Archivio per la categoria 'Crisi Economica 2008'

Crisi: Svolta storica, Obama convince i deputati dalla Camera e approvano la riforma della sanità

Sanità, Obama convince i deputati Dalla Camera ok alla riforma

In una insolita seduta notturna approvato il progetto di legge a cui la Casa Bianca tiene di più. Grazie a un compromesso sull’aborto trovato dalla Pelosi.

Esulta il presidente: “Voto storico, ce la faremo anche in Senato”. Ma lì sarà più difficile: la maggioranza democratica è meno netta.

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Sanità, l’abc della riforma di Obama cure per il 96 per cento degli americani.

Il piano del presidente Usa vuole rompere il monopolio delle assicurazioni private e tagliare costi enormi. Per una appendicectomia servono 30mila dollari, per un parto 40mila. L’investimento complessivo è stimato in oltre mille miliardi di dollari in 10 anni

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Crisi:In attesa della bomba derivati,un “esplosione” da 203mila miliardi

Derivati, una bomba da 203mila miliardi.

La grande paura è passata. Nessuna implosione del sistema finanziario mondiale. Ma chi bisogna ringraziare per lo scampato pericolo?

Sicuramente i Governi che hanno preso sulle spalle (con aiuti pubblici) il fardello delle banche pericolanti; le autorità monetarie che hanno inondato di liquidità il sistema. E quei mercati (dalle Borse ai bond) che si sono messi a correre all’insù. Dalle banche, quelle di Wall Street in particolare, ben poco è arrivato.

Almeno in termini di comportamenti. Già dai primi mesi del 2009 il vecchio vizio di fare della speculazione un’arte è riemerso più forte di prima. Lo dicono i bilanci delle big bank americane che hanno ricominciato ad accumulare rischi come niente fosse. Un dato su tutti è quello dell’attività in derivati che, come ha sottolineato Giulio Tremonti nei giorni scorsi, sono in continua crescita. Come se nulla fosse accaduto.

Non era proprio la finanza strutturata e la sua inarrestabile ascesa ad aver causato il pericolo del crack sistemico?

Evidentemente a Wall Street hanno la memoria corta. Come spiegare altrimenti che per le prime 25 banche Usa il valore nozionale in derivati è salito nella prima parte del 2009 di altri 1.500 miliardi, portando il totale alla stratosferica cifra di 203mila milardi di dollari.

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G-20, accordo su exit strategy Brown propone la Tobin Tax Gelo di Geithner e Tremonti

I ministri economici e i banchieri centrali del G20 in corso a St. Andrews hanno raggiunto un accordo «per adottare una dettagliata tabella di marcia per uscire dalle politiche di stimolo all’economia». E’, secondo quanto si apprende, uno dei contenuti della bozza di conclusione dell’incontro. Per il G20 i primi risultati per la messa a punto del calendario dovranno essere raggiunti «entro fine gennaio».

Al G20 il primo ministro britannico Gordon Brown ha invitato i 20 ministri finanziari e banchieri centrali delle economie più sviluppate e di quelle emergenti a prendere in considerazione «una tassa sulle transazioni finanziarie fra le altre misure per rendere le banche più responsabili», ovvero la famosa Tobin Tax. Nel suo intervento da «padrone di casa» nella seconda giornata di lavori del G20 finanziario (che vede i ministri finanziari e i banchieri centrali delle nazioni più ricche e di quelle a maggiore tasso di sviluppo discutere di come gestire la ripresa dalla crisi e di come finanziare la lotta contro il riscaldamento climatico), Brown ha anche ribadito la sua convinzione che «se anche le recenti indicazioni di un’espansione economica sono causa di ottimismo, non devono essere una ragione per concludere prematuramente le politiche di stimolo economico».

Per Brown le grandi economie del mondo devono portare avanti gli sforzi per la ripresa economica, senza accontentarsi dei segnali positivi che stanno emergendo.

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Dobbiamo alla cortesia della Banca Bespoke la tabella che segue, che indica le quotazioni dei derivati per le Nazioni alla fine del 2008. E piu’ precisamente i Derivati del tipo CDS (Credit Default Swap), ampiamente diffusi.

Derivati Nazioni 2008

Dicitura in alto: “Valutazione del rischio di inadempienza per nazioni, per il tramite dei prezzi dei CDS”.

Dicitura in basso: “Costo per anno, per assicurare un importo debitorio di 10 mila Dollari, per la durata di 5 anni”

Nella Tabella aggiornata al 07 dicembre 2008, la colonna di destra e’ l’importo della rata al 01 gennaio 2008.
La colonna seconda da destra indica la variazione percentuale dello importo della rata negli ultimi 30 giorni.
La colonna terza da destra indica l’importo della rata al 07 novembre 2008.
La colonna quarta da destra indica l’importo della rata al 07 dicembre 2008.

Le nazioni sono indicate con un rischio crescente dal basso verso l’alto.
Quindi Germania, Giappone e Francia, cioe’ quelle in fondo alla lista, sono le piu’ solide.
L’Italia si troverebbe, per fortuna, nel terzo inferiore della lista.

Approfondimenti:

Che cos’è la Tobin Tax?

Geithner: «La crescita inizia ora, attenzione a non frenarla»

Draghi: «entro marzo rapporto sulle regole per i bonus ai manager»

Derivati se li conosci li eviti….

Derivati sotto tiro le PMI del Nord

Rischio derivati per i Comuni «Urgenti le nuove regole»

CONSOB: Principali prodotti derivati elementi informativi di base file pdf.pag.22

Crisi:Ocse,a settembre Italia in forte crescita

Ocse: a settembre Italia in forte crescita.

OCSE Indice IT

Il superindice dell’economia Ocse di settembre rileva «forti segnali di crescita in Italia, Francia, Regno Unito e Cina».

Secondo le statistiche pubblicate dall’organizzazione parigina, in settembre in Italia il miglioramento è stato pari a 1,3 punti su base mensile a quota 105,6 punti e a +10,8 punti su base annuale.

Per quanto riguarda l’indice generale, l’aumento in settembre è stato di 1,3 punti a 100,6 punti e di 3,4 punti su base annuale.

«Una ripresa – prosegue il comunicato – è chiaramente visibile negli Stati Uniti, in Giappone e nelle altre economie Ocse e nelle principali economie non Ocse. Sebbene segnali di espansione possano essere osservati in vari paesi, nondimeno questi segnali dovrebbero essere interpretati con cautela perché l’atteso miglioramento dell’attività economica, in relazione ai livelli del potenziale di lungo termine, può essere attribuito in parte a una diminuzione dello stesso livello potenziale di lungo termine e non solo a un miglioramento dell’attività economica in sé».

Secondo i dati dell’Ocse, il superindice degli tati Uniti è migliorato di 1,4 punti in settembre sia su mese che su anno mentre in Europa l’incremento è stato rispettivamente di 1,4 e 6,3 punti.

Quadro contrastato per il Giappone: aumento di 1,3 punti su mese ma flessione di 0,7 punti su anno. Nel Regno Unito aumento di 1,7 punti su mese e di 7 su anno, in Canada di 1,6 punti rispetto ad agosto di 4,6 rispetto a settembre 2008 e in Francia di 1,3 su mese e di 8,4 su anno. Migliora anche la Germania che ha visto il superindice aumentare di 2 punti rispetto a trenta giorni prima e di 5,7 rispetto a un anno fa. Bene infine la Cina dove l’aumento è stato di 1,6 punti su base congiunturale e di 7 punti su base tendenziale.

OCSE Indice Euro

Approfondimenti:

Tremonti: «Il tempo è stato galantuomo,siamo nella media Ue»

Ocse: Ripresa avanza, Italia in testa, ma in Usa allarme-lavoro

EPIFANI, RIPRESA MOLTO BASSA E CON TANTA DISOCCUPAZIONE

Ma dietro i numeri il ritardo dell’export

Ocse: salari, l’Italia agli ultimi posti

Crisi: Obama è preoccupato “La ripresa non crea posti di lavoro”

Usa, disoccupazione record. Mai così alta dal 1983.

Il tasso di disoccupazione è salito al 10,2 per cento. In ottobre sono andati persi 190.00 posti di lavoro. Un dato peggiore delle attese.

Sale ancora il tasso di disoccupazione negli Stati Uniti. Il dato, pubblicato dal dipartimento del Lavoro, indica che la percentuale è arrivata al 10,2%, il valore più alto dal 1983. In ottobre i posti di lavoro andati perduti sono stati 190.000, bel al di sopra delle attese che indicavano una riduzione di 175.000 unità. Il rapporto sull’occupazione ha mostrato che i posti perduti sono diffusi in tutti i settori. Quello manifatturiero ne ha eliminati 61.000, il massimo in quattro mesi, mentre quello delle costruzioni 62.000. Si sono registrati invece aumenti nel comparto dell’istruzione e in quello della sanità, che hanno aggiunto complessivamente 45.000 posti di lavoro. La settimana lavorativa è rimasta invariata ad una media di 33 ore settimanali, una delusione perché i datori di lavoro solitamente aumentano le ore prima di assumere nuovo personale.

Dall’inizio della recessione negli Stati Uniti sono stati persi oltre 7,4 milioni di posti di lavoro e, secondo le previsioni degli economisti, il tasso di disoccupazione resterà alto anche il prossimo anno, nonostante la crescita prevista dell’economia americana.

Nell’ultimo trimestre, va ricordato, il Pil a stelle e strisce è tornato positivo, segnando una crescita del 3,5 per cento.

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Andamento periodico delle migliaia di persone che perdono il lavoro, dato destagionalizzato, ottobre 2007 – Ottobre 2009

Disoccupazione USA Ott 2009 migliaia di personeFonte Grafico Dipartimento dellavoro Stati Uniti

Obama: «La ripresa ci sarà, ma il lavoro è un problema grave».

Tasso di disoccupazione, destagionalizzato, Ottobre 2007 – Ottobre 2009

Disoccupazione USA Ott 2009Fonte Grafico Dipartimento del lavoro Stati Uniti

Il rialzo del tasso di disoccupazione, arrivato in ottobre al 10,2%, il massimo dal 1983, é “un problema grave” e rende evidente che “il mercato del lavoro americano non é ancora come deve essere”. Lo ha detto il presidente degli Stati Uniti Barack Obama, – comunque “fiducioso nel fatto che la ripresa economica arriverà”, – durate una breve conferenza stampa nel Rose Garden della Casa Bianca. Proprio per sostenere il settore del lavoro, Obama ha firmato in legge il provvedimento da 24 miliardi di dollari che incrementa gli aiuti ai disoccupati, prevede incentivi fiscali per l’acquisto di case e garantisce sgravi fiscali per le imprese, un testo approvato dal Congresso con il voto di Camera e Senato mercoledì e giovedì.

Fonte articolo il sole24ore.it

Stati Uniti andamento mensile dei consumi dati destagionalizzati, Settembre 2008 – Settembre 2009 .

Stati Uniti Consumi dato destagionalizzatoFonte Grafico Dipartimento del lavoro Stati Uniti ( clicca sul grafico per ingrandirlo)

Stati Uniti andamento mensile dei consumi dati non destagionalizzati, Settembre 2008 – Settembre 2009 .

Stati Uniti ConsumiFonte Grafico Dipartimento del lavoro Stati Uniti ( clicca sul grafico per ingrandirlo)

Stati Uniti Produzione e capacità produttiva Settembre 2009

Stati Uniti Produzione e  Capacità Industriale Nov 2009

Fonte: Federal Reserve

Stati Uniti Stock Moneta

Componenti dello Stock di Moneta

M1
È il più ristretto fra gli aggregati monetari dell’area euro, comprendente il circolante e i depositi bancari in conto corrente.

M2
Il secondo degli aggregati monetari dell’area euro in ordine di grandezza. Comprende, oltre alle componenti di M1, i depositi a risparmio bancari e postali, i buoni postali fruttiferi, la raccolta bancari con p/t (pronti contro termine) e i certificati di deposito bancari.

M3
Indicatore principale della quantità di moneta presente in un sistema economico. È il terzo aggregato monetario, comprendente oltre alle componenti M1 e M2 anche pronti contro termine, obbligazioni con scadenza originaria fino a due anni, quote di fondi comuni monetari e titoli di mercato monetario.

Crisi: L’instabilità Finanziaria,dalla Crisi Asiatica ai Mutui Subprime

Fonte: Keynesiano

L’instabilità Finanziaria: dalla Crisi Asiatica ai Mutui Subprime

Autori:D’Apice Vincenzo; Ferri Giovanni – Prezzo € 10,00 – Anno:2009, 110 pag.- Editore: Carocci (collana Le bussole)

Negli ultimi tre decenni abbiamo assistito a un forte aumento dell’instabilità finanziaria. Tutti i maggiori continenti sono stati colpiti da crisi che hanno avuto effetti assai severi sull’economia reale. Negli anni ottanta, l’instabilità ha scosso molte nazioni dell’America Latina per poi passare, negli anni novanta, al Giappone e al Sud-est asiatico, fino ad arrivare alla Russia. È storia recente l’uragano scoppiato negli Stati Uniti che ha presto travolto anche Europa e Asia. La profondità di quest’ultima crisi e l’elevato numero di nazioni coinvolte hanno suscitato un rinnovato interesse sulle cause dell’instabilità finanziaria e sulle politiche di prevenzione. Il libro si propone di offrire un quadro d’insieme del fenomeno e di rendere più comprensibili al lettore i termini della questione.

Slide presentazione libro file pdf. pag. 37 – Fonte UNI Roma 3

Slide Formato PTT

Nota:

Alcuni grafici presenti nel formato PTT, vengono persi nella trasformazione in pdf a causa della trasparenza impostata nel file originale.

Crisi: Il default della Sig. Franca classica esponente del ceto medio

La capacità di pagamento della signora Franca.

La signora Franca ha 55 anni ed è nubile, lavora come impiegata in una grossa azienda del settore metalmeccanico, guadagna 1.300,00 Euro al mese per 13,5 mensilità compreso tredicesima e il premio ferie, di conseguenza le entrate nette da reddito ammontano a Euro 17.550,00.

La signora Franca  è proprietaria di una casa in cui abita lasciatagli in eredità dai suoi genitori del valore di 300.000,00 euro. Inoltre la signora Franca ha un deposito a risparmio di Euro 20.000,00 e possiede un auto nuova di media cilindrata completamente pagata.
La Sig. Franca necessita di un mutuo Bancario di 100.000,00 Euro per la ristrutturazione dell’immobile, la Banca gli propone vista l’età e il deterioramento del suo reddito una volta andata in pensione un mutuo a tasso fisso da rimborsare in 10 anni con ipoteca di primo grado sulla casa a garanzia della restituzione del mutuo, la sintesi del piano di ammortamento del mutuo e come da tabella che segue:

Valori espressi in Euro

VALORE DEL MUTUO €.100.000,00 TEMPO AMMORTAMENTO 10 ANNI, RATE MENSILI TASSO FISSO ITERESSI 4,75%

RATA MENSILE TASSO A REGIME: 1.048,00

IMPORTO TOTALE DA RIMBORSARE (MONTANTE): 125.760,00

Importo Interessi 25.760,00
———————————–
mesi 120 = incidenza interessi al mese 208,340

Importo capitale da restituire al netto degli interessi Euro100.000,00
———————————————————————————–
mesi 120 = Capitale al netto degli interessi da restituire Euro 833,34

A QUESTO PUNTO LA DOMANDA E’: PUO’ LA SIGNORA FRANCA RESTITUIRE IL MUTUO ALLA BANCA?

In base alle idee dominanti fino ad oggi si potrebbe dire di si, in fondo il bene dato in garanzia alla banca e di gran lunga superiore al valore del mutuo richiesto, di solito la garanzia richiesta oscilla fra il 150 o 200 % del valore del mutuo richiesto in questo caso la garanzia dovrebbe essere d fra i 150 o i 200 mila euro; come abbiamo visto l’immobile della Sig. Franca vale 300 mila euro quindi la Sig. Franca è sufficientemente patrimonializzata.

Inoltre la Sig. Franca è in condizioni piuttosto sane, non Ha debiti e lavora in una azienda solida.

Insomma c’è chi sta peggio ma sopratutto stavano peggio quelli ha cui la nuova finanza concedeva i mutui Sub-prime.

Tutto lascerebbe pensare che la signora Franca è “Bancabile” nel senso che esistono tutte le caratteristiche tecniche perché la richiesta del mutuo possa essere accettata da parte della banca…………dipende dai punti di vista e sopratutto dipende dalla realtà delle cose. Alla Sig. Franca manca un requisito fondamentale la capacità di produrre reddito sufficiente sia per pagare il debito e sia  per vivere in condizioni minime una volta che a contratto il mutuo bancario.  Credo che si sia tutti d’accordo se affermo che la Sig. Franca non può rinunciare a mangiare, non può certo rinunciare a lavarsi ed a riscaldarsi di inverno, non può neanche eliminare completamente l’uso della macchina e del ricambio del vestiario, come non può non mettere in conto il canone televisivo e il canone telefonico, il canone per la TIA ecc..ecc… IN CONCLUSIONE LA SIGNORA FRANCA CONTINUA A VIVERE E PER VIVERE CI SONO NECESSITA’ CHE COSTANO E A CUI TUTTI DOBBIAMO FARE FRONTE.

Senza fare tanti conti analitici diciamo che queste necessità minime costano circa 700 euro al mese ( molte madri di famiglia salteranno sulla seggiola leggendo la cifra che è sicuramente sottostimata) che moltiplicati per 12 mesi ci porta ad un importo di euro 8.400,00.

Il reddito residuo della signora Franca per il pagamento del Mutuo è di Euro 17.550,00 – 8.400, 00= 9.150,00
che moltiplicato per gli anni del mutuo ammonta a Euro 91.500,00 a cui va aggiunta la somma a risparmio di Euro 20.000,00 ed abbiamo un totale di Euro 111.500,00.

IL DEFAULT  FINANZIARIO DELLA SIG.FRANCA:

L’importo del mutuo da restituire alla banca e di Euro 125.760,00 , Il che vuol dire che alla Sig. Franca mancheranno dopo aver speso anche i risparmi accumulati in precedenza alla stipula del mutuo Euro 14.260,00 pari al 14,26% dell’importo di mutuo richiesto e dopo, se non aveva i 20.000,00 Euro di risparmi il suo default sul prestito era di Euro 34.260,00 pari al 34,26% dell’importo del mutuo richiesto.

Ora so benissimo, che qualcuno può dire: ma perché la Sig. Franca non fa un mutuo in 20 anni al fine di ridurre la rata mensile del mutuo? .

L’esempio non è casuale, La Sig. Franca e una signora di 55 anni e la banca se è guidata dal buon senso, non gli concederà un prestito che lei è costretta ad estinguere in veneranda età (a 75 anni) inoltre la Sig. Franca quando andrà in pensione avrà una decurtazione del suo reddito e con esso una minore capacità di rimborso che si associa inevitabilmente ad un percorso di vita in cui anche le cure mediche vanno messe in conto. E’ ovvio, che una riduzione del periodo per il rimborso del mutuo  riduce il rischio per la Banca di rimanere incagliata a causa di   queste problematiche fisiologiche.

Inoltre l’esempio non è casuale ed espone una situazione di tutto rispetto, nessuno di noi direbbe onestamente che la Sig. Franca è in una condizione di degenza economica, c’è chi sta molto ma molto peggio!

L’esempio esposto è costruito apposta, per far capire quanto era debole l’economia della truffa a cui tutti guardavano con interesse, un tipo di economia che di fatto ha creato solo e soltanto una illusione monetaria di finta ricchezza, in quanto: finanziava l’acquisto della casa a chi era nulla tenente sapendo a monte che la fine non poteva essere che quella del default finanziario.

In fondo la Sig. Franca non è nulla tenente anzi….e il mutuo che chiede alla banca è un terzo del valore del suo immobile, ma gli manca quello che tecnicamente si chiama capacità di reddito e sopratutto non detiene un capitale produttivo, la casa in cui abita è si sua ed a un valore, ma gli produce  solo e soltanto un reddito d’uso, non gli produce entrate extra gli riduce solo le spese che dovrebbe sostenere per  pagare un qualsiasi affitto.

Concludo chiarendo una cosa per i palati fini, non ho considerato l’incremento del reddito della paga della Sig. Franca perché a mio modesto avviso e fatta eccezione  per la durata di questa Crisi, in tempi normali l’aumento ISTAT della busta paga, si compensa sicuramente con l’aumento dell’inflazione reale nei 10 anni di ammortamento del mutuo. Inoltre non ho considerato la maturazione degli interessi composti sul deposito in denaro di 20.000,00 in quanto ritengo che gli stessi siano appena sufficienti a compensare il deterioramento del reddito per la durata residua del mutuo una volta che la Sig.Franca andrà in pensione.

Crisi: ISTAT, Italiani soddisfatti delle loro condizioni di vita

Migliora il livello di soddisfazione delle famiglie italiane per la propria condizione economica. E’ questi il dato che emerge dalla rilevazione dell’Istat.

Nel 2009 la percentuale di famiglie che giudicano la propria situazione economica sostanzialmente invariata rispetto all’anno precedente è più alta di quella rilevata nel corrispondente periodo del 2008 (44,9% rispetto a 39,4%). Parallelamente, si regista una diminuzione della quota di famiglie che riferiscono un peggioramento della propria situazione (dal 54,5% al 50%).

IT Prezzi Salari

Peggiorano le condizioni di vita fra il 2008 e il 2009 per le famiglie il cui reddito e soretto da un lavoratore in proprio (un lavoratore che ha una propria impresa senza dipendenti nel cui ambito svolge anche lavoro manuale): in questo caso, la quota di famiglie che riferiscono un peggioramento passa dal 48,5% del 2008 al 51,1% del 2009.

Sono invece soddisfatti delle loro relazioni familiari, il 90,01% degli Italiani. Cosi suddivisi:si definiscono molto soddisfatti in Trentino-Alto Adige (46%), Friuli-Venezia Giulia (42,9%) ed Emilia-Romagna (41%); le più basse in Puglia (25,4%), Molise (26,3%) e Calabria (28,2%).

Per quanto riguarda le relazioni amicali la quota degli individui soddisfatti è molto elevata e tocca l’82,4%, con il 56,9% di abbastanza soddisfatti ed il 25,5% di molto soddisfatti. La soddisfazione è più elevata nelle fasce giovanili e via via decresce all’aumentare dell’età. La soddisfazione per le relazioni amicali è un aspetto per il quale le differenze di genere sono piuttosto evidenti. È soddisfatto per questo aspetto della vita l’84,5% degli uomini rispetto all’80,4% delle donne. In particolare, gli uomini che si definiscono molto soddisfatti, sono il 26,6% contro il 24,5% delle donne.

IT Prestiti e depositi Bancari

Documento Istat file pdf pag. n.7

Approfondimenti:

Sito ISTAT

Crisi:MERCATO E MORALITÀ “L’economia e l’etica sono sorelle e non rivali”

Wilhelm Röpke (1899-1966) Economista

«L’economia di mercato è quel regime economico con il quale sta in piedi o crolla tutto il nostro sistema sociale e culturale». (Civitas humana.Wilhelm Röpke )

MERCATO E MORALITÀ “L’economia e l’etica sono sorelle e non rivali”.

Una delle questioni centrali affrontate nell’Enciclica papale Caritas in Veritate riguarda i rapporti tra etica ed economia. È il momento giusto per discuterne, anche perché la crisi finanziaria ha sollevato nuovi interrogativi proprio su questi aspetti.
Talvolta si pensa che etica ed economia siano due mondi distinti e separati. Non è così. Non lo è innanzitutto con riferimento al metodo di analisi delle scienze economiche. In base a un popolare stereotipo, le scienze economiche si basano sul presupposto che gli individui massimizzano solo il benessere materiale e pensano solamente al profitto. In realtà il metodo dell’economia è l’”individualismo metodologico”. Esso muove dalla premessa che i fenomeni economici e sociali vanno spiegati a partire dai comportamenti individuali. Per spiegare questi ultimi, dobbiamo presupporre che l’individuo si comporti “in modo appropriato alla situazione”. Cioè l’individualismo metodologico e il metodo dell’economia si basano sulla logica situazionale: spiego il comportamento spiegando la situazione. Ma “in modo appropriato alla situazione” non vuol dire massimizzare il benessere materiale. Al contrario, questo principio è compatibile con qualunque ipotesi sulle motivazioni individuali. In altre parole, non dobbiamo confondere l’individualismo con l’egoismo, così come l’altruismo non va confuso con il collettivismo.

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Hyman P. Minsky (1919-1996) Economista.

E’ Arrivaro l’ammazza bolle “L’algoritmo profetico del Mercante di Venezia”.

Quando Timothy Geithner si insediò nel 2003 alla guida della Federal Reserve Bank di New York, responsabile del primo mercato finanziario mondiale, il suo predecessore Edward G. Corrigan gli consigliò di studiarsi bene il fallimento della Ltcm di Greenwich, Connecticut. È il noto hedge fund saltato in aria nel 1998 per uso di asset inaffidabili contro cui si indebitava troppo, e per abuso di modelli matematici. Il caso Ltcm lo ha studiato bene, insieme a un pugno di altri economisti, John Geanakoplos, 54 anni, che allora faceva il trader e subì i contraccolpi di Ltcm, e oggi insegna a Yale, dove ha la cattedra dedicata a John Tobin, il Nobel keynesiano che fu consigliere di Kennedy.
Partendo da Shakespeare, dal Mercante di Venezia, dall’usuraio Shylock e dalla sua assurda richiesta di una libbra di carne umana del debitore Antonio a garanzia del prestito concesso e in caso di default, Geanakoplos ha incominciato a riflettere sulla affidabilità degli algoritmi che sorreggono tanta finanza contemporanea. Se Shylock avesse avuto expertise matematica invece dell’arte avara innata, avrebbe creato l’impossibile algoritmo della carne umana.
Geanakoplos fa parte di un piccolo gruppo sparso di economisti che da anni riflettono sulle teorie e le prassi che sorreggono gran parte dei mercati finanziari, e dicono che così non può andare. Se si analizza quanto accaduto negli ultimi anni, si vede che c’è stata un’enorme bolla sorretta spesso dal nulla, da garanzie inesigibili. «Non so quanti vogliono guardare in faccia la realtà, perché alla fine di una analisi come la mia e di qualche altro collega, se si applicano le conclusioni, ci si trova con un mercato finanziario più piccolo – dice Geanakoplos a Il Sole 24 Ore -. Ma anche più sicuro e meno esposto a sorprese sgradevoli». I primi dubbi sull’affidabilità di mercati ispirati a teorie rassicuranti Geanakoplos li ha avuti quando si occupava di finanza, come operatore, prima alla ora defunta Kidder, Peabody &Co. E poi dal 95 a Ellington Capital Management, un hedge fund che segue soprattutto titoli legati al mercato immobiliare e di cui Geanakoplos è ancora partner. Poteva toccare con mano la crescita della bolla l’inefficacia o l’inesistenza di regole adeguate.
«Non so bene che cosa Washington stia preparando in fatto di nuove regole, e non so nemmeno se hanno voglia di applicarle davvero. L’amministrazione parla con gli economisti, anche con me, – dice ancora Geanakoplos – stanno a sentire, ma poi non si riesce a capire che cosa abbiano davvero in mente». L’analisi di Geanakoplos, e di alcuni altri, non è del tutto in linea con l’obiettivo senz’altro di Wall Street, e probabilmente di Washington, di ricreare il mercato così come era, dei derivati soprattutto, con qualche regola in più, ma non troppo.
Al centro dell’analisi del professore di Yale c’è la questione del valore degli asset, titoli o real estate, e tutto ciò che serve a ottenere credito. Prima, in questo ciclo, sono venute negli anni 90 le case, che hanno fornito una base enorme di indebitamento. La rincorsa dei prezzi ha gonfiato sempre più il loro valore, e quindi anche il valore come collaterale del debito. È stata una volata senza precedenti storici, con lo stock abitativo americano che si è rivalutato del 92% tra il 96 e l’esplosione della bolla nel 2006 mentre era cresciuto di appena un terzo in prezzi reali, del 27%, nei 106 anni che vanno dal 1890 al 1996.

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Approfondimenti:

MINSKY E LA CRISI FINANZIARIA

INEFFICIENT MARKETS E BEHAVIOURAL FINANCE (Tesi di laurea)

La dinamica delle crisi finanziarie: I modelli Modelli Minsky e Kindleberger

The Minsky Moment

Capitalismo finanziario e teoria degli investimenti secondo H.P.Minsky

Teoria degli investimenti secondo H.P.Minsky

Keynes, Marshall e i filosofi di Cambridge

“Come ripristinare la stabilità finanziaria” Intervento di Mario Draghi

Libri: Keynes e l’instabilità del capitalismo. Autore:Minsky Hyman P.

Crisi: Ripresa del settore manifatturiero

Ottobre 2009 Manufacturing ISM Report On Business PMI pari al 55,7%

12 mesi di andamento dell’ indice manifatturieroPMI Tabella 12 mesi

L’indice ISM per il settore manifatturiero è salito in ottobre a 55,7 punti dai precedenti 52,6.

Lo ha comunicato oggi l’Institute for Supply Management. Il risultato è superiore alle attese degli analisti (53 punti), e il più alto del mese di aprile del 2006.

Una lettura superiore ai 50 punti indicano che più imprese del settore hanno segnalato la crescita dell’attività rispetto a quante hanno invece registrato una flessione. Ad ottobre è il terzo mese consecutivo di espansione per il settore manifatturiero.

Segnali positivi dall’indice della produzione, salito a 63,3 punti dai precedenti 55,7. E, soprattutto, dall’indice dell’occupazione, tornato sopra quota 50 – 53,1 punti dai precedenti 46,2 -, a indicarne la crescita, dopo 14 mesi consecutivi di declino.

Indicazioni positive anche dall’indice dei nuovi ordini: 58,5 punti, meno rispetto a settembre (60,8) ma comunque a livelli che fanno ben sperare per l’attività futura.

Anche la riduzione delle scorte sembra giunta alla sua fase finale. L’indice è infatti salito a 46,9 punti dai precedenti 42,5. Scorte ancora in calo, quindi, ma ad un ritmo inferiore rispetto a quello del recente passato.

Dal settore immobiliare sono arrivati segnali positivi. Le vendite di case esistenti sono infatti aumentate in settembre del 6,1%.

Lo ha comunicato l’associazione nazionale degli agenti immobiliari (NAR). E’ l’ottavo mese consecutivo di crescita. Rispetto al settembre del 2008, le vendite sono aumentate del 19,8%. Secondo gli economisti del NAR, la crescita è da imputarsi anche agli aiuti governativi per l’acquisto della prima casa.

Sempre in settembre la spesa per costruzioni è aumentata dello 0,8%. Lo ha comunicato oggi il dipartimento del commercio. Per le costruzioni private residenziali la spesa è cresciuta del 3,9%, mentre per quelle non residenziali è diminuita dell’1,8%. La spesa pubblica è aumentata dell’1,3%. Rispetto allo stesso mese del 2008, la spesa per costruzioni risulta in calo del 13%.

Grafico PMI 12 MesiClicca sul grafico per ingrandirlo

Crisi: Europa, indice pmi manifattura in crescita a 50,7.

Era da maggio 2008 che l’indice non superava quota 50

L’ attivita’ manifatturiera in Europa ad ottobre e’ cresciuta per la prima volta da 17 mesi a questa parte. L’indice Pmi, rilevato da Markit Economics, e’ salito a quota 50,7 da 49,3 di settembre. Era da maggio 2008 che l’indice non superava quota 50.

La soglia 50 fa da spartiacque tra espansione e contrazione del ciclo e il dato odierno e’ una conferma che la recessione sta rallentando.

Le previsioni ISAE sulla produzione industriale settembre 2009 – novembre 2009

Nuovo rialzo della produzione industriale ad agosto. Per il terzo trimestre l’ISAE prevede un aumento del 5,5% rispetto al trimestre precedente.
Le indicazioni preliminari relative all’ultima parte dell’anno segnalano un’attenuazione della dinamica produttiva, che rimarrebbe comunque su un sentiero positivo.

Indice ISAE Manifatturiero

Approfondimenti:

October 2009 Manufacturing ISM Report On Business®

EUROSTAT : Industrial producer prices

Markit PMI Settore Manifatturiero Eurozona – dati finali

Markit/ADACI PMI Settore Manifatturiero Italiano

ISAE: LE PREVISIONI PER L’ECONOMIA ITALIANA NEL 2009 E 2010

ISAE: CRESCE AD OTTOBRE LA FIDUCIA DELLE IMPRESE MANIFATTURIERE

Le previsioni ISAE sulla produzione industriale

Banca D’Italia: Sondaggio congiunturale sulle imprese industriali e dei servizi

Crisi:Roubini «Mercati a rischio se il dollaro inverte la rotta»

Roubini «Mercati a rischio se il dollaro inverte la rotta»

Nei mercati mondiali sta lievitando la più insidiosa bolla speculativa di tutti i tempi. Nouriel Roubini, l’economista famoso per aver previsto la crisi generata dai mutui subprime torna a parlare dei mercati finanziari. E in un articolo pubblicato sul Financial Times ribadisce quanto già affermato nei giorni scorsi alla televisione americana Cnbc: siamo di fronte a una bolla gigantesca che scoppierà non appena il dollaro (ancora in calo sull’euro) frenerà la sua corsa.

Tra biglietto verde e mercati azionari, sostiene Roubini, c’è infatti una forte correlazione. La speculazione sulle valute, per l’economista, gioca un ruolo fondamentale nell’andamento dei mercati. Con rischi notevoli. «Quando la discesa del dollaro si fermerà – è convinto Roubini – l’inversione di marcia (ma in negativo) contagerà i mercati finanziari, dando origine a un altro pesante crac».

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DOVE VA L’ECONOMIA / Le meravigliose bolle di sapone Carry Trade -di Nouriel Roubini *

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Fallisce Cit group: è la quinta maggior bancarotta di sempre

Negli Stati Uniti torna lo spettro della crisi bancaria. Dopo mesi di trattative con i creditori e di interventi governativi per salvarne il bilancio, alla fine Cit Group non ce l’ha fatta. La finanziaria indipendente specializzata nel credito alle Piccole e medie imprese, che eroga finanziamenti a oltre 2000 rifornitori che servono oltre 300.000 commercianti al dettaglio ha ufficializzato nella giornata di ieri il suo ingresso in stato di amministrazione controllata, il Chapther 11. Si tratta della quinta maggior bancarotta di sempre dopo quelle di Lehman Brothers, Washington Mutual, WorldCom e General Motors.

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Italia: È franato (-12%) il valore reale del mercato auto.

l mercato auto chiuderà il 2009 probabilmente a 2 milioni e 50mila unità, anche se le proiezioni si avvicinano di più a 2,1 milioni. In ulteriore flessione (-6%) dopo il -13,5% del 2008. Ma in valore – denaro speso per acquistare le auto – la situazione è peggiore: l’ammontare complessivo valutato ai prezzi di listino dovrebbe attestarsi sui 40,6 miliardi, il 10% in meno del 2008. È quanto emerge dalla misurazione del Centro studi Fleet&Mobility, che assegna ad ogni auto venduta il suo valore di listino, applicando poi sconti e incentivi. Al netto dei quali cittadini e imprese spenderanno nel corso di quest’anno 33,625 miliardi per acquistare le auto nuove, con un calo di quasi il 12% rispetto ai 38.087 milioni del 2008. La differenza tra il calo dei volumi (-6%) e del valore (-12%) è dovuta a due fenomeni.

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Approfondimenti:

Bridgestone lascia la F1, niente pneumatici dal 2010: «Pesa la crisi economica»

Benzina e gasolio, continuano i rialzi

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