Così perdiamo il Nord – Riccardo Illy

Autore Riccardo Illy,
Prezzoo € 14,50
Editore Mondadori
Anno 2008
Pagine 98

Così perdiamo il Nord ” Come la politica sta tradendo una parte del nostro paese”

Riccardo Illy, presidente di uno dei gruppi industriali italiani più noti al mondo e uomo politico stimato in tutta Europa, lancia un allarme destinato a lasciare il segno. Forte della sua esperienza pluriennale di governatore del Friuli Venezia Giulia e della sua conoscenza dall’interno dei problemi e dello scontento che serpeggiano in quella parte del Paese che con successo sta affrontando la globalizzazione, lancia un grido d’allarme alla politica e a tutti gli italiani che hanno a cuore il nostro futuro: se andiamo avanti così, perdiamo il Nord!

Il libro di Riccardo Illy Così perdiamo il Nord (scritto con la collaborazione del giornalista del Corriere della Sera Enzo d’Errico) s’incentra sull’analisi delle ragioni per le quali in Nord d’Italia è sempre più scollato dal resto del Paese, per provare a suggerire delle soluzioni alternative a quella di una secessione in realtà poco conveniente anche per i suoi sostenitori.

La riflessione di Illy si articola in uno scenario iniziale (Perché stiamo perdendo il Nord), in quattro capitoli (Federalismo necessario, La minaccia dell’isolamento, Il cittadino tartassato, L’insostenibile leggerezza della busta paga) ed in Conclusioni che contengono proposte in ambito socio-culturale e politico istituzionale).

Mentre altre aree d’Europa, in tempi recenti ancora ritenute arretrate, decollano, in Italia la carenza delle infrastrutture, il monopolismo (di fatto) nell’erogazione di molti servizi, il peso della tassazione sui cittadini e sull’impresa e l’iniquità di alcuni strumenti (come l’Irap), una politica sulle pensioni che non ha sciolto i nodi reali (l’età pensionistica; l’adeguamento al regime contributivo; la separazione tra previdenza e assistenza), una politica sul lavoro che ha confuso precarietà e flessibilità, un’ipertrofia legislativa che va di pari passo con la confusione dei ruoli e l’appesantimento della burocrazia rallentano la crescita, frenano la competitività, ingolfano quella che era la locomotiva dello sviluppo, il Nord appunto.

Nella visione di Illy, il Nord dovrebbe riprendere il suo ruolo trainante in un sistema-paese nel quale il Sud sviluppi terziario e turismo e si faccia “incubatore” d’innovazione.

Decisivi sono gli sblocchi delle ragioni di stagnazione sopra rilevate, da realizzare con una nuova cultura politica i cui segni sono la semplificazione legislativa, la riduzione del numero dei parlamentari, una sussidiarietà che lasci al pubblico alcuni nodi fondamentali (politica estera, sicurezza, difesa e ordine pubblico, le quote rilevanti di scuola e sanità), un preciso decentramento che permetta di riconoscere ruoli e competenze, e, da ultimo, l’applicazione a tutti i livelli del sistema elettorale maggioritario a doppio turno (“alla francese”, per intenderci).

Nel libro aleggiano due fantasmi: quello negativo dell'”uomo forte”, evocato nella parte iniziale come pericolo di una soluzione sbrigativa ai mali acutamente avvertiti dal Nord Italia; quello, positivo, della “polietica” (Illy autocita il libro-intervista di Paolo Maurensig che accompagnò la campagna elettorale del 2003), intesa come assunzione di responsabilità di una classe dirigente che recuperi il rapporto con i cittadini assumendosi l’onere di scelte sgobre da “falsi moralismi e pregiudizi pauperistici”.

Illy non non fa sconti a nessuno, per lui la classe politica italiana, ma soprattutto il centrosinistra, dimostra sempre più spesso di non essere abbastanza vicina alla sensibilità e ai bisogni della parte più ricca, popolosa ed economicamente sviluppata del nostro paese.

Se il fenomeno della cosiddetta “antipolitica” è una realtà che coinvolge principalmente il Nord, è pur vero che questo accade perché nelle regioni settentrionali si è diffuso un senso di isolamento e di incomprensione che non trova risposte nella classe politica.

Come ci mostra Riccardo Illy, tra le imprese e i lavoratori di quella parte d’Italia prevale negli ultimi anni un profondo senso di “accerchiamento”: ci si sente circondati da un’Europa che in molti casi cresce a velocità doppia rispetto a noi e gode di trattamenti fiscali per noi impensabili; da una burocrazia inefficiente e spesso arrogante e, non ultimo, ci si sente soffocati da un senso di abbandono che rischia di dare vita a fenomeni politici pericolosi.

Un libro, in sostanza, nel quale la “questione settentrionale” viene messa a tema come opportunità per un rilancio del sistema-Italia nel suo complesso, sistema nel quale la voce di Illy si candida nei fatti ad assumere una risonanza non periferica, al di là della contingenza delle elezioni regionali, mai citate nemmeno come prospettiva. Sulla base della sua esperienza decennale.

Retro di Copertina

“Stiamo perdendo il Nord. Lo stiamo perdendo perché questa parte d’Italia è già in Europa.A differenza del resto del Paese, che vive questa condizione come una mera collocazione geografica.
Ed essere in Europa significa confrontarsi con un mercato dove i confini sono ormai linee tracciate su una cartina e nulla più.Stiamo perdendo il Nord, perché in molti Paesi confinanti le imposte sul reddito d’impresa sono più basse, gli stipendi sono più alti e le grandi opere vengono realizzate, non solo progettate.

In Spagna la linea ferroviaria ad alta velocità Madrid-Barcellona è in fase di completamento, la rete autostradale (pur servendo un minor numero di abitanti) ha un chilometraggio che presto supererà il nostro.

In Slovenia il sistema autostradale permette già il collegamento con Italia e Austria e presto sarà pronto l’allacciamento con Ungheria e Croazia.

Non parlo degli Stati Uniti o dell’Australia, ma di nazioni distanti una manciata di chilometri. Ecco perché stiamo perdendo il Nord. Perché il ritmo dello sviluppo andrebbe sostenuto da un apparato amministrativo mille volte più snello e invece siamo costretti a sopportare il giogo di una macchina arrugginita.

Perché in questo quadro segnato dai colori dell’indifferenza e dell’immobilismo, la tentazione secessionista rischia di farsi largo sempre più. Non perché esista una “natura padana” da difendere e valorizzare, ma perché, adesso che il mercato unico europeo marcia a pieno regime (o quasi), la secessione è diventata conveniente sul piano economico.
Ecco perché stiamo perdendo il Nord.

E dobbiamo fare in fretta a riguadagnarlo. Se vogliamo che l’Italia continui a esistere.”

Se andiamo avanti così, perdiamo il Nord!

PS: Questo libro, insieme al “Rancore – Alle Radici Del Malessere Del Nord” e “La Rana Cinese”

Spiegano chiaramente perchè queste elezioni sono state un terremoto.

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