
Il Libro Verde sul Welfare del Ministro Sacconi
Primo atto di quello che sarà lo smantellamento del Welfarestate e con esso siamo di fronte al perseguimento delle politiche neoliberaliste che conduce verso la perdita del diritto di cittadinanza.
lo spirito del Libro Verde non può essere assolutamente condiviso. E per almeno due ragioni.
- In primo luogo, escluse le cosiddette fasce deboli (in particolare gli anziani oltre i sessantacinque anni ) si collega la fruizione delle prestazioni al possesso e alla ricerca attiva di un lavoro . “Ciò comporta” si legge, “una riflessione critica sul reddito minimo garantito alle persone in età di lavoro mentre forme di sussidio potrebbero riconoscersi a coloro il cui stato di bisogno o la cui età è tale da non consentire che il lavoro sia la doverosa risposta alla indigenza” (p. 13).
O meglio, “la concessione di tutele e benefici deve essere condizionata piuttosto, ovviamente là dove possibile, alla partecipazione attiva nella società, nell’ottica virtuosa del binomio opportunità – responsabilità, e deve essere indirizzata anche verso coloro che, con comportamenti attivi e stili di vita responsabili, possono e vogliono operare come moltiplicatori di risorse e ricchezza e comunque prevenire lo stato di bisogno” (p. 14).
( In sintesi se non lavori non mangi,e se non trovi lavoro adattati)
- In secondo luogo, si apre ai privati. E con il solo scopo, dopo la previdenza, di introdurre anche una sanità basata su assicurazioni private, integrative o totali, di cui però andrebbero a fruire solo i soggetti in possesso di un lavoro e dunque in grado di stipulare una polizza assicurativa. Ecco a riguardo un altro passo molto significativo: ”Lo sviluppo del pilastro privato complementare è un passaggio essenziale per la riqualificazione della spesa e la modernizzazione del nostro Welfare. L’eccessiva intermediazione dello Stato nella predisposizione dei redditi per la quiescenza impedisce lo sviluppo di istituti redistributivo-assistenziali per i quali quella intermediazione è essenziale. Questi istituti non possono prescindere dalla fiscalità generale, sia che questa vada a finanziamento di produzione diretta di beni e servizi sia che essa finanzi deduzioni/detrazioni o voucher a sostegno di scelte dei cittadini, individuali o associate. Lo sviluppo dei fondi su base contrattuale, delle forme di mutualità, delle assicurazioni individuali o collettive può essere la risposta alle limitate risorse pubbliche e alla domanda di accesso a maggiori servizi” (p. 20). Pertanto “occorre dare, dunque, maggiore impulso allo sviluppo della previdenza complementare nonché ai fondi sanitari integrativi del servizio pubblico al fine di orientare e convogliare la spesa privata verso una modalità di raccolta dei finanziamenti…” (p. 21)”.
( Fine della storia: siamo diventati tutti capitalisti, perchè la mia pensione deriva dai miei investimenti in denaro. Si riconosce al privato uno status di superiorità, anche se ” non sembrerebbe visto gli ultimi scandali delle cliniche Milanesi”, insomma il macellaio di Smith e la sua mano invisibile è il miglior statista che ci sia. Forse aiuta ma come diceva P.S.Labini basta però ricordarsi che era un tuttuno con il Prof. Adam).
Perchè non sono d’accordo:


















































































