L’economia della truffa

Copertina La grande truffa

Nella società opulenta non si può fare nessuna valida distinzione tra i lussi e le necessità. (La società opulenta)

Rizzoli, Milano, 2004, 112 pagine, 9,50 euroL’autore:

John Kenneth Galbraith, classe 1908, è uno dei più lucidi

ingegni del nostro tempo.

John Kenneth Galbraith ha insegnato alle università di Princeton,
Cambridge e Harvard.

Alcuni dei suoi libri: Il grande crollo(1954),La società opulenta(1965),Storia dell’economia (1988), Breve storia dell’euforia finanziaria (1991), Cose viste (1995), La buona società (1996), Soldi (1997), Facce note (2000).

Economista di rara esperienza, che ha saputo dimostrare le sue doti in tutti i campi: dalla ricerca all’insegnamento, dalla divulgazione scientifica all’attività politica e istituzionale.

Nel corso della sua vita lunga e attiva non è stato solo un econimista insigne ma ha collaborato:

  • Durante la seconda guerra mondiale, ha interrogato i gerarchi nazisti subito dopo la resa tedesca.
  • Inoltre è stato responsabile dei prezzi di tutti le merci degli Stati Uniti, ruolo che gli valse l’appellativo di “Zar dei prezzi”.
  • Consigliere economico del candidato democratico alla presidenza Adlai Stevenson dal 1952 e 1956.
  • Esponente di primo piano del Partito democratico, è stato consigliere economico dei presidenti democratici Franklin D. Roosevelt, John Fitzgerald Kennedy e Bill Clinton.
  • Ambasciatore in India durante la presidenza di John Kennedy dal 1961 al 1963.

Galbraith è sempre al fianco di qualcuno per combattere le battaglie per i diritti civili e la giustizia sociale, un uomo che ha saputo stare vicino al potere senza perdere indipendenza di giudizio, integrità morale, spirito critico, e non meno importante uno scanzonato senso dell’umorismo.

Contenuto del libro:
C’è un virus, il cui nome suona quasi come un nonsense, un ossimoro, che sta intaccando il sistema economico internazionale: è la frode innocente”.

 Non ci sono solo i grandi crack finanziari. Non ci sono gli imbrogli chiaramente definibili come tali anche nelle aule dei tribunali. C’è un lato oscuro anche nelle attività economiche che appaiono perfettamente normali. È quella che l’Autore chiama “la frode innocente”, perpetrata da chi sa come funziona davvero l’economia ai danni di chi non lo sa.

I casi di Enron e Arthur Andersen sono mele marce o sono frutti di un albero malato?

La seconda risposta è quella vera, sostiene John Kenneth Galbraith. Il famoso e controverso economista non si tira indietro: e lancia un’accusa profonda a un sistema economico come quello americano, basato sul potere del management delle grandi corporation. La sua argomentazione è più morale che economica, ma nasce da una profonda conoscenza dell’economia. L’interesse del libro sta proprio nella non comune libertà di argomentazione che l’Autore si permette: una durissima provocazione che può interessare sia chi è d’accordo sia chi non lo è per nulla.

Fiducia mal riposta
L’economia si basa sulla fiducia. Di questo molti subiscono le conseguenze e pochi ne traggono vantaggio. Esiste un vero e proprio sistema preposto alla creazione di un clima di fiducia nel mondo dell’economia. Il fatto è che questa fiducia spesso non ha fondamento. E che, altrettanto spesso, la responsabilità di questa diffusa falsità non è di nessuno in particolare. Di solito, in effetti, la gente preferisce pensare quello che fa comodo pensare: anche se questo va spesso contro la realtà empirica.

La vox populi come inganno
Niente è più indipendente dalla realtà di quanto si attribuisce di solito alla vox populi: un insieme di distorsioni della realtà derivanti da mode, abitudini e interessi. Ne derivano, tra l’altro, terminologie e concetti che paradossalmente si rivelano di grande impatto ma piccola importanza. Un esempio è la sostituzione, nei discorsi comuni sul sistema economico, del termine “capitalismo” con quello più asettico di “mercato”: il capitalismo era connotato negativamente, era un concetto che richiamava la sofferenza dei lavoratori e dei popoli in via di sviluppo, significava inflazione, monopolio e speculazione; il mercato indica una competizione dagli esiti meno drammatici per i deboli. Il cambiamento dei termini, determinato dalla convenienza e dalla moda, più che dalla realtà, non cambia però la sostanza. La realtà è che il potere nel sistema economico americano è in mano alla grande impresa e a chi la guida.

Le difficoltà dell’antitrust
Si ritiene che il mercato sia l’equivalente economico della democrazia e lo è per molti aspetti. Ma come nella democrazia, anche nel mercato non tutti sono davvero uguali. Le autorità antitrust cercano di migliorare la situazione da questo punto di vista, ma i loro risultati non sono sempre privi di difetti. Empiricamente si osserva che le burocrazie delle grandi corporation riescono a mantenere e ampliare costantemente il proprio potere. Si osserva inoltre che la ipotizzata libertà di scelta del consumatore è fortemente ridotta da una sorta di manipolazione realizzata con una pubblicità sempre più sofisticata. Nello stesso tempo, la supposta libertà di scelta dei lavoratori è certamente inferiore a quella delle aziende. Ciò che invece appare fin troppo libero è il modo in cui vengono stabiliti gli stipendi dei top manager delle grandi corporation americane. Tutto questo deriva da relazioni di potere molto più che dalle normali dinamiche del mercato. Ma questa realtà non appare troppo nel sistema di illusioni del quale è fatto il capitalismo moderno.

La stessa finanza non è priva di difetti.
Si pensa che fondamentalmente il buon funzionamento della finanza sia garantito dalla politica decisa dalla Federal Reserve. Si pensa che la banca centrale americana sia in grado di intervenire quando necessario e che lo faccia efficacemente. La realtà è diversa. Secondo quanto si osserva, dice l’Autore, non c’è alcun rapporto tra le decisioni della Federal Reserve e l’andamento delle variabili finanziarie. Ma il sistema ha bisogno di fiducia e, per mantenere la fiducia, ha bisogno di credere che la Federal Reserve sia in controllo della situazione. Del resto, gli analisti finanziari non hanno dato una gran prova della loro capacità di leggere la realtà negli ultimi tempi. E i casi Enron si sono potuti verificare nella disattenzione generale.
Truffa innocente.
Si tratta di un fenomeno paradossale. Perché sebbene si tratti di truffa, cioè di rappresentazione falsata della realtà, nessuno ne è responsabile e non se ne può accusare nessuno.
Perché quella rappresentazione fa comodo a tutti. È una concezione sbagliata che si preferisce condividere piuttosto che sottoporre a verifica.
Cinque pezzi facili
  •  La maggior parte dei progenitori di ciò che intendo svelare come la natura della truffa innocente non sono deliberatamente al suo servizio. Essi non hanno nozione di cosa abbia generato e modellato il loro punto di vista. Non è in gioco nessuna forma evidente di illegalità. Alla radice del problema non c’è il disprezzo della legge, ma la forza delle credenze personali e sociali. E infatti non c’è traccia di senso di colpa; semmai, c’è autocompiacimento.
  • L’errore riconducibile alla vox populi è sempre in agguato. Nella vita reale a comandare non è la realtà; sono la moda del momento e l’interesse pecuniario.
  • È questo il principale evento economico di questo inizio di Ventunesimo secolo: un sistema della grande impresa basato sull’illimitata facoltà di autoarricchimento. La rivista “Fortune”, non certo un esempio di ostilità preconcetta alle tesi della grande impresa, ha puntato la propria attenzione sugli astronomici compensi dei manager pur in presenza di una diminuzione delle vendite e degli utili, definendoli “La rapina”.
  • I discreti interventi della Riserva Federale sono considerati le più giuste e apprezzate tra le iniziative economiche. Sono anche l più palesemente inefficaci, almeno nel senso che non producono quello che ci si aspetta da loro.
  • Il mondo finanziario ospita una comunità numerosa, attiva e ben pagata che vive di un’irrimediabile, ma apparentemente sofisticata, ignoranza.
Una precisazione
 È un libro radicale. L’argomentazione di Galbraith non pecca certo per eccessiva diplomazia. La sua vasta esperienza gli consente di fare affermazioni molto dure senza sentire il bisogno di sostenerle con un ampio apparato di fatti e dati.
Del resto Galbraith già nel suo saggio “La società opulenta”, esprime la tesi secondo cui l’evoluzione della società e dell’economia va verso una direzione in cui ciò che contano sono soprattutto, se non soltanto, i livelli dei consumi che i consumatori, appunto, esprimono, tanto che, da quegli anni in poi, i cittadini non vengono quasi più considerati persone portatrici di idee e valori, ma solo “consumatori”, esplicitando, in tal modo, il fatto che a livello sociale si conta solo in funzione del proprio livello di consumi.
Siamo alla fine degli anni ’50 quando Galbraith pubblica negli Stati Uniti questa opera, per molti versi profetica, e il tono polemico e  dichiaratamente negativo con cui illustra questa tendenza che vede affermarsi, gli vale le prime feroci critiche da parte dell’establishment politico ed economico statunitense, che è tutto proiettato, invece, alla massimizzazione degli indici quantitativi di crescita economica.
L’idea che si potesse mettere in discussione il “progresso” economico, inteso come sviluppo industriale e misurato esclusivamente da indicatori quantitativi come la crescita del prodotto interno lordo, per motivi, ad esempio, ambientali suonava come un’eresia, e venne bollata come qualcosa a metà fra il luddismo e la negazione della libera iniziativa, con pericolose propaggini verso il bolscevismo, specie poi se ciò accadeva negli anni dell’escalation della guerra fredda con l’Unione Sovietica, e della caccia alle streghe del maccartismo.
Conclusioni:
Questo saggio ci fa riflettere su quanto sta accadendo nel mondo, non ci sono solo gli scandali delle corporation Americane, il lettore Italiano potrà fare la sua analogia con i casi Italiani, Cirio, Parmalat, Bond Argentini, Affittopoli, Calciopoli, Mondezzopoli, ecc..ecc... un filo di arianna lega l’economia mondiale che oggi presenta il conto della pochezza dei nostri leader.
Siamo alle porte di una recessione economica mondiale come quella del 29, il mondo subirà un’altro Grande crollo finanziario ?
Questo non è dato saperlo, sicuramente se il primo non ha prodotto ripercussioni perchè l’ Italia non era ancora industrializzata (non avevamo niente, e il meno di niente non esiste), oggi la recessione in atto avrà sicuramente delle ripercussioni su tutti i paesi industrializzati.
Ma una cosa è certa, ora come all’ora (leggi il grande crollo) Galbraith ci indica di chi sono le colpe e chi ne paga le conseguenze!!!In un mondo dove tutti i leader politici sembrano i nipotini di Milton Frideman, la lettura di un eretico di scuola Keynesiana ci da la speranza che non tutto sia perduto, in fondo, Keynes sapeva bene che le società entrano in crisi per via di due demoni sociali, sicurezza e disoccupazione, piangeremo lacrime amare se non ritroveremo una visione economia di tipo keynesiano.

retro libro l’economia della truffa

Ma, se non vide, o se non previde completamente la Rivoluzione industriale nella sua piena manifestazione capitalistica, Smith osservò con grande chiarezza le contraddizioni, l’obsolescenza e, soprattutto, l’angusto egoismo sociale del vecchio ordine. Se egli era un profeta del nuovo, ancor di più era un nemico del vecchio. (da Storia dell’economia)

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