
Derivati, una bomba da 203mila miliardi.
La grande paura è passata. Nessuna implosione del sistema finanziario mondiale. Ma chi bisogna ringraziare per lo scampato pericolo?
Sicuramente i Governi che hanno preso sulle spalle (con aiuti pubblici) il fardello delle banche pericolanti; le autorità monetarie che hanno inondato di liquidità il sistema. E quei mercati (dalle Borse ai bond) che si sono messi a correre all’insù. Dalle banche, quelle di Wall Street in particolare, ben poco è arrivato.
Almeno in termini di comportamenti. Già dai primi mesi del 2009 il vecchio vizio di fare della speculazione un’arte è riemerso più forte di prima. Lo dicono i bilanci delle big bank americane che hanno ricominciato ad accumulare rischi come niente fosse. Un dato su tutti è quello dell’attività in derivati che, come ha sottolineato Giulio Tremonti nei giorni scorsi, sono in continua crescita. Come se nulla fosse accaduto.
Non era proprio la finanza strutturata e la sua inarrestabile ascesa ad aver causato il pericolo del crack sistemico?
Evidentemente a Wall Street hanno la memoria corta. Come spiegare altrimenti che per le prime 25 banche Usa il valore nozionale in derivati è salito nella prima parte del 2009 di altri 1.500 miliardi, portando il totale alla stratosferica cifra di 203mila milardi di dollari.
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G-20, accordo su exit strategy Brown propone la Tobin Tax Gelo di Geithner e Tremonti
I ministri economici e i banchieri centrali del G20 in corso a St. Andrews hanno raggiunto un accordo «per adottare una dettagliata tabella di marcia per uscire dalle politiche di stimolo all’economia». E’, secondo quanto si apprende, uno dei contenuti della bozza di conclusione dell’incontro. Per il G20 i primi risultati per la messa a punto del calendario dovranno essere raggiunti «entro fine gennaio».
Al G20 il primo ministro britannico Gordon Brown ha invitato i 20 ministri finanziari e banchieri centrali delle economie più sviluppate e di quelle emergenti a prendere in considerazione «una tassa sulle transazioni finanziarie fra le altre misure per rendere le banche più responsabili», ovvero la famosa Tobin Tax. Nel suo intervento da «padrone di casa» nella seconda giornata di lavori del G20 finanziario (che vede i ministri finanziari e i banchieri centrali delle nazioni più ricche e di quelle a maggiore tasso di sviluppo discutere di come gestire la ripresa dalla crisi e di come finanziare la lotta contro il riscaldamento climatico), Brown ha anche ribadito la sua convinzione che «se anche le recenti indicazioni di un’espansione economica sono causa di ottimismo, non devono essere una ragione per concludere prematuramente le politiche di stimolo economico».
Per Brown le grandi economie del mondo devono portare avanti gli sforzi per la ripresa economica, senza accontentarsi dei segnali positivi che stanno emergendo.
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Dobbiamo alla cortesia della Banca Bespoke la tabella che segue, che indica le quotazioni dei derivati per le Nazioni alla fine del 2008. E piu’ precisamente i Derivati del tipo CDS (Credit Default Swap), ampiamente diffusi.

Dicitura in alto: “Valutazione del rischio di inadempienza per nazioni, per il tramite dei prezzi dei CDS”.
Dicitura in basso: “Costo per anno, per assicurare un importo debitorio di 10 mila Dollari, per la durata di 5 anni”
Nella Tabella aggiornata al 07 dicembre 2008, la colonna di destra e’ l’importo della rata al 01 gennaio 2008.
La colonna seconda da destra indica la variazione percentuale dello importo della rata negli ultimi 30 giorni.
La colonna terza da destra indica l’importo della rata al 07 novembre 2008.
La colonna quarta da destra indica l’importo della rata al 07 dicembre 2008.
Le nazioni sono indicate con un rischio crescente dal basso verso l’alto.
Quindi Germania, Giappone e Francia, cioe’ quelle in fondo alla lista, sono le piu’ solide.
L’Italia si troverebbe, per fortuna, nel terzo inferiore della lista.
Approfondimenti:
Che cos’è la Tobin Tax?
Geithner: «La crescita inizia ora, attenzione a non frenarla»
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CONSOB: Principali prodotti derivati elementi informativi di base file pdf.pag.22