Perché siamo antipatici. La sinistra e il complesso dei migliori prima e dopo le elezioni del 2008

Uno dei problemi della sinistra è l’abuso di schemi secondari.

Quelle che Karl Popper chiamava ipotesi ad hoc, le scappatoie contro l’evidenza empirica.

Le “scuse” insomma, con cui giustificare i fallimenti delle proprie ideologie dinanzi agli altri e, soprattutto a se stessi.

A destra «non esiste e non è mai esistito nulla di paragonabile all’immenso sforzo della cultura marxista di occultare i fatti, povertà, lavori forzati, repressione del dissenso e di edulcorare le evidenze storiche dissonanti, dall’Unione sovietica alla Cina e a Cuba».

Fonte del post che segue: La Stampa.it “Antipatici di sinistra l’ultima follia” del 13/06/2008

Perché siamo antipatici. La sinistra e il complesso dei migliori prima e dopo le elezioni del 2008 di Ricolfi Luca

Al voto con un candidato premier quintessenza dei salotti romani.

Luca Ricolfi,torna con una nuova edizione aggiornata del saggio “Perché siamo antipatici?”, sottotitolo La sinistra e il complesso dei migliori prima e dopo le elezioni del 2008 (Longanesi, pp. 233, Euro.15).

Anticipiamo uno stralcio della postfazione.

Il governo Prodi è stato un disastro, ma non solo per le ragioni che i dirigenti del Pd hanno riconosciuto, ossia la litigiosità della coalizione e l’incapacità di decidere sulle questioni più spinose (sicurezza, infrastrutture, liberalizzazioni, televisione, coppie di fatto).

Alla fine dell’esperienza di governo: la pressione fiscale era salita, il numero delle famiglie che «non ce la fanno ad arrivare alla fine del mese» era aumentato del 57%, la criminalità (anche grazie all’indulto) era ai massimi storici, l’economia era in brusca frenata, il deficit pubblico – in barba al «risanamento» – era più o meno il medesimo ereditato da Tremonti nel 2006.

La Finanziaria per il 2007 aveva consapevolmente e irresponsabilmente frenato la crescita, quella per il 2008 aveva peggiorato i conti pubblici anziché migliorarli, come normalmente ci si aspetta da una Finanziaria.

Di fronte al dipanarsi di un simile disastro, i dirigenti del Pd hanno adottato la classica politica dello struzzo.

Prima, pur essendo di gran lunga la forza più importante dell’Unione, hanno ceduto il timone alla sinistra massimalista, rinunciando a far sentire forte e chiara la voce dei riformisti.

Poi, non avendo avuto a suo tempo il coraggio di combattere la propria battaglia dentro il governo, hanno difeso l’operato di Prodi nel modo più cieco e spudorato. […]

Insomma il governo Prodi aveva ben operato, ma ora era giunto il momento di proseguire l’opera senza il freno dei quattro birichini della sinistra massimalista.

Nel programma del Pd si cercava di ridurre il ricorso alle ambiguità, alle perifrasi, ai «né né», ai «ma anche».

Così, senza rendersene conto, Veltroni e compagni reintroducevano nel ragionamento politico quelle medesime figure – figure dell’ossimoro, le si potrebbe chiamare – che con tanta fatica avevano cercato di espungere dal linguaggio.

Nello stesso tempo, nel ragionamento che avrebbe dovuto convincere gli elettori a votare il nuovo partito, si metteva in campo la più macroscopica delle contraddizioni: vogliamo voltar pagina, ma proseguendo l’azione del governo Prodi, scarichiamo gli alleati, ma non li abbiamo combattuti a viso aperto quando governavamo con loro.

In questo titanico sforzo di rendere logico un ragionamento politico che lo era assai poco, Veltroni vanificava lo sforzo di ripulitura della lingua in cui pure si era lodevolmente impegnato. Meno astrazioni, meno giochi verbali, meno ambiguità nell’enunciazione del programma.

Ma un enorme sofisma nell’impianto generale del discorso: il governo uscente ha fatto bene, e proprio per questo dovete votare me che voglio cambiar rotta. Una sorta di credo quia absurdum, cui a quanto pare gli elettori (troppo razionali?) non hanno ritenuto di prestar fede. […]

Non aver capito che il governo Prodi era indifendibile, e che il Pd per essere credibile  doveva prenderne le distanze già molto prima della sua caduta, non è l’unico errore di valutazione di Veltroni.

L’altro è non aver capito quella che si potrebbe definire l’altra faccia del complesso dei migliori.

La credenza in una superiorità morale della sinistra, per cui «noi» rappresentiamo la parte migliore del paese, mentre «gli altri» ne rappresentano la parte più gretta, non solo è controproducente perché offende l’elettorato di destra, ma ha anche una precisa funzione identitaria.

Essa ha permesso e permette di fornire una pseudo risposta a una domanda alla quale, dai tempi di Berlinguer, la sinistra non è più stata in grado di rispondere: chi siamo e chi rappresentiamo noi di sinistra?

È a questo che è servito, negli ultimi 25 anni, il mito della società civile.

Da quando gli operai e i giovani hanno abbandonato la sinistra, e la sua base sociale coincide sempre meno con i veri deboli (difesi da nessuno) e sempre di più con i garantiti (già iperprotetti dai sindacati), la sinistra stessa si è reinventata come rappresentante dell’Italia migliore: l’Italia che ha buon gusto, parla educatamente, ama l’arte e la cultura, rispetta le istituzioni, si impegna per le buone cause, non pensa al proprio «particolare» ma solo al bene comune.

Che cosa c’entra Veltroni? direte voi.

C’entra eccome. Veltroni ha capito che non poteva continuare con il razzismo etico, ossia con la credenza lungamente alimentata di un’inferiorità morale dell’elettorato di destra, ma non ha capito che il passo successivo non poteva essere quello facile e universalistico di includere tutti, secondo il classico riflesso pavloviano del veltronismo.

Il passo successivo doveva essere quello di individuare una base sociale, ovvero i soggetti cui il discorso del Pd era primariamente rivolto.

E il passo successivo ancora doveva essere quello di avviare anche in Italia quella rivoluzione anti-snob che fu una delle fondamentali carte vincenti con cui, a metà degli anni 90, Tony Blair aveva svecchiato e riavvicinato alla gente il consunto Labour Party. Sul piano comunicativo, infatti, il primo problema della sinistra italiana è la sua immagine elitaria e anti-popolare, il suo presentarsi come una squadra di autocrati illuminati, di seriosi e impermeabili custodi del bene e della cultura.

Di questa drammatica distanza dalla sensibilità popolare, di questo deficit di radici sociali, Veltroni è parso invece del tutto ignaro. […]

Con l’immagine salottiera e poco ruspante che la sinistra post-berlingueriana si ritrova addosso, con la sua mancanza di radicamento nel territorio, con la sua distanza culturale dalle regioni del Nord, presentarsi alle elezioni con un candidato premier che è la quintessenza del bel mondo di Roma, delle sue terrazze e dei suoi salotti, era già un azzardo notevole.

Non rendersi conto dell’azzardo, e non prendere alcuna contromisura compensatrice, è stata un’incomprensibile follia.

Annunci

giugno: 2008
L M M G V S D
« Mag   Lug »
 1
2345678
9101112131415
16171819202122
23242526272829
30  

Contattaci

Circolo Bientina

  • Primarie 2009

Varie Bientina

Siti di area PD

  • Area Dem

Dossier Crisi

Dossier Encicliche Sociali

    Articoli Encicliche - Eletti PD

Dossier Articoli Crisi Economica

  • Pulsante keynesiano
  • Lezioni per il futuro

Documenti Crisi Economia Circolo

  • Crisi Globale
  • Focus Economia

Festa Nazionale PD

Link Iniziative

Web TV

RSS New Wikio

  • Si è verificato un errore; probabilmente il feed non è attivo. Riprovare più tardi.

Libreria Circolo

Le Riviste Disponibili Nel Circolo

Libri Disponibili Nel Circolo

Documenti Vari

Documenti Esterni

  • Rapporti

Workig Papers

Link PD

Sito Nazionale

Gruppi Parlamentari

Unione Provinciale

Unione Regionale

Gruppi Regionali

Iniziative Locali

Link Vari Area PD

    Eletti In Toscana

Programmi

Programma PD

New Agenzie

  • New Google Birmania
      • Rasegna stampa pd
      • ANSA IT
      • ANSA Live UE
    • news google

    Sondaggi e Ricerche

    • ipr marketing

    citizen journal

    Link Vari

    Associazioni

      Osservatori

    Democratici Nel Mondo

    • Logo Democratic
    • Sito Barack Obama
    • Sito Hillary Clinton

    Iniziative Umanitarie



    Organismi – Istituti E Commissioni Di Ricerca

    • Unione Europea
    • censis
    • cnel
    • cnel commissione lavoro
    •  glocus logo
    • ISAE
    • ICE
    • Unicamere
    • logo Airi
    • Eurispes
    • Logo APAT
    • FMI
    • WTO
    • Banca Mondiale

      Commissioni

        • Logo Cefass

    Categorie

    Archivio Per Mese