Archivio per Agosto 2008

Alitalia “pianti da coccodrilli e vittorie di Pirro”

Alitalia fine della storia, di fatto con la richiesta del dichiarazione di insolvenza del Cda che ha formalizzato la richiesta di commissariamento e contestualmente ha presentato ricorso per la dichiarazione dello stato di insolvenza al Tribunale di Roma, la storia di Alitalia come impresa si chiude.

Subito dopo il premier Silvio Berlusconi ha firmato il decreto di nomina del commissario straordinario. Sarà Augusto Fantozzi a occuparsi della liquidazione della parte non risanabile della compagnia. E CON QUESTO ATTO BERLUSCONO SMENTISCE SE STESSO VISTO CHE DICHIARAVA DI VOLERLA SALVARE.

COSA C’E’ DI PEGGIO DEL FALLIMENTO PER UNA AZIENDA?

NIENTE!!!

Ma la cosa più patetica è la lettura dell’articolo di Colaninno, che dal mio mio punto di vista “è pietoso” Colaninno afferma:

- la situazione attuale è peggiorativa per lo stato ma che le scelte politiche non le fa lui,

- che qualche problema con la sua anima imprenditoriale c’è, visto come le cose si sono svolte,

- dice chiaramente, e questo è a suo favore, che lui fa l’imprenditore, tradotto vuol dire comprare al minimo per vendere al massimo ( i soldi nell’impresa vanno e tornano, nel ritorno devono essere un po di più di quelli in andata),

- CI POTEVA INVECE RISPARMIARE IL PATRIOTISMO FUORI LUOGO CHE SOTTO-INTENDE ” LO FACCIAMO PER L’ITALIA PERCHE’ SIAMO ITALIANI”.

CHE SI CHIAMINO COLANINNO, AGNELLI, TRONCHETTI, ECC..ECC… POCO IMPORTA LE REGOLE DEL LIBERO MERCATO SONO LE SOLITE ORMAI DA QUANDO A. SMITH HA SCRITTO RICCHEZZA DELLE NAZIONI.

Sul mercato si compete ad armi pari se si cambiano le regole del gioco, i competitori devono essere tutti in condizioni di saperlo e di potersi esprimere nell’offerta.

In questo caso si trova una cordata, e si decide di cambiare le regole per loro. Dopo loro, vanno e trattano con i patner stranieri.

Allora qui la domanda sorge spontanea: perché lo Stato non ha cambiato le regole per se, valorizzando un suo bene che avrebbe messo sul mercato, con evidente beneficio per le casse dello Stato?.

Interessanti invece sono due articoli uno di Tito Boeri, che è in linea con il nostro precedente Post, e l’altro di Massimo Giannini che smentisce categoricamente che la politica economica di questo CD sia riconducibile ad una “economia sociale di mercato” di origine Tedesca ( entrambi gli articoli li trovate giù negli approfondimenti).

In effetti, stiamo assistendo all’elogio del governo da parte di diversi esponenti di varia provenienza professionale, anche Luigi Marino ( il sole 24 ore del 30/08/2008 pag.15) leader della Confcooperative (le cosiddette coop bianche), Marino afferma che questa è la politica della vecchia DC di Don Sturzo.

Far passare i fallimenti per successi, e le furbate per responsabilità sociale, è a mio giudizio un fatto di disonesta intellettuale nei confronti della società, ( in merito basta leggere, L’APPELLO AI “LIBERI E FORTI” DI DON LUIGI STURZO” e in fondo alla  pagina ci sono altri link per approfondire il pensiero Democratico, Politico, Economico e Etico di Don L. Struzo).

Questa destra non persegue l’economia sociale degli Ordolibelalism, e non è neanche liberale.

Berlusconi non persegue nessuna politica di “economia sociale di mercato” di tipo Tedesco è di certo per quel che fa non è riconducibile ai criteri di giustizia sociale di Don Sturzo.

Ma vediamo perché:

Breve accenno storico:

La solidità economica della Germania è parte dell’immaginario collettivo. Per decenni, a partire dalla ricostruzione del dopoguerra, il paese si è identificato, all’interno ed all’estero, come l’economia trainante del continente europeo, grazie alla forza della sua industria e alla compattezza del sistema di relazioni industriali. Una sapiente e fortunata combinazione di libertà economica e di intervento pubblico ha saputo garantire una crescita relativamente armoniosa e territorialmente bilanciata, prezzi stabili e una complessiva pace sociale tra industria e sindacati.

Il sistema ha radici lontane, specie nella politica economica del cancelliere Bismarck e nella legislazione sociale che l’ha accompagnata. E’ nella seconda metà dell’Ottocento che politica economica e politica sociale vengono inscindibilmente unite. Dopo la Seconda Guerra Mondiale, la conferenza di Potsdam del 1945 stabilisce che sia mantenuta l’unità economica della Germania occupata. Tuttavia, le insanabili divergenze tra le potenze occidentali e l’Unione Sovietica quanto alla concezione economica, portano fin da subito alla creazione di zone economiche profondamente diverse tra l’area di occupazione occidentale e quella sovietica.

La ricostruzione economica inizia – ormai di fatto per le sole zone occidentali – nel 1948, con la riforma monetaria e il piano Marshall, il programma di aiuti alla ricostruzione economica e infrastrutturale lanciato dall’allora segretario di Stato statunitense.

Conformemente alla tradizione di forte interventismo statale nell’economia, la nuova parola d’ordine, il principio ispiratore della politica economica della nuova Germania guidata dal Cancelliere Adenauer e dal Ministro dell’Economia Erhard, è l’economia sociale di mercato: un sistema basato sulla libera iniziativa economica bilanciata dal limitato ma costante intervento dello Stato per mantenere l’equità sociale.

Il concetto di economia sociale di mercato nasce soprattutto nella scuola di Friburgo, ed è fortemente ispirato sotto il profilo ideologico dalla dottrina sociale della Chiesa.

L’obiettivo è la creazione di un sistema economico che consenta e promuova lo sviluppo dell’individuo nel quadro di un sistema politico che si prenda cura del bene pubblico e dell’assistenza ai più deboli.

Il padre dell’economia sociale di mercato nella sua attuazione pratica è Ludwig Erhard, che in 18 anni di governo, prima come Ministro per gli Affari Economici, poi come Cancelliere, riesce a guidare lo sviluppo di un sistema economico che consente di conciliare la promozione della libertà economica con il controllo e la regolazione pubblici.

Lo Stato interviene a garanzia della libera competizione, gestendo la distribuzione dei redditi e dei patrimoni e regolamentando la politica strutturale e finanziaria.

Sostanzialmente l’intervento pubblico regolatore mira a evitare l’eccessiva concentrazione di potere nei diversi settori creando e mantenendo le condizioni per una competizione effettiva.

Dopo non poche difficoltà iniziali, il sistema prende piede e ottiene soprattutto il consenso sociale indispensabile al proprio funzionamento. Specie i primi spettacolari risultati nella lotta alla disoccupazione e alla mancanza di abitazioni convincono anche gli scettici a sposare le linee fondamentali di questa politica.

Nel 1959 il Partito Socialdemocratico (Sozialdemokratische Partei Deutschlands, SPD), nel famoso programma di Bad Godesberg rinuncia espressamente e definitivamente all’ideologia marxista e si avvicina alla politica economica sociale di mercato.

L’intero “arco costituzionale” tedesco condivide gli obiettivi della crescita economica bilanciata dall’intervento pubblico, della forte tutela dei diritti sociali, della collaborazione sociale, dell’uniformità del tenore di vita e di sviluppo tra le varie parti del Paese.

E’ il momento del massimo sviluppo economico. Il maggiolino della Volkswagen diviene il simbolo del successo mondiale dell’industria automobilistica tedesca e della motorizzazione di massa. Vengono approvate moltissime leggi in ambito sociale, dalle assicurazioni alle pensioni alla lotta alla disoccupazione, e il clima economico favorevole consente una maggiore partecipazione dei lavoratori alla vita dell’impresa attraverso appositi organismi che contribuiscono alla cosiddetta democratizzazione dell’economia.

Il Modello Renano:

In questo momento di grande crescita e di prima stabilizzazione (inizio degli anni ‘60) si radica e si propaga il cosiddetto “modello renano”, quel sistema economico complessivo fatto di economia sociale di mercato, di relazioni industriali, di politiche pubbliche, di cooperazione sociale e di una forte garanzia dei diritti sociali dei lavoratori che accompagna la fase più florida dell’economia tedesca, portandola ai vertici mondiali e proponendosi, per questo, come modello vincente e, forse, irripetibile.

La caratteristica principale è la collaborazione tra le parti socali che si instaura e si esprime nel finanziamento congiunto da parte di datori di lavoro e lavoratori delle assicurazioni pensionistiche, di malattia e di disoccupazione, le quali, per questo motivo, sono tra le più alte del mondo, così come i salari.

Il cosiddetto partenariato sociale tra sindacati e imprese si esprime, inoltre, nell’istituzionalizzazione del conflitto nel quadro del diritto sindacale e del lavoro, concordato tra le parti sociali.

Dal 1949 le 16 sigle sindacali tedesche, organizzate per categorie economiche, sono riunite in un unico sindacato dei lavoratori, il Deutscher Gewerkschaftsbund, e questo ha assicurato la forza contrattuale e impedito la divisione ideologico-partitica tra le rappresentanze dei lavoratori.

Gli scioperi sono stati per questo molto rari, anche se, nelle poche volte in cui si sono avuti, sono stati particolarmente duri ed efficaci.

Dalla parola “liberale” alla formula “benessere sociale”.

Per liberale intendo la strada che Ralf Dahrendorf ha indicato nelle sue opere a coloro che volessero effettivamente seguire una via politica con questo nome, in quanto, a detta dell’autore anglotedesco, molti partiti in Europa si dicono liberali ma non hanno niente nei loro progetti, nelle loro manifestazioni politiche, nei loro interventi, che possa lasciar presagire un loro appoggio alla pura questione liberalista.

E questo semplicemente perché il liberalismo è la dottrina che pone al centro di tutto la libertà come valore fondante della società.

Se si perde per strada questo enunciato fondamentale, si perde anche il diritto ad esser chiamati liberali.

Strettamente collegato a questa idea politica, vi è l’idea di un forte individualismo che dovrebbe informare tutta l’attività umana, ma in particolar modo che dovrebbe esser ripreso e messo in opera da quella parte della società che si prefigge di governare.

Perché l’individualismo?

Perché l’obiettivo dovrebbe essere quello di porre al centro delle politiche sociali l’individuo, il cittadino in quanto tale e non in quanto membro di qualche associazione collettiva come il sindacato, l’impresa o la famiglia.

Inoltre, i processi connessi con la post-modernità portano l’individuo a ridefinire la propria identità in chiave soggettiva e ad elaborare bisogni e desideri nuovi, ai quali lo stato non può far fronte se non introducendo delle politiche che guardino direttamente al singolo.

D’altronde questa è la tendenza che ritroviamo nelle dichiarazioni programmatiche dei governi di molti paesi occidentali, nelle quali si enunciano inevitabili riforme in materia sociale.

Gli errori e le nuove disuguaglianze (come la under class,composta da coloro che sono tagliati fuori da ogni processo redistributivo) che si sono venute a creare nei sistemi per inseguire e correggere le storture del mercato hanno portato ad una crisi generale di politica pubblica, in quanto ci siamo resi conto che le misure di welfare non sono più adatte alla società concreta che si è venuta formando, ed hanno anche portato ad una crisi del patto redistributivo.

Infatti lo stato non riesce più a ripartire in maniera ottimale i costi delle politiche sociali, facendo scemare così la propria capacità di protezione.

Su tutto ciò, inoltre, si installa la protesta di chi si rifiuta di pagare sempre di più per ottenere sempre di meno, considerando anche che il fisco rappresenta il perno e l’accordo solidaristico fondamentale delle società moderne.

Ovviamente questo doppio fronte di crisi non può che avere effetti devastanti sia sulla società civile che sulla classe politica, anche perché i ceti medi vedono sempre più insidiata la propria posizione e vedono sempre più vicina la prospettiva di una discesa nella scala sociale.

Come se non bastasse, gli strati inferiori della popolazione rischiano di perdere le poche franchigie che permettono loro di vivere un’esistenza decorosa, facendole scivolare nella povertà più assoluta.

E non si capisce come lo stato possa tutelare quest’ultima fascia sociale, quando intende smantellare il sistema di welfare, per far fronte al calo di legittimazione che segue alla rottura sul piano fiscale.

La destra e il problema del Welfare:

Dalla nuova destra il problema della povertà è, ad esempio, visto in maniera rovesciata rispetto a quanto pensavano i creatori di grandi modelli di welfare del secondo dopoguerra.

In quel periodo infatti, la povertà veniva vista come un problema sociale, derivante da un iniqua redistribuzione della ricchezza e quindi come una piaga della cui cura si doveva occupare la società nella sua totalità, sotto forma di Stato.

Oggi invece la tendenza è quella di vedere il problema come fondamentalmente individuale, nel senso che la povertà sarebbe riconducibile ai singoli percorsi individuali.

Quindi, affermando tutto ciò, si afferma anche che l’intervento dello Stato in materia sociale non ha quasi più senso, visto che si tratterebbe ora di “correggere” queste traiettorie individuali, compito che il welfare state tradizionale non può assolvere perché non ne è in grado.

Per cui si procede con grande lena allo smantellamento degli istituti di politiche sociali, senza tener troppo di conto che la già indigente under class potrebbe diventare ancora più povera e innescare una protesta tanto sottovalutata quanto pericolosa per la vita stessa della società.

Questa nuova destra è in contraddizione anche con le dichiarazioni di vecchi utilitaristi del calibro di John Stuart Mill che hanno cercato con le loro elaborazioni intellettuali, di assicurare al lavoratore quel giusto equilibrio psicologico che potesse metterlo nelle migliori condizioni di lavorare e che potesse permettergli, attraverso il reddito, di diventare anch’egli possidente, e di ridurre dunque quel distacco che lo divide dalle classi più agiate, andando a formare quella che diventerà la classe media. Classe media che diventerà tale anche grazie al sistema di sicurezza socio-economico improntato dallo stato.

In conclusione, Berlusconi non è Adenauer, Temonti non è Ludwig Erhard, ed entrambi visto quello che fanno……nemmeno sanno chi è Wilhelm Röpke.

Questi Industriali si stanno mangiando come sempre lo stato Italiano a morsi, non solo vogliono anche passare per patrioti e di sinistra ora………..ma fra qualche mese quando avranno raddopiato il capitale investito per dare una morale ai loro profitti ci diranno che sono bravi e che hanno rischiato il collo.

MA QUESTO SOLO PER ALCUNI GIORNI, POI COME I COCCODRILLI CHE SEGUONO LA LORO NATURA DOPO IL PASTO PIANGERANNO, CONFESSANDOCI CHE ALITALIA E’ STATA L’ENNESIMA PORCATA AI DANNI DELLO STATO ITALIANO.

Ad ulteriore supporto che Alitalia non centra niente con l’economia sociale di mercato c’è questo documento della fondazione AISPE di Giulio Tremonti.

Documento, sul quale avremmo qualcosa da ridire sulle politiche Keynesiane, ma solo per rispetto del grande Lord Inglese, che ha visto stravolgere nell’attuazione pratica effettuata da altri le sue idee. Ma questa è un’altra storia che rimandiamo ad un prossimo Post specifico.

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Convegno AISPE 2004

Stato e mercato nell’alternativa tedesca al liberismo anglosassone

Di Rosaria Rita Canale

Abstract

( papers completo pag.12 fonte: Università di Palermo – file doc)

Nella letteratura è possibile, semplificando, individuare due visioni alternative sul ruolo da assegnare al mercato nell’attività economica: una prima visione – cosiddetta liberista di stampo anglosassone – che ritiene che il mercato sia il modo più efficiente di organizzare l’attività economica di un paese. Infatti esso possiede – se lasciato libero di funzionare – tutte le caratteristiche per garantire la convergenza verso il reddito di pieno impiego grazie alla forza con cui i soggetti perseguono l’interesse individuale, che a seguito dell’operare della “mano invisibile” finirebbe per corrispondere con l’interesse collettivo.
La posizione alternativa – riconducibile al pensiero keynesiano – ritiene che il mercato non possieda sempre meccanismi automatici di aggiustamento e che vada sostenuto con interventi attivi di politica monetaria e di politica fiscale. Lo squilibrio – o meglio l’equilibrio di sottoccupazione – non sarebbe causato dalle rigidità ma dalla carenza di domanda aggregata. L’intervento dello Stato e di politica economica in generale sarebbe allora necessario per colmare questo deficit e per garantire l’equilibrio sociale che il mercato da solo non riesce a realizzare.
In Germania le convinzioni sul ruolo dell’attività di politica economica come strumento di correzione del mercato, si sono sviluppate seguendo percorsi alternativi rispetto alle posizioni teoriche dominanti. Le origini dell’alternativa possono essere rintracciate nei contenuti del pensiero della scuola storica dell’economia che a partire dalla disputa sul metodo con la scuola marginalista, ha conosciuto uno sviluppo autonomo. Il pensiero economico proseguì poi per una propria strada non sposando il pensiero keynesiano, e riservando sempre uno sguardo più attento ai meccanismi automatici del marcato.
L’idea centrale è che il mercato sia il modo migliore per organizzare l’attività economica di un paese, ma che esso non sia in grado di garantire l’equilibrio distributivo assicurato dai meccanismi automatici di aggiustamento, suggeriti dalla teoria neoclassica. Il conflitto sociale finirebbe per comprometterne l’attività autonoma e per sollecitare quegli squilibri paventati dalla teoria keynesiana. Mercato e protezione sociale sono pertanto due concetti indissolubili per realizzare la crescita economica, poiché la seconda assicura che l’efficiente e corretto funzionamento del primo sia un obiettivo comune.
Questo modello tedesco, noto come ordoliberalism o più semplicemente noto come social market economy, associa i principi generali del libero mercato – valuta stabile, libera contrattazione, regole fisse di politica economica, mercati orientati all’esportazione – con l’idea che le forze spontanee e la flessibilità non sono in grado da sole di generare un mercato efficiente. In altre parole lo Stato deve creare le precondizioni per un funzionamento corretto del mercato.
Obiettivo del lavoro è ricostruire i contenuti e il dibattito teorico che ha condotto all’elaborazione di questa alternativa di approccio al mercato

Approfondimenti:

Tito Boeri: Costi pubblici, profitti privati

Massimo Giannini: Alitalia, resta solo la bandiera

Colaninno:”Non ci regalano Alitalia un dovere accettare questa sfida”

Alitalia, Cda dichiara insolvenza

DON LUIGI STURZO: CHI LO TIRA A DESTRA CHI LO TIRA A SINISTRA

Il pensiero di don Luigi Sturzo- su Democrazia, Etica ed Economia, Etica e Politica, pace Internazionale

Crollano le vendite al dettaglio – 3,4%

Vendite al dettaglio, crollo del 3,4%. Rallenta l’inflazione ad agosto 4%.

Purtroppo continua la serie negativa di segnalazioni che sempre di più ci portano ad essere pessimisti, e ci convincono che ormai la fase di stagflazione è in pieno atto.

Infatti l’istat, conferma che scendono ancora giù i consumi degli Italiani. Rispetto a giugno 2007 alimentari -2,3%, non alimentari -4,1%.

Siamo in una situazione, dove le  famiglie riducono il consumo di cibo, senza incrementare altri capitoli di spesa.

La capacità del risparmio è quasi azzerata.

Cresce la richiesta di piccoli finanziamenti a breve, con l’effetto perverso di erodere le risorse già scarse delle famiglie per far fronte al pagamento degli interessi sui prestiti.

La politica monetaria miope della BCE, erode ulteriori risorse a causa degli aumenti del costo del denaro, che dovrebbero essere ben meditati in una situazione come questa attuale dove l’inflazione è data da shok di sistema prevalentemente dovuti dal rincaro delle materie prime, e da una globalizzazione selvaggia che di fatto blocca o rende sempre più difficile l’aumento delle retribuzioni salariale a causa di una eccedenza di offerta di manodopera a basso costo.

Infatti siamo in presenza di vasi comunicanti sociali al ribasso, dove la concorrenza è al ribasso per via della diversa struttura sociale dei paesi scambisti.

Una diversa socializzazione dei diritti fa si che la concorrenza si giochi solo sul dumping sociale, come emerge chiaramente da questo articolo “India, fermi gli impianti Tata”, se Tata disloca in altra parte dell’India la fabbrica, l’obbiettivo di costruire una macchina da 1.600 euro diventa impossibile a causa di situazioni economiche e sociali meno favorevoli.

I dati ISTAT in dettaglio :

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Le alleanze con la sinistra radicale sono incompatibili

FAUSTO BERTINOTTI AL CONGRESSO DI RIVOLUZIONE COMUNISTA.

Durata del filmato min.10,03

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Paolo Ferrero nuovo segretario rifondazione comunista.

Durata del filmato min.5,20

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Io ho 50 anni, e sono entrato in una sezione del PCI quando ne avevo 12 e faccio una fatica tremenda a seguire il discorso di Bertinotti al congresso di R.C. Ferrero è più comprensibile a tutti ma la sostanza fra i due non cambia entrambi vedono nel PD un “nemico da abbattere”.

Non si devono fare alleanze con la sinistra, ma deve esserci dentro il pd uomini di sinistra capaci di rendersi conto che siamo nel 2008 in una società globalizzata e complessa.

IO CREDEVO CHE CONTAMINANDOMI CON LA MARGHERITA IL PD FACEVA PROPRI I VALORI “DELL’ECONOMIA SOCIALE DI MERCATO” CHE ALTRO NON è CHE LA SOCIALDEMOCRAZIA TEDESCA.

MA VEDO CHE TREMONTI DICE CHE SONO LORO CHE ATTUANO IL MODELLO TEDESCO……….. ALLORA IO MI DOMANDO CHI SONO I NEOLIBERALISTI NIPOTINI DI MILTON FRIDEMAN, I CUI ESPONENTI DI SPICCO SONO STATI R.REGAN E M.THATCHER.

Lo già scritto in passato e ne sono sempre più convinto, che stiamo subendo una invasione di campo.

L’invasione è iniziata con il libro di G.Tremonti ” la paura e la speranza” libro che in campagna elettorale raccoglieva la simpatia dell’onorevole G. Melandri manifestata a porta a porta.

Qui nessuno spiega più la politica, mentre io sento G.Fini che invitato alla festa invernale i Curmayer spiega “che cosa sono le aree politiche in una democrazia pluralista” e perchè la politica si deve spostare al centro (la spiegazione della teoria con tre cerchi sovrapposti è di Dahrendorf che è ed è sempre stato un socialdemocratico liberale di sinistra perlomeno per la concezione Tedesca e Inglese di CS).

Prezzi alla produzione ai massimi dal 1995 “l’andamento sulla natalità delle imprese è al lumicino”

Purtroppo le indicazione economiche prevedono quanto già affermato con il nostro Post del 14/08/2008 siamo in fase di stagflazione, e non sarà certo l’ottimismo di Berlusconi a farci uscire da questa crisi che si prevede lunga e tortuosa.

Un dato che i giornali di oggi non riportano, ma che è un segnale importante per capire cosa sta succedendo, è il dato sulla mortalita e natalità delle imprese che per la prima volta i sei anni nelle rivelazioni ISTAT segna un andamento negativo.

Va detto però che il dato dell’ISTAT si riferisce al 2006, di fatto l’ultima rivelazione di Unicamere conferma un  Trend più ottimistico ma logoro, segnale di un paese fiacco che non sarà certo con l’ottimismo che risolverà i suoi problemi. Le famiglie sono sempre più indebitate per far fronte agli impegni giornalieri, le imprese pagano costi superiori rispetto ai loro competitori sia UE che estra UE, la politica economica non è degna di questo nome, visto i tagli fatti con laccetta senza nessun criterio di priorità sociale.

E non sarà certo con il richiamo morale alla responsabilità sociale dell’impresa che i problemi strutturali verranno risolti.

Nella situazione attuale, occorrono responsabilità democratiche a tutti i livelli produttivi e di conoscenza, ognuno deve fare la sua parte per far funzionare il sistema Italia.

Ma va detto forte e chiaro che: chi chiede sacrifici “deve dare il buon esempio” e qui purtroppo la nostra classe dirigente non è delle più presentabilie, e delle più lungimiranti e priva del concetto di responsabilità democratica e quindi non concepisce la gestione delle risorse come ” scarse e poco riproducibili”.

In conclusione, leggiamoci i dati e sperate che io mi sbagli, anche perchè sarei contento di essermi sbagliato nelle mie piccole e dilettantistiche previsioni economiche.

Rivelazione Unicamere :

Aumentano le imprese in Italia, ma con sempre meno vitalità.

E’ quanto emerge dai dati elaborati da Unioncamere sulla base di Movimprese, la rilevazione trimestrale sulla natalità e mortalità delle imprese condotta sul registro delle imprese da InfoCamere, la società consortile di informatica delle Camere di commercio italiane (i dati completi sono disponibili sul sito www.infocamere.it). Secondo la rilevazione, il tasso di crescita trimestrale si è fermato allo 0,61%, il valore più contenuto degli ultimi sei anni e in ulteriore diminuzione rispetto allo 0,66% rilevato nello stesso trimestre del 2007. Tra aprile e giugno scorsi, è stato registrato un bilancio positivo per 36.869 unità tra ‘nascite’ e ‘morti’, come risultato del saldo tra le 112.550 imprese create e le 75.681 che invece hanno cessato l’attività. A determinare l’andamento del trimestre è stata la ridotta natalità, con le iscrizioni diminuite di poco meno di 4mila unità rispetto al corrispondente trimestre dell’anno precedente, mentre il numero di cancellazioni si è mantenuto sostanzialmente stabile (360 in meno rispetto allo scorso anno).

A determinare la minore vitalità del sistema anche la conferma che, dopo quasi due anni di spinta ininterrotta, le costruzioni non sono più il settore guida della crescita del tessuto imprenditoriale. Sono state infatti superate dall’area dei servizi alle imprese. Inoltre, si è registrata la frenata nella spinta delle società di capitale che, pur confermandosi la forma giuridica più vitale (+1,21% la crescita nel trimestre), perdono punti di crescita rispetto all’anno passato. A livello territoriale, le regioni del Centro Italia (del Lazio in particolare) si sono attestate su valori di crescita intorno alla media nazionale, dopo circa due anni di trimestri-record. Il totale delle imprese italiane registrate alle Camere di commercio, che include tutte le attività economiche sia attive sia inattive, con e senza addetti, a fine giugno 2008 si è attestato al valore di 6.101.110 unità.

Rispetto al totale delle imprese, il comparto artigiano mostra un andamento lievemente migliore nel trimestre, con un tasso di crescita complessivo pari allo 0,68%, pur arretrando più della media rispetto al risultato del corrispondente trimestre 2007, quando la crescita fu dell’1,07%. Alla ridotta crescita hanno contribuito sia le iscrizioni (quasi 5mila in meno rispetto a un anno fa) sia le cessazioni (cresciute di 600 unità rispetto al secondo trimestre 2007), con il saldo più basso degli ultimi sei anni.
Dalla rilevazione è emerso che sono 7 le regioni cresciute più della media nazionale: Lombardia (0,71%), Liguria (0,70%) e Piemonte (0,66%) nel Nord-Ovest, Toscana (0,70%) e Lazio (0,68%) nel Centro, Puglia (0,64%) e Calabria (0,69%) nel Mezzogiorno. Tutte le regioni del Nord-Est hanno fatto registrare un tasso minore o uguale alla media nazionale (0,61%), mentre le regioni delle circoscrizioni settentrionali (ad eccezione del Friuli Venezia Giulia) hanno fatto registrare tassi di crescita inferiori a quello dello stesso periodo dello scorso anno. Ruoli invertiti con le regioni del Mezzogiorno, che migliora la performance rispetto al 2007 da 0,45 a 0,53%. Lo scorso anno tutte le regioni del Sud erano al di sotto o al livello della media nazionale, mentre quest’anno cinque su otto hanno fatto registrare un tasso di crescita migliore di quello dell’anno precedente. Ciononostante, nel complesso la circoscrizione meridionale rimane quella con il tasso di crescita più basso del trimestre.

Istat, prezzi produzione a Luglio +8,3%, top dal 1995.

L’indice dei costi all’industria è salito oltre il livello massimo raggiunto 13 anni fa.

E’ il settore energia – petrolio, gas, elettricità – ad incidere maggiormente sulla variazione.
Balzo dei prezzi alla produzione. A Luglio – secondo i dati dell’Istat – l’indice generale dei prezzi alla produzione dei prodotti industriali registra una crescita dell’8,3%, rispetto allo stesso mese del 2007, il livello più alto dal mese di settembre del 1995 quando la crescita si era attestata all’8,7%. L’indice tendenziale è stato del +4,1%.

Resta ancora il settore energia ad incidere negativamente sulla variazione dei prezzi alla produzione dell’industria italiana.

Il raggruppamento energia su base annua ha infatti registrato un aumento del 25%, il più alto dal novembre 2000 (+26,3%). Lo precisano i tecnici dell’Istat, evidenziando che al netto dell’energia si ha infatti un rallentamento dell’indice, al +4,1% dal +4,2% del mese precedente.

La variazione tendenziale dei prezzi alla produzione è dovuta, a livello di raggruppamenti, per il 60% all’energia (prodotti petroliferi raffinati, energia elettrica, gas e acqua) e per il circa il 20% ai prodotti intermedi. Il prezzo del petrolio oggi è in lieve rialzo sul mercato after hours di New York. Dopo il rally di ieri, il greggio ha guadagnato 63 centesimi portandosi a 118,78 dollari al barile.

Bankitalia: “Scende Pil area euro, segno di scarsa fiducia delle imprese”La notizia giunge insieme alla rilevazione di Bankitalia sul Pil nell’area euro.

Eurocoin, che fornisce ogni mese una stima della crescita di medio-lungo periodo del PIL nell’area dell’euro, è ulteriormente sceso in agosto, dallo 0,34% allo 0,17, il valore più basso dalla metà del 2003. Il risultato conferma la debolezza della crescita di fondo dell’area dell’euro. Il dato di agosto è stato influenzato negativamente soprattutto dalla pubblicazione

delle stime preliminari sulla crescita del PIL dell’area nel secondo trimestre (-0,2% sul periodo precedente) e, in misura minore, dal deterioramento del clima di fiducia delle imprese registrato dalle ultime inchieste congiunturali. Lo comunica il Servizio segreteria particolare della Banca d’Italia.

La nuova versione di €-coin – sviluppata dalla Banca d’Italia – mira a fornire una stima sintetica del quadro congiunturale corrente nell’area dell’euro. €-coin fornisce tale indicazione in tempo reale e la esprime in termini di tasso di crescita trimestrale del PIL depurato dalle componenti più erratiche (stagionalità, errori di misura e volatilità di breve periodo). €-coin è pubblicato mensilmente dalla Banca d’Italia e dal CEPR.

La stima di €-coin è ottenuta sfruttando un vasto insieme di serie storiche macroeconomiche (quali, ad esempio, gli indici di produzione industriale, i sondaggi congiunturali, gli indicatori di domanda e gli indici di borsa) da cui viene estratta l’informazione rilevante per la previsione della dinamica del prodotto nell’area.

Data la sua tempestività, la stima di €-coin per un particolare periodo precede di alcuni mesi l’uscita del dato ufficiale sulla crescita del PIL nell’area rilasciata dall’Eurostat. €-coin si caratterizza per le sue buone proprietà anticipatrici del tasso di crescita del PIL trimestrale.
La natalità e la mortalità delle imprese.

Nel 2006 nascono poco più di 284 mila imprese, circa 24 mila in meno rispetto all’anno precedente, con un tasso di variazione relativa, tra il 2005 e il 2006, pari a -7,8 per cento.

Il Tasso di natalità per l’anno 2006, pari al 7,1%, mostra un’inversione di tendenza nel fenomeno di entrata sul mercato da parte di nuove imprese, e registra il valore più basso degli ultimi 6 anni.

In particolare, sono i settori degli altri servizi e delle Costruzioni, da sempre caratterizzati da tassi superiori alla media generale, a segnare una marcata diminuzione rispetto al 2005 (rispettivamente di 1,4 punti percentuali il primo e di 0,7 il secondo).

I settori dell’Industria in senso stretto e del Commercio presentano, invece, una natalità pari a quella dell’anno precedente.

Nel 2005 cessano circa 298 mila imprese, 16.000 unità in più rispetto al 2004, con un tasso di mortalità medio annuo del 7,5 per cento (era 7,3 per cento nel 2004).

Particolarmente elevato il dato per i settori delle Costruzioni (9,1 per cento) e del Commercio (7,7 per cento), che presentano un tasso di mortalità al di sopra della media annua, mentre nei settori dell’Industria in senso stretto e degli altri servizi il tasso di mortalità rimane sostanzialmente invariato rispetto all’anno precedente.

Approfondimenti:

ISTAT: La natalità e la mortalità delle imprese 2001/ 2006

ISTAT: Indice dei prezzi alla produzione dei prodotti industriali

Banca D’Italia: L’economia italiana in breve 16/08/2008

Banca D’Italia: In agosto €-coin indica un ulteriore indebolimento della fase congiunturale

Alitalia ” la grande truffa”


Cari amici se avevate dei dubbi ora potete stare tranquilli che il vero volto di questa destra è venuto fuori con l’affare Alitalia.

L’affare Alitalia è di fatto una truffa ai danni dei contribuenti, non solo si cambiano le leggi, e si fanno affari, sapendo che l’attuale governo cambierà le leggi attuali dello stato apposta per questo affare, modificando la situazione effettiva e creando delle disparità ( roba che se la raccontavi fino a ieri ti prendevano per matto o per colluso).

E’ evidente e palese, che il danno subito è enorme rispetto alla soluzione del governo Prodi.

Inoltre a livello internazionale ci ridono addosso, la stessa Air France e il suo AD Jean-Cyril Spinetta ringrazia, visto che era stato preso a calci in culo con il benestare del sindacato.

Ora Air France si vede mettere su un piatto d’argento la stessa merce, ma miracolo ( solo in Italia siamo capaci di questi miracoli) il prezzo industriale è nettamente inferiore. Il tutto come sempre è accaduto  in Italia, dove gli utili vengono privatizzati e i debiti diventano pubblici (purtroppo per noi, il vizio è quasi antropologico visto che già G.Salvemini lo evidenziava).

L’Italianità l’altra bufala degli statisti nostrani, sarà solo un ricordo di pochi giorni, visto che gli attuali capitalisti che nulla rischiano in questa operazione, venderanno subito ad Air France e in caso di rifiuto, metteranno sul mercato le proprie azioni al fine di fare “cash flow” con tanti saluti ai ben pensanti.

E come tutti sanno ormai per esperienza empirica consolidata e non opinabile, quando vendi sul mercato poco importa al venditore di quale nazionalità sia la controparte, l’importante è “vendere al meglio”.

Ora rimangono da verificare due cose :

Cosa faranno i sindacati?

Visto che la proposta del governo Prodi prevedeva 2.500/3.000 esuberi.

Mentre questa del governo Berlusconi ne prevede circa 7.000 esuberi (se va bene).

Cosa farà il PD?

Già, il PD a dalla sua le ragioni oggettive del precedente governo, una soluzione meno onerosa per lo Stato, più equa sotto l’aspetto sociale, e cosa non da poco più rispettosa del mercato visto che tutelava anche i piccoli risparmiatori (che poi sono i nostri cittadini, e molti di loro sono anche lavoratori, oppure lavoratori che entrano nel mercato finanziario tramite i fondi pensione che investono i risparmi dei lavoratori). In somma Il governo Prodi nella situazione data, aveva visto giusto con Alitalia.

Va considerando inoltre che il governo di CS ritenevano non idonea Air One di Carlo Toto come patner idoneo per Alitalia, cosa che a quanto pare è convalidata dagli attuali acquirenti visto che cercano un accordo con Air France, nonostante che nel gruppo di imprenditori ci sia anche Carlo Toto con Air One.

Ora non sarebbe carino da parte del PD tacere su questa truffa ai danni dei contribuenti Italiani, perchè si potrebbe pensar male, se si considera che nella compagine di imprenditori che vogliono fare l’affare con Alitalia, c’è un nome caro al CS “Colaninno”, perché non è detto che e tutto vada bene.

Certo è legittimo da parte di “Colaninno” & company portare avanti i loro interessi, sopratutto quando sono alla luce del sole. Sono loro che mettono i soldi, e loro hanno fatto una proposta che Berlusconi non poteva rifiutare per non perdere la faccia.

MA VA DETTO A CHIARE NOTE, CHE FORSE QUESTO AFFARE, PER CHI SI FA ALFIERE DEL LIBERO MERCATO ERA INOPPORTUTO….. visto che questa è l’ennesima porcata!!!! che tutto è, tranne che libero mercato nell’interesse del cittadino consumatore e detentore di azioni Alitalia.

Inoltre mi piacerebbe sapere chi paga il conto a Passera ( spero che non sia lo stato Italiano), perchè va detto molto onestamente, che per partorire il suo piano industriale con questa mano libera, era bravo anche il bimbo di Gigi che è al secondo anno di ragioneria e di sicuro costava molto meno…………

Approfondimenti:

I Sedici soci. (Fonte Rupubblica).

Sono sedici i primi soci che hanno sottoscritto quote paritetiche simboliche e pari a poche migliaia di euro nella società.

Si tratta di: Roberto Colaninno, attraverso Immsi, il gruppo Benetton attraverso Atlantia, il gruppo Aponte, Riva, il gruppo Fratini attraverso Fingen, i Ligresti con Fonsai, Equinox, Clessidra, il gruppo Toto, il gruppo Fossati attraverso Findim, Marcegaglia, Caltagirone Bellavista attraverso Acqua Marcia, il gruppo Gavio con Argo, Davide Maccagnani con Macca, Tronchetti Provera e la stessa Intesa Sanpaolo.

Altri Post del Circolo:

Alitalia un caso da manuale di economia.

Alitalia: Codacons soddisfatto per l’apertura dell’inchiesta da parte della Procura di Roma.

POST dalla Rete

Alitalia, la realtà come provocazione!

All’offerta per Alitalia , c’è un nano che crede di essere un gigante!

Alitalia: Ministri e sindacalisti, fanno scuola di mala economia, a spese degli Italiani

Alitalia: E’ in coma…. Ma la novità dovè!

Per non dimenticare chi ci governa:

Telecom, la grande truffa fiscale scatta una multa da 1,6 miliardi.

Un bambino domanda al padre:”Papà, che cos’è la politica?”

Foto presa dal Web, su flickr

Rientro piano piano nella normalità quotidiana, dopo un periodo di ferie (brevi purtroppo).

Ma prima di riprendere il tram tram quotidiano leggiamoci questa chicca dal web.

Un bambino domanda al padre:”Papà, che cos’è la politica?”

Il padre risponde: Io porto i soldi a casa, per cui sono il capitalismo.

Tua madre gestisce il denaro, quindi è il governo.

Tuo nonno controlla che tutto sia regolare, per cui è il sindacato.

La nostra cameriera è la classe operaia.

Noi tutti ci preoccupiamo solo che tu stia bene, perciò tu sei il popolo.

E il tuo fratellino, che porta ancora i pannolini, è il futuro.

Hai capito, figlio mio?

Il piccolo ci pensa su e dice che vuole dormirci sopra una notte.

Nella notte il bambino viene svegliato dal fratellino che piange perché ha sporcato il pannolino. Visto che non sa che cosa fare, va in camera dei suoi genitori. Lì c’è sua madre che dorme profondamente e lui non riesce a svegliarla. Così va nella camera della cameriera, dove trova suo padre che se la spassa con lei, mentre il nonno sbircia dalla finestra. Tutti sono così occupati che non si accorgono della presenza del bambino. Perciò il piccolo decide di tornare a dormire.

Il mattino dopo, il padre gli chiede se ora sa spiegargli in poche parole che cos’è la politica.

“Sì”, risponde il figlio, ” il capitalismo approfitta della classe operaia, il sindacato sta a guardare e nel frattempo il governo dorme. Il popolo viene completamente ignorato e il futuro è nella merda! È questa, la politica!!!

Ti ricordi di Jan Palac

“Poiché i nostri popoli sono sull’orlo della disperazione e della rassegnazione, abbiamo deciso di esprimere la nostra protesta e di scuotere la coscienza del popolo.

Il nostro gruppo è costituito da volontari, pronti a bruciarsi per la nostra causa.
Poiché ho avuto l’onore di estrarre il numero 1, è mio diritto scrivere la prima lettera ed essere la prima torcia umana.

Noi esigiamo l’abolizione della censura e la proibizione di Zprav (giornale delle forze di occupazione sovietiche). Se le nostre richieste non saranno esaudite entro cinque giorni, il 21 gennaio 1969, e se il nostro popolo non darà un sostegno sufficiente a quelle richieste, con uno sciopero generale e illimitato, una nuova torcia s’infiammerà”.

Firmato: la torcia numero uno. Jan Palac

“La storia fatta di silenzi, di falsificazioni, di mistificazioni, non è maestra di vita…”

Di solito ogni dieci anni ci si ricorda di Jan Palach. E’ la truffa degli anniversari, delle commemorazioni, è l’occasione per rifare i conti col passato facendolo aderire, se possibile, alle convenienze del presente.

Jan Palach era uno studente di Praga che si diede fuoco in piazza San Venceslao.

Morì dopo 3 giorni di agonia. Aveva 21 anni. Da cinque mesi, le truppe del Patto di Varsavia occupavano la Cecoslovacchia, il paese della Primavera di Praga.

Anche la biografia di Jan Palach offriva qualche sorpresa. Aveva studiato per sei mesi in Unione Sovietica, intendeva laurearsi in filosofia con una tesi su Marx e la Terza Internazionale. Il gruppo politico clandestino di cui faceva parte non era “anticomunista”, non chiedeva nemmeno il ritiro delle truppe del Patto di Varsavia.

Chiedeva la fine della censura sulla stampa e il divieto di pubblicazione per il giornale dell’esercito occupante. Anche per questo, quel suicidio è divenuto il simbolo di un popolo umiliato, eppure capace di non rassegnarsi. Il carattere della Resistenza fu a volte segnato dalla disperazione, più spesso ironico, tramite forme di lotta non violente come lo sciopero della fame e tattiche di guerriglia pacifica: qualcuno ricorderà le immagini dei cartelli segnaletici che venivano tolti dalle strade, per confondere i carri armati.

Come fosse vissuta quella Primavera, lo ha scritto Milan Kundera nell’Insostenibile leggerezza dell’essere:

una “vertigine” umana e politica, un soffio di libertà, la sensazione di ebbrezza derivata da grandi cambiamenti politici- il Socialismo dal volto umano - che coinvolgevano tanti giovani.

Senza quella vertigine non si può spiegare il senso del gesto di Jan Palach, la disperazione sua e di tanti altri, l’invincibile spinta a diventare simbolo.

Io sono nato il 22/01/1959 avevo 10 anni quando Jan Palac si diede fuoco,non ricordo molto di allora,ma ricordo che negli anni succesivi il suo nome era spesso menzionato nelle riunioni del circolo che frequentavo all’ora….

Approfondimenti:

Speciale L’Unità

Praga, 40 anni dopo quella Primavera

Il Grande Dittatore – Discorso All’Umanità – Charlie Chaplin

Durata del Filmato min. 3,34

Cari naviganti,Il circolo augura buone ferie a tutti.

L’attività del sito riprenderà il 26 Agosto.

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TV del circolo in fase sperimentale (clicca sull’immagine per vedere il video).

Nel periodo feriale, il nuovo palinsesto della WebTV prevede la proiezione del convegno avvenuto il 16 Novembre 2007 ad Italiani Europei la Fondazione presieduta da Massimo D’Alema.

Il titolo del convegno è “la riforma elettorale”.

Il video dura circa 40 minuti ed oltre all’intervento di M. D’Alema c’è anche l’intervento di Casini.

http://it.youtube.com/user/Italianieuropei Il video è stato messo a disposizione su YouTube dalla fondazione Italianieuropei ed è composto da 5 file (clicca il logo per vedere i filmati su YouTube).

La nostra WebTv da la possibilità di vedere i filmati senza interruzioni.

Nel video proposto M.D’Alema, cita una ricerca di Italiani Europei del 2003 dal titolo “Quanto ci conviene elettoralmente un Berlusconi demonizzato?” di Paolo Segatti e Hans M. A. Schadee

Clicca qui per leggere la ricerca

Visto l’argomento trattato, segnaliamo degli stessi autori, sempre su Italiani Europei,la ricerca dal Titolo “All’origine del cattivo funzionamento del bipolarismo italiano”.

Clicca qui per leggere la ricerca

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Comunicazione di servizio.

Per vedere la WebTV occorre avere istallato flashplay 9 (scarica ora il flashplay)

Breve manuale di istallazione di flashplay

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Modifiche apportate al sito:

Stiamo sperimentando una integrazione più intensa fra POST e video nel seguente modo:

- Una WebTV per creare un luogo fisico diverso dal sito dove inserire dei video più lunghi e magari a tema. Inoltre si possono creare filmati su eventi specifici, o fare interviste locali e creare dei piccoli palinsesti fruibili senza che sul blog vadino in posizioni successive.

- Stiamo sperimentando l’inserimento di post con la possibilità di integrarli con dei video brevi sull’argomento quando ci sono. Rivedere il discorso di R.Kenney sulla morte di M.L.King è una cosa impressionante per la responsabilità politica delle sue parole.

Come è commovente rivedere S.Pertini dire perché è socialista, e che il socialismo non esiste senza la libertà dell’uomo “l’uomo che non può mantenere la famiglia non è un uomo libero”.

Modifiche apportate alla barra di navigazione in alto la sito:

- Pulsante Papers, li trovate già ora un indice per categorie che vi porta su delle pagine specifiche dove ci sono diversi Working Papers che provengono da siti universitari.

- Pulsante Rapporti, fra qualche giorno  troverete una serie di rapporti e ricerche, su vari temi, provenienti da istituti di ricerca istituzionali e privati.

- Pulsante Risorse, Nella sezione risorse invece troverete documenti specifici che riguardano il  PD, e documenti Politici che sono direttamente collegati alla storia dei due partiti maggiori che formano il PD.

La barra di navigazione laterale è stata aggiornata e ampliata con nuovi link esterni.

Inoltre:

- E’ stato aggiunto il pulsante Comunicazioni, questa sezione è l’unica sezione del sito che consente di poter lasciare un commento di qualsiasi natura. Per il momento la scelta gestionale è quella di non lasciare aperti ai commenti i Post. La scelta è motivata dal fatto che non è possibile allo stato attuale poter rispondere ad eventuali interventi, a causa del poco tempo disponibile.

- E’ stato aggiunto il pulsante Il Mulino, questa sezione  filtra i Post delle riviste il Mulino presenti nel Circolo con il relativo indice. Permette una consultazione agevole degli argomenti trattati dalla rivista.

- E’ stato aggiunto il pulsante Libreria, questa sezione consente verificare i libri presenti all’interno del Circolo.

Berlusconi III, già 100 giorni a difesa degli interessi. Suoi

Fonte: L’Unità

Sono cento giorni che il Berlusconi III è al governo. Tempo di celebrazioni per il Pdl, forse di pentimento per qualche suo elettore. Ecco un e-book che abbiamo preparato: in 64 pagine c’è tutto quello che avreste voluto sapere sul governo, ma nessuno vi ha mai raccontato (a parte noi de l’Unità).
Scarica l’e-book I cento giorni di Berlusconi III (pdf, 284 kb)

Chi, se non il Giornale (quello di famiglia, s’intende), poteva dedicare un’esaltante intervista a piena pagina al cavalier Silvio per festeggiare il ferragosto e i primi cento giorni di Berlusconi III? E così il direttore Mario Giordano è volato a Porto Cervo per farci sapere che il presidente del Consiglio quest’anno ancora non si è fatto vedere al Bar del Molo, la sua gelateria preferita. È impegnatissimo con i nipotini, ci riferisce lo stesso Giordano.

D’altronde lo ha spiegato lo stesso Cavaliere qualche giorno fa. Adesso ha un sacco di tempo libero, non passa più il sabato con i suoi avvocati a preparate memorie e trappole per i magistrati che lo indagano. Merito di una leggina che ha tenuto banco per due mesi, bloccando il Parlamento e il dibattito politico. Una leggina che, per salvare Berlusconi dai suoi processi, avrebbe bloccato decine di migliaia di processi pendenti. Alla fine il ministro Angelo Alfano (era assistente di Berlusconi in una delle sue aziende, adesso è ministro della Giustizia) si è inventato il “lodo” che porta il suo nome e Berlusconi ha la sua perfetta leggina ad personam (estesa, tanto per non incorrere nella Corte costituzionale, al Presidente della Repubblica e a quelli di Camera e Senato) che lo tiene al riparo da qualsiasi processo, passato, presente e futuro.

Naturalmente della leggina di Angelino (Alfano) non c’è traccia nell’intervista di Giordano, anche se Berlusconi si lancia in uno sperticato elogio dello stesso ministro, opportunamente servito da una domanda del direttore del Giornale. «Alla riforma della Giustizia sta lavorando il ministro Alfano. Qualcuno dice che, insieme con la Gelmini, è una delle migliori sorprese di questo governo», suggerisce Giordano ad un Berlusconi che non vede l’ora di rispondere: «Angelino Alfano non è una sorpresa, e non lo sono neppure la Gelmini, la Carfagna, Raffaele Fitto e gli altri “giovani”. Nel governo con i ministri di esperienza e competenza ci sono questi giovani capaci, entusiasti, appassionati che si stanno mettendo in luce».

Naturalmente Berlusconi si fa grandi elogi per Napoli, per l’Alitalia e per la politica della sicurezza. Peccato che nessuno gli abbia detto che per tutte e tre queste cose la Commissione europea abbia avviato delle procedure di infrazione e che non abbia nessuna intenzione di accontentarsi delle parole di Berlusconi per fermarle. Per Napoli resta aperta la procedura davanti alla Corte di giustizia, per l’Alitalia è in corso l’indagine sul prestito ponte (senza parlare dei settemila licenziamenti ai quali dovrebbe portare i piano del Governo, contro i meno dei duemila dell’ipotesi Air France che era stata percorsa da Romano Prodi e sabotata dallo stesso Berlusconi). Mentre per la politica della sicurezza e per le impronte ai rom, anche ai bambini, oltre all’indagine europea per verificare che non vi siano politiche razziste o discriminatorie vi è una risoluzione di condanna del Parlamento europeo. Dei bellissimi cento giorni.

Noi, per aiutarvi a farvi un’idea più precisa di che cosa sia stato fatto e non fatto nei cento giorni di Berlusconi, abbiamo preparato un e-book che potete scaricare sul vostro computer e se volete stampare: in 64 pagine c’è tutto quello che avreste voluto sapere su Berlusconi III ma nessuno vi ha mai voluto raccontare (a parte noi de l’Unità).

Articoli correlati:

Dipendenti, amici, portaborse: tutti onorevoli (suoi)

Ormai è stagflazione in Europa “non illudiamoci”

INFLAZIONE: BCE, NEL 2008 IN EUROLANDIA SALIRA’ AL 3,6%

Eurostat: nel secondo trimestre Pil a -0,2%. E’ la prima volta negli ultimi quindici anni

Zapatero interrompe le ferie e vara un pacchetto d’emergenza.

”Le aspettative di inflazione per il 2008 e il 2009 si sono spostate verso l’alto. Per il 2008 le stime si sono collocate su una media 3,6%, 0,6 punti più elevate rispetto alla precedente indagine. Il tasso di inflazione atteso per il 2009 e’ stato rivisto al rialzo di 0,4 punti percentuali, al 2,6%”.

E’ quanto si legge nel bollettino di agosto della Banca Centrale Europea.

Nessuna sorpresa, purtroppo. I dati dell’Eurostat, pubblicati ieri, fotografano l’economia dell’Eurozona col freno tirato (il Pil lascia per strada lo 0,2%), per la prima volta nella sua storia, e giustificano l’uso del termine recessione. Nonostante l’affrettarsi del commissario europeo a gettare acqua sul fuoco e a definire il termine «esagerato».

Se poi si aggiungono le previsioni della Bce sulla crescita 2009, meno 0,3%, il quadro generale assume tinte sempre più che fosche.

Del resto era prevedibile, leggendo il nostro Report del 12 Agosto 2008 dove ci siamo limitati ad una fotografia riportando quanto emergeva da centri studi qualificati. E’ ormai da diversi mesi che pubblichiamo periodicamente POST economici che indicavano chiaramente quanto sta accadendo oggi.

Come è convinzione di chi scrive, ( ma non è un mistero visto i post precedenti in merito) che la politica monetaria restrittiva perseguita dalla BCE, con l’avvallo dei cortigiani delle banche centrali Nazionali e il nostro governatore non fa eccezione in merito. Sia solo frutto dei Ragionieri di stato miopi come diceva J.K.Galbraith.

Galbraith nella buona società scrive “la politica monetaria al contrario di quanto pensino molti dogmatici della moneta, non è l’unica via  per sconfiggere l’inflazione, azi è quella meno efficace e spesso ha creato più danni che guadagni. Nessuno fino ad oggi a mai dimostrato il contrario”.

In un momento di stagflazione dove c’è necessità di consumi interni, l’aumento dei tassi imposti dalla BCE fanno svanire quel minimo di aiuti che gli stati nazionali varano con la loro politica economica. Oggi quasi tutti in  europa sono indebitati, l’aumento dei tassi diventa un ulteriore prelievo sulle disponibilità dei cittadini Eurpopei a discapito dei consumi. Questo prelievo imposto unilateralmente dalla BCE a carico delle famiglie consumatrici non sta dando i frutti che la stessa BCE si era prefissa. In una società responsabile chi sbaglia paga, ma Trichet è li ben saldo al comando della BCE e convinto nella bontà delle  sue Utopie.

Purtroppo per noi, le convinzioni di Trichet nulla possono di fronte a questo tipo di fenomeno che combina insieme inflazione e stagnazione (inflazione + mancata crescita in termini reali, crea la stagflazione ) dovuta da una concomitanza di shock economici.

E’ giunta l’ora di mandare in pensione Trichet, vista l’età, lui sarebbe in condizioni di godersi il meritato riposo, e noi eviteremo altri danni.

Sintesi dei dati di Eurostat:

La produttività cala
Il dato per i 15 paesi dell’Eurozona fornito da Eurostat registra nel secondo trimestre del 2008 un calo del pil dello 0,2%, rispetto al trimestre precedente (quando si era registrata una crescita dello 0,7%). Si tratta della prima contrazione dal 1999, da quando ha innestato la marcia l’Unione: finora, infatti, il dato era stato sempre positivo su base congiunturale, ad eccezione del secondo trimestre 2003, quando il pil era rimasto invariato; l’unico precedente negativo risale a 15 anni fa, al 1993. Il calo riguarda anche l’Ue a 27, che fa registrare un -0,1% (era un +0,7% nei primi tre mesi).

L’Italia maglia nera
Si conferma anche la contrazione dell’Italia: -0,3% da aprile a giugno. Peggio di noi, nell’Ue, fa solo l’Estonia, con -0,9% sul trimestre. Ma anche gli altri paesi partner non vanno tanto meglio: la Germania ha comunicato un dato sulla crescita meno «brutto» delle attese, ma comunque con un segno meno (-0,5%). Stessa situazione in Francia dove la contrazione è stata dello 0,3%. Tiene, invece, la Spagna, ma di pochissimo (+0,1%). Si salva il Portogallo con un +0,4%.

Consumi ridotti
La frenata si spiega con la riduzione dei consumi, in calo dello 0,9% in termini reali nel secondo trimestre (-4% il settore automobilistico), che va a sposarsi con salari e retribuzioni ferme e ad una disoccupazione che è tornata a correre. La produzione industriale è così diminuita (-0,6%), trascinando verso il basso gli investimenti.

I prezzi al ribasso
L’unica nota confortante arriva sul fronte prezzi, la cui accelerazione in Europa sembra essersi arrestata. L’Eurostat ha rivisto al ribasso l’aumento dell’inflazione a luglio nell’Eurozona, indicandola al 4% (contro il 4,1% delle prime stime), stabile rispetto a giugno. Su base mensile, l’inversione di tendenza è ancora più evidente, con un calo dei prezzi dello 0,2%. A luglio un 4% stabile anche per l’Italia.

Petrolio e alimentari. La Bce vigila sull’inflazione ma, avverte, esistono rischi di “ulteriori rincari imprevisti di prodotti energetici e alimentari”. “C’è il rischio – si legge ancora nel bollettino – che le tensioni sui mercati finanziari abbiano sull’economia reale ricadute più negative di quanto anticipato”. A causare l’inflazione potrebbe essere anche “la minore espansione a livello mondiale”.

Disoccupazione. “Le aspettative per il tasso di disoccupazione si collocano al 7,2% nel 2008 e al 7,4% nel 2009″. Rispetto alla precedente indagine questo comporta una revisione al rialzo di 0,1 punti percentuali per quest’anno e una di 0,3 punti percentuali per l’anno prossimo. Alla base di questo aumento ci sono “le prospettive di rallentamento economico nell’area, in particolare nel settore delle costruzioni”.

Riduzione delle spese per i bilanci a rischio. La Bce mette in guardia dal “rischio che quest’anno alcuni Paesi non raggiungano gli obiettivi di bilancio”. In questa situazione “è di importanza cruciale attuare in maniera rigorosa i piani di bilancio ed evitare sconfinamenti di spesa”. Gli Stati con disavanzi più elevati devono elaborare “piani di riduzione del deficit ambiziosi sostenuti da misure ben definite, preferibilmente dal lato della spesa”.

La sorpresa di Bruxelles
«Sarebbe esagerato parlare di recessione» ha commentato Amelia Torres, portavoce del commissario Ue agli affari economici e monetari, Joaquin Almunia. Bruxelles non è sorpresa dai dati Eurostat, «in parte conseguenza dell’aumento superiore alle aspettative registrato nel primo trimestre 2008», e sui quali «ha pesato il boom dei prezzi del petrolio tra aprile e giugno». Torres ha ammesso, però, che «sulla base degli indicatori sulla fiducia i segnali sono piuttosto negativi» per il futuro.

La Bce in allarme
Anche per Eurotower non si può parlare ancora di recessione. «A fine anno l’economia europea dovrebbe comunque risultare in crescita dell’1,6%» (ma l’ultimo Bollettino prevede per il 2009 una contrazione dello 0,3%, all’1,3%) ha spiegato Jean-Claude Trichet. Il governatore non nasconde però che l’area euro ha imboccato una fase di crescita economica «sensibilmente inferiore» rispetto ai primi tre mesi, e che tale rallentamento «peserà sulla parte centrale dell’anno». Francoforte continua ad insistere anche sul rischio inflazione, che – dice – per i prossimi mesi si manterrà ben al di sopra dei valori obiettivo, con rischio al rialzo almeno sino al 2009.

Approfondimenti:

I prezzi Usa aumentano il doppio del previsto: +0,8% in luglio

Europa, prove di recessione: lo conferma il Pil ZAPATERO: ”LA BCE TAGLI I TASSI”

Spagna, Zapatero: «25 punti per rilanciare l’economia spagnola»

Report Circolo – 12 Agosto 2008 – file pdf pag 12

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