Che cosa è il PD

Che cosa è, oggi, il Partito Democratico?

Quale la sua identità politica?

Quale la sua collocazione in ambito europeo?

Domande che si sono posti in molti in questi mesi, ed ora dopo la pesante sconfitta del 13 e 14 aprile per un partito a vocazione maggioritaria, devono trovare una risposta coerente con le radici dei due partiti maggiori DS e DL che hanno dato vita alla costituzione del PD insieme agli Ulivisti.

Si è vero! Che il PD è stato costretto ad affrontare la competizione elettorale in una fase critica della sua costituzione e quindi ci si è trovati costretti ad affrontare la competizione elettorale senza una adeguata riflessione sull’essenza del nuovo soggetto politico di centrosinistra.

Per capirlo, basta riflettere sul fatto che è da poco uscito un saggio “Governare il mercato” frutto di un incontro fra economisti organizzato dal NENS la scuola di formazione Politica di Visco e Bersani, per rispondere ad un’altra delle domande capitali che devono formare l’identità del PD “quale è la sua cultura economica?”.

E dalla risposta alla precedente domanda si poteva dare un corpo sostanziale alle domande successive:

Quale l’agenda di una politica economica del Partito democratico?

Quali politiche per uno sviluppo sostenibile?

Quali riforme strutturali?

Quali politiche industriali e fiscali?

E’ ovvio, che in politica la vaghezza non paga e rappresenta un elemento di debolezza, nei confronti di una offerta politica con più chiarezza identitaria con cui il CD si è presentato agli elettori.

E di conseguenza Il Pd agli occhi degli elettori, è sembrato oscillare continuamente tra l’ambiguità del linguaggio e delle proposte di governo non chiare, e la continuità con l’esperienza dell’esecutivo Prodiano, con il quale invece necessitava un chiaro smarcamento, visto l’errore d’origine che vedeva riuniti nell’Unione una coalizione etereogenea per valori politici, con il risultato ottenuto che è stato quello di non accontentare nessuno degli elettori che votavano i partiti dell’Unione..

Dalle urne elettorali e uscito l’unico risultato possibile in una situazione cosi ambigua è non sufficientemente identitaria.

Oggi ad eccezione di Di Pietro, e del PD, gli altri partiti sono stati travolti e nessuno di loro è presente in parlamento.

Il Partito Di Pietro è stato premiato per essersi opposto all’indulto,come sottolinea Tito Boeri dal sito Lavoce.info (“Il voto ha premiato gli unici due partiti che si sono opposti all’indulto”).

L’indecisione, e la paura di rompere gli equilibri deboli era sempre presente e lo testimoniano “i ma anche” di Veltroni, che sono stati fatti passare come l’essenza dell’agire Riformista (intervista di Veltroni a Matrix).

In sostanza, è mancato il polo di attrazione politica,che poteva essere garantito solo dalla definizione di una chiara identità politica di fondo, che deve rimarcare le diversità  con il CD.

E mancato anche, una collocazione certa nel contesto dei partiti europei (si fa riferimento spesso al PD Americano, ma loro non si identificano nei valori del PSE).

Cosa poteva fare Veltroni nella situazione data?

Veltroni e i suoi collaboratori, nel dubbio non potevano fare altro che riparasi sotto l’ombrello del “partito liquido”, frutto di diverse culture politiche per non fare emergere le contraddizioni di un Partito che non a ancora costituito un “noi” comune fra le diverse affluenze. F. Alberoni probabilmente direbbe che il PD ad oggi è più vicino a un movimento che a un partito, perlomeno seguendo quanto da lui scritto in  ” Leader e Masse”.

Per tutti questi motivi oggi una riflessione profonda su che cosa è il Partito Democratico non può più essere evitata!

Mi pare anche  ovvio, che la soluzione del problema non può essere individuata nella rimozione degli attuali dirigenti.

I quotidiani degli ultimi giorni, riportano le cronache dell’apertura di una lotta di potere interna al PD, che sta nascendo ancora una volta tra Walter Veltroni e il suo rivale di sempre, Massimo D’Alema.

L’impressione è che il dibattito fra i leader del PD sia iniziato male.

Al centro c’è, meglio non girarci intorno, uno scontro politico sul gruppo dirigente, sulla sua qualità, tenuta, e rappresentatività Democratica come scrive il il Riformista 07/05/2008.

C’è chi pensa che Veltroni non possa fare da solo (perché da solo è ovvio che non ce la fa);

E c’è chi pensa che Veltroni debba fare da solo, e si siede sulla famosa riva del fiume fino al 2009.

E’ giusto che le tensioni emergano, soprattutto in un partito che non è solo Democratico nel nome ma lo vuole essere anche nella sua gestione, e questo sta già avvenendo, con D’Alema che riunisce i “suoi” parlamentari per iniziare a dare vita alla sua corrente anti Veltroni.

D’Alema afferma (scordandosi di cosa pensava Berlinguer in merito) che le correnti nei partiti non sono una sua invenzionema esistono, per poi correggere il giorno dopo quanto detto, affermando che non è una questione di correnti ,ma è la ricerca di un pensatoio politico da affiancare al PD ( e quindi al suo segretario).

Ma tutto questo è sufficiente?

Direi di no, almeno dal punto di vista politico, perché riesce difficile, credere che la sconfitta elettorale sia riconducibile del tutto o in grande parte alla strategia del segretario e dei suoi collaboratori.

Detto questo non è che Veltroni sia senza colpe ed errori, in particolare:

  • L’eccesso di un clima troppo da set cinematografico per rivolgersi ai membri di una società che a urgenti problemi di sicurezza e di insicurezza economica, che messi insieme sono vissuti come la peggiore frustrazioni e che esigono dalla politica delle risposte concrete e realistiche in merito, perché  è alla politica che gli elettori demandano il compito di risolverli i problemi nel merito.La soluzione di questi problemi, non possano attendere oltre perché essenziali per il buon vivere quotidiano.
  • Il non rispetto della regola delle primarie che è il principio fondativo del Partito Democratico, con indirizzi e deleghe dall’alto,

Questi sono essenzialmente i motivi di fondo per i quali il PD non è riuscito a fare breccia nell’elettorato italiano.

Quindi ATTENZIONE, a chi carica esclusivamente la responsabilità della sconfitta su Veltroni, perché dimostra, se è un comune elettore senza obbiettivi politici di non avere capito il clima sociale nella situazione data. Se è invece un politico di professione allora per noi comuni elettori/o simpatizatti è bene sapere che cerca esclusivamente di trovare un pretesto per le solite lotte di potere interne ai partiti.

Oggi Il PD a causa di quanto scritto sopara è come si suol dire, né carne né pesce, ed è per il momento un semplice aggregato fra ex-comunisti, ex-democristiani e ex- ulivisti, e senza che una sintesi politica che risponda alla domanda “chi siamo” sia stata raggiunta, e forse, volutamente in questa fase neppure tentata.

In fondo questo era nei fatti, bastava riflettere sulla parabola del “bambino appena nato” in bocca ai nostri leader, a conferma di ciò E. Letta scrive anche un libro dal titole “In questo momento sta nascendo un bambino” (insomma per dirla come F. Alberoni siamo nella fase di stato nascente).

Ecco spiegato il perchè gli operai della FIOM votano Lega “ Cosi si sentono protetti da tasse e criminalità”, come emerge dalle interviste di Repubblica e Liberazione, le dichiarazioni rilasciate sono sconvolgenti, ma chiare nel loro messaggio politico.

In questa situazione era impensabile che chi è afflitto da problemi urgenti e non più rimandabili, poteva affidare il suo futuro ad un bambino che è appena nato…….anzi per dirla come E. Letta il PD è appena uscito dalla sala travaglio ( e forse è nato anche prematuro, visto che era programmato nel 2009) .

Le interviste degli operai della FIOM sono sconvolgenti ma chiare, soprattutto se si pensa che a pochi metri da li, c’è la cinque, quella che nel 1980 era chiamata “porta Karl Marx.”

Alcune di queste affermazioni sono:

Luca,quaranta anni, operaio Fiat, il suo commento è lapidario «Un partito che pensa solo agli omosessuali e agli zingari, mentre dei lavoratori se ne è sbattuto fino all’altro giorno»

Roberto: «Un partito che difende i ladri (rumeni, ndr) che rubano nelle nostre case, incapace di farci aumentare gli stipendi che sono da anni sempre uguali. Ho votato Lega».

Giovanni: «Batosta necessaria, anche se troppo violenta. Ci speravo che la sinistra Arcobaleno perdesse duro, ma non così tanto. Io ho votato Pd non per convinzione ma proprio per far perdere Rifondazione. Fino all’ultimo ero indeciso se votare Lega. Mi sembra infatti quest’ultima quella che in questo momento è più vicina ai lavoratori».

Francesco: «Quando parlano alla televisione quelli di sinistra io non capisco un cazzo di quello che dicono. Usano paroloni… la globalizzazione… il movimento… Tutte menate, a noi interessa lo stipendio, vivere un po’ meglio, avere due soldi in più in tasca. Basta. Rifondazione dice che è stata una vittoria aver ritirato le truppe dall’Iraq e io rispondo: e a me cosa ne viene in tasca? ».

Roberto: «Ma noi cosa c’entriamo con Pecoraro Scanio? L’ambiente? Sì è importante ma io voglio sentire suonare altre corde, quelle che mi toccano direttamente. Mi dispiace, sono deluso ma dopo molti anni ci voleva e «Non me ne frega niente», «Bertinotti veste il cachemire io guadagno mille euro al mese.».

Ed è’ in questo quadro, che si consolida il “IL RANCORE” riportato spietatamente dal sociologo Aldo Bonomi, in un saggio appena uscito.

E’ in questa ottica che dobbiamo vedere il messaggio scritto in due saggi recenti da uno dei nostri migliori dirigenti Riccardo Illy, purtroppo abbiamo sperato che Veltroni c’è la facesse a riconquistare il nord ma cosi non è stato.

Il perché è scritto in quei due saggi, e non c’è bisogno di scomodare Alexis de Tocqueville, per capire che le infrastrutture sono necessarie per far progredire un paese e devono essere proporzionali all’ambizione industriale e di progresso del paese stesso.

Ed è’ in questo clima che si è creata una strana alleanza fra lavoro e capitale.

Intendiamoci ! “democrazia ed economia di mercato vivono in “simbiosi” come afferma il politologo Robert Dahl ( Sulla Democrazia – 2006-  La Terza editore ).

In conclusione passato il terremoto elettorale, mi pare del tutto ovvio che ci sia una forte e completa riflessione sul “che cosa è il Partito Democratico”, più che sul “che fare”.

Una riflessione che sarebbe senz’altro utile non soltanto per noi, ma anche al paese per semplificare il quadro politico nel suo complesso, perché oltre alla semplificazione dello scenario parlamentare, potrebbe seguire di conseguenza anche una seconda semplificazione politica, che avvicinerebbe di più il nostro paese alle grandi democrazie, dove a contendersi il governo sono un grande partito popolare e un grande partito socialdemocratico come avviene in Europa, o se volete un grande partito Repubblicano e un grande partito Democratico come avviene in America.

Ormai che ci siamo diciamocele tutte, perché c’è un altro grande errore fatto dal PD, questo si l’unico vero errore che non doveva fare una classe dirigente di centro sinistra che si vanta spesso di essere orgogliosa di praticare la politica come professione  e di essere fra la migliore classe dirigente in circolazione (concedetemi un po di ironia dopo la tempesta), ed è stato quello di avere lasciato alla destra uno spazio troppo ampio da occupare nell’area di “CS”.

SI AVETE LETTO BENE CENTRO SINISTRA.

Perché è in questa chiave di lettura, che va interpretato il successo del libro “ la Paura e la Speranza” di Giulio Tremonti, osannato a sinistra e ammirato dal CS.

Con il PD nel limbo identitario, ad oggi questo quadro rischia di consolidarsi, e noi ci ritroveremo ad essere senza volerlo , i neoliberalisti Italiani , nipotini di Milton Friedman, eredi di Margaret Thatcher e di Ronald Reagan.

Approfondimenti:

D’Alema riunisce i suoi parlamentari Ticket Bersani-Letta. E allarga la corrente

D’Alema le correnti nei partiti non sono una mia invenzione ma esistono

Tra Veltroni e D’Alema un duello déjà vu

D’Alema Veltroni nel PD nervi tesi

PD – Sd un accordo che non s’ha da fare

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