Mercato e democrazia

MERCATO E DEMOCRAZIA. CINQUE GIORNI PER DISCUTERE, RIFLETTERE, CONFRONTARSI.

Sito del Festival Economia Trento

29/05/2008

Trento apre le porte al Festival dell’Economia

Trento ieri città del Concilio, oggi capitale dell’economia. Studiosi di fama internazionale, economisti, sociologi, politici e giornalisti dialogano con il popolo dello scoiattolo

Con “Mercato e democrazia” riparte oggi “quell’idea coraggiosa che è diventata un successo spettacolare” – lo diciamo con le parole di Ralf Dahrendorf ospite della prima edizione – dedicata all’economia e alle grandi questioni del nostro tempo.

Dopo “Ricchezza e povertà” del primo anno e “Capitale umano, capitale sociale” della scorsa edizione, quest’anno il Festival accende i riflettori su un tema che riguarda la vita di tutti con sempre maggiore evidenza.
I grandi cambiamenti della società moderna sono dettati da fenomeni come la globalizzazione che ha determinato l’ingresso nel mercato mondiale di paesi come la Cina, la Russia, ma anche l’avvento dell’informatica e il conseguente grande mutamento della comunicazione, lo spostamento da un continente all’altro di grandi masse di persone, la precarietà del lavoro. Questi e molti altri avvenimenti hanno grandi influenze sull’economia, sulla politica e sulla società in generale.
Dunque quale miglior occasione, se non il Festival dell’economia, per riflettere su “mercato e democrazia” insieme a esperti di fama mondiale?

Dice Tito Boeri coordinatore scientifico del Festival “ci eravamo abituati a credere che non ci potesse essere mercato senza democrazia, ma ci siamo dovuti ricredere”. Infatti, anche i regimi autoritari, per esempio quello del Cile o il grande caso della Cina, tollerano un sistema di mercato. Su questa riflessione continua quindi Boeri: “Non solo i mercati possono coesistere con regimi autoritari, ma dentro ai mercati operano organizzazioni che, al loro interno, non sono affatto democratiche. Le imprese sono, in genere, gestite in modo autocratico. Decide il “boss”, il più delle volte senza interpellare i dipendenti e tutti coloro, fornitori e clienti abituali, che sono portatori di interessi nei confronti dell’azienda”.

Per cinque giorni, dal 29 maggio al 2 giugno, il centro della città di Trento si trasformerà in una grande agorà, dove i giovani e il grande pubblico potranno conoscere “l’economia alla
portata di tutti”, discutendo e confrontandosi con i massimi esperti in materia. La manifestazione si conferma, ancora una volta, come un atteso appuntamento di livello internazionale, lo testimonia anche quel 50% e più di relatori di prestigio provenienti dall’estero.

Nomi affermati sulla scena mondiale, economisti, sociologi, politici ed esperti della comunicazione. Saranno presenti, tra gli altri, Paul Krugman (oggi 29 maggio), docente di Economia e Relazioni Internazionali all’Università di Princeton e alla London School of Economics, opinionista ed editorialista del “New York Times”; Benjamin Friedman, docente di Economia politica presso l’Università di Harvard; Jhon Lloyd, giornalista editorialista del “Financial Times” per il quale è stato per molti anni corrispondente da Mosca; Paul Collier, professore di Economia presso l’Università degli studi di Oxford, dove dirige il Centro Studi sulle economie africane; Egor Gaydar, economista e politico nel 1992 è stato Primo Ministro russo sotto il governo di Boris Eltsin; Luisa Diogo, Primo Ministro del Mozambico dal febbraio 2004. Inoltre, numerosi personaggi della scena pubblica nazionale interverranno nel dibattito: Mario Monti (oggi, 29 maggio), Guido Rossi, Francesco Giavazzi, Luciano Gallino, Sergio Marchionne, Piercamillo Davigo.

Gli incontri sono strutturati in vari format e sono pensati per favorire il dibattito ed il confronto tra il pubblico e i relatori. Nel Forum i protagonisti del mondo dell’impresa, della ricerca, dei media, della politica discutono delle questioni calde dell’economia; Focus è una lente di ingrandimento su un fenomeno all’ordine del giorno nella pubblica opinione; Alla frontiera racconta in presa diretta le ricerche più avanzate, i temi emergenti ed i laboratori di studio più innovativi; Intersezioni apre il dibattito su altre discipline, dalla storia alla sociologia, alla filosofia; i protagonisti del Festival diventano Testimoni del Tempo, raccontando le loro esperienza intellettuali e le loro scelte di vita; i Dialoghi propongono due punti di vista diversi, due modi opposti di guardare ad un problema, due possibili alternative per risolverlo; le Parole chiave sono come un dizionario minimo, con termini fondamentali per orientarsi e farsi un’opinione; Visioni, uno sguardo sul nostro presente e sul nostro prossimo futuro, nelle parole di grandi personalità della cultura iternazionale. La manifestazione si svolgerà, come di consueto, nel centro storico della città, numerosi palazzi di pregio artistico apriranno le loro porte per gli incontri in programma: dal Castello del Buonconsiglio al Palazzo Geremia; da Palazzo Roccabruna, al Teatro Sociale restituito alla città nel 2000 dopo importanti lavori di restauro.

Ognuno di questi luoghi è facilmente raggiungibile, a piedi ed in pochi minuti, da qualsiasi punto della città, per un festival accessibile a tutti e pensato anche per le persone diversamente abili.

Mercato e Democrazia

di Tito Boeri – Responsabile scientifico del Festival dell’Economia

Nella mia vita precedente di economista non accademico, mi è capitato di assistere ad uno sfogo di un funzionario del ministero delle finanze ucraino il giorno della dichiarazione di indipendenza del suo Paese dall’Unione Sovietica.

Era l’addetto alle macellerie, ma non nel senso che spesso si attribuisce a titolari e funzionari dei dicasteri alle finanze: non succhiava il sangue ai contribuenti, ma doveva determinare i prezzi della carne. Aveva un libretto in mano, perfettamente rilegato, che forniva minuziosamente i prezzi di ogni taglio di carne, dal nodino alla lonza. Aveva le lacrime agli occhi nel raccontarmi quanto difficile era stato per lui concordare quei prezzi con il consiglio dei lavoratori, il partito e il sindacato. Ora il libro non veniva più utilizzato, nessuno lo consultava più. Tanto lavoro per nulla!

I mercati funzionano bene proprio quando non ci sono gruppi di compratori e venditori che si accordano tra di loro per fissare un prezzo. Le relazioni devono essere impersonali, meglio non conoscersi per nome e cognome ed essere in tanti, sia da una parte (chi vende) che dall’altra (chi acquista). Non c’è bisogno di eleggere propri rappresentanti, di delegare a qualcuno la scelta di chi a chi dare che cosa. Le massaie possono influire sul prezzo della pasta o del caffè comprandone di più o di meno o cambiando il proprio fornitore. È, nel suo genere, una forma di democrazia diretta, che non sopporta autorità.

Forse anche per questo i paesi dell’ex blocco sovietico, quando hanno imboccato la strada della democrazia, hanno adottato con grande entusiasmo un’economia di mercato. Forse anche per questo non si vedono in giro democrazie senza mercati. Ma non sembra vero il contrario.

Ci eravamo abituati a credere che non ci potesse essere mercato senza democrazia, ma ci siamo dovuti ricredere. Sì, ci possono essere regimi totalitari che tollerano la presenza di mercati. Chi non se n’é accorto col Cile di Pinochet, paese piccolo e regime durato meno di 20 anni, ha dovuto poi fare i conti con il caso, il grande caso, della Cina. Non si poteva e non si può ignorarlo.

Non solo i mercati possono coesistere con regimi autoritari, ma dentro ai mercati operano organizzazioni che, al loro interno, non sono affatto democratiche. Le imprese sono, in genere, gestite in modo autocratico. Decide il “boss”, il più delle volte senza interpellare i dipendenti e tutti coloro, fornitori e clienti abituali, che sono portatori di interessi nei confronti dell’azienda. Se il boss rende conto a qualcuno, è agli azionisti, ma ci sono sempre o quasi sempre alcuni azionisti che contano più degli altri, indipendentemente dal numero di azioni che hanno in mano. Non c’è il suffragio universale in azienda. Spesso non c’è neanche il suffragio.

Il fatto che esistano al mondo mercati senza democrazia e che il mercato pulluli di organizzazioni non democratiche non significa che un’economia di mercato possa sopravvivere a lungo senza democrazia.

La crescita economica, misurata nell’arco di decenni, sembra essere più forte nei regimi democratici che in quelli totalitari. Questi ultimi comportano maggiori fluttuazioni nel corso del tempo nei grandi aggregati economici (reddito, consumi, investimenti).

E i regimi democratici, in genere, generano minori disparità di reddito delle dittature, ci consegnano società meno diseguali. Tutto questo permette che ci sia maggiore consenso attorno all’operato dei mercati.

La democrazia serve alla sopravvivenza di un’economia di mercato perché porta alla creazione di istituzioni che difendono i mercati dai suoi nemici e che rimediano ai fallimenti dei mercati. Senza queste istituzioni, sistemi di leggi, apparati chiamati ad applicarle, autorità di regolazione dei mercati, chi ha maggiore potere economico riuscirebbe a soffocare la concorrenza. Ha sempre la voglia matta di farlo e può trovare insospettabili alleati che lo sostengano nella sua azione di soffocamento dei mercati, magari tra le stesse organizzazioni dei lavoratori. Senza sistemi di protezione sociale adeguati, ad esempio, è difficile che il mercato trovi molti sostenitori, si creano margini di consenso per politici che chiedono di imporre dazi e tariffe.

Difendono i monopoli ma possono essere ascoltati da lavoratori in ansia per un posto minacciato dalla concorrenza internazionale.

Non tutte le democrazie sono ugualmente efficienti nel regolare i mercati e nel costruire una infrastruttura a loro protezione. Sempre più economisti studiano i sistemi elettorali, il ruolo delle lobby e i meccanismi di selezione della classe politica, consapevoli dei loro effetti sulla dimensione ed efficienza dei mercati.

Studiano anche il pluralismo nell’informazione e le sue relazioni con la concorrenza nel sistema televisivo e nella carta stampata.

Guardano con preoccupazione all’intreccio fra potere economico e potere mediatico – un problema molto forte nel nostro paese dove i primi cinque quotidiani sono posseduti da grandi gruppi industriali – convinti che un’informazione inadeguata sulla situazione finanziaria delle imprese possa impedire lo sviluppo dei mercati.

Non c’è in questa scelta solo l’interesse distaccato dello studioso, ma anche un impegno civile, democratico.

Queste analisi ci servono oggi a valutare i rischi, sempre presenti, di una degenerazione delle nostre democrazie. Forse un giorno ci serviranno anche a individuare le chiavi per promuovere sviluppi democratici in quei regimi totalitari che oggi hanno un’economia di mercato.

Approfondimenti:

DOSSIER completo con video-  sul sito del sole 24 ore.it

Articoli:

Passera: «La crescita bassa mette a rischio la democrazia»

Paul Krugman: «Sorry, il mercato può esistere anche senza democrazia»

Monti: «Governare la globalizzazione: Europa in mano ai più forti senza Antitrust»

Alitalia, Marcegaglia: «Subito la ristrutturazione per evitare il commissariamento»

Marchionne: auto ibrida entro dieci anni per combattere l’inquinamento

Nucleare, il “sì, ma” di Alberto Clò: «Non si illuda la gente sui tempi e sui costi»

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