Il trionfo dell´euronoia

Analisi

Il trionfo dell´euronoia

di Lucio Caracciolo

Dopo il no del referendum irlandese al Trattato di Lisbona le cancellerie sono in fermento. Non è la vittoria degli euroscettici ma degli euroannoiati. Ci vuole una terza fase della costruzione europea, con chi ci sta. Nel mondo multipolare abbiamo bisogno di un polo europeo.

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Irlanda i risultati definitivi.

Il “No” ha vinto con il 53,4% dei voti, contro il 46,6 del “Sì”.

Gli elettori che hanno votato contro il trattato europeo sono stati 862.415, mentre a favore si sono espressi 752.451 irlandesi.

L’affluenza è stata di poco superiore al 50% degli aventi diritto.

Gli esponenti del governo, sentiti dalla televisione pubblica Rte, avevano già ammesso di aspettarsi questo risultato. E già dalle prime ore della mattina i sondaggi vedevano in testa i voti contrari al documento.

L’Irlanda e’ l’unico paese ad aver indetto un referendum per approvarlo. I diciotto Stati membri che hanno detto Si’ al nuovo accordo lo hanno fatto per via governativo-parlamentare.

Ed è per questo che Declan Ganley l’uomo d’affari fondatore del gruppo Libertas che ha guidato la campagna contro il Trattato afferma «Una vittoria per la democrazia», «Il popolo irlandese ha mostrato coraggio e saggezza e ha mandato un messaggio forte al primo ministro Brian Cowen, che ora deve andare a Bruxelles e riferire il messaggio degli irlandesi, che vogliono democrazia e responsabilità per l’Ue».

Secondo il quotidiano inglese Independent, Ganley ha stretti rapporti d’affari con il complesso militare-industriale statunitense: i favorevoli al Trattato lo ritengono legato ai neoconservatori Usa, e avrebbe racccolto fondi di dubbia provenienza dall’estero per la sua campagna.

I Commenti:

Barroso: “Il trattato non è morto”. Sulla bocciatura irlandese, si è pronunciato il presidente della Commissione Europea. José Manuel Barroso ha puntualizzato la posizione della Commissione Europea “Diciotto paesi – ha detto Barroso – hanno già approvato il Trattato, l’Irlanda ha votato “No”, ma noi dobbiamo continuare il processo delle ratifiche per sapere esattamente alla fine quali sono le posizioni di tutti i partner”.

Il presidente della Commissione Europea ha ribadito più volte che ora è “troppo presto” per parlare di quali soluzioni potranno essere trovate per andare avanti dopo il “No” irlandese. “Dovremo ascoltare prima il premier irlandese – ha osservato Barroso – e poi i leader europei che si incontreranno giovedì e venerdì prossimi a Bruxelles”.

Barroso ha anche sottolineato che il “No” dell’Irlanda non risolve certamente quei problemi a cui i 27 volevano dare una risposta efficiente ed efficace proprio attraverso il Trattato sottoscritto a Lisbona lo scorso dicembre. Ha tuttavia aggiunto che il risultato irlandese ha lo stesso peso della bocciatura francese della bozza costituzionale nel 2005.

Italia. Il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano: «FUORI CHI BLOCCA L’UE» «Le ratifiche devono continuare fino a raggiungere la soglia dei quattro quinti. Non si può neppure immaginare di ripartire da zero». Ma il capo dello Stato ha aggiunto un concetto ben più pesante: «È l’ora di una scelta coraggiosa da parte di quanti vogliono dare coerente sviluppo alla costruzione europea, lasciandone fuori chi nonostante impegni solennemente sottoscritti minaccia di bloccarli. Non si può pensare che la decisione di poco più della metà degli elettori di un Paese che rappresenta meno dell’1% della popolazione dell’Unione possa arrestare l’indispensabile, e oramai non più procrastinabile, processo di riforma».

Repubblica Ceca. Il premier ceco Mirek Topolanek (la Repubblica Ceca assumerà la presidenza di turno all’inizio del 2009), definisce la bocciatura irlandese una “complicazione politica”, ma ribadisce che l’Unione Europea dispone di una forza contrattuale stabile, che le permette di “funzionare” comunque. “L’Unione ha già affrontato e superato complicazioni di questo livello”, ha aggiunto Topolanek che tuttavia ricorda che “le regole del gioco ci dicono che – se un solo Paese ricusa il processo di ratifica, questo è da considerarsi automaticamente finito”.

Francia e Germania. Parigi e Berlino, pur dispiaciute per il “No”, si augurano in un documento comune che il processo per la ratifica vada avanti. E’ importante che gli altri stati membri dell’Ue che non l’abbiano ancora fatto proseguano con il processo di Lisbona, sottolineano il cancelliere tedesco Angela Merkel e dal presidente francese Nicolas Sarkozy.

“Prendiamo atto della decisione democratica dei cittadini irlandesi con tutto il rispetto loro dovuto, anche se non ce ne rammarichiamo”. In ogni caso, proseguono i due statisti, “il trattato di Lisbona è stato firmato dai capi di Stato e di governo dei 27 stati membri e la procedura di ratifica è già completata in 18 paesi. Speriamo dunque che gli altri stati membri proseguano il processo di ratifica”.

Sarkozy e Merkel si dicono “convinti che le riforme contenute nel trattato di Lisbona siano necessarie per rendere l’Europa più democratica e più efficace e che le permetteranno di rispondere meglio alle sfide che devono affrontare i suoi cittadini”.

Londra. “La Gran Bretagna andrà avanti con la
ratifica del Trattato a dispetto della bocciatura irlandese”. Lo ha assicurato il ministro degli Esteri britannico, David Miliband. Nel Regno Unito i conservatori, all’opposizione, premono da mesi con l’appoggio di gran parte della stampa perché la ratifica avvenga per referendum popolare come in Irlanda. Ma il governo laburista capeggiato da Gordon Brown ha scelto la strada del Parlamento, consapevole che un eventuale referendum sarebbe vinto in modo netto dal “No”, mentre ai Comuni dispone di una comoda maggioranza disposta ad approvare il trattato.

Spagna. Il “No” irlandese è una “notizia non buona”, per il ministro degli esteri spagnolo, Miguel Angel Moratinos, secondo il quale tuttavia “l’Europa non si fermerà” e una “soluzione sarà comunque trovata”. Moratinos ha comunque espresso il suo “rispetto per la volontà del popolo irlandese”.

Portogallo. Luis Amado, ministro degli esteri, parla di “impasse istituzionale” di fronte alla quale “i Paesi dell’Ue dovranno cercare insieme una soluzione dalla crisi in cui l’Europa è piombata”.

Belgio. Il “No” dell’Irlanda al Trattato di Lisbona “non può frenare lo slancio dell’Ue”, afferma il primo ministro, Yves Leterme. E “il voto irlandese – ha detto il ministro degli esteri Karel De Gutch – non è un rifiuto della costruzione europea, ma dimostra ancora una volta la necessità di una riforma delle istituzioni europee per renderle più trasparenti e comprensibili, proprio come prevede il trattato di Lisbona”.

Danimarca. Copenaghen “deplora” il risultato del referendum irlandese, sottolineando come quello di Lisbona “è un buon trattato frutto di parecchi anni di confronto tra i Paesi europei”, afferma il ministro degli esteri Per Stig Moeller.

Polonia. “Il referendum non squalifica il Trattato, e cercheremo il modo più efficace affinchè entri in vigore e non venga dissipata la sua essenza”, ha dichiarato il premier polacco, Donald Tusk.

Estonia e Lituania. Se Tallin sottolinea come l’Irlanda “è uno dei PAesi che più ha beneficiato dei vantaggi dell’Ue”, Vilnius invita Dublino a fare ora una proposta per uscire dalla situazione di impasse.

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