Archivio per Giugno 2008

La globalizzazione e i suoi effetti

Nella società opulenta non si può fare nessuna valida distinzione tra i lussi e le necessità. (da La società opulenta J.K. Galbraith)

In attesa:

- Della società Post Industriale, dove tutti lavoreranno nel telelavoro,

- Che senza averlo deciso, si smantelli la società del benesere e della sicurezza nel welfare, orgoglio e conquista sociale dei nostri padri.

- Che la  classe dirigente trovi un rimedio alla continua perdita dei posti di lavoro,

- Della costituzione Europea, che non deve e non può essere solo monetaria…….

- Che Trichet aumenti i tassi ( cosi svanirà l’effetto delle politiche redistributive effettuate a livello nazionale) visto che continua ad ignorare quello che sosteneva  J.K. Galbraith ” la politica monetaria ha sempre fatto più danni che guadagni, nessuno fino ad oggi ha mai dimostrato il contrario”,

- In attesa dei risultati, che devono venire dalla ricerca ( quando investiranno in ricerca) per migliorare la nostra qualità competitiva,

In fine, rimaniamo anche in attesa che qualcuno ci degni di nota e risponda alla domanda:

Come ci attreziamo nel periodo di transizione?

Quindi per ingannare il tempo che presumiamo sia molto lungo, non ci resta che leggere la “realtà cosi come è”.

Rassegna stampa:

Il crollo di tutte le certezze dai Suv alle Borse internazionali

Siamo alla vigilia del risultato di quel giugno “disastroso” annunciato nei giorni scorsi da Marchionne. L’auto, pur rimanendo il mezzo di trasporto preferito dal 90% degli italiani (dati Aci Censis), si prepara a un altro tonfo, il sesto consecutivo. Le previsioni indicano un calo del 13-15 per cento che significa altre 35 mila auto in meno rispetto a giugno 2007 e la chiusura del semestre a quasi meno 11 per cento.

Continua a leggere l’articolo sul Repubblica.it

Il mercato dell’auto vola verso il baratro

A giugno atteso un calo del 20 per cento. E secondo gli esperti per tornare al segno positivo occorrerà aspettare il 2009. Ecco perché.

Continua a leggere l’articolo su Repubblica.it

Crollano le vendite di Suv In crisi anche i piccoli 4×4

Nei primi 3 mesi dell’anno in Europa per la prima volta conti in rosso le immatricolazioni della Toyota Rav 4 (-30,3%, della Bmw X3 (-21,9%) o della Nissan X-Trail (-32,8%)

Continua a leggere l’articolo su Repubblica.it

Vietate le vendite del Suv cinese Bmw vince la guerra in Germania

Un giudice di Monaco ha vietato l’importazione del CEO, il cavallo di battaglia del costruttore cinese Shuanguan, ma molto simile al 4×4 tedesco

Continua a leggere l’articolo su Repubblica.it

Si inceppa la ripresa del Lingotto ora Marchionne aggiorna i piani

Il gruppo torinese penalizzato dalla Borsa: proprio mentre era lanciato verso i 30 euro è subentrata la recessione cge k0ha fatto ripiombare a quota 10

Continua a leggere l’articolo su Repubblica.it

Fiat pronta a lasciare la Sicilia: la nuova “piccola” si farà in Serbia.

KRAGUJEVAC – Appena fuori da Kragujevac, sulla strada che arriva da Belgrado, quelli della Zastava hanno appeso un lungo striscione: «Benvenuti a casa, Fiat». E una volta entrati in città le strade, ben più di quelle di Belgrado, sembrano un museo all’aria aperta di 50 anni di auto torinesi da una versione sportiva della 600 simil-Abarth, con cofano posteriore rialzato a una 1300 dei primi anni 60, con un carrettino al traino. Ma a dominare la scena sono la 128 e i suoi derivati: l’ultimo è la Skala, una edizione con portellone posteriore che, ci assicurano, viene ancora venduta in qualche esemplare, in Egitto. Fin dalla prima joint venture, che risale ai tempi di Vittorio Valletta, qui la Fiat è di casa; l’intesa siglata meno di due mesi fa non è quindi un accordo come i tanti dell’era Marchionne.

Continua a leggere sul sole24ore.it

Se il governo compra in Borsa

Con una mossa destinata ad accendere speranze ma anche a suscitare polemiche e controversie, alcuni governi asiatici stanno per scendere in campo come acquirenti di azioni nelle rispettive Borse, con operazioni di esplicito sostegno ai listini. “Pompare” fondi pubblici in Borsa per arginare un crollo non è una novità assoluta: il governo giapponese vi fece ricorso a più riprese durante la lunghissima crisi degli anni 90, e la città-regione autonoma di Hong Kong usò lo stesso metodo dopo la crisi asiatica del 1997.

Continua a leggere l’articolo su Repubblica.it

Foto: articolo del sole 24 ore del 28/06/2008

Inflazione al 3,8%, record dal ‘96 Prezzi alla produzione alle stelle + 7,50%

Preoccupante dato Istat sul settore industriale. L’incremento il più forte negli ultimi 5 anni E’ l’energia che pesa maggiormente sulla variazione: in un anno benzina +32,1% I prezzi alla produzione dell’industria italiana a maggio sono aumentati del 7,5%, la variazione tendenziale massima da gennaio 2003. Lo comunica l’Istat. Su base mensile, l’aumento è stato dell’1,5%, anche in questo caso il più alto da gennaio 2003.

Continua a leggere l’articolo su Repubblica.it

Risposta alla Casa delle Libertà di Bientina

Riportiamo per intero quanto scritto dalla Casa delle Libertà sulla Nazione del 16/06/2008 riguardanti alcune questioni dell’Amministrazione Comunale di Bientina. Seguono alcune doverose riflessioni.

La Nazione – Lunedì 16 giugno 2008

«Sindaco bocciato al primo bilancio di legislatura»

“IL SINDACO Guidi amministra da un anno, è il momento di fare un primo bilancio. Le numerose critiche che si sono sollevate sul modo di gestire la vicenda della Tia ne sono un primo esempio.

Nessuna forma di tutela o di agevolazione è stata proposta per alleggerire le tasse imposte sui bientinesi.

Poi la proposta di installare nuove postazioni autovelox per aumentare il numero, già elevato, di multe.

Adesso le numerose richieste di pagamento dell’Ici per terreni che vengono considerati edificabili, ma che di fatto edificabili non lo sono, perché manca il regolamento urbanistico.

Viene perciò richiesto a tutti gli effetti il pagamento dell’Ici su terreni agricoli considerandoli immobili e creando dei danni economici non indifferenti.

E questo per colpa dell’amministrazione.

Eppure l’incarico dato al progettista esterno aveva termini ben precisi, che sono scaduti..

E un segnale di questo scontento si può leggere anche nei risultati delle ultime elezioni politiche. Bientina è stato un paese dove il voto ha fortemente penalizzato il centro-sinistra.

Molto più che in tutti gli altri comuni vicini della Valdera.

E questo è un fatto che dovrebbe far riflettere.

L’atteggiamento tenuto dal sindaco in alcune occasioni, e che diversi cittadini hanno riscontrato e ci hanno riportato, pare che non è quello di un sindaco che tiene al benessere della collettività che amministra.

La Casa delle Libertà Pietro Antonio De Vito”

Questa lettera, pubblicata sulla Nazione a firma del rappresentante della Casa delle Libertà (ma non era il Popolo delle Libertà???), evidenzia una ingenuità politica spaventosa (se non una ingiustificabile malafede), si appella ad un supposto e non dimostrato malcontento comune ed è priva di ogni senso di responsabilità civica.

Vediamo perché!

Gli Autovelox - sono strumenti di controllo della velocità sulle strade, un deterrente per invitare gli automobilisti a moderare l’andatura rispettando i limiti e prevenire così gli incidenti. Nelle parole di De Vito sembra si vuol far passare la multa per eccesso di velocità come un ulteriore balzello da parte dell’Amministrazione a carico del cittadino contribuente.

Purtroppo per la Casa delle Libertà (ma per fortuna per la Democrazia) i diritti dei cittadini sono duplici e in conflitto. Non dovrebbe dimenticare infatti il Signor De Vito che cittadino è sempre termine ambivalente: c’è un medesimo cittadino che diventa “automobilista” quando guida e “pedone” quando non guida. E gli Autovelox ci sono proprio per creare un equilibrio a questa ambivalenza.

Occorre maturità democratica per capire che non è sempre producente saltare a comodo fra le ambivalenze e difendere i diritti di un ipotetico cittadino “automobilista”, dimenticando che quello stesso cittadino, in altri momenti della giornata, è anche “pedone”.

In fondo se uno rispetta i limiti di velocità, non solo non infrange la legge, ma fa anche sì che l’equilibrio fra queste due facce della medaglia non venga meno e si crei l’equilibrio che è sempre sottostante ad una norma repressiva.

Ma ci auguriamo che il Signor De Vito non volesse mettere in dubbio l’utilità civica degli strumenti di deterrenza come gli Autovelox, innocui per coloro che guidano rispettando i codici della strada; piuttosto supponiamo che, in modo incerto e confuso, volesse dire che alcuni Comuni mettono in Bilancio preventivo una stima delle multe che verranno fatte per l’anno successivo.

Se fosse questo il senso della sibillina frase dell’articolo, allora entra in gioco il Bilancio previsionale 2008 dell’Amministrazione Comunale di Bientina, documento che De Vito dovrebbe conoscere bene essendo capo dell’opposizione, ma che forse ignora non essendo presente alla seduta del Consiglio Comunale che ne votò l’approvazione.

Dovrebbe comunque sapere che a Bilancio ci sono cifre dettate dalla statistica, non certamente dalla volontà di lucrare alle spalle degli onesti cittadini “automobilisti” (tra l’altro buona parte dei ricavati dalle multe per infrazione del codice della strada vengono per legge destinati all’aumento della sicurezza stradale stessa)

La Tia – Il passaggio da Tassa a Tariffa è l’evoluzione di un servizio. Che, è inutile nasconderlo, ha creato qualche difficoltà in molti comuni Italiani, indipendentemente dal colore della loro Amministrazione.

Tali difficoltà risiedono nell’individuare da parte degli enti locali il costo complessivo del servizio e determinarne quindi la tariffa (anche in relazione al piano finanziario degli interventi relativi al servizio e tenendo conto degli obiettivi di miglioramento della produttività e della qualità del servizio fornito e del tasso di inflazione programmato).

L’agire dovrebbe rispondere a tre principi fondamentali: sostenibilità ambientale, sostenibilità economica ed equità contributiva (si paga solo per il servizio effettivamente fornito).

Per raggiungere questi obiettivi, è stato stabilito un metodo unico a livello nazionale e sono state elaborate e definite tabelle da applicarsi per la determinazione dei rifiuti prodotti nelle abitazioni e nelle imprese. Ne consegue che lo spazio di manovra per un Amministratore diventa minimo per via dei parametri nazionali e per la novità del servizio che di fatto non consente analisi empiriche certe.

Ma il Comune di Bientina proprio per ovviare queste difficoltà iniziali ha adottato manovre straordinarie di ammortizzazione: 250.000€ stanziati per aiutare famiglie e piccole imprese ( All’incirca così suddivisi,70% per le famiglie, 30% per le imprese) oltre che l’ottenimento dal gestore del servizio (Geofor) della divisione in quattro tranches della fatturazione annuale.

Sostenere che nessuna forma di agevolazione è stata attivata da parte dell’Amministrazione Comunale è pura mistificazione della realtà.

ICI aree edificabili - Forse vale la pena ricordare al Signor De Vito che il passaggio da agricolo ad edificabile di un terreno è una vera e propria fortuna per il proprietario, dato l’incremento di valore vertiginoso di quello stesso terreno. Chi non potesse far fronte all’imposta comunale (a norma di legge, ovviamente) perché di fatto non ha ancora attuato la parte speculativa della sua fortuna, ha varie alternative davanti a sé:

La prima, è di rinunciare al titolo di edificabilità, (basta che il cittadino presenti osservazione in tal senso nel corso dell’iter di adozione/approvazione Piano Strutturale, in caso contrario la rinuncia al titolo di edificabilità non è detto che sia proprio automatica ma è sottoposta al parere della Amministrazione Comunale,). Ma è proprio per questi motivi che le procedure amministrative per l’approvazione di un PRG prevedono passaggi burocratici obbligatori di informazione al cittadino.

La seconda, se il proprietario non dispone di risorse personali ma vuole mantenere il titolo di edificabilità sul bene, consiste nel trovare un costruttore interessato che, previo un preliminare condizionato all’effettiva edificabilità dell’area, si prenda l’onere di pagare L’ICI per tutto il tempo necessario all’iter Amministrativo per essere effettivamente esecutivo.

Evitiamo però di dire che il passaggio da agricolo ad edificabile è un sacrificio. Si tratta, come già scritto, di un vero e proprio “13”!

Quanto poi all’approvazione del Regolamento Urbanistico, questo subisce un ritardo in linea con quello della grande maggioranza degli altri comuni, dovuto ad alcune con-cause di varia natura (dal cambio di amministrazione alle nuove normative nazionali antisismiche…). Non si tratta però di elemento eclatante e chi lavora nell’edilizia lo sa bene.

Piuttosto può sembrare, l’osservazione del Signo De Vito, dettata da motivi squisitamente personali, legati a propri terreni passati edificabili.

Ma qui, sul terreno delle facili illazioni e delle indimostrate supposizioni – tanto care al capogruppo Consiliare del CDX non proseguiamo oltre.

In fine la perdita di consenso dell’attuale Amministrazione.

Qui la mancanza di cultura politica tocca uno dei suoi apici. È infatti notorio e sostenuto da dati ormai più che storicizzati che le elezioni politiche Nazionali e le elezioni Comunali (territoriali) esprimono numeri e percentuali del tutto disomogenee.

In particolar modo nelle votazione tese a scegliere gli amministratori locali non è la coalizione politica a fare la differenza, quanto piuttosto le persone e i programmi, la loro credibilità e il loro trascorso civile.

Non si spiegano altrimenti i dati quasi plebiscitari che l’Unione ha riscosso alle Comunali del 2007. Elezioni da cui il Signor De Vito è uscito profondamente sconfitto.

Allora, anziché (farsi) scrivere articoli infondati, in cui si sostengono affermazioni false e in cui si accusa una Amministrazione e il suo Sindaco di non avere a cuore i Cittadini di Bientina (ma quanto qui scritto e quanto verrà scritto in futuro dimostra con i fatti l’esatto contrario), forse il Signor De Vito dovrebbe chiedersi come mai la sua coalizione (Casa delle Libertà, Popolo delle Libertà, Partito delle Libertà… faccia lui) prende circa mille voti in più di quanti non sia riuscito a prendere lui alle elezioni in cui era candidato.

Perché De Vito raccoglie neanche mille voti, mentre il PDL ne raccoglie quasi 2000?

Questa è una buona domanda. Per tutti quanti.

Circolo Territoriale del P.D. di Bientina

Goodbay Cittadinanza

*

“Lo spirito della democrazia non può essere imposto senza la democrazia stessa. Esso viene dall’interno. In una vera democrazia, gli uomini e le donne imparano a pensare da soli” Mahatma Ghandi.

PER LA PRIMA VOLTA DALLA NASCITA DELLA REPUBBLICA, VIENE INTRODOTTA LA TESSERA DI POVERTA’.

Carità invece dei diritti sociali, ovvero la perdita del diritto di cittadinanza.

La cittadinanza comprendere, diritti e doveri giuridicamente riconosciuti.

Quali possano essere le difficoltà e le potenzialità dello status di “cittadino” nell’attuale scenario politico e sociale della nostra democrazia.

Il cittadino dovrebbe essere guidato da un motore che spinge verso l’esigenza personale tra senso civico, responsabilità sociale e passione verso la “cosa pubblica” e questo gli fa acquisire pieno diritto di cittadinanza.

Il tema della cittadinanza è un tema di estrema attualità sopratutto in questo contesto socioeconomico sempre più globalizzato.

Risulta dunque necessario, prima di avviare una qualsiasi riflessione, procedere a una preliminare chiarificazione concettuale.

Questo interesse, per la nozione di “cittadinanza” nasce perchè può assumere, significati diversi e valori politici divergenti.

In questo senso è utile partire nel ragionamento avvalendoci di Theodor H. Marshall, il sociologo inglese considerato l’ideatore stesso della nozione moderna di “cittadinanza”.

La cittadinanza secondo T.H. Marshall

Marshall, tenta di spiegare la nascita e l’evoluzione della cittadinanza, concentrandosi sulla relazione tra essa e lo sviluppo del sistema di classe tipico delle economie capitalistiche.

Marshall non aveva dubbi che, dando al “cittadino” un’uguaglianza di status rispetto a certi diritti (stessa pensione, stesso accesso al servizio medico), il Welfare State avrebbe determinato una grande estensione dell’area della cultura e dell’esperienza comuni”, la quale a sua volta avrebbe contribuito a mantenere la coesione sociale.

Ne derivava che il Welfare State poteva anche essere considerato come una sorta di tributo pagato dalle classi dominanti alla stabilità e alla sopravvivenza stessa del capitalismo.

La sua tesi, in breve, è la seguente:

I tre elementi della cittadinanza

- L’elemento civile è composto dai diritti necessari alla libertà individuale: libertà personali, di pensiero, di parola e di fede, il diritto di possedere cose in proprietà e di stipulare contratti validi, e il diritto di ottenere giustizia

- Per elemento politico intendo il diritto a partecipare all’esercizio del potere politico, come membro di un organo investito di autorità politica o come elettore dei componenti di un tale organo

- Per elemento sociale intendo tutta la gamma che va da un minimo di benessere e sicurezza economica fino al diritto a partecipare pienamente al retaggio sociale e a vivere la vita di persona civile, secondo i canoni vigenti nella società.

Cittadinanza, diritti, disuguaglianza.

“L’estensione dei servizi sociali,sosteneva Marshall, non è in prima istanza un mezzo per livellare i redditi. In certi casi può portare a questo risultato, in altri no.(…) Ciò che importa è che vi è un generale arricchimento della sostanza concreta della vita civile, una riduzione generale del rischio e dell’incertezza, un livellamento tra i più fortunati e i meno fortunati, in tutti i settori: fra sani e malati, occupati e disoccupati, vecchi, persone attive, scapoli e capi di famiglie numerose. Il livellamento non avviene tanto tra le classi quanto tra gli individui nell’ambito di una popolazione che viene trattata adesso a questo fine come se fosse una classe sola. L’uguaglianza di status è più importante dell’uguaglianza di reddito”

In Conclusione:

La destra non ha rinunciato allo smantellamento dello Stato Sociale. Un’istituzione, mai dimenticarlo fondata “non sulla carità , una tantum”, “ma sui diritti sociali una semper”.

Lo zuccherino del “conservatorismo compassionevole” andrebbe rimandato al mittente con sdegno.

Dalla memoria di un Livornese:

Gli obiettivi per cui è sorto il movimento per il socialismo?

“L’obiettivo del superamento di ogni forma di sfruttamento e di oppressione dell’uomo sull’uomo, di una classe sulle altre, di una razza sull’altra, del sesso maschile su quello femminile, di una nazione su altre nazioni.E poi: la pace fra i popoli, il progressivo avvicinamento fra governanti e governati, la fine di ogni discriminazione nell’accesso al sapere e alla cultura.

Ebbene, se guardiamo alla realtà del mondo d’oggi chi potrebbe dire che questi obiettivi non sono più validi?Tante incrostazioni ideologiche (anche proprie del marxismo) noi le abbiamo superate.

Ma i motivi, le ragioni profonde della nostra esistenza quelle no, quelle ci sono sempre e ci inducono ad una sempre più incisiva azione in Italia e nel mondo.”

Orwell, il computer, il futuro della democrazia
Intervista a Enrico Berlinguer – Ferdinando Adornato “l’Unità” 1° dicembre 1983

Pagare tutti le tasse per pagare meno tutti! Ma le COOP ?

Un POST preso dal WEB del 23 Settembre 2007

Valter Weltroni lancia il monito sulle tasse “Pagare tutti per pagare meno tutti”.

Mi domando quale sarà la posizione del futuro leader del PD. Sulle agevolazioni delle COOP, che di fatto non solo creano concorrenza sleale, ma non contribuiscono nemmeno al mantenimento dello stato sociale.

Infatti dalle tabelle che seguono si vede chiaramente che il gruppo della grande distribuzione, rispetto ad un gruppo privato analogo ( in questo caso Esselunga) risparmia in un anno €.30.320.000,00.

Naturalmente questo è il valore delle imposte non pagate rispetto alle imprese private, per via di una legge ormai superata dai fatti e dalle evoluzioni dei tempi.

Il mondo delle COOP continua a chiedere agevolazioni, continua a non contribuire come tutti allo stato sociale, ma in virtù di quali valori questo avviene del XXI secolo?

Oramai sono un intreccio di finanziarie che investono in operazioni immobiliari a solo scopo di puro lucro ( Vedi Post, sulle aree dell’ex Cantiere Orlando di Livorno).

Ormai è evidente che non c’è più quello spirito associativo ottocentesco , che era un valore in contrapposizione all’impresa Capitalistico Borghese.

Nelle tabelle che seguono, analizzo solo le imposte risparmiate, dalla grande distribuzione, ma ci domandiamo a quanto ammonta il totale delle imposte non pagate come i normali privati su tutto il mondo cooperativo?

Quanti asili, quante scuole, quante case si possono costruire se quei soldi li canalizziamo in appositi conti con piani decennali?

Ma soprattutto ci domandiamo, nel nuovo Partito Democratico, che fa del concetto di interclasse la sua forza, per un nuovo partito popolare e di massa del XXI secolo, come poter sostenere una valenza morale superiore tanto da concedere delle agevolazioni fiscali, a particolari gruppi imprenditoriali che mirano al profitto e alla speculazione come tutti?

La Democrazia non ha figli e figliastri, e nemmeno un partito che si chiama democratico ne può avere!!!

Riamane inteso per me, quanto già espresso in post precedenti, le uniche agevolazioni che lo stato può concedere a società gestite in forma cooperativa, sono per quelle cooperative che si occupano di servizi alla persona, di servizi sociali e, quelle che creano strutture di lavoro per ragazzi portatori di Handicap.

Questi servizi devono essere socializzati e a carico dello stato, se lo stato li fa svolgere a strutture esterne, va bene lo stesso purché siano di qualità e costino poco alla collettività senza che questo debba comprimere il costo dei lavoratori addetti in queste strutture.

Tabella N.1 Dati di Bilancio Coop e Esselunga- Fonte Il sole 24 ore.it

Tabella n 1 Post Imposte Coop

Tabella N. 2 Coefficiente Imposte su Risultato Operativo prima delle imposte = C/D

Tabella N. 3 – Rialliniamento Imposte Gruppo Coop con moltiplicatore Coefficiente Esselunga

Tabella n3 imposte coop

La coop che non c’è

Dalla lettera della Ue all’Italia emerge l’intento di tutelare le cooperative mutualistiche in virtù del perseguimento di obiettivi sociali di interesse comune, mentre non devono essere agevolate le grandi cooperative, concorrenti dirette delle imprese commerciali tradizionali.
L’esame di Bruxelles ha riguardato le cooperative di consumo nel settore della distribuzione e bancario. In ogni caso, tenuto conto che le agevolazioni fiscali alle coop erano già esistenti all’entrata in vigore del Trattato Ue, Bruxelles non chiederà la restituzione degli aiuti di Stato dichiarati incompatibili, ma si limiterà a richiedere un adeguamento legislativo.

Approfondimenti:

Sulle coop l’offensiva Ue

Nel mirino anche i ristorni ai soci delle cooperative

Il Lavoro interrotto

Autori:Cesare Damiano, Angelo Faccinetto.

Pagine 224 – Anno 2008 – Euro.18,00 – Argomenti: Lavoro, Economia, Attualità

Lunedì 23 Giugno ore 21.30 -PISA – CIRCOLO ARCI ALBERONE

DIBATTITO, PRESENTAZIONE DEL LIBRO “IL LAVORO INTERROTTO” di CESARE DAMIANO,

Introduce e Coordina: Maria Grazia Gatti Deputata PD, Commissione Lavoro

Interverranno:

Pasqualino Albi Docente Diritto del Lavoro Università di Pisa

Paolo Graziani Segretario generale CGIL Pisa

Cesare Damiano Deputato, Capogruppo Pd Commissione Lavoro

Note: Precari, sicurezza e salari nell’Italia che vuole cambiare

Note di Copertina

Il futuro del lavoro in Italia. Le riflessioni di chi ha seguito passo dopo passo le trasformazioni del mondo del lavoro e dell’economia italiana.

C’è chi lavora per vivere. Chi vive per lavorare. Chi aspetta la pensione. Chi muore di lavoro. E chi un lavoro lo sta ancora cercando.

Dagli anni Settanta tutto è cambiato. Il “fattore umano” è diventato la ruota di scorta del sistema.

Le persone: insignificanti pedine nel grande gioco della macchina produttiva.

E il numero delle “morti bianche” cresce, giorno per giorno, ed è cronaca di oggi. Mille e trecento in media ogni anno.

Cesare Damiano, ministro del Lavoro nel secondo governo Prodi, spiega come si è giunti a questo punto con la passione di chi ha vissuto i grandi cambiamenti sulla propria pelle, essendo stato prima sindacalista in fabbrica, poi dirigente sindacale e politico.

L’analisi parte da lontano: dal Protocollo sulla politica dei redditi del 1993 (quello che ha consentito, da una parte, all’Italia, di entrare nell’euro e, dall’altra, ai lavoratori, di difendere il potere d’acquisto dei loro salari) per giungere fino alle ultime scelte che Damiano ha compiuto da ministro, culminate con il protocollo sul welfare del 23 luglio 2007.

Grande attenzione è dedicata all’importanza del rapporto tra Stato e imprese, e in particolare alla concertazione: una pratica di governo basata sul confronto che chiede al potere politico, ai sindacati e agli imprenditori di partecipare, insieme, alle grandi decisioni di politica economica.

La strada del dialogo, spiega l’ex ministro, è sempre stata la più difficile.

Ma resta l’unica. Per ricordare a tutti che il lavoro non è solo un dovere, o una condanna, ma un diritto.

Approfondimenti:

Blog del ministro Cesare Damiano. 

Dati INAIL

INAIL: Dati andamento infortunistico

Infortuni e morti bianche nel 2007. Presentate le prime stime dell’INAIL

Tabelle andamento infortunistico

Rapporto Inail 2006

Tabelle xls Statistiche europee

Democrazia e potere

Democrazia e potere Gli Stati Uniti dopo l’11 settembre

Estratto: del testo del dialogo tra Robert A. Dahl e Maurizio Viroli “La Stampa” del 16 ottobre 2001.

Dahl è Sterling Professor di Scienze politiche ed emerito alla Yale University. Al suo attivo figurano numerose pubblicazioni, tra cui segnaliamo, fra quelle tradotte in italiano, Introduzione alla scienza politica (Bologna 1970), La democrazia economica, (Bologna 1989), I dilemmi della democrazia pluralista (Milano 1996), La democrazia e i suoi critici (Roma 1997), Sulla democrazia (Roma-Bari 2000).

V) Lei ha scritto che le ideologie antidemocratiche si sono indebolite e le indagini sociologiche dimostrano che ci sono meno cittadini disposti ad impegnarsi attivamente nella vita democratica. Crede che il consenso verso le istituzioni democratiche sia più freddo rispetto al passato?

D) Le indagini dimostrano che è calata la fiducia dei cittadini nei loro leader politici, nei parlamenti e nei partiti politici. Qui in America il declino, rispetto al punto più alto toccato nei primi anni del dopoguerra, è cominciato con la guerra del Vietnam e con lo scandalo Watergate. Ma alla domanda “qual è il regime politico che preferite?” continuano a rispondere che è la democrazia. La fiducia nella democrazia resta molto forte. E l’aspetto della democrazia che i cittadini americani e europei apprezzano di più sono i diritti e le libertà individuali, compreso il diritto di votare, anche se poi non usano tale diritto. C’è un contrasto tra la fiducia nella democrazie e la sfiducia nelle istituzioni e nei governi democratici.

V) La preoccupa il fatto che i cittadini disposti a partecipare attivamente alla vita pubblica siano sempre meno?

D) Si mi preoccupa. Gli studi di Robert Putnam dimostrano che in America stiamo vivendo un declino dello spirito civico. Diminuisce il numero di persone che sono attive in associazioni, e molti di coloro che sono iscritti ad associazioni si limitano a dare denaro. Non si incontrano, non discutono insieme: questa non è partecipazione democratica nel significato autentico del termine.

V) Fra le cause che indeboliscono la vita democratica lei ha ricordato la diversità culturale e religiosa. Quali principi, quali passioni morali e politiche sono efficaci per rafforzare l’unità di una società multiculturale?

D) Credo che sia l’idea dell’uguaglianza, ovvero l’idea che indipendentemente dalle differenze individuali e dalle differenze che nascono dall’appartenenza a particolari gruppi culturali o religiosi, esiste una fondamentale uguaglianza umana che fonda l’uguaglianza dei diritti civili e politici. Il riconoscimento dell’uguaglianza è un valido principio unificante ed è importante compiere uno sforzo sistematico per superare sulla base di questo principio le diversità culturali e costruire una mentalità democratica condivisa.

V) Si riferisce al sentimento di appartenere a una comune patria americana?

D) Riconosco che il senso di identità è utile. Tuttavia non sono molto sensibile al potere dei simboli. C’è un abuso dei simboli. Spesso li esibiscono persone che non sono disposte a difendere i principi che il simbolo rappresenta, come quegli americani che sventolano la bandiera ma non riconoscono i diritti di chi è diverso da loro.

V) Sono sfide che richiedono una leadership democratica di alto livello. Ma le democrazie, oggi, sono in grado di selezionare leader politici di alto livello, come in passato?

D) Credo che l’America abbia prodotto i suoi migliori leaders democratici negli anni della guerra d’indipendenza e in quelli successivi. Erano persone totalmente dedicate alla vita pubblica e la consideravano moralmente nobile e ricca di gratificazioni personali. Oggi non è più così. La vita politica ha perso molto della sua dignità e della sua capacità di dare gratificazioni personali. La storia procede a cicli, e la qualità dell’élite politica dipende molto dal tipo di problemi che essa deve affrontare. Di certo la mentalità consumistica non aiuta.

V) Si riferisce al fatto che molti di noi vivono la loro vita soprattutto come consumatori e spettatori?

D) Sì, tanto la vita da consumatore quanto la vita dello spettatore contrastano con la mentalità dell’impegno civile. Ma non è stato sempre così.

V) Come possiamo aiutare i giovani a riscoprire la nobiltà della politica democratica quando tutti vedono che il grande protagonista è il denaro?

D) La prevalenza del denaro ha due aspetti. In primo luogo il denaro e le relazioni personali permettono di conquistare il consenso; in secondo luogo, poiché la disponibilità di denaro è molto diseguale è molto diseguale anche il potere di influenzare le decisioni politiche. La prevalenza del denaro mette in crisi l’idea dell’uguaglianza politica dei cittadini. Non c’è dubbio che il declino dello spirito civico sia legato anche al ruolo preminente del denaro nella vita politica delle nostre democrazie. Abbiamo raggiunto un punto dal quale è difficile tornare indietro.

V) Oltre al crescente potere politico del denaro c’è il potere politico degli esperti. La cabina elettorale è forse ancora il tempio della democrazia, ma i veri sacerdoti sono i “fund-raisers”, gli esperti di sondaggi d’opinione, i curatori d’immagine e gli strateghi della comunicazione.

D) Credo che la risposta al potere degli esperti sia costruire nuove istituzoni che permettano ai cittadini di acquisire maggiore competenza e influire sulle decisioni politiche. Consideriamo ad esempio un problema controverso come quello delle pensioni. Potremmo immaginare di istituire una commissione di esperti che formuli due o tre possibili soluzioni. Si potrebbe poi organizzare dei sodaggi deliberativi nei singoli stati, e passare poi i risultati al Congresso.

V) Nonostante le debolezze politiche e istituzionali, la democrazia americana ha dimostrato di poter contare sulla grande forza morale dei suoi cittadini.

D) Gli americani hanno risposto con grande forza alla tragedia dell’11 settembre. La parte ottimista di me ritiene che ci sarà un cambiamento positivo e duraturo nella cultura americana. Noi americani non avevamo un senso profondo della tragicità della vita: adesso abbiamo imparato a conoscerlo.

Democrazia in Pericolo…. forse è già Postdemocrazia?

Eugenio Scalfari su Repubblica di Domenica 15/06/2008 intitola il suo editoriale “La parrucca del Re Sole che governa il Bel Paese” e, mette in allarme dicendo che l’assenza di opposizione sta per portare il paese verso una deriva fascista o quantomeno antidemocratica.

Sui pericoli della Democrazia si sono consumati fiumi di inchiostro, ma il saggio che vi proprongo è abbastanza recente e per un certo verso premonitore dei pericoli che in ogni epoca le Democrazie si trovano ad affrontare.

“Perchè democrazia deriva dal greco demos: popolo e cratos: potere, ed etimologicamente significa governo del popolo. La democrazia non è un concetto cristallizzato, ma può trovare una sua espressione storica nella ricerca continuata per dare al popolo la capacità di governare effettivamente.” Anonimo dal Web.

Per liberale non intendo una persona che simpatizzi per un qualche partito politico, ma semplicemente un uomo che dà importanza alla libertà individuale ed è consapevole dei pericoli inerenti a tutte le forme di potere e di autorità” K.R.Popper.

MA SE IL POPOLO NON PARTECIPA, COME FA LA DEMOCRAZIA AD ESSERE IL GOVERNO DEL POPOLO???

Se il popolo non è attento a tutelare la democrazia, come fa la Democrazia a garantire al demos quelle libertà di cui parlava Benjamin Constant?

Colin Crouch, Postdemocrazia Laterza, 2003 – Edizione economica 2005

Indice

Nota dell’autore

- 1. Perché «postdemocrazia»?

- 2. L’azienda globale: istituzione chiave del mondo postdemocratico

- 3. La classe sociale nella postdemocrazia

- 4. Il partito nella postdemocrazia

- 5. Postdemocrazia e commercializzazione della cittadinanza

- 6. Conclusioni: dove siamo diretti?

- Bibliografia

******

Hanno detto:

Un libro sul destino della democrazia nella società attuale: non una situazione assolutamente disperata (ma poco ci manca), per la quale Crouch indica alcuni rimedi su cui meriterà riflettere. Eccezionalmente illuminante e suggestivo. Gianni Vattimo

Una lettura attenta dell’evoluzione del mondo politico, economico e sociale. Un ricostituente per esangui discussioni politiciste. Luigi La Spina, “La Stampa”

Crouch entra con precisione nel cuore dei più scottanti problemi della politica odierna. Michele Prospero, “l’Unità”

******

La democrazia rappresentativa è al tramonto.

Su questa considerazione si articola il libro di Colin Crouch, direttore del Department of Political and Social Sciences presso l’Istituto Universitario Europeo di Firenze e, anche a capo della rivista “The Political Quarterly”.

In un contesto nel quale la politica si trova in posizione sempre più subalterna rispetto al potere economico, la tesi sviluppata da Colin Crouch è che le nostre società politiche occidentali si siano ormai avviate verso una fase di post-democrazia.

Il sistema democratico è al tramonto e, sarebbe entrato in una fase nuova, in cui contano le lobbies, i leader populisti e i sondaggi di opinione che Crouch definisce da “post-democrazia”.

In un momento nel quale il ruolo della società civile sembra sempre più vivace, diventano i canali che permettono all’opinione pubblica e alla volontà dei cittadini di influire realmente sui processi decisionali si fanno sempre più scarsi e difficili da identificare.

In base a questo modello, scrive l’Autore. anche se le elezioni continuano a svolgersi e condizionare i governi, il dibattito elettorale è uno spettacolo saldamente controllato, condotto da gruppi rivali di professionisti esperti nelle tecniche di persuasione e si esercita su un numero ristretto di questioni selezionate da questi gruppi.

La massa dei cittadini svolge un ruolo passivo, acquiesciente, persino apatico, limitandosi a reagire ai segnali che riceve.

A parte lo spettacolo della lotta elettorale, la politica viene decisa in privato dall’interazione tra i governi eletti e le èlite che rappresentano quasi esclusivamente interessi economici”

La partecipazione attiva al dibattito politico è la caratteristica fondamentale di una società democratica, in questi primi anni del XXI secolo assistiamo invece a una crescente passività dei cittadini occidentali.

Finite le elezioni, trasformate in uno spettacolo saldamente controllato da gruppi rivali di professionisti esperti nelle tecniche di persuasione, la politica viene poi decisa in privato dallo scambio di favori tra i governi eletti e le lobbies che rappresentanto in forme sempre più marcate gli interessi economici. E, in una società in cui la democrazia rappresentativa sembra al tramonto, la gente vive la politica come un corpo estraneo, lontano, inafferrabile.

Quindi sempre secondo l’interpretazione del politologo Colin Crouch la democrazia è una parabola che, dopo aver raggiunto il suo punto massimo in Europa occidentale nel secondo dopoguerra, si trova attualmente in una fase discendente; questa condizione appunto viene definita come postdemocrazia, termine che esplica una nuova situazione, che non significa né democrazia né non democrazia ma ha caratteristiche di entrambe ed allo stesso tempo specificità proprie.

Una di esse è da ritrovare nel rapporto Stato – Globalizzazione.

Lo Stato nazionale è diventato vassallo delle multinazionali, rinuncia a parte del proprio potere decisionale per assecondare e favorire i grandi interessi economici su cui si appoggia ormai l’economia statale, la sua produttività ed il suo tasso di occupazione.

Al suo fianco l’altra questione definente la postdemocrazia è la mancanza di partecipazione politica delle masse che ormai sono relegate nella loro unica funzione di deposito di elettori.

Condizione questa, imposta sia dallo sviluppo frenetico della società occidentale, in particolare dalla nuova tipologia del lavoro contemporaneo caratterizzato da orari irregolari spesso non conciliabili con attività extralavorative (tra cui quella politica), sia dalla trasformazione dei partiti politici in una sorta di impresa consacrata a “vendere” il proprio prodotto attraverso l’utilizzo della perenne campagna elettorale pubblicitaria; il cittadino, dal canto suo, una volta espletato il proprio compito di elettore perde tutta la sua influenza.

Come scrisse Ralf Dahrendorf, «il libro di Colin Crouch provocherà un vivace dibattito».

Per quanto mi riguarda invece il libro mi sembra lo specchio della realtà contemporanea, alla quale noi individui, cittadini, elettori, cerchiamo di ribellarci come posiamo anche tramite la rete.

Perché siamo antipatici. La sinistra e il complesso dei migliori prima e dopo le elezioni del 2008

Uno dei problemi della sinistra è l’abuso di schemi secondari.

Quelle che Karl Popper chiamava ipotesi ad hoc, le scappatoie contro l’evidenza empirica.

Le “scuse” insomma, con cui giustificare i fallimenti delle proprie ideologie dinanzi agli altri e, soprattutto a se stessi.

A destra «non esiste e non è mai esistito nulla di paragonabile all’immenso sforzo della cultura marxista di occultare i fatti, povertà, lavori forzati, repressione del dissenso e di edulcorare le evidenze storiche dissonanti, dall’Unione sovietica alla Cina e a Cuba».

Fonte del post che segue: La Stampa.it “Antipatici di sinistra l’ultima follia” del 13/06/2008

Perché siamo antipatici. La sinistra e il complesso dei migliori prima e dopo le elezioni del 2008 di Ricolfi Luca

Al voto con un candidato premier quintessenza dei salotti romani.

Luca Ricolfi,torna con una nuova edizione aggiornata del saggio “Perché siamo antipatici?”, sottotitolo La sinistra e il complesso dei migliori prima e dopo le elezioni del 2008 (Longanesi, pp. 233, Euro.15).

Anticipiamo uno stralcio della postfazione.

Il governo Prodi è stato un disastro, ma non solo per le ragioni che i dirigenti del Pd hanno riconosciuto, ossia la litigiosità della coalizione e l’incapacità di decidere sulle questioni più spinose (sicurezza, infrastrutture, liberalizzazioni, televisione, coppie di fatto).

Alla fine dell’esperienza di governo: la pressione fiscale era salita, il numero delle famiglie che «non ce la fanno ad arrivare alla fine del mese» era aumentato del 57%, la criminalità (anche grazie all’indulto) era ai massimi storici, l’economia era in brusca frenata, il deficit pubblico – in barba al «risanamento» – era più o meno il medesimo ereditato da Tremonti nel 2006.

La Finanziaria per il 2007 aveva consapevolmente e irresponsabilmente frenato la crescita, quella per il 2008 aveva peggiorato i conti pubblici anziché migliorarli, come normalmente ci si aspetta da una Finanziaria.

Di fronte al dipanarsi di un simile disastro, i dirigenti del Pd hanno adottato la classica politica dello struzzo.

Prima, pur essendo di gran lunga la forza più importante dell’Unione, hanno ceduto il timone alla sinistra massimalista, rinunciando a far sentire forte e chiara la voce dei riformisti.

Poi, non avendo avuto a suo tempo il coraggio di combattere la propria battaglia dentro il governo, hanno difeso l’operato di Prodi nel modo più cieco e spudorato. [...]

Insomma il governo Prodi aveva ben operato, ma ora era giunto il momento di proseguire l’opera senza il freno dei quattro birichini della sinistra massimalista.

Nel programma del Pd si cercava di ridurre il ricorso alle ambiguità, alle perifrasi, ai «né né», ai «ma anche».

Così, senza rendersene conto, Veltroni e compagni reintroducevano nel ragionamento politico quelle medesime figure – figure dell’ossimoro, le si potrebbe chiamare – che con tanta fatica avevano cercato di espungere dal linguaggio.

Nello stesso tempo, nel ragionamento che avrebbe dovuto convincere gli elettori a votare il nuovo partito, si metteva in campo la più macroscopica delle contraddizioni: vogliamo voltar pagina, ma proseguendo l’azione del governo Prodi, scarichiamo gli alleati, ma non li abbiamo combattuti a viso aperto quando governavamo con loro.

In questo titanico sforzo di rendere logico un ragionamento politico che lo era assai poco, Veltroni vanificava lo sforzo di ripulitura della lingua in cui pure si era lodevolmente impegnato. Meno astrazioni, meno giochi verbali, meno ambiguità nell’enunciazione del programma.

Ma un enorme sofisma nell’impianto generale del discorso: il governo uscente ha fatto bene, e proprio per questo dovete votare me che voglio cambiar rotta. Una sorta di credo quia absurdum, cui a quanto pare gli elettori (troppo razionali?) non hanno ritenuto di prestar fede. [...]

Non aver capito che il governo Prodi era indifendibile, e che il Pd per essere credibile  doveva prenderne le distanze già molto prima della sua caduta, non è l’unico errore di valutazione di Veltroni.

L’altro è non aver capito quella che si potrebbe definire l’altra faccia del complesso dei migliori.

La credenza in una superiorità morale della sinistra, per cui «noi» rappresentiamo la parte migliore del paese, mentre «gli altri» ne rappresentano la parte più gretta, non solo è controproducente perché offende l’elettorato di destra, ma ha anche una precisa funzione identitaria.

Essa ha permesso e permette di fornire una pseudo risposta a una domanda alla quale, dai tempi di Berlinguer, la sinistra non è più stata in grado di rispondere: chi siamo e chi rappresentiamo noi di sinistra?

È a questo che è servito, negli ultimi 25 anni, il mito della società civile.

Da quando gli operai e i giovani hanno abbandonato la sinistra, e la sua base sociale coincide sempre meno con i veri deboli (difesi da nessuno) e sempre di più con i garantiti (già iperprotetti dai sindacati), la sinistra stessa si è reinventata come rappresentante dell’Italia migliore: l’Italia che ha buon gusto, parla educatamente, ama l’arte e la cultura, rispetta le istituzioni, si impegna per le buone cause, non pensa al proprio «particolare» ma solo al bene comune.

Che cosa c’entra Veltroni? direte voi.

C’entra eccome. Veltroni ha capito che non poteva continuare con il razzismo etico, ossia con la credenza lungamente alimentata di un’inferiorità morale dell’elettorato di destra, ma non ha capito che il passo successivo non poteva essere quello facile e universalistico di includere tutti, secondo il classico riflesso pavloviano del veltronismo.

Il passo successivo doveva essere quello di individuare una base sociale, ovvero i soggetti cui il discorso del Pd era primariamente rivolto.

E il passo successivo ancora doveva essere quello di avviare anche in Italia quella rivoluzione anti-snob che fu una delle fondamentali carte vincenti con cui, a metà degli anni 90, Tony Blair aveva svecchiato e riavvicinato alla gente il consunto Labour Party. Sul piano comunicativo, infatti, il primo problema della sinistra italiana è la sua immagine elitaria e anti-popolare, il suo presentarsi come una squadra di autocrati illuminati, di seriosi e impermeabili custodi del bene e della cultura.

Di questa drammatica distanza dalla sensibilità popolare, di questo deficit di radici sociali, Veltroni è parso invece del tutto ignaro. [...]

Con l’immagine salottiera e poco ruspante che la sinistra post-berlingueriana si ritrova addosso, con la sua mancanza di radicamento nel territorio, con la sua distanza culturale dalle regioni del Nord, presentarsi alle elezioni con un candidato premier che è la quintessenza del bel mondo di Roma, delle sue terrazze e dei suoi salotti, era già un azzardo notevole.

Non rendersi conto dell’azzardo, e non prendere alcuna contromisura compensatrice, è stata un’incomprensibile follia.

Il trionfo dell´euronoia

Analisi

Il trionfo dell´euronoia

di Lucio Caracciolo

Dopo il no del referendum irlandese al Trattato di Lisbona le cancellerie sono in fermento. Non è la vittoria degli euroscettici ma degli euroannoiati. Ci vuole una terza fase della costruzione europea, con chi ci sta. Nel mondo multipolare abbiamo bisogno di un polo europeo.

Per leggere l’articolo clicca qui

Irlanda i risultati definitivi.

Il “No” ha vinto con il 53,4% dei voti, contro il 46,6 del “Sì”.

Gli elettori che hanno votato contro il trattato europeo sono stati 862.415, mentre a favore si sono espressi 752.451 irlandesi.

L’affluenza è stata di poco superiore al 50% degli aventi diritto.

Gli esponenti del governo, sentiti dalla televisione pubblica Rte, avevano già ammesso di aspettarsi questo risultato. E già dalle prime ore della mattina i sondaggi vedevano in testa i voti contrari al documento.

L’Irlanda e’ l’unico paese ad aver indetto un referendum per approvarlo. I diciotto Stati membri che hanno detto Si’ al nuovo accordo lo hanno fatto per via governativo-parlamentare.

Ed è per questo che Declan Ganley l’uomo d’affari fondatore del gruppo Libertas che ha guidato la campagna contro il Trattato afferma «Una vittoria per la democrazia», «Il popolo irlandese ha mostrato coraggio e saggezza e ha mandato un messaggio forte al primo ministro Brian Cowen, che ora deve andare a Bruxelles e riferire il messaggio degli irlandesi, che vogliono democrazia e responsabilità per l’Ue».

Secondo il quotidiano inglese Independent, Ganley ha stretti rapporti d’affari con il complesso militare-industriale statunitense: i favorevoli al Trattato lo ritengono legato ai neoconservatori Usa, e avrebbe racccolto fondi di dubbia provenienza dall’estero per la sua campagna.

I Commenti:

Continua a leggere ‘Il trionfo dell´euronoia’

Pagina Successiva »


 

Giugno: 2008
L M M G V S D
« Mag   Lug »
 1
2345678
9101112131415
16171819202122
23242526272829
30  

Comune di Bientina

    Le Filo Diretto Con Il Sindaco

        • Corrado Guidi

      Visite Sito

  • free hit counter

Contattaci

Circolo Bientina

  • Primarie 2009

Varie Bientina

Dossier Crisi

Dossier Enciclica

  • Caritas in Veritates

    Articoli Enciclica Eletti PD

Dossier Articoli Crisi Economica

  • Pulsante keynesiano
  • Lezioni per il futuro

Documenti Crisi Economia Circolo

  • Crisi Globale
  • Focus Economia

Festa Nazionale PD 2008

Link Iniziative

  • sito unalegge per la musica
  • baranner eni

Web TV

Questo sito collabora con Arcoiris.TV

Libreria Circolo

Le Riviste Disponibili Nel Circolo

Libri Disponibili Nel Circolo

Documenti Vari

Documenti Esterni

  • Rapporti

Workig Papers

Link PD

Iniziative Nazionali

Documenti PD

Sito Nazionale

Gruppi Parlamentari

Unione Provinciale

Unione Regionale

Gruppi Regionali

Iniziative Locali

Link Vari Area PD

Deputati PD

    Eletti In Toscana

Partiti e Associazioni

Associazioni

Programmi

Programma PD

Programma Unione

  • Programma Unione

New Agenzie

New Google

  • New Google Birmania
      • Rasegna stampa pd
      • ANSA IT
      • ANSA Live UE
    • news google

    Sondaggi e Ricerche

    • ipr marketing

    citizen journal

    Link Vari

    Associazioni

      Osservatori

    Democratici Nel Mondo

    • Logo Democratic
    • Sito Barack Obama
    • Sito Hillary Clinton

    Iniziative Umanitarie



    Organismi – Istituti E Commissioni Di Ricerca

    • Unione Europea
    • censis
    • cnel
    • cnel commissione lavoro
    •  glocus logo
    • ISAE
    • ICE
    • Unicamere
    • logo Airi
    • Eurispes
    • Logo APAT
    • FMI
    • WTO
    • Banca Mondiale

      Commissioni

      • Logo Cefass

    Categorie

    Archivio Per Mese