
Aggiornato al 27/11/2009
Quando è troppo è troppo!!!!!!!!!!!!!!!
Nonostante la crisi, la F.I.A.T. (Fabbrica Italiana Automobile Torino) rimane a tutt’oggi l’impresa simbolo del settore automobilistico italiano.
Ma nelle stesso tempo è anche il simbolo di un’impresa che definire privata sarebbe azzardato, visto gli ingenti emolumenti che ha ricevuto dallo Stato Italiano fin dall’inizio della sua nascita.
La crisi attuale non c’entra niente con i problemi della Fiat e le strategie del Guru Marchionne, è solo un pretesto per attuare una ristrutturazione aziendale in Fiat Auto, di conseguenza chi vuole allungare l’agonia mantenendo in Italia l’attuale livello di occupazione lo deve fare a spese proprie (dello Stato Italiano).
In proposito si legga questo articolo del 14/11/2004 “La crisi della Fiat incognita per l’ Italia”
La strategia di ristrutturazione programmata dal management di Fiat è chiara, ed è quella di sempre dettata dalla Famiglia proprietaria “neanche un euro nostro andrà in inefficienza, di chiunque ne siano le colpe”.
Ma è anche l’epilogo drammatico di una globalizzazione che vede la società Italiana senza una vera guida politica che indirizzi la politica economica ormai ferma da annni e che sappia farsi valere a livello Europeo. Una politica economica Europea in grado di competere con i paesi emergenti e con gli Stati Uniti. Che tradotto vuol dire una politica fatta di salari sufficienti a vivere dignitosamente secondo gli standars dei paesi occidentali industrializzati. In caso contrario la concorrenza si giocherà sempre sul dumping sociale e i paesi Europei giocheranno a ruba mazzo fra di loro facendo tenere il banco ai PSV.
Destra e Sinistra si sono accontentate di vivere il presente rimandando i problemi a chi veniva dopo.
Senza una visione di lungo periodo un paese industriale non va da nessuna parte. Come non va da nessuna parte se non molla al suo destino industrie che dovrebbero pagare di tasca loro i ripetuti errori commessi. Questo non vuol dire che i lavoratori della Fiat devono esere abbandonati a se stessi, ma vuol dire semplicemente che si deve tutelare la persona e non il posto di lavoro. Le persone vanno sostenute economicamente al fine di ricollocarle in settori produttivi ed efficienti, ed è a quei settori che la politica economica di un paese moderno dovrebbe guardare e indirizzare le proprie risorse economiche.
Questo vale anche come riflessione per qualche politico locale, che crede di avere risolto il problema correndo al capezzale di una multinazionale Francese affichè rimanga in Italia. Ognuno si può illudere come vuole, e si accontenta di quello che può ottenere.
Una cosa però è certa: se non ci sarà una seria e attenta analisi di cosa è accaduto e perchè, è bene sapere che si è solo rimandato il giorno del funerale.
La decadenza non è solo in un “capitalismo da rapina”. Ma è anche in chi si definisce Democratico, Socialdemocratico o Cattolico-Democratico e magnifica le meraviglie del miracolo economico dei PSV frutto di una globalizzazione le cui meraviglie sono sotto gli occhi di tutti, basta volerle vedere.
Di seguito segnalo alcuni articoli recenti che riguardano la vicenda Fiat.
Marchionne: «In Italia non possiamo tenere aperti sei stabilimenti Fiat»
Sul piano industriale della Fiat che sarà presentato il primo dicembre prossimo al ministro delle Attività Economiche Claudio Scajola e in seguito alle parti sociali, l’amministratore delegato di Fiat Group, Sergio Marchionne, ha sottolineato: «Abbiamo un piano industriale intelligente e riusciremo ad aumentare la capacità produttiva in Italia».
«La cosa importante – ha aggiunto il top manager, a margine dell’incontro presso il Centro ricerche Fiat con il ministro dell’Istruzione, Maria Stella Gelmini – è cercare di non difendere tutto se vogliamo tenere tutti gli stabilimenti aperti e fare tutte le cose necessarie. Ci sono richieste che non sono fattibili in un mondo che è cambiato profondamente. Non possiamo tornare a una realtà che non esiste più.
Fonte: La Repubblica.it
Fiat, i sindacati sul piede di guerra “Chiarezza o sarà mobilitazione”
Marchionne ha detto che nei sei stabilimenti italiani si produce l’equivalente di quello di una sola fabbrica in Brasile.
Fonte: La Repubblica.it
FIAT: MONTEZEMOLO,NON STA A NOI FARE POLITICA INDUSTRIALE
“Marchionne ha detto una cosa giusta che condivido e cioe’ che non sta alla Fiat fare la politica industriale ma sta al Paese, dotando la politica industriale, oltre che delle scelte, delle risorse necessarie in funzione alle scelte. Anche li’ confermo quello che ha detto Marchionne”. A margine della premiazione dei progetti vincitori del concorso di ideee ‘Accade domani’ di Italia Futura, il presidente del Gruppo Fiat, a chi gli chiedeva della chiusura degli stabilimenti ipotizzata dall’amministratore delegato nei giorni scorsi, ha spiegato: “siamo una squadra, la forza della Fiat e’ nella coesione non solo come spirito di corpo in azienda, ma come totale spirito di squadra dei vertici. Non ho una virgola da aggiungere a quello che ha detto Marchionne”.
Fonte: La Repubblica.it
Fiat: Scajola difende il polo industriale di Termini Imerese
Si intrecciano sempre di più le vicende dello stabilimento Fiat di Termini Imerese, a rischio chiusura, e il rinnovo degli incentivi per l’acquisto di auto nuove.
«Sarebbe folle far morire un polo industriale come quello di Termini Imerese, su cui nel tempo sono stati fatti investimenti importanti e dove tutti mi dicono che la qualità del lavoro è molto buona» ha detto il ministro per lo Sviluppo economico, Claudio Scajola, in merito alle discussioni relative allo stabilimento di Termini Imerese di Fiat. «Noi chiediamo a Fiat che venga aumentata la produzione industriale in Italia, dove immatricoliamo più auto di quante ne produciamo», spiega Scajola, aggiungendo però che «Fiat ritiene che 6 stabilimenti siano troppi e che Termini Imerese ha difficoltà oggettive: è troppo costoso produrre». Il ministro ribadisce che «tutto il settore dell’auto deve essere ristrutturato profondamente, ma questo non significa che in Spagna si possa produrre quasi il doppio delle auto che si producono in Italia».
Fonte: La Repubblica.it
Fiat, Marchionne risponde a Scajola “Follia chiudere Termini? Veda i dati”
Fonte: TG COM
L’a.d. di Fiat, Sergio Marchionne, risponde a tono al ministro dello Sviluppo Economico, Claudio Scajola, che nei giorni scorsi, aveva detto di ritenere “folle l’eventuale chiusura dell’impianto di Termini Imerese”. “Per mia esperienza personale – ha detto il manager del Lingotto – prima di usare un linguaggio pesante come follia uno dovrebbe capire i dati. Se uno poi li capisce magari tira conclusioni diverse”.
“Comunque – ha concluso l’a.d. – aspettiamo il 1 dicembre e il 21 dicembre”, le due date in cui sono previsti l’incontro con il ministro Scajola e, successivamente, con le parti sociali.
Prima del round con i vertici del Lingotto, però, il ministro dello Sviluppo Economico incontrerà i sindacati siciliani. La convocazione è stata fissata per lunedì 30 novembre. Scajola ha assicurato che nella trattativa con Torino “il governo non sarà un mediatore indifferente ma piuttosto impegnato a salvaguardare la capacità produttiva”.
Scajola: «Per Termini Imerese pronti 400 milioni»
Per la fabbrica Fiat di Termini Imerese sono pronti investimenti per 400milioni. La notizia è contenuta nella lettera inviata dal ministro dello Sviluppo economico, Claudio Scajola, a “Il Giornale”, che replica all’editoriale di Nicola Porro, in cui sosteneva che il governo vuole sostituirsi all’azienda nella gestione delle fabbriche Fiat. Il ministro, quindi, spiega che «è vero che, come afferma la Fiat, costruire un’auto a ermini Imerese costa da 800 a mille euro in più. Ma Fiat afferma anche che ciò non dipende dai lavoratori, né dagli impianti produttivi, che sono stati recentemente ristrutturati anche con fondi pubblici. Dipende dalle diseconomie esterne e dalla carenza di infrastrutture, a cominciare dal porto, che obbliga l’azienda a spedire le auto da Catania», scrive Scajola.
Fonte: Il sole24ore.it