Archivio per la categoria 'Rapporti'

Crisi: Ripresa del settore manifatturiero

Ottobre 2009 Manufacturing ISM Report On Business PMI pari al 55,7%

12 mesi di andamento dell’ indice manifatturieroPMI Tabella 12 mesi

L’indice ISM per il settore manifatturiero è salito in ottobre a 55,7 punti dai precedenti 52,6.

Lo ha comunicato oggi l’Institute for Supply Management. Il risultato è superiore alle attese degli analisti (53 punti), e il più alto del mese di aprile del 2006.

Una lettura superiore ai 50 punti indicano che più imprese del settore hanno segnalato la crescita dell’attività rispetto a quante hanno invece registrato una flessione. Ad ottobre è il terzo mese consecutivo di espansione per il settore manifatturiero.

Segnali positivi dall’indice della produzione, salito a 63,3 punti dai precedenti 55,7. E, soprattutto, dall’indice dell’occupazione, tornato sopra quota 50 – 53,1 punti dai precedenti 46,2 -, a indicarne la crescita, dopo 14 mesi consecutivi di declino.

Indicazioni positive anche dall’indice dei nuovi ordini: 58,5 punti, meno rispetto a settembre (60,8) ma comunque a livelli che fanno ben sperare per l’attività futura.

Anche la riduzione delle scorte sembra giunta alla sua fase finale. L’indice è infatti salito a 46,9 punti dai precedenti 42,5. Scorte ancora in calo, quindi, ma ad un ritmo inferiore rispetto a quello del recente passato.

Dal settore immobiliare sono arrivati segnali positivi. Le vendite di case esistenti sono infatti aumentate in settembre del 6,1%.

Lo ha comunicato l’associazione nazionale degli agenti immobiliari (NAR). E’ l’ottavo mese consecutivo di crescita. Rispetto al settembre del 2008, le vendite sono aumentate del 19,8%. Secondo gli economisti del NAR, la crescita è da imputarsi anche agli aiuti governativi per l’acquisto della prima casa.

Sempre in settembre la spesa per costruzioni è aumentata dello 0,8%. Lo ha comunicato oggi il dipartimento del commercio. Per le costruzioni private residenziali la spesa è cresciuta del 3,9%, mentre per quelle non residenziali è diminuita dell’1,8%. La spesa pubblica è aumentata dell’1,3%. Rispetto allo stesso mese del 2008, la spesa per costruzioni risulta in calo del 13%.

Grafico PMI 12 MesiClicca sul grafico per ingrandirlo

Crisi: Europa, indice pmi manifattura in crescita a 50,7.

Era da maggio 2008 che l’indice non superava quota 50

L’ attivita’ manifatturiera in Europa ad ottobre e’ cresciuta per la prima volta da 17 mesi a questa parte. L’indice Pmi, rilevato da Markit Economics, e’ salito a quota 50,7 da 49,3 di settembre. Era da maggio 2008 che l’indice non superava quota 50.

La soglia 50 fa da spartiacque tra espansione e contrazione del ciclo e il dato odierno e’ una conferma che la recessione sta rallentando.

Le previsioni ISAE sulla produzione industriale settembre 2009 – novembre 2009

Nuovo rialzo della produzione industriale ad agosto. Per il terzo trimestre l’ISAE prevede un aumento del 5,5% rispetto al trimestre precedente.
Le indicazioni preliminari relative all’ultima parte dell’anno segnalano un’attenuazione della dinamica produttiva, che rimarrebbe comunque su un sentiero positivo.

Indice ISAE Manifatturiero

Approfondimenti:

October 2009 Manufacturing ISM Report On Business®

EUROSTAT : Industrial producer prices

Markit PMI Settore Manifatturiero Eurozona – dati finali

Markit/ADACI PMI Settore Manifatturiero Italiano

ISAE: LE PREVISIONI PER L’ECONOMIA ITALIANA NEL 2009 E 2010

ISAE: CRESCE AD OTTOBRE LA FIDUCIA DELLE IMPRESE MANIFATTURIERE

Le previsioni ISAE sulla produzione industriale

Banca D’Italia: Sondaggio congiunturale sulle imprese industriali e dei servizi

Crisi:In Toscana ancora segnali negativi per il lavoro

Scarica il Flash del Rapporto – file pdf. pag. 24

“Il mercato del lavoro in Toscana: ancora segnali negativi”

Data pubblicazione 30/09/2009.

Indice del Rapporto

• “Occupazione e misure anticrisi: un primo bilancio” di Gianfranco Simoncini
• L’occupazione
• La disoccupazione
• Gli avviamenti al lavoro
• L’emergenza occupazione: il ricorso agli ammortamenti sociali
• Appendice statistica
• Nota metodologica sulle fonti
• BOX: I numeri della flessibilità del lavoro in Toscana

Autore: IRPET – Regione Toscana Settore Lavoro

Bankitalia: Bollettino Economico n. 58, ottobre 2009

Crisi: BCE possibile una ripresa nel 2010

1 andamento prezzi internazionali

La recessione globale è «vicina al punto di svolta Francia e Germania, risale il Pil.

Lo scrive la Bce nel suo bollettino mensile di agosto sottolineando i «crescenti segnali» in questo senso e come il ritmo di contrazione dell’economia dell’eurozona stia «chiaramente diminuendo».

“Il grado di incertezza permane elevato e i dati disponibili in futuro possono mostrare una perdurante variabilita”.

Nel complesso queste prospettive restano soggette a rischi bilanciati , si legge nel bollettino mensile dell’istituto di Francoforte.

Riguardo ai rischi al rialzo, effetti più marcati del previsto potrebbero derivare dalle vaste misure di stimolo macroeconomico messe in atto e dagli altri interventi sul piano delle politiche; anche il clima di fiducia potrebbe migliorare piu’ rapidamente rispetto alle aspettative correnti.

Quanto ai rischi al ribasso, continua il bollettino, persistono i timori concernenti interazioni negative piu’ intense o prolungate fra l’economia reale e le turbolenze finanziarie, nuovi rincari del petrolio e delle altre materie prime, maggiori spinte protezionistiche, condizioni del mercato del lavoro piu’ sfavorevoli delle attese e, infine, andamenti avversi dell’economia mondiale dovuti a una correzione disordinata degli squilibri internazionali”.

Alcune stime:

Il bollettino di agosto della Bce ha ulteriormente riveduto al ribasso le stime di crescita dell’Eurozona per il 2009, rispetto ai dati diffusi a metà maggio: le nuove proiezioni sono di -4,5% contro il precedente -3,4%.

Rivedute leggermente al rialzo, invece, le stime per il 2010 che passano da +0,2% a +0,3%, mentre per il 2011 la previsione é di un +1,5%.

2 Crescita PIL magg economie Industrializzate

Riflessione:

Dow Jones Industrial Average

3 DJI 12 AGOSTO 2009

Clicca sul grafico per ingrandirlo

Dopo ogni epidemia “chi sopravvive ricomincia a vivere”.

La borsa di solito anticipa gli eventi, le aziende sono fallite, i Manager hanno tagliato milioni di posti di lavoro, l’equilibrio economico dei conti è ristabilito.

Le imprese hanno razzionalizzato i costi, chi è sopravvissuto ricomincia ad alimentare l’offerta e nel limite di quanto disponibile tutti ricominciamo a consumare.

Insomma, la vita è un grande giro di giostra e continua qualunque cosa accada, questo è il bello e nello stesso tempo il dramma del vivere umano.

Il punto è però ben diverso, l’ottimismo aiuta e la BCE fa il suo lavoro oltre ad inniettare soldi nel sistema diffonde fiducia nello stesso.

Ma una cosa è la ripresa sui dati del mese precedente, altra cosa è il ripristino dei valori macroeconomici a livelli antecedenti la crisi.

Guardare alla produzione antecedente la crisi serve per capire quando si ristabilirà il solito livello di occupazione. L’obbiettivo della piena occupazione è fondamentale per ristabilire un sufficiente stock di consumi.

I consumi di massa sono il lubrificante essenziale del motore economico.

Quindi più che guardare al bicchiere mezzo pieno della ripresa leggendo i dati sul recupero nei confronti del mese precedente, occorre continuare a guardare la perdita sull’anno precedente.

Il meno 6% del PIL sull’anno precedente come nel caso dell’Italia, è una perdita enorme per l’economia, vuol dire milioni di posti di lavoro in meno e miliardi di entrate in meno (e questo vale per tutti i paesi industrializzati).

Di conseguenza: sarà sempre più difficile mantenere livelli di welfar adeguati al periodo eccezzionale e sufficenti al mantemimento di uno standars di vita degno di un paese civile.

La spesa in deficit è necessaria, assolve a funzioni sociali, ma deve nel contempo essere produttiva per evitare l’aggravio della spesa corrente non strutturale; La spesa corrente non strutturale si traduce in un ulteriore aumento del debito pubblico sensa un ritorno socioeconomico. Occorre dare subito il via a quelle riforme già mensionate nel post C’è la ripresa? con un piano serio e di lungo termine per la costruzione di nuove infrastrutture materiali e immateriali.


FTSE MIB

4 MIB 2 anni

Clicca sul grafico per ingrandirlo

Crisi: Pensioni a “rischio” se il PIL dell’Italia non cresce

«La possibilità di mantenere stabile il rapporto tra spesa pensionistica e Pil, anche nei prossimi anni, richiederebbe un tasso di crescita reale dell’economia pari all’1,8% annuo».

È quanto si legge nell’ultimo Rapporto ( pag.7) del Nucleo di Valutazione della Spesa Previdenziale sugli andamenti finanziari del sistema pensionistico obbligatorio (ministero del Lavoro).

Si legge ancora nel Rapporto che gli effetti della recessione in atto, se confermati nella dimensione prospettata dalla Ruef 2009, determineranno un incremento del rapporto fra spesa pensionistica e Pil di circa il 10% nel triennio 2008-2010, pari a circa 1,4 punti percentuali, sostanzialmente indipendente dalle caratteristiche normativo-istituzionali del sistema pensionistico».

In particolare, se si prendende a riferimento «la caduta del Pil reale nel 2008 e le previsioni della Ruef per il biennio 2009-2010, il tasso di crescita medio annuo del Pil in termini reali nel triennio 2008-2010 dovrebbe essere pari a -1,6% con un differenziale di 3,4 punti percentuali rispetto al tasso necessario (1,8%) per garantire la stabilità del rapporto fra spesa pensionistica e Pil».

Questo scenario fa quindi prevedere «un sensibile aumento del rapporto tra spesa pensionistica e Pil». Il Rapporto evidenzia inoltre che il sistema pensionistico pubblico, «nonostante i numerosi interventi correttivi, presenta un consistente deficit annuale. Tale disavanzo, pari a 7,2 miliardi di euro nel 2007», anno a cui sono aggiornati i dati, «resta a carico dalla fiscalità generale».

Crisi: Dati negativi per industria e servizi

Banca D’Italia. Occasional Papers.

Indagine sulle imprese industriali e dei servizi – Luglio 2009

Questo fascicolo presenta i principali risultati dell’indagine sulle imprese svolta dalla Banca d’Italia nei primi mesi del 2009 e riferita all’anno 2008.

Scarica Papers – file pdf pag.n.103

In Estratto:

La diminuzione del fatturato interessa tutti i settori di attività economica, ad eccezione degli “altri servizi a imprese e famiglie”.

Le contrazioni maggiori sono state registrate dalle imprese industriali delle regioni del Centro Italia (–5,3 per cento), da quelle dei settori del tessile e dell’abbigliamento, delle pelli e delle calzature e dalle imprese del comparto energetico-estrattivo (–6 e –4,7 per cento, rispettivamente).

Le previsioni sull’evoluzione del fatturato per il 2009 indicano una flessione ancora più marcata sia nell’industria sia nei servizi (–4,5 e –3 per cento, rispettivamente).

Nel complesso, il fatturato dovrebbe ridursi del 3,8 per cento.

Se le attese particolarmente negative dell’industria dovessero realizzarsi, configurerebbero il risultato più negativo registrato da quando l’indagine viene condotta. In questo comparto il calo del fatturato riguarderebbe soprattutto le imprese con 20-49 addetti (–8 per cento, contro –1,2 delle imprese con almeno 500 addetti).

Sarebbe particolarmente negativo l’andamento delle imprese esportatrici, in specie di quelle che esportano oltre due terzi della propria produzione (–11,5 per cento). Nei servizi le maggiori flessioni riguarderebbero ancora le imprese più piccole (–4,7 per cento) e quelle del Nord (–3,9 per cento per il Nord Ovest e –3,2 per il Nord Est).

Nel 2008 il fatturato per addetto ammonta a 331 mila euro per l’industria e a 292 mila per i servizi , in calo rispetto ai corrispondenti valori del 2007 (344 e 306 mila euro, rispettivamente).

Variazione Fatturato ind e serv

Gli investimenti e la capacità produttiva

Nel 2008 le imprese hanno registrato una diminuzione degli investimenti fissi lordi dell’1,5 per cento in termini reali11 rispetto all’anno precedente .

Il calo fa seguito agli incrementi segnati nei due anni precedenti ed è limitato al settore dei servizi (–3,5 per cento); nell’industria la sostanziale stagnazione segna un rallentamento del ritmo dell’accumulazione .

Il tasso di crescita degli investimenti delle imprese industriali è risultato positivo solo nel Nord Ovest (3,2 per cento). Se si analizza invece lo stesso tasso per effettiva localizzazione, si riscontra un aumento anche nel Mezzogiorno (11,3 per cento).

Nell’industria, la contrazione riguarda le imprese con meno di 200 addetti, mentre si registra una crescita per quelle più grandi.

Fra i settori produttivi, spicca il calo del 4,2 percento nel tessile, mentre è aumentata l’accumulazione nel comparto metalmeccanico (5,3 per cento).

Nei servizi la flessione degli investimenti è particolarmente accentuata fra le imprese con almeno 500 addetti (–5,8 per cento), quelle del Nord Ovest (–4,7) e del Centro (–5,6); fra i settori, il calo è modesto per il commercio, gli alberghi e la ristorazione (–0,2), più sensibile per gli altri settori oggetto di indagine.

Variazione investimenti ind e serv

Approfondimenti:

ISTAT: Prezzi alla produzione dei prodotti industriali

Istat: inflazione ferma a luglio. Nel mese di luglio 2009 la variazione su base mensile e annuale dell’inflazione è stata nulla. Non accadeva da circa 50 anni.

Crisi: Bankitalia, in Italia cresce la disoccupazione.

Fonte: Bollettino economico Bankitalia N.57 pag.29

Secondo la rilevazione sulle forze di lavoro, nel primo trimestre del 2009 il numero di occupati residenti in Italia è diminuito dello 0,3 per cento rispetto al trimestre precedente (76.000 persone) al netto dei fattori stagionali.

Rispetto a un anno prima, sempre secondo la rilevazione sulle forze di lavoro, nel primo trimestre del 2009 l’occupazione è diminuita dello 0,9 per cento 204.000 unità.

“Se dobbiamo essere giudici di qualcosa almeno atteniamoci ai fatti” (Wilhelm Ropke Democrazia ed Economia).

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Banca D’Italia. Occasional Papers.

Le principali recessioni italiane: un confronto retrospettivo

Antonio Bassanetti, Martina Cecioni, Andrea Nobili, Giordano Zevi, luglio 2009.

Il lavoro propone un’analisi comparata dell’andamento dei principali aggregati macroeconomici, reali e creditizi, nonché delle reazioni della politica monetaria in occasione delle più gravi recessioni attraversate dall’economia italiana. L’indagine, di tipo descrittivo, si concentra soprattutto sugli ultimi quarant’anni, per i quali il quadro informativo disponibile è ampio e dettagliato. In particolare, si confronta l’evidenza relativa alla profonda recessione tuttora in atto con quelle registrate nel 1974-75 e nel 1992-93, in corrispondenza delle crisi petrolifera e valutaria. Per un numero ridotto di variabili si propone anche un raffronto con gli andamenti negli anni trenta.

Scarica Papers

Crisi: A rischio mezzo milione di posti di lavoro per la crisi

Sito CNEL

Cnel: a rischio mezzo milione di posti di lavoro per la crisi.

Entro il 2009 potrebbero esserci tra i 270 mila e i 460 mila disoccupati in più, per effetto della perdita di posti di lavoro tra le 350 mila e le 540 mila unità (se misurate in termini di forza lavoro) o tra le 620 mila e le 820 mila in termini di Ula (Unità di lavoro annue).

Sono le previsioni del Rapporto del Cnel sul mercato del lavoro 2008, illustrato questa mattina alla presenza del presidente Antonio Marzano.

Il tasso di disoccupazione, stima il Cnel, arriverà a fine anno a sfiorare il 9%.

Secondo il rapporto, i dati sulla cassa integrazione dei primi mesi dell’anno confermano le difficoltà delle imprese e appare «preoccupante soprattutto la situazione delle micro imprese e dell’occupazione indipendente».

«Nei prossimi mesi – si legge nel documento – potrebbero rendersi necessari ulteriori interventi per estendere e rendere ancora più flessibili i sostegni al reddito».

Il Cnel porrà l’accento sulla necessità di una riforma del sistema degli ammortizzatori sociali unitamente a una riflessione complessiva sul welfare in Italia.

Alcuni mesi addietro, scrivevamo sul nostro sito che era probabile una disoccupazione in Italia a due cifre, visto che stavano chiudendo imprese di eccellenza che avevano investito in ricerca e facevano prodotti ad alto valore aggiunto .

Erano i tempi in cui nei vari Forum organizzati ricevevo risposte di questo tipo ” In Italia non si può pensare di continuare a fare i rubinetti, gli imprenditori vanno in Cina per controllare la filiera”.

Una attenta lettura di Keynes e del perché il capitale produttivo delocalizza avrebbe sicuramente evitato oggi di far dire a Bersani ” Parliamo dei problemi dell’Italia e degli Italiani”.

Certo oggi è inevitabile ieri era forse lungimirante.

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Fonte:  Focus BNL N.28 Luglio 2009

Recessioni

La recessione industriale risulta maggiore di quanto rilevato sia durante la crisi degli anni Settanta che in occasione della recessione dei primi anni Novanta.

Il rischio è un ridimensionamento del potenziale di sviluppo di medio termine.

L’industria in senso stretto si conferma il settore più esposto ai contraccolpi della crisi.

In tale comparto nel solo I trimestre del 2009 il valore aggiunto è sceso in termini reali del 7,7% rispetto al periodo precedente.

Nel confronto tra il I trimestre di quest’anno e il corrispondente periodo del 2008, il valore aggiunto prodotto dall’industria italiana si è ridotto del 16,7%.

Nello stesso periodo, il calo nel settore delle costruzioni è stato pari al 5,6% e quello dei servizi al 2,6%. L’industria spiega quasi due terzi della contrazione registrata dal valore aggiunto totale dell’economia italiana dall’inizio della crisi (-5,8%).

Il contributo negativo delle costruzioni risulta limitato (-0,3%), anche a causa del peso poco rilevante che il settore ha sul totale. I servizi, che rappresentano oltre il 70% del valore aggiunto complessivo, hanno assorbito fino ad ora meglio gli effetti della crisi, con un contributo negativo pari all’1,8%.

L’ampiezza della riduzione del valore aggiunto dell’industria deriva oltre che dalla negativa fase congiunturale internazionale anche dal deterioramento che ha interessato il sistema italiano nel corso degli anni.

Dal 2000 la capacità del sistema industriale di creare ricchezza è rimasta invariata.

Nel IV trimestre del 2000 il valore aggiunto prodotto dall’industria era pari in termini reali a 63,4 miliardi di euro.

Nel I trimestre 2008, dopo sette anni e nonostante la fase di ripresa del periodo 2005-2007, il valore aggiunto è stato pari a 63,9 miliardi di euro.

Approfondimenti:

Bernanke: più consumi e più lavoro per il rilancio dell’economia Usa

Marchionne: «Lo spin-off di Fiat auto non superato» Perdita trimestrale di 179 mln

Ansaldo Breda, in bilico commessa da 300 milioni di dollari a Los Angeles

La deflazione avanza. Prezzi ai minimi dal ‘68

Case, dopo le compravendite perdono quota anche i prezzi

Nomisma, situazione italiana, secondo il DPEF, la migliore in assoluto

ISAE: Esame del DPEF per gli anni 2010-2013

ISAE: Euro-zone economic outlook

ISAE: La povertà soggettiva in Italia

ISAE:

Previsioni per l’economia Italiana comunicato stampa

Rapporto previsioni per l’economia Italiana Introduzione e sintesi

Crisi: Il 2008 non tocca le retribuzioni dei manager.

La crisi 2008 non tocca le retribuzioni dei manager bancari e assicurativi.

Ma quello che più colpisce è che nel 2008 le remunerazioni di amministratori e top manager del settore finanziario sono rimaste a una distanza siderale, sono minimamente calata rispetto allo stipendio medio dei lavoratori dei due settori.

I presidenti dei gruppi bancari hanno guadagnato da 10 a 57 volte in più di un loro dipendente, mentre gli amministratori delegati da 16 a 166 volte.

Nel mondo delle assicurazioni le disparità sono state ancora maggiori: i presidenti dei gruppi assicurativi hanno incassato retribuzioni da 20 a 161 volte superiori a quelle della media dei dipendenti, mentre gli Ad da 41 a 244.

Continua a leggere l’articolo sul sito del sole24ore.it

Slides allegato in pdf di pag.31

Asili nido comunali, in Toscana il 26% dei bimbi rimane fuori.

Fonte: Nove Firenze –  31 luglio 2008

Asili nido comunali, indagine di Cittadinanzattiva: in Toscana il 26% dei bimbi non riesce ad accedere al servizio.

315 euro al mese, con un +1% rispetto all’anno passato. Tanto costa mediamente in Toscana mandare il proprio figlio all’asilo nido comunale, per una spesa che rimane al di sopra della media nazionale (pari a 290€).

Caro rette: dura la vita per le giovani coppie, fra difficoltà nel far accedere i propri figli ad asili comunali, alti costi e disparità economiche anche all’interno della stessa regione: tra i capoluoghi di provincia in Toscana, Lucca è la città più cara, Pistoia la più economica (270€). Rispetto al 2006/07, nel 2007/08 le tariffe sono rimaste invariate in tutti i capoluoghi ad eccezione di Prato (+6%) e Livorno (+5%).

L’analisi, svolta dall’Osservatorio prezzi & tariffe di Cittadinanzattiva, ha considerato una famiglia tipo di tre persone (genitori e figlio 0-3 anni) con reddito lordo annuo di 44.200€ e relativo Isee di 19.900€.

I dati sulle rette sono elaborati a partire da fonti ufficiali (anni scolastici 2006/07 e 2007/08) delle Amministrazioni comunali interessate all’indagine (tutti i capoluoghi di provincia).

Oggetto della ricerca sono state le rette applicate al servizio di asilo nido comunale per la frequenza a tempo pieno (in media, 9 ore al giorno) e, dove non presente, a tempo ridotto (in media, 6 ore al giorno), per cinque giorni a settimana.

Liste di attesa: In Toscana, secondo la banca dati del Ministero dell’Interno sulla fiscalità locale aggiornata al 2006, ci sono 399 asili nido comunali per 14.137 posti disponibili. Il maggior numero di asili è presente in provincia di Firenze (139, con 4.702 posti), mentre la provincia di Massa Carrara e quella di Grosseto ne registrano il numero minore (solo 13, con rispettivamente 568 e 434 posti).A fronte di 19.116 domande presentate, in Toscana il 26% dei richiedenti rimane in lista di attesa, a fronte di una media nazionale del 23%.

Considerando unicamente i capoluoghi di provincia toscani, Grosseto presenta le liste di attesa più alte con il 53% di domande respinte, seguita da Arezzo (47%) e Livorno (42%).

I costi del servizio per l’ente erogante: In media, in Toscana, la copertura dei costi mensili del servizio per utente è assicurata per il 37% dalle entrate rappresentate dalle rette pagate da chi usufruisce del servizio, e per il 63% da risorse dell’ente locale. Quest’ultimo valore varia per ciascun capoluogo, con Siena che fa registrare il valore più basso (4%).

Copertura potenziale del servizio: Facendo un confronto tra i posti disponibili e la potenziale utenza (numero di bambini in età 0-3 anni) in Toscana la copertura potenziale del servizio è dell’ 11%, a fronte di una media in Italia del 6%.

Il commento: “L’indagine” commenta il vicesegretario generale di Cittadinanzattiva Giustino Trincia “evidenzia l’ennesimo ritardo accumulato dal nostro Paese e l’abisso che ci separa dall’Europa: a più di trent’anni dalla legge 1044/1971 che istituì gli asili nido comunali, quelli esistenti sono poco più di 3.100, a fronte dei 3.800 asili pubblici previsti già per il 1976.

Inoltre, siamo ben lontani dalla copertura del servizio del 33% come auspicato a livello comunitario entro il 2010.

I dati confermano come il nostro Paese continui a soffrire della mancanza di una politica basata sulla promozione di servizi sociali, con la conseguenza che il Sud continuerà a perdere colpi, il Centro-Nord a rincorrere condizioni più adeguate alle proprie esigenze, mentre migliaia di giovani famiglie saranno costrette ad arrangiarsi da sole”.

Approfondimenti:

L’Indagine di Cittadinanzaattiva file pdf pag. 49

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