La paura e la speranza

La paura e la speranza

Europa: la crisi globale che si avvicina e la via per superarla

Dal sito dell’editore:

Abbiamo i telefonini ma non abbiamo più i bambini. Non solo. Come in un mondo rovesciato, oggi il superfluo costa meno del necessario. Puoi andare a Londra con 20 euro, ma per fare la spesa al supermercato te ne servono almeno 40.

Doveva essere l’età dell’oro: non è così. Sale il costo della vita, dal pane alle bollette; i mutui si mangiano i bilanci delle famiglie; stiamo consumando le risorse del pianeta; i segnali che vengono dal mondo non sono segnali di pace.

Giulio Tremonti ha da tempo compreso ciò che sta lentamente emergendo nella consapevolezza comune: la globalizzazione, tanto celebrata, ha un lato oscuro, fatto di disoccupazione e bassi salari, crisi finanziaria, rischi ambientali, pericolose tensioni internazionali.

E, per l’Europa in cui viviamo, di un doppio declino: cadono sia i numeri della popolazione, sia i numeri della produzione.

Con un’analisi sferzante e autorevole, Tremonti ci racconta le cause della situazione attuale, i passi falsi della politica e le spietate dinamiche della finanza internazionale, delineando i contorni della crisi globale di cui ogni giorno vediamo al telegiornale i singoli episodi. Ma cerca anche di indicare una strada percorribile per superare questo momento, per vincere la paura e tornare alla speranza.

La pianta della speranza non può nascere solo sul terreno dell’economia, ma soprattutto su quello della morale e dei principi.

Si tratta di rifondare la politica europea a partire da sette parole d’ordine: valori, famiglia e identità; autorità; ordine; responsabilità; federalismo.

E in tutti questi campi bisogna ritornare alle radici dell’identità europea, in un percorso che va nella direzione opposta e contraria rispetto al ’68 e ai suoi errori.

Ben oltre un semplice richiamo al protezionismo o al conservatorismo, questo libro è il manuale di montaggio della “fortezza Europa” contro l’attacco dell’Asia e contro la tempesta, sempre più violenta, che sta arrivando dalla globalizzazione.

Alcuni Passaggi del Libro:

È finita in Europa l’«età dell’oro». È finita la fiaba del progresso continuo e gratuito. La fiaba della globalizzazione, la «cornucopia» del XXI secolo. Una fiaba che pure ci era stata così ben raccontata. Il tempo che sta arrivando è un tempo di ferro.

Il prezzo delle merci e del petrolio, il prezzo del denaro e degli alimentari — invece di scendere, salgono.

Low cost può ancora essere un viaggio di piacere, ma non la spesa di tutti i giorni. Un viaggio a Londra può ancora costare meno di 20 euro, ma una spesa media al supermercato può costare ben più di 40 euro. Come in un mondo rovesciato, il superfluo viene dunque a costare assurdamente meno del necessario.

Cosa è successo? È successo che in un soffio di tempo, in poco più di dieci anni, sono cambiate la struttura e la velocità del mondo. Meccanismi che normalmente avrebbero occupato una storia di lunga durata, fatta da decenni e decenni, sono stati prima concentrati e poi fatti esplodere di colpo. Come si è già visto in tante altre rivoluzioni, quella della globalizzazione è stata preparata da illuminati, messa in atto da fanatici, da predicatori partiti con fede teologica alla ricerca del paradiso terrestre.

Il corso della storia non poteva certo essere fermato, ma qualcuno e qualcosa, vedremo chi e che cosa ne ha follemente voluto e causato l’accelerazione aprendo come nel mito il «vaso di Pandora», liberando e scatenando forze che ora sono difficili da controllare.

È così che una massa di circa un miliardo di uomini, concentrata prevalentemente in Asia, è passata di colpo dall’autoconsumo al consumo, dal circuito chiuso dell’economia agricola al circuito aperto dell’economia di «mercato».

È una massa che prima faceva vita a sé: coltivava i suoi campi e allevava i suoi animali per nutrirsi; raccoglieva la sua legna per scaldarsi; non aveva industrie.

Ora è una massa che non è più isolata, che comincia a vivere, a lavorare, a consumare più o meno come noi e insieme a noi, attingendo a quella che una volta era la nostra esclusiva riserva alimentare, mineraria, energetica.

È una massa che non ha ancora il denaro necessario per comprare un’automobile, ma ha già il denaro sufficiente per comprare una moto, un litro di benzina o di latte, un chilo di carne. I cinesi, per esempio, nel 1985 consumavano mediamente 20 chilogrammi di carne all’anno, oggi ne consumano 50.

Se il numero dei bovini da latte o da carne che ci sono nel mondo resta fisso, ma sale la domanda di latte o di carne, allora i prezzi non restano uguali, ma salgono anche loro.

E lo stesso vale per i mangimi vegetali con cui si allevano gli animali e, via via salendo nella scala della rilevanza economica, per quasi tutti i prodotti di base tipici del consumo durevole e poi per tutte le materie prime necessarie per la nascente e crescente produzione industriale: l’acciaio, il carbone, il petrolio, il gas, il cotone, le fibre, la plastica per far funzionare le industrie.

La squadratura che si sta così determinando, tra offerta che resta fissa e domanda che cresce, ha avuto e avrà nel mondo un effetto strutturale sostanziale: la salita globale dei prezzi. E dunque del costo della vita.

La Riflessione:

Con questo saggio che è terzo in classifica assoluta, primo in classifica per la saggistica, il libro “La paura e la speranza” di Giulio Tremonti è stato di aiuto per il terremoto politico del 13 e 14 Aprile che vede alla guida del paese il CD con una maggioranza ampia, in barba ad una legge elettorole che a detta di molti politici non è proprio il massimo per la stabilità democratica.

Il libro lo letto appena uscito, ed ho subito esternato le mie riflessioni anche all’interno del Circolo del PD.
Il Saggio è diviso in due parti:

La prima parte, è una lucida analisi della catastrofe a cui stiamo andando incontro a testa bassa. Sembra impossibile leggere Tremonti che scrive cose tipo:

Come se l’universo fosse un supermercato, stiamo consumando il futuro dei nostri figli, con il rischio di farlo tanto in fretta da vedere noi stessi il risultato delle nostre azioni.

La seconda parte: invece Tremonti crede di poter discutere su ogni cosa a partire dai valori occidentali, e dalle radici giudaico-cristiane.

Questa parte è per me la più oscura e siccome non sono in grado di discettare su Dio e radici culturali, rimango più con i piedi per terra e la evito dichiarando la mia ignoranza in merito. E vi rimando alla visione di un breve filmato redatto dall’infedele che è da brivido……..Aggiungo però che fra:

– Il concetto di Nemico di Carl Schmitt che richiama alla guerra, dove è implicito l’eliminazione dell’altro per l’acquisizione del potere politico in quanto appunto nemico.

–  E quello più Democratico di avversario, che richiama una competizione sportiva per la conquista del potere politico, competizione che deve avvenire all’interno delle regole del gioco comunemente condivise.

IO PREFERISCO LA SECONDA.

Ma ritorniamo all’argomento del POST. il filo conduttore del saggio e basato sulle paure di questo secolo globalizzante, e Tremonti le cavalca da grande cavallerizzo lanciando messaggi tipo:siamo di fronte ad una emergenza che ci porta verso la fine delle risorse, siamo di fronte ai peggiori disastri ambientali.

E poi ancora, parla di crolli finanziari imminenti, di banche rapaci, di consumismo dissennato, di politica compiacente.

Responsabile di tutto è?

La globalizzazione, e quello che Tremonti chiama “mercatismo”, per evitare di dire “Anarcocapitalismo” che essendo collegato al liberismo- liberalista pensiero politico-filosofico tanto caro a Berlusconi (più perché è miliardario che per la conoscenza del pensiero politico in se), e che lo stesso Giulio sa di non poter mettere apertamente in discussione pena il ricovero in una clinica per malati di mente.

Il dogmi dominanti, quando si discutono, si deve fare in modo di far credere che si parli di altro.

Mi verrebbe quasi voglia di dire : FINALMENTE UNO CONVITO E ILLUMINATO CHE SA “COME USCIRE DALLA CRISI ECONOIMICA”.

E sarei in buna compagnia nel farmi ammaliare dai suoi ragionamenti, visto che al suo saggio sono state dedicate due trasmissioni intere L’Infedele e Otto e Mezzo, ma non solo gli sono state dedicate intere pagine dai maggiori quotidiani nazionali.

Ma tutto questo non era sufficiente……mancava lo sdoganamento politico, quello lo ha ricevuto dall’onorevole G. Melandri, che nel confronto a porta a porta poco prima delle elezioni afferma “ il suo libro è interessante, e sui contenuti potremmo anche discutere, ma non è il programma del PDL purtroppo e quello è un’altra cosa”.

Se una signora come G. Melandri allevata a pane e politica, fa certe affermazioni e non è la sola a sinistra a farle, perché anche F. Bertinotti ha speso parole di apprezzamento in merito, noi non possiamo fare altro che incuriosirci, e domandarci perché?

Proveremo a rispondere al perché su tre fronti:

– il primo dal punto di vista dello stato Democratico occidentale,

– il secondo invece cerca di capire a quale abbeveratoio attinge il Tremonti economista,

– il terzo a quale targhet di utenti era rivolto il messaggio politico.

– Reinterpretazione del messaggio in chiave Democratica.

Se la democrazia occidentale non è una finzione, le forze vive della società, attraverso le vie della rappresentanza politica, devono governare lo Stato ed esserne governate modulando in equilibrio nuovi il rapporto Stato-mercato.

Per continuare a mantenere le conquiste sociali del Welfare (di cui siamo tanto orgogliosi giustamente), le cui tre tappe fondamentali sono:assistenza ai poveri, previdenza per i lavoratori, sicurezza e servizi sociali alla popolazione, in queste tre tappe ci sono degli appelli etici alla carità, alla giustizia, alla solidarietà (i nostri valori).

Ciascuno di questi valori ha un risvolto di motivazione utile: la salvezza dell’anima, la pace sociale, il benessere collettivo. Dove non giungono più disinteressate motivazioni religiose o di etica laica entrano in gioco le ragioni del diritto.

Il diritto ha assorbito le politiche di Welfare, costruendo dirimpetto alle leggi i diritti sociali garantiti dalla Costituzione: come il diritto al lavoro, il diritto all’abitazione, il diritto alla salute, il diritto all’ambiente.

Sono diritti condizionati alle risorse collettive ed attraverso il grado della loro effettiva messa in pratica si misura non solo la fedeltà di una politica di Welfare al bene comune, ma anche la cultura della solidarietà esistente nella grande convivenza sociale.

Per questo motivo nelle Democrazie evolute, non c’è differenza fra grande impresa o piccola impresa, ma si è d’accordo che “ l’unica differenza possibile è fra l’impresa socialmente responsabile e quella che non lo è” è socialmente responsabile l’impresa che rispetta le regole condivise (il patto Democratico).

Quindi nelle Democrazie occidentali c’è una forte egemonia verso la responsabilità sociale e finora questa egemonia si è concretizzata soprattutto sul Welfare.

E’ stato Gramsci a dare alla parola egemonia un senso specifico di “capacità di direzione della società” fondata sulla convinzione delle masse che i valori difesi da un gruppo egemonico sono valori universali.

Il potere politico assieme a tutte le altre forme di potere e d’autorità nella società deve essere sempre sostenuto, per essere efficace, da un’egemonia.

Naturalmente vi possono essere dei poteri senza egemonia, dittature o regimi imposti dall’occupante,o egemonie senza potere, ad esempio la presunta egemonia culturale dei comunisti in Italia negli anni Sessanta e Settanta.

Nella lunga durata comunque prevale il potere che rappresenta una reale egemonia di un blocco storico di interessi.

Le egemonie si svuotano quando cessano di essere attuali.

Perché ogni egemonia è legata all’attualità, alla capacità dei gruppi dirigenti di far fronte all’attualità nel senso di controllare o governare quel fattore che di volta in volta rende il futuro radicalmente diverso dal passato.

In conclusione:

Il Tremonti No Global si rivolge alla società Democratica e responsabile socialmente per gridargli che è in pericolo, e individua il nemico nella Globalizzazione barbara e selvaggia, che mette a rischio le conquiste sociali del vecchio continente.

La domanda di Welfare in Europa è destinata a crescere e L’Europa non vuole e non può rinunciare al suo Welfare, ma per salvarlo e rafforzare lo Stato sociale ci vogliono riforme incisive e risorse economiche.

Per fare le riforme, ci vuole “più politica”, ossia più democrazia e più forza dei governi (innanzitutto a livello Europeo).

Il ruolo dello stato in tal senso deve essere meno invasivo ( altrimenti affonderebbe tutto il suo pensiero liberale, espresso in altri saggi a partire da “ Stato Criminogeno”) e più sussidiarietà, più terzo settore, più volontariato, più istituzioni sociali, più comunità.

Ma c’è un problema è che entrambi i presupposti politici richiedono un consenso ampio, che non può che fondarsi su un capovolgimento della cultura del ’68 ( e qui è in linea con Nicolas Sarkozy ).

Quindi necessita secondo la visione comune della destra Europea, il ripristino di alcuni valori fondamentali: l’autorità, il senso di responsabilità individuale, la cultura dei doveri, la solidarietà comunitaria.

Tremonti sa bene che senza il sostegno convinto delle masse popolari a simili valori, anche i sogni del riformismo liberal sono destinati a scontrarsi contro gli egoismi individuali, contro le resistenze delle mille corporazioni e contro la forza delle lobby.

La quantità dei problemi che l’Europa deve affrontare è enorme ed occorre più cresciuta, anche perché è bene non dimenticare che negli ex paesi dell’est che ora fanno parte della U.E., sono in condizionì socioeconomiche di poco superi a quelli Asiatici.

Ed è per questo che Tremonti afferma “non si può rispondere a problemi globali con soluzioni locali”.

Ma per attuare tutto ciò ci vuole un consenso ampio che deve essere per forza una espressione di consenso politico a livello  Europeo.

Ora passiamo all’esplorazione di un’altra parte del pensiero di Giulio, quale è il suo economista di riferimento? ( anche se lui si guarda bene da nominarlo).

Il Buon Giulio sie è sforzato nel ripetere che questo non è un saggio di Economia,lo ripete a destra e a manca.

Ma noi sappiamo bene che se uno parla di dazi per proteggere le nostre imprese socialmente responsabili, da una competizione sleale da parte dei paesi Asiatici in quanto si basa esclusivamente sul dumping sociale, è ovvio che di fatto affronta un tema di politica economica.

Forse siamo di fronte a una riconversione di Tremonti che è diventato Keynesiano?

Mai come oggi queste parole sono attuali:
“ Supponiamo che vi siano due paesi dove i fattori della produzione abbiano esattamente la stessa efficienza e che intrattengano relazioni commerciali e finanziarie simili quelle oggi esistenti, [……]
Si supponga che il partito degli alti salari ( qui Keynes intende aumento salariale a completo carico dell’imprenditore) raggiunga i suoi obbiettivi in un paese, ma non nell’altro. Ne consegue che il capitalista riceverà una più alta remunerazione del capitale investito nel paese con bassi salari.
Di conseguenza preferirà investire i suoi capitali in quei paesi dove sono meglio remunerati.
Ne consegue che il paese degli alti salari subirà una maggiore disoccupazione[……].
In conclusione le conseguenze di una estrema libertà dei mercati che viene concessa alla finanza che investe all’estero dove viene meglio retribuito l’investimento dei capitali, a causa di una diversità storica e socioeconomica mi a sempre turbato.
“ Fino a che punto è legittimo investire in paesi con condizioni socioeconomiche diverse godendo dei vantaggi dei bassi salari, aumentando e migliorando gli utili delle nostre aziende Nazionali.”
J.M.Keynes 1930.

Come la maggior parte degli inglesi, io sono stato allevato al rispetto della libertà di commercio, non solo come una dottrina economica che non può essere messa in dubbio da una persona ragionevole e istruita, ma quasi come un capitolo della legge morale.
Ne consideravo le violazioni come imbecillità e al tempo stesso come fatti perversi.
Ero persuaso che le incrollabili convinzioni liberiste, a cui l’Inghilterra teneva fede da quasi un secolo, fossero insieme la spiegazione di fronte agli uomini e la giustificazione di fronte a Dio della sua supremazia economica.
Ancora nel 1923 scrivevo che il libero scambio era basato su verità fondamentali «le quali, debitamente formulate e precisate, non sono contestabili da nessuno che capisca il significato delle parole» J.M.K..

Per approfondimenti in merito vi rimando al Post Specifico:

Tutti alla corte di Lord Keynes – Recensione ( a modo mio) del saggio “ Come Uscire Dalla Crisi” di Keynes.

Ecco perché il Tremonti pensiero spopola sia al CD che a CS e oltre.

Ma tutto questo fa parte di una strategia politica?

Direi proprio di si, la razionalità umana agisce per raggiungere i propri obbiettivi che sono la soddisfazione dei propri bisogni utilitaristici ( che non vuol dire sempre denaro).

A tale scopo elabora una strategia, cioè una serie di azioni ragionate e programmate al fine di raggiungere un obbiettivo specifico.

Certo Tremonti afferma che l’uscita del libro in concomitanza con le elezioni è casuale, e che lui lo ha scritto nel 2006 ( ma guarda caso esce ora).

Casualità o meno a questo punto poco importa, invece è interessante vedere a quale targhet di utenti politici era rivolto il libro di Giulio, perché di fatto possiamo dire che è un libro incursore verso sinistra.

Proviamo a vedere l’incursione con il grafico delle aree della politica disegnato da R.G. Dahrendorf

Grafico n.1 le aree della politica.

Grafico n. 2 – Coalizioni Politiche in Italiana, alle elezioni politiche del 2006

Grafico n.3 sfondamento tentato da Tremonti per allargare il targhet elettorale. del PDL

Tutto questo era prevedibile?
Si lo era se teniamo di conto del sondaggio di Renato Mannheimer e pubblicato sul corriere della sera del 05/12/2006 dal titolo “L’OSSERVATORIO: Il Grande centro può attrarre un elettore su tre”.

Del resto qualche perplessità l’avevamo già avuta, tanto da scrivere in tempi non sospetti un post specifico da titolo Cosa è il grande centro Democratico, a cui rimandiamo anche per la spiegazione dettagliata di come funziona il grafico di Dahrendorf.

I sondaggi effettuati dopo le elezioni, sembrano confermare quanto già sostenuto in quel POST, che L’Italia non cambia facilmente, e non sono valori Cattolici a fare la differenza….MA E’ STATO L’ANTI-BERLUSCONISMO!!!

Caduto quello e dopo la decisione di Veltroni di andare da solo con il PD, si è aperta l’opportunità per una forte incursione nell’area di centro sinistra, talmente forte che a spiazzato anche l’area di sinistra, cosa c’era di meglio che rispolverare il pensiero di un vecchio Lord Inglese.

MA RIMANE UNA DOMANDA CAPITALE, CHI A VOTATO IL PDL SI PUO’ FIDARE ?

E CHI LO SA!

E poi a me nel vedere il IL PANTHEON DELLA DESTRA CHE VINCE estratto della trasmissione L’infedele mi viene i brivIdi.

Quindi  nel dubbio preferisco rimanere ancorato ad un partito che si chiama Democratico e a nel suo DNA la Democrazia.

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