
Le performance negative registrate dai mercati azionari negli ultimi mesi hanno creato una situazione difficile per l’industria dei fondi comuni di investimento.
il Governatore Mario Draghi ha fatto cenno alla necessita’ di contrastare le difficolta’ che il settore sta vivendo con modifiche di tipo fiscale, ma anche con un rafforzamento dell’autonomia delle sgr rispetto ai gruppi bancari di cui spesso fanno parte.
Cosa sono i fondi comuni di investimento?
I Fondi comuni di investimento sono dei patrimoni gestiti da apposite società (Organismi di Investimento Collettivo del Risparmio, OICR) che appunto gestiscono (investendolo in strumenti finanziari) un patrimonio autonomo, quindi separato da quello della società di gestione del risparmio (SGR), da quello dei singoli partecipanti e da qualsiasi altro patrimonio gestito dalla stessa SGR, diviso in quote, di pertinenza di una pluralità di partecipanti.
Tali fondi possono essere: aperti e chiusi.
Quando il fondo è aperto il risparmiatore può a ogni data sottoscrivere ulteriori quote del fondo o richiedere il rimborso parziale o totale di quelle già sottoscritte.
Invece l’ammontare del fondo chiuso è predeterminato ed il termine massimo di sottoscrizione è stabilito in un anno, la durata dello stesso deve essere predefinita (massimo 30 anni) e le quote non possono essere riscattate prima della scadenza.
QUALI LE CAUSE ?
Sicuramente – come ha anche ricordato il Governatore Draghi – in Italia abbiamo dei svantaggi sia fiscali, sia delle asimmetrie nella regolamentazione rispetto al resto d’Europa che ci penalizzano non poco.
Analizzando in particolare la parte fiscale a carico del consumatore evidenziamo come (per ora) le plusvalenze di fondi comuni e gestioni patrimoniali siano soggette ad una imposta del 12,5%.
Ecco cosa succede in Europa
Inghilterra : Plusvalenze: franchigia di 8.800 sterline e aliquote progressive del 10, 20 e 40%
Germania : Plusvalenze: tassate come reddito ordinario se derivano da speculazione
Francia : Plusvalenze: se l’operazione supera i 15.000 Euro di valore, 27%.
Spagna : Plusvalenze: ritenuta del 15%
Ma la difficoltà Maggiore è nel conflitto Banca SGR.
in assenza di stress gravi e persistenti sull’interbancario, le banche possono fare prestiti alle imprese senza bisogno di attingere troppo ai risparmi delle famiglie.
Nell’attuale, tormentato scenario di carenza di liquidità sul mercato all’ingrosso, invece, i margini per la crescita della raccolta indiretta sono pressoché nulli, perché i capitali dei clienti privati sono mobilitati per l’attività di erogazione.
Da qui trova origine la perdurante emorragia sui fondi comuni e la contemporanea ascesa delle obbligazioni bancarie nei portafogli delle famiglie (che a fine 2007 erano pari a 355 miliardi di euro, secondo Bankitalia).
È proprio nei cicli recessivi come l’attuale che si rivelano i conflitti tipici della banca universale.
Fintanto che le cose vanno bene, raccolta diretta e fondi comuni possono convivere.
Quando invece ai mercati manca la materia prima dei bassi tassi e la percezione di solvibilità degli intermediari peggiora, il gioco si fa duro e non resta molto spazio per il “gestito”.
I risparmi sono convogliati da una parte verso i depositi, garantiti, facilmente confrontabili e quindi sempre più competitivi in termini di remunerazione; dall’altra verso le obbligazioni. Le quali, grazie a strutturazioni e subordinazioni, possono essere emesse in condizioni di minore efficienza rispetto ai sempre validi titoli di Stato.
Approfondimenti:
Banca D’Italia: Rapporto del Gruppo di lavoro sui fondi comuni italiani


















































































