarmente rilevante» per le imprese e le famiglie italiane: coinvolge il 90% delle imprese con prestiti e il 70% delle famiglie con mutui.

È uno dei temi caldi presi in esame dal Governatore Mario Draghi nel suo intervento all’assemblea dell’Abi, l’associazione bancaria italiana (Il testo dell’intervento di Mario Draghi).

Durante l’incontro è stata nuovamente alimentata la polemica sull’introduzione della Robin Hood Tax che ha aumentato il prelievo fiscale per banche, assicurazioni e compagnie petrolifere a favore delle fasce di popolazione a più basso reddito.

Secondo Draghi i rischi che le imprese la scarichino sui clienti esiste.

Immediata la replica del ministro dell’Economia, Giulio Tremonti ( prima si tassavano gli operai).

«L’esposizione delle imprese e delle famiglie italiane al rischio – ha poi precisato Draghi sul problema tassi d’interesse- è particolarmente rilevante, data l’alta quota dei prestiti a breve termine o indicizzata ai tassi a breve: circa il 90% del totale per le imprese, oltre il 70% per i mutui alle imprese». Il Governatore chiede quindi alle banche di «adottare una prudente politica di accantonamenti a fronte di perdite future».

I fattori che portano alla stagnazione dell’economia italiana.

Sulla situazione delle famiglie, che mostrano la corda sul fronte dei consumi, ormai in costante calo e verso i minimi dal 2002, l’aumento dei prezzi ha portato in un anno ad una riduzione del 3% del reddito disponibile e frenerà del 2% i consumi entro l’anno. I salari sono infatti tornati ai livelli di 15 anni fa, ma i costi del lavoro per le imprese italiane sono invece cresciuti del 30%.

Ed è un fatto che il divario tra «capacità di spesa dei lavoratori e la capacità competitiva delle imprese riflette la stentata crescita della produttività, la mancata discesa dell’elevata imposizione fiscale e l’effetto dell’inflazione».

Per Draghi è questo insieme di fattori che sta «alla base della stagnazione della nostra economia».

Tassi Bce, primi effetti positivi dalla nuova stretta.

Nei giorni successivi al rialzo dei tassi di interesse da parte della Bce, ha detto Draghi, «la tendenza all’aumento delle aspettative di inflazione desunte dai mercati finanziari si è arrestata; sembra avviarsi una loro riduzione». Con questa mossa i banchieri centrali hanno inteso «contribuire a evitare il rischio che i rialzi dei prezzi internazionali dell’energia e dei prodotti alimentari diano avvio a una rincorsa salari-prezzi» e «riportare gradualmente l’inflazione su valori coerenti con la stabilità dei prezzi nel medio termine».

Evitare gli errori degli Anni 70.

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Consumi: le famiglie tagliano sugli alimentari

Consumi, primo calo dal 2002: le famiglie tagliano sugli alimentari

ISTAT: I consumi delle famiglie Anno 2007- 08/07/2008 – file pdf pag.11

Dopo l’allarme della Confcommercio la conferma dell’Istat: calano i consumi delle famiglie italiane ed è la prima volta che accade dal 2002.

Nonostante, infatti, la spesa media mensile di ciascun nucleo sia aumentata passando dai 2.461 euro del 2006 ai 2.480 del 2007 (più 0,8%, pari alla non astronomica 19 euro) la crescita dei prezzi ha di fatto reso più debole il potere di acquisto delle famiglie.

Ecco perché nel 2007 c’è stato, per la prima volta negli ultimi sei anni, un calo in termini reali dei consumi.

Da nord a sud gli italiani si sono attrezzati, sfruttando l’innato talento nell’arte di arrangiarsi, per contenere il volume di beni totali acquistati. In alternativa, o sfruttando abilmente il mix tra le due strategie, hanno scelto prodotti più economici o di qualità inferiore. È quanto emerge dalla statistica sui consumi delle famiglie diffusa ieri dall’Istat.

« Si Registra un decremento reale della spesa, è quanto emerge dalla statisticha  ISTAT sulle condizioni economiche e qualità della vita. Negli scorsi anni i consumi erano fermi, ora stanno calando. L’ultima riduzione risaliva al 2002».

Aumenta inesorabilmente  l’affitto mensile per l’abitazione di 43 euro mensili per un totale di 516 euro l’anno.

Nel 2007, in particolare, la spesa per alimentari e bevande (che copre il 18,8% del totale dei consumi) è rimasta stabile: 466 euro contro i 467 del 2006.

Ma, rivela l’Istat, «sono sempre più numerose, oltre il 30%, con picchi del 50% al sud, le famiglie che dichiarano di aver limitato l’acquisto di prodotti o di aver scelto quelli di qualità inferiore».

Una strategia che il 33,2% dei nuclei applica all’acquisto del pane, il 38,5% a quello della pasta. Per carne, pesce e frutta sono rispettivamente il 45,3%, il 47,4% e il 43,2% le famiglie che o comprano meno o scelgono prodotti meno pregiati.

Le strategie per il risparmio, rileva l’istituto di statistica, sono messe in pratica lungo tutto lo Stivale.

Al nord questa ricetta per contenere le uscite è applicata dal 30% dei nuclei per il pane e dal 39% per carne e pesce. Al centro sono rispettivamente il 36% e il 47 per cento. Al sud, invece, si supera il 50 per cento. Ed è in aumento anche la quota di famiglie che comprano generi alimentari negli hard discount, passate dall’8,6 al 9,7 per cento.

Crescono, invece, le spese non alimentari (dai 1.994 euro del 2006 ai 2.014 del 2007). Ma non è una libera scelta: si tratta piuttosto di voci incomprimibili come la sanità (per l’aumento dei ticket) e i costi della casa.

In calo pronunciato l’acquisto di abbigliamento e calzature, con un 60% delle famiglie che dichiarano di aver contenuto la spesa o essersi rassegnate alla scelta di prodotti più scadenti.

In calo anche la quota di spesa per combustibili ed energia, arredamenti ed elettrodomestici e servizi per la casa.

Aumenta di 33 euro la rata media mensile del mutuo casa dal 2005 al 2007 per un totale annuo di 396 euro l’anno (e purtroppo con l’ultimo aumento di luglio voluto dalla BCE di di un quarto di punto questo capitolo di spesa è destinato ad aumentare ulteriormente)

Più contenute rispetto al 2006 anche le uscite economiche per comunicazioni, tempo libero e cultura.

Cresce invece la quota di spesa totale destinata ai tabacchi: le sigarette aumentano, lo stress anche e smettere diventa più difficile.

«Per fortuna le condizioni climatiche favorevoli dell’inverno 2007 hanno salvato in parte i bilanci familiari, consentendo di risparmiare sui combustibili e l’energia per il riscaldamento».

Comuni in rosso, stretta record

Fonte: Il sole24ore.it

ISTAT: Conto economico trimestrale delle A.P. I trimestre 2008 – file pdf. pag.7

Pioggia di sconti per gli enti locali virtuosi, e sforzo raddoppiato per quelli fuori linea.

Le correzioni governative in corso di formalizzazione traducono in numeri il principio della «premialità» nella finanza pubblica locale, e dividono la lavagna di Comuni e Province nelle colonne dei buoni e dei cattivi.

I primi, che hanno chiuso il 2007 in positivo, escono dai meccanismi restrittivi del Patto: a loro non viene chiesto alcun miglioramento, e anzi chi ha centrato gli obiettivi fissati dalla Finanziaria per il 2007 potrà addirittura aumentare la spesa. L’impegno per ristrutturare i conti pubblici, di conseguenza, si concentra su sindaci e presidenti con i bilanci in rosso: l’anno prossimo dovranno alzare il proprio saldo del 54%, e del 60% se non hanno rispettato il Patto 2007.

Alla fine del triennio 2009/2011, nei Comuni in deficit che non hanno centrato gli obiettivi dell’anno scorso il miglioramento dei conti dovrà toccare la cifra record del 180%. Chi oggi ha un deficit di un milione, in pratica, dovrà chiudere in nero per 800mila euro.

Non solo: se gli enti locali nel loro complesso centreranno gli obiettivi di comparto (1.650 milioni nel 2009), un altro sconto ad hoc, sotto forma di somme ulteriori che escono dai calcoli del Patto di stabilità, sarà destinato agli enti “virtuosi”, individuati sulla base dell’autonomia finanziaria e della rigidità strutturale del bilancio.

Sarà il ministero dell’Economia a fissare con decreto gli indicatori, modulandoli a seconda delle aree geografiche e della dimensione degli enti.

Anche la disciplina dell’indebitamento locale taglia in due le amministrazioni locali (si veda Il Sole-24 Ore di ieri). La pagella si baserà sul rapporto fra stock del debito ed entrate correnti (esclusi i trasferimenti). L’Economia fisserà l’asticella, e chi avrà un debito inferiore potrà aumentarlo di un punto in più rispetto agli altri.

Il tema del debito torna anche fra le sanzioni per chi sforerà il Patto: oltre al divieto di reclutare nuovo personale, già introdotto dalla prima versione del Dl 112, gli enti che dal prossimo anno non centrano gli obiettivi non potranno ricorrere all’indebitamento per finanziare gli investimenti.

Il via libera a mutui e obbligazioni scatterà solo per chi potrà mostrare all’istituto di credito un certificato che attesta il rispetto del Patto.

Il Governo torna anche sull’articolo 62 del Dl (lo stop di un anno agli strumenti derivati), precisando anche il divieto di emissione di obbligazioni bullet (con rimborso di tutto il capitale in unica soluzione alla scadenza).

Buoni e cattivi tornano a unirsi nella nuova sforbiciata ai costi della politica locale. Dal 1° gennaio indennità e gettoni di sindaci e consiglieri andranno tagliati del 20%, e viene sospesa ogni possibilità di aumento.

I compensi degli amministratori locali trascinano in basso anche quelli per i cda delle società interamente partecipate: non solo perché le loro buste paga sono collegate a quella di chi guida l’ente, ma anche perché cambiano i parametri: al presidente spetta il 70% (e non più l’80%) dell’indennità del sindaco o del presidente di Provincia, e ai consiglieri il 60% (invece del 70%). La norma si estende anche alle partecipazioni indirette.

Una porzione di sacrifici colpisce le consulenze dei dipendenti pubblici: il 10% del compenso sarà trattenuto dall’ente che conferisce l’incarico, e versato al bilancio dello Stato. La Funzione pubblica, inoltre, invierà alla Corte dei conti la lista nera degli enti che non comunicano le consulenze.

Intanto ieri vertice al ministero dell’Interno tra il ministro Maroni e i sindaci delle città metropolitane. Al termine il primo cittadino di Milano Letizia Moratti anticipa l’ipotesi di una legge delega per superare l’istituzione della provincia dove esiste una metropoli.


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