
L’aumento dei tassi di interesse rappresenta «un rischio particolarmente rilevante» per le imprese e le famiglie italiane: coinvolge il 90% delle imprese con prestiti e il 70% delle famiglie con mutui.
È uno dei temi caldi presi in esame dal Governatore Mario Draghi nel suo intervento all’assemblea dell’Abi, l’associazione bancaria italiana (Il testo dell’intervento di Mario Draghi).
Durante l’incontro è stata nuovamente alimentata la polemica sull’introduzione della Robin Hood Tax che ha aumentato il prelievo fiscale per banche, assicurazioni e compagnie petrolifere a favore delle fasce di popolazione a più basso reddito.
Secondo Draghi i rischi che le imprese la scarichino sui clienti esiste.
Immediata la replica del ministro dell’Economia, Giulio Tremonti ( prima si tassavano gli operai).
«L’esposizione delle imprese e delle famiglie italiane al rischio – ha poi precisato Draghi sul problema tassi d’interesse- è particolarmente rilevante, data l’alta quota dei prestiti a breve termine o indicizzata ai tassi a breve: circa il 90% del totale per le imprese, oltre il 70% per i mutui alle imprese». Il Governatore chiede quindi alle banche di «adottare una prudente politica di accantonamenti a fronte di perdite future».
I fattori che portano alla stagnazione dell’economia italiana.
Sulla situazione delle famiglie, che mostrano la corda sul fronte dei consumi, ormai in costante calo e verso i minimi dal 2002, l’aumento dei prezzi ha portato in un anno ad una riduzione del 3% del reddito disponibile e frenerà del 2% i consumi entro l’anno. I salari sono infatti tornati ai livelli di 15 anni fa, ma i costi del lavoro per le imprese italiane sono invece cresciuti del 30%.
Ed è un fatto che il divario tra «capacità di spesa dei lavoratori e la capacità competitiva delle imprese riflette la stentata crescita della produttività, la mancata discesa dell’elevata imposizione fiscale e l’effetto dell’inflazione».
Per Draghi è questo insieme di fattori che sta «alla base della stagnazione della nostra economia».
Tassi Bce, primi effetti positivi dalla nuova stretta.
Nei giorni successivi al rialzo dei tassi di interesse da parte della Bce, ha detto Draghi, «la tendenza all’aumento delle aspettative di inflazione desunte dai mercati finanziari si è arrestata; sembra avviarsi una loro riduzione». Con questa mossa i banchieri centrali hanno inteso «contribuire a evitare il rischio che i rialzi dei prezzi internazionali dell’energia e dei prodotti alimentari diano avvio a una rincorsa salari-prezzi» e «riportare gradualmente l’inflazione su valori coerenti con la stabilità dei prezzi nel medio termine».
Evitare gli errori degli Anni 70.
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