LA DISPERSIONE SCOLASTICA

Indicatori di base per l’analisi del fenomeno Anno Scolastico 2004/05

Fonte: Ministero della Pubblica Istruzione

Direzione Generale Studi e Programmazione – Ufficio di statistica

abbandono scolastico Italia

La dispersione è un fenomeno complesso che comprende in sé aspetti diversi e che investe l’intero contesto scolastico-formativo. Il sempre maggiore contributo del sistema scolastico alla formazione culturale e professionale dei giovani e la costante crescita degli indici di scolarità per l’istruzione secondaria registrati negli ultimi decenni, si sono riflessi nel ridimensionamento del fenomeno della dispersione che si manifesta in misura molto contenuta fino alla scuola secondaria di primo grado, mentre rimane ancora significativo a partire dalla secondaria di secondo grado.
Alla base dell’analisi sulle cause della dispersione e sul suo dimensionamento, l’accento viene posto sulla questione dell’intreccio tra variabili soggettive e variabili macro-sociali. Le esperienze di indagini condotte a livello locale hanno individuato nel grado di sviluppo socio-economico il fattore discriminante per il manifestarsi del fenomeno nelle diverse aree del Paese. La discriminazione non è tra regioni del Nord e del Sud ma tra le diverse aree di una stessa regione o tra i vari territori di una metropoli.

Il concetto di dispersione a livello europeo.

 In ambito europeo, la Conferenza di Lisbona ha individuato nella riduzione della dispersione uno dei cinque benchmarck che i Paesi membri dovranno raggiungere nel campo dell’istruzione entro il 2010. L’indicatore che viene utilizzato per dar conto del fenomeno della dispersione in ambito europeo è calcolato ricorrendo alla rilevazione sulle forze di lavoro dell’Istat. L’indice si traduce con la “quota di giovani (18-24enni) che hanno conseguito un titolo di studio al massimo ISCED 2(scuola secondaria di primo grado) e che non partecipano ad attività di educazione/formazione rispetto ai giovani di età 18-24 anni” (early school leavers). L’obiettivo al 2010 è quello di ridurre la quota degli early school leavers al 10%. Diversamente dalla chiave di lettura nazionale, che solitamente circoscrive il fenomeno agli anni di età scolare, l’indicatore europeo, essendo riferito ai 18-24enni, quantifica l’interruzione precoce degli studi sia di tipo scolastico che formativo della popolazione ormai fuori dal sistema.
Attualmente è possibile confrontare i dati dei vari Paesi europei con riferimento al 2005, mentre a livello nazionale sono disponibili le stime, fino al dettaglio regionale, aggiornate al 20065.
Considerando prima il quadro europeo, nel 2005 la percentuale dei dispersi dei 25 Paesi membri è stata pari al 14,9% (Graf.1). In Italia, gli school leavers rappresentano il 21,9%, mentre in Germania la quota è sensibilmente più bassa (12,1%), così come in Francia (12,6%) e nel Regno Unito (14%).

Gra 1 licenza media UE

Rispetto alla media prefissata del 10%, obiettivo da raggiungere entro il 2010, il nostro Paese ha oltre undici punti di differenza da colmare. Anche se emergono progressi rispetto alla situazione del 2000, quando gli early school leavers risultavano il 25,3%, l’Italia continua, comunque, ad avere un divario piuttosto rilevante rispetto agli altri Paesi europei, al di là di ogni considerazione di tipo sociologico o politico riguardante il fenomeno.
Nel 2006 comunque si assiste ad un miglioramento rispetto all’anno precedente che porta la percentuale nazionale al 20,6% (Graf.2). Se si considerano le percentuali a livello regionale, il raggiungimento dell’obiettivo appare piuttosto difficoltoso per la Sardegna e la Sicilia dove circa il 30% dei ragazzi è fermo alla licenza media e non frequenta alcun corso di riqualificazione professionale. Nessuna regione presenta attualmente un livello di dispersione al di sotto del 10%.
Tra le regioni con situazioni più favorevoli si notano la Basilicata, il Lazio, la Toscana e l’Umbria alle quali spetta un recupero che, rispetto al livello ipotizzato del 10%, non supera i quattro punti percentuali.

Graf 2 Licenza media regioni
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