
La mappa dei super-ricchi italiani: concentrati in 5 regioni.
Più dei due terzi della ricchezza totale dei paperoni italiani, quelli con portafogli finanziari di almeno 500mila euro, si concentra in cinque regioni.
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Le tabelle con le classifiche della ricchezza nelle regioni e nelle province
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In Italia, c’è chi produce richezza e lavoro e chi invece evade costantemente e continuamente ingenti somme di denaro.
Purtroppo spesso la politica miope e prigioniera delle narrazioni del 900 tende a vedere nel piccolo imprenditore il male e la causa dei problemi Italici. E’ un vecchio problema della sinistra Italiana, anche di quella parte che oggi dice di chiamarsi riformista ma è erede di una forma-mentis del passato.Un passato fatto di retorica dove era molto più facile fare accordi consociativi con la grande impresa lasciando nel tritacarne sociale il piccolo imprenditore, alimentando cosi l’illusione del perseguimento delle narrazioni politiche dell’epoca.
Questa crisi sta dimostrato che il valore della piccola e micro impresa è fondamentale per la tenuta sociale del territorio, in un mondo sempre più globalizzato, dove la grande industria tende a ricollocarsi in quelle aree gegrafiche dove il costo della manodopera e a livelli da fame e dove il sindacato è inesistente.
La trasormazione sociale in atto, porterà sempre di più l’individuo espulso dalla grande industria a dover essere imprenditore di se stesso, di conseguenza è già in atto da tempo una trasformazione delle vecchie categorie sociali del novecento che di fatto non sono più idonee per leggere la società moderna.
Da questa presa di coscienza nasce la prima vera rivoluzione della politica riformista di centro sinistra.
Una rivoluzione culturale e di linguaggio che deve vedere i componenti della comunità come individui associati per valori e non per classe, l’asssociazioni per valori è di fatto una associazione che crea una nuova generazione politica che include in essa individui di età diverse, con redditi diversi ma con valori condivisi e con una narrazzione comune del mondo in cui vorrebbero vivere.
Un mondo, che di fatto non può che essere per il centro sinistra riformista, equo, solidale, democratico, liberale, individualista ma profondamente sociale.
L’evasione quando è fatta per il solo scopo dell’arricchimento oltre ogni limite di esigenza umana è asociale, ma l’evasione fatta per “sopravvivere economicamente”, è di fatto la conseguenza di una politica economica miope ed errata; una politica che costringe il cittadino medio ad essere in conflitto con la comunità e a dever decidere fra l’etica e la sua “sopravvivenza economica”. Di conseguenza per la comunità diventa una battaglia persa, in quanto il nostro istinto naturale tende a scegliere per la “sopravvivenza economica” che è essenziale e che deve essere adeguata agli standards sociali.
La responsabilità sociale dell’individuo che vive in comunità, non può mai essere messa in conflitto con la sua “sopravvivenza economica”, la politica del grimardello morale attuata dalla sinistra nel 900 è una delle cause per cui il riformismo di sinistra non è mai stato una visione comune e condivisa nel nostro paese; Un paese (che è bene ricordare) il cui motore produttivo è fatto prevalentemente da piccoli imprenditori.
Pagare tutti per pagare meno tutti è un obbiettivo fondamentale, ma è altrettanto fondamentale:
- il riconoscimento del valore lavoro, ma del lavoro in quanto tale e indipendentemente dalla categoria o tipologia contrattuale, di fatto il lavoro umano assume valore sociale perchè è fondamentale per il progresso dell’intera comunità (1),
- il riconoscimento dell’equità fiscale verso chi lavora e produce ricchezza, richezza che è di fatto la benziana che serve per tenere acceso il motore dei servizi sociali,
- l’equità fiscale è un concetto flessibile ed è espandibile verso l’alto solo e soltanto se il contribuente ( il cittadino) si sente integrato rispettato e gratificato socialmente,
-l’espansione verso l’alto del concetto di equità fiscale è imprescindibile dal riscontro dell’equità nella gestione delle risorse. E’ bene ricordare che in questo caso le risorse sono frutto del lavoro umano, e quindi da considerare scarse per loro natura. Di conseguenza diventa necessario e imprescindibile da parte di chi fornisce quelle risorse una verifica sulla loro gestione.
Nota:
1) Nelle società primitive, i cacciatori dividevano la cacciagione con l’intero villaggio, magari riservandosi una parte maggiore per loro e per il capo tribù. Il concetto fonadmentale di questa regola, era che il lavoro serviva per il sostentamento e la sopravvivenza dell’intera tribù. Non c’era la ricerca dell’equità e dell’uguaglianza, ma c’era un compromesso fra premio individuale, rispetto gerarchico ( l’autorità che mantenva l’ordine delle tradizioni frutto delle esperienze sociali) e socialità nella consapevolezza che solo l’unione sociale e condivisione di valori, aveva la meglio su una natura ostile ( chi in quel momento aveva fatto una buona caccia, poteva un domani non avere la solita fortuna, ma la regola condivisa frutto dell’esperienza sociale consentiva comunque la sua sopravvivenza fisica e della tribù), egoismo, capacità individuali e esperienza empirica, avevano trovato una soluzione frutto dell’intelligenza umana; Al fine di avere la meglio sulle avversità del vivere quotidiano in base alla situazione data.






















































































