Il 15% delle famiglie non arriva a fine mese, il 50% vive con 1.900 euro al mese.

Periodo di riferimento: Anno 2007  – Diffuso il: 28 maggio 2008

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Alucuni dati:

Il 15% delle famiglie non arriva a fine mese, il 50% vive con 1.900 euro al mese. Sono le famiglie in cui sono presenti figli minori e quelle composte da persone sole quelle più esposte a condizioni di disagio e più spesso in ritardo nei pagamenti.
Il quadro emerge dal Rapporto annuale dell’Istat sulla situazione del Paese presentato alla Camera dei deputati.
Il rapporto specifica che il reddito netto delle famiglie residenti in Italia nel 2005 é pari in media a 2.300 euro mensili, inclusi gli effetti dei trasferimenti monetari – circa 700 euro al mese (se si includono i fitti imputati delle abitazioni – quasi 450 euro – il reddito netto mensile sale a 2.750 euro).
Le famiglie in cui il principale percettore é una donna guadagnano, in media, il 27 per cento in meno rispetto alle altre. In particolare, le famiglie composte da donne anziane sole, nel 2005, hanno percepito un reddito netto medio inferiore ai 12 mila euro (995 euro mensili).
Nel Paese coesistono, ha spiegato il presidente dell’Istat Luigi Biggeri, realtà economiche e sociali «solide ed avanzate, in alcuni casi di eccellenza, ma anche aree deboli e di vulnerabilità dei contesti settoriali e territoriali, delle imprese, delle famiglie, degli individui».

Per rilanciare l’economia italiana, secondo il presidente dell’Istat Luigi Buggeri, sono necessari «interventi energici» su consumi e investimenti, ma per il futuro c’è «prudente ottimismo».
Ampia forbice fra i redditi di Nord e Sud. Profonde e persistenti le differenze sul territorio: il reddito delle famiglie del Mezzogiorno è pari a circa tre quarti di quello delle famiglie del Centro-nord. Se nel calcolo del reddito si comprendono anche i fitti imputati, le differenze territoriali risultano addirittura maggiori.Secondo i dati, il 20% delle famiglie con i redditi più bassi percepisce circa l’8 per cento del reddito totale, mentre il 20% delle famiglie con i redditi più elevati percepisce una quota pari a circa il 38% e ha un reddito medio circa cinque volte superiore.
Le retribuzioni crescono poco. Le retribuzioni in Italia crescono decisamente meno che in altri paesi europei. In 10 anni, dal 1995 al 2006, le retribuzioni orarie reali sono aumentate infatti del 4,7% a fronte di una crescita cinque o sei volte più consistente registrata in Francia e in Svezia. In linea con quelli italiani, invece, gli aumenti registrati in Spagna, Paesi Bassi, Germania. Particolarmente contenuto anche lo sviluppo della produttività del lavoro. Nel periodo considerato, infatti, è cresciuta di appena il 4,7%, mentre la media dell’Unione europea a 15 segna un aumento del 18 per cento.

Aumenta il peso dei mutui. L’onere dei mutui pesa molto sul portafoglio delle famiglie italiane. Il 13% delle famiglie sopporta gli oneri di un mutuo per l’abitazione di proprietà (erano il 12% nel 2004) e paga una rata (comprensiva degli interessi e della quota di rimborso del capitale) di 559 euro al mese. Rata che, mediamente, era di 469 euro nel 2004, con un’incidenza sul reddito salita dal 16,5 al 19,2 per cento. Nel complesso, le spese per l’abitazione di queste famiglie “ammontano a 811 euro al mese (da 702 nel 2004), con un’incidenza sul reddito passata dal 24,7 al 27,9%”. A pagare le conseguenze degli aumenti, per l’Istat, sono principalmente le coppie più giovani.
Disoccupazione in calo, ma aumentano gli inattivi. Cala la disoccupazione, ma non aumenta significativamente il tasso di occupazione: si allarga, semplicemente, l’area di inattività, spesso legato alla rinuncia a trovare un’occupazione. Secondo l’Istat nel 2007 coloro che si sono mostrati interessati a lavorare ma scoraggiati nella ricerca di un’occupazione sono stati quasi tre milioni, circa 318mila unità in più rispetto al 2004. Tra chi cerca lavoro comunque l’intensità della ricerca è maggiore a Centro nord rispetto al Sud. La ricerca del lavoro rimane prevalentemente affidata ai canali informali: conoscenti, amici e parenti cui ricorre il 76% dei disoccupati. Il ricorso ai centri per l’impiego e alle Agenzie per il lavoro riguarda circa un terzo dei disoccupati. Pochi inoltre coloro che trovano lavoro tramite i centri per l’impiego. Nel biennio 2005-07 il servizio pubblico è riuscito a collocare 95mila persone, solo il 4,1% di coloro che vi si sono rivolti.
Cresce il numero degli immigrati. Cresce in maniera consistente il numero degli immigrati in Italia. Il «Rapporto annuale Istat», in base alle stime di gennaio 2008, registra la presenza di 3,5 milioni, pari al 5,8% del totale dei residenti. In crescita di 300mila unità i romeni per circa 300.000, che contribuiscono a portare alla metà del totale gli immigrati dai Paesi dell’Est europeo, sia comunitari che extracomunitari. Dopo i romeni (640.000), vengono gli albanesi (400.000), i marocchini (370.000), i cinesi (160.000) e gli ucraini (135.000). Gli stranieri residenti in Italia sono prevalentemente giovani o in età attiva: uno su cinque è minorenne, la metà ha fra i 18 e i 39 anni. Risiedono soprattutto nelle regioni dell’Italia settentrionale: il 36,3% nel Nord-Est, il 27,3% nel Nord-Ovest, il 24,8% nel Centro e l’11,6% nel Sud e nelle due Isole. In particolare, proporzioni superiori al 10% del totale degli stranieri si riscontrano in Lombardia, Veneto, Emilia-Romagna e Lazio.
Sistema delle imprese. Negli ultimi 10 anni l’economia italiana è cresciuta meno rispetto alle maggiori economie europee. Nell’ultimo decennio la crescita del Pil in termini reali registrata nel Belpaese è in media dell’1,4% l’anno, mentre nell’Unione europea a 27 è del 2,5 per cento. La dimensione media delle imprese italiane, dove si registrano poco meno di 4 addetti, è la più bassa d’Europa anche se il lieve aumento (la media Ue a 27 è scesa a 6,5 addetti per impresa). Le performace migliori fra il 1999 e il 2005 si registrano nel settore manifatturiero, le peggiori nell’industria. Segnali di recupero dalle microimprese dell’abbigliamento, della lavorazione di minerali e della fabbricazione di radio e tv.

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