Archivio per Maggio 2008

Mercato e democrazia

MERCATO E DEMOCRAZIA. CINQUE GIORNI PER DISCUTERE, RIFLETTERE, CONFRONTARSI.

Sito del Festival Economia Trento

29/05/2008

Trento apre le porte al Festival dell’Economia

Trento ieri città del Concilio, oggi capitale dell’economia. Studiosi di fama internazionale, economisti, sociologi, politici e giornalisti dialogano con il popolo dello scoiattolo

Con “Mercato e democrazia” riparte oggi “quell’idea coraggiosa che è diventata un successo spettacolare” – lo diciamo con le parole di Ralf Dahrendorf ospite della prima edizione – dedicata all’economia e alle grandi questioni del nostro tempo.

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Cosa è di destra e casa è di sinistra?

Lo dico io che c’è caos nel mare della politica…..

Estratto dall’intervista della Stampa al ministro dell’economia

Domanda sulla portabilità dei mutui.

E se qualche banca non aderirà?

«Secondo me non gli conviene» risponde il ministro dell’Economia, garbatamente minaccioso.

Il presidente dell’Associazione bancaria Corrado Faissola, pure presente alla conferenza stampa, è preoccupato perché il governo progetta di tassare di più le banche:

è vero che i loro utili sono alti, ma inferiori a quello di molte concorrenti europee, e già pesantemente tassati, dice. Il ministro-ombra del Pd, Pierluigi Bersani.

Le banche hanno una funzione?

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Il 15% delle famiglie non arriva a fine mese, il 50% vive con 1.900 euro al mese.

Periodo di riferimento: Anno 2007  – Diffuso il: 28 maggio 2008

Per scaricare il file, o consultare il rapporto in rete 

Alucuni dati:

Il 15% delle famiglie non arriva a fine mese, il 50% vive con 1.900 euro al mese. Sono le famiglie in cui sono presenti figli minori e quelle composte da persone sole quelle più esposte a condizioni di disagio e più spesso in ritardo nei pagamenti.
Il quadro emerge dal Rapporto annuale dell’Istat sulla situazione del Paese presentato alla Camera dei deputati.
Il rapporto specifica che il reddito netto delle famiglie residenti in Italia nel 2005 é pari in media a 2.300 euro mensili, inclusi gli effetti dei trasferimenti monetari – circa 700 euro al mese (se si includono i fitti imputati delle abitazioni – quasi 450 euro – il reddito netto mensile sale a 2.750 euro).
Le famiglie in cui il principale percettore é una donna guadagnano, in media, il 27 per cento in meno rispetto alle altre. In particolare, le famiglie composte da donne anziane sole, nel 2005, hanno percepito un reddito netto medio inferiore ai 12 mila euro (995 euro mensili).
Nel Paese coesistono, ha spiegato il presidente dell’Istat Luigi Biggeri, realtà economiche e sociali «solide ed avanzate, in alcuni casi di eccellenza, ma anche aree deboli e di vulnerabilità dei contesti settoriali e territoriali, delle imprese, delle famiglie, degli individui».

Per rilanciare l’economia italiana, secondo il presidente dell’Istat Luigi Buggeri, sono necessari «interventi energici» su consumi e investimenti, ma per il futuro c’è «prudente ottimismo».
Ampia forbice fra i redditi di Nord e Sud. Profonde e persistenti le differenze sul territorio: il reddito delle famiglie del Mezzogiorno è pari a circa tre quarti di quello delle famiglie del Centro-nord. Se nel calcolo del reddito si comprendono anche i fitti imputati, le differenze territoriali risultano addirittura maggiori.Secondo i dati, il 20% delle famiglie con i redditi più bassi percepisce circa l’8 per cento del reddito totale, mentre il 20% delle famiglie con i redditi più elevati percepisce una quota pari a circa il 38% e ha un reddito medio circa cinque volte superiore.
Le retribuzioni crescono poco. Le retribuzioni in Italia crescono decisamente meno che in altri paesi europei. In 10 anni, dal 1995 al 2006, le retribuzioni orarie reali sono aumentate infatti del 4,7% a fronte di una crescita cinque o sei volte più consistente registrata in Francia e in Svezia. In linea con quelli italiani, invece, gli aumenti registrati in Spagna, Paesi Bassi, Germania. Particolarmente contenuto anche lo sviluppo della produttività del lavoro. Nel periodo considerato, infatti, è cresciuta di appena il 4,7%, mentre la media dell’Unione europea a 15 segna un aumento del 18 per cento.

Aumenta il peso dei mutui. L’onere dei mutui pesa molto sul portafoglio delle famiglie italiane. Il 13% delle famiglie sopporta gli oneri di un mutuo per l’abitazione di proprietà (erano il 12% nel 2004) e paga una rata (comprensiva degli interessi e della quota di rimborso del capitale) di 559 euro al mese. Rata che, mediamente, era di 469 euro nel 2004, con un’incidenza sul reddito salita dal 16,5 al 19,2 per cento. Nel complesso, le spese per l’abitazione di queste famiglie “ammontano a 811 euro al mese (da 702 nel 2004), con un’incidenza sul reddito passata dal 24,7 al 27,9%”. A pagare le conseguenze degli aumenti, per l’Istat, sono principalmente le coppie più giovani.
Disoccupazione in calo, ma aumentano gli inattivi. Cala la disoccupazione, ma non aumenta significativamente il tasso di occupazione: si allarga, semplicemente, l’area di inattività, spesso legato alla rinuncia a trovare un’occupazione. Secondo l’Istat nel 2007 coloro che si sono mostrati interessati a lavorare ma scoraggiati nella ricerca di un’occupazione sono stati quasi tre milioni, circa 318mila unità in più rispetto al 2004. Tra chi cerca lavoro comunque l’intensità della ricerca è maggiore a Centro nord rispetto al Sud. La ricerca del lavoro rimane prevalentemente affidata ai canali informali: conoscenti, amici e parenti cui ricorre il 76% dei disoccupati. Il ricorso ai centri per l’impiego e alle Agenzie per il lavoro riguarda circa un terzo dei disoccupati. Pochi inoltre coloro che trovano lavoro tramite i centri per l’impiego. Nel biennio 2005-07 il servizio pubblico è riuscito a collocare 95mila persone, solo il 4,1% di coloro che vi si sono rivolti.
Cresce il numero degli immigrati. Cresce in maniera consistente il numero degli immigrati in Italia. Il «Rapporto annuale Istat», in base alle stime di gennaio 2008, registra la presenza di 3,5 milioni, pari al 5,8% del totale dei residenti. In crescita di 300mila unità i romeni per circa 300.000, che contribuiscono a portare alla metà del totale gli immigrati dai Paesi dell’Est europeo, sia comunitari che extracomunitari. Dopo i romeni (640.000), vengono gli albanesi (400.000), i marocchini (370.000), i cinesi (160.000) e gli ucraini (135.000). Gli stranieri residenti in Italia sono prevalentemente giovani o in età attiva: uno su cinque è minorenne, la metà ha fra i 18 e i 39 anni. Risiedono soprattutto nelle regioni dell’Italia settentrionale: il 36,3% nel Nord-Est, il 27,3% nel Nord-Ovest, il 24,8% nel Centro e l’11,6% nel Sud e nelle due Isole. In particolare, proporzioni superiori al 10% del totale degli stranieri si riscontrano in Lombardia, Veneto, Emilia-Romagna e Lazio.
Sistema delle imprese. Negli ultimi 10 anni l’economia italiana è cresciuta meno rispetto alle maggiori economie europee. Nell’ultimo decennio la crescita del Pil in termini reali registrata nel Belpaese è in media dell’1,4% l’anno, mentre nell’Unione europea a 27 è del 2,5 per cento. La dimensione media delle imprese italiane, dove si registrano poco meno di 4 addetti, è la più bassa d’Europa anche se il lieve aumento (la media Ue a 27 è scesa a 6,5 addetti per impresa). Le performace migliori fra il 1999 e il 2005 si registrano nel settore manifatturiero, le peggiori nell’industria. Segnali di recupero dalle microimprese dell’abbigliamento, della lavorazione di minerali e della fabbricazione di radio e tv.

La paura e la speranza

La paura e la speranza

Europa: la crisi globale che si avvicina e la via per superarla

Dal sito dell’editore:

Abbiamo i telefonini ma non abbiamo più i bambini. Non solo. Come in un mondo rovesciato, oggi il superfluo costa meno del necessario. Puoi andare a Londra con 20 euro, ma per fare la spesa al supermercato te ne servono almeno 40.

Doveva essere l’età dell’oro: non è così. Sale il costo della vita, dal pane alle bollette; i mutui si mangiano i bilanci delle famiglie; stiamo consumando le risorse del pianeta; i segnali che vengono dal mondo non sono segnali di pace.

Giulio Tremonti ha da tempo compreso ciò che sta lentamente emergendo nella consapevolezza comune: la globalizzazione, tanto celebrata, ha un lato oscuro, fatto di disoccupazione e bassi salari, crisi finanziaria, rischi ambientali, pericolose tensioni internazionali.

E, per l’Europa in cui viviamo, di un doppio declino: cadono sia i numeri della popolazione, sia i numeri della produzione.

Con un’analisi sferzante e autorevole, Tremonti ci racconta le cause della situazione attuale, i passi falsi della politica e le spietate dinamiche della finanza internazionale, delineando i contorni della crisi globale di cui ogni giorno vediamo al telegiornale i singoli episodi. Ma cerca anche di indicare una strada percorribile per superare questo momento, per vincere la paura e tornare alla speranza.

La pianta della speranza non può nascere solo sul terreno dell’economia, ma soprattutto su quello della morale e dei principi.

Si tratta di rifondare la politica europea a partire da sette parole d’ordine: valori, famiglia e identità; autorità; ordine; responsabilità; federalismo.

E in tutti questi campi bisogna ritornare alle radici dell’identità europea, in un percorso che va nella direzione opposta e contraria rispetto al ‘68 e ai suoi errori.

Ben oltre un semplice richiamo al protezionismo o al conservatorismo, questo libro è il manuale di montaggio della “fortezza Europa” contro l’attacco dell’Asia e contro la tempesta, sempre più violenta, che sta arrivando dalla globalizzazione.

Alcuni Passaggi del Libro:

È finita in Europa l’«età dell’oro». È finita la fiaba del progresso continuo e gratuito. La fiaba della globalizzazione, la «cornucopia» del XXI secolo. Una fiaba che pure ci era stata così ben raccontata. Il tempo che sta arrivando è un tempo di ferro.

Il prezzo delle merci e del petrolio, il prezzo del denaro e degli alimentari — invece di scendere, salgono.

Low cost può ancora essere un viaggio di piacere, ma non la spesa di tutti i giorni. Un viaggio a Londra può ancora costare meno di 20 euro, ma una spesa media al supermercato può costare ben più di 40 euro. Come in un mondo rovesciato, il superfluo viene dunque a costare assurdamente meno del necessario.

Cosa è successo? È successo che in un soffio di tempo, in poco più di dieci anni, sono cambiate la struttura e la velocità del mondo. Meccanismi che normalmente avrebbero occupato una storia di lunga durata, fatta da decenni e decenni, sono stati prima concentrati e poi fatti esplodere di colpo. Come si è già visto in tante altre rivoluzioni, quella della globalizzazione è stata preparata da illuminati, messa in atto da fanatici, da predicatori partiti con fede teologica alla ricerca del paradiso terrestre.

Il corso della storia non poteva certo essere fermato, ma qualcuno e qualcosa, vedremo chi e che cosa ne ha follemente voluto e causato l’accelerazione aprendo come nel mito il «vaso di Pandora», liberando e scatenando forze che ora sono difficili da controllare.

È così che una massa di circa un miliardo di uomini, concentrata prevalentemente in Asia, è passata di colpo dall’autoconsumo al consumo, dal circuito chiuso dell’economia agricola al circuito aperto dell’economia di «mercato».

È una massa che prima faceva vita a sé: coltivava i suoi campi e allevava i suoi animali per nutrirsi; raccoglieva la sua legna per scaldarsi; non aveva industrie.

Ora è una massa che non è più isolata, che comincia a vivere, a lavorare, a consumare più o meno come noi e insieme a noi, attingendo a quella che una volta era la nostra esclusiva riserva alimentare, mineraria, energetica.

È una massa che non ha ancora il denaro necessario per comprare un’automobile, ma ha già il denaro sufficiente per comprare una moto, un litro di benzina o di latte, un chilo di carne. I cinesi, per esempio, nel 1985 consumavano mediamente 20 chilogrammi di carne all’anno, oggi ne consumano 50.

Se il numero dei bovini da latte o da carne che ci sono nel mondo resta fisso, ma sale la domanda di latte o di carne, allora i prezzi non restano uguali, ma salgono anche loro.

E lo stesso vale per i mangimi vegetali con cui si allevano gli animali e, via via salendo nella scala della rilevanza economica, per quasi tutti i prodotti di base tipici del consumo durevole e poi per tutte le materie prime necessarie per la nascente e crescente produzione industriale: l’acciaio, il carbone, il petrolio, il gas, il cotone, le fibre, la plastica per far funzionare le industrie.

La squadratura che si sta così determinando, tra offerta che resta fissa e domanda che cresce, ha avuto e avrà nel mondo un effetto strutturale sostanziale: la salita globale dei prezzi. E dunque del costo della vita.

La Riflessione:

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Terza Via lo spirito del mondo

La Terza Via “Manifesto per la rifondazione della socialdemocrazia”

Autore: Giddens Anthony
Editore: Il Saggiatore
Pagine: 160
Data pubblicazione: 2001

NB: Non è più in commercio

Ispiratore della politica di Tony Blair, Giddens disegna una nuova alternativa sia alle diseguaglianze del neoliberalismo sia alle rigidità della vecchia socialdemocrazia. La “terza via” è dunque la costruzione di una società che premia l’innovazione e il dinamismo senza escludere gli strati sociali più deboli. L’autore propone un modello di stato che aiuti i suoi cittadini ad affrontare senza timori le nuove sfide dell’età globale, dai mutamenti nel mercato del lavoro alla crescita dei rischi ambientali, dalla mondializzazione della finanza ai problemi legati alla crescita dell’immigrazione.Con una prefazione di Romano Prodi.

VALORI, opprtunità per tutti, cittadino responsabile, comunità aperte, solidarietà, premiare i meriti, governo moderno, pragmatismo,

FATTI,sì alla sperimentazione, no alla cristallizzazione, cambiamento continuo, responsabilità.

OBIETTIVI, pace, uguaglianza, progresso sociale, stato amico.

Come coniugare solidarismo ed efficienza, liberalismo e giustizia sociale.

Che cosa significava “terza via”:

Nella visione di Anthony Giddens (1) una via di mezzo, un incrocio tra socialdemocrazia e neoliberalismo che valorizzi quel che di meglio hanno da darci queste due ispirazioni di politica economica, che sono anche due culture e due visioni dell’individuo e del mondo. Né con Keynes né con la Thatcher, prima di tutto.

Ma anche un pò con l’uno e un pò con l’altra.

Perchè?

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La geografia del Voto Nazionale 2008

La geografia del voto nazionale alle politiche 2008.

Indagini e approfondimenti sull’evoluzione dell’opinione pubblica e sulle dinamiche politico-elettorali in Italia.

Ricerca Demos&PI

Fonte: Estratto Introduzione ricerca Demos&PI

Il rapporto con la dimensione territoriale ha sempre costituito una chiave interpretativa di cruciale importanza, nella spiegazione delle dinamiche elettorali italiane. Il terremoto politico che ha attraversato il Paese all’inizio degli anni Novanta ha messo solo parzialmente in discussione la forza di questa relazione.

La profonda ri-definizione del paesaggio politico e partitico e il sostanziale passaggio da una “democrazia dei partiti” ad una “democrazia del pubblico”, infatti, non hanno fatto venire meno il nesso tra comportamento di voto e territorio. La geografia elettorale della Seconda Repubblica ha continuato a suggerire, attraverso i diversi appuntamenti di voto, elementi di forte continuità, proponendo dei pattern che, in alcuni casi, richiamano schemi che hanno contraddistinto l’intera storia repubblicana.

Le elezioni Politiche del 2008 hanno rappresentato un nuovo, esplicito momento di cesura rispetto al passato, secondo alcuni osservatori il passaggio ad una possibile Terza Repubblica.

La competizione ha tenuto a battesimo soggetti politici del tutto nuovi, sigle e simboli del tutto inediti hanno fatto la propria comparsa sulla scheda elettorale: le due formazioni che hanno raccolto il maggior numero di voti, in particolare, erano al debutto assoluto.

Soprattutto, l’esito delle consultazioni ha determinato una profonda semplificazione del quadro politico, e una forte riduzione dei partiti rappresentati in Parlamento.

Che impatto hanno avuto queste trasformazioni sull’impianto territoriale del voto?

In che misura, dietro la geografia elettorale del 2008, è possibile scorgere indizi di novità e in che misura, all’opposto, la distribuzione del voto ai principali partiti e cartelli elettorali riproduce schemi e configurazioni già note in precedenza? Fino a che punto la nascita di nuove liste, determinate dalla fusione di soggetti politici già presenti sulla scena politica, ha contribuito a ridefinire l’originaria dislocazione territoriale degli elettorati di partenza?

Scarica il file pdf pag. 49

Approfondimenti:

Reppublica.it del 19/05/2008:La geografia politica di Berlusconi di ILVIO DIAMANTI

Repubblica.it del 04/05/2008:Radici forti e rami secchi è lo strano albero del Pd di ILVIO DIAMANTI

Ulteriori Approfondimenti:

Istituto Cattaneo: Analisi e Comunicati stampa

Europa, 17 maggio 2008 La sconfitta antropologica – di Nicola Pasini
PD la sconfitta era prevedibile. Documento area risorse del circolo.

Cosa è il grande centro democratico?

Che cosa è il PD

Che cosa è, oggi, il Partito Democratico?

Quale la sua identità politica?

Quale la sua collocazione in ambito europeo?

Domande che si sono posti in molti in questi mesi, ed ora dopo la pesante sconfitta del 13 e 14 aprile per un partito a vocazione maggioritaria, devono trovare una risposta coerente con le radici dei due partiti maggiori DS e DL che hanno dato vita alla costituzione del PD insieme agli Ulivisti.

Si è vero! Che il PD è stato costretto ad affrontare la competizione elettorale in una fase critica della sua costituzione e quindi ci si è trovati costretti ad affrontare la competizione elettorale senza una adeguata riflessione sull’essenza del nuovo soggetto politico di centrosinistra.

Per capirlo, basta riflettere sul fatto che è da poco uscito un saggio “Governare il mercato” frutto di un incontro fra economisti organizzato dal NENS la scuola di formazione Politica di Visco e Bersani, per rispondere ad un’altra delle domande capitali che devono formare l’identità del PD “quale è la sua cultura economica?”.

E dalla risposta alla precedente domanda si poteva dare un corpo sostanziale alle domande successive:

Quale l’agenda di una politica economica del Partito democratico?

Quali politiche per uno sviluppo sostenibile?

Quali riforme strutturali?

Quali politiche industriali e fiscali?

E’ ovvio, che in politica la vaghezza non paga e rappresenta un elemento di debolezza, nei confronti di una offerta politica con più chiarezza identitaria con cui il CD si è presentato agli elettori.

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Così perdiamo il Nord – Riccardo Illy

Autore Riccardo Illy,
Prezzoo € 14,50
Editore Mondadori
Anno 2008
Pagine 98

Così perdiamo il Nord ” Come la politica sta tradendo una parte del nostro paese”

Riccardo Illy, presidente di uno dei gruppi industriali italiani più noti al mondo e uomo politico stimato in tutta Europa, lancia un allarme destinato a lasciare il segno. Forte della sua esperienza pluriennale di governatore del Friuli Venezia Giulia e della sua conoscenza dall’interno dei problemi e dello scontento che serpeggiano in quella parte del Paese che con successo sta affrontando la globalizzazione, lancia un grido d’allarme alla politica e a tutti gli italiani che hanno a cuore il nostro futuro: se andiamo avanti così, perdiamo il Nord!

Il libro di Riccardo Illy Così perdiamo il Nord (scritto con la collaborazione del giornalista del Corriere della Sera Enzo d’Errico) s’incentra sull’analisi delle ragioni per le quali in Nord d’Italia è sempre più scollato dal resto del Paese, per provare a suggerire delle soluzioni alternative a quella di una secessione in realtà poco conveniente anche per i suoi sostenitori.

La riflessione di Illy si articola in uno scenario iniziale (Perché stiamo perdendo il Nord), in quattro capitoli (Federalismo necessario, La minaccia dell’isolamento, Il cittadino tartassato, L’insostenibile leggerezza della busta paga) ed in Conclusioni che contengono proposte in ambito socio-culturale e politico istituzionale).

Continua a leggere ‘Così perdiamo il Nord – Riccardo Illy’

E OGGI PAGHIAMO L’INDULTO

Questo articolo è stato citato nella relazione di Veltroni,riportata nel post precedete.

Fonte: La Voce info

di Tito Boeri 08.05.2008

Il voto ha premiato gli unici due partiti che si sono opposti all’indulto. Non a caso. L’indulto non solo ha fatto aumentare l’attività criminale in Italia, ma ha anche modificato la composizione dei flussi migratori, finendo per attrarre nel nostro paese più criminali che altrove. Tanto che oggi quattro italiani su dieci temono gli immigrati, non per il lavoro, ma per i reati che possono commettere. Se non si rafforza la repressione dell’attività criminale in Italia prima o poi saremo costretti a chiudere le frontiere. A quel punto, importeremmo solo immigrazione irregolare, in un circolo vizioso di illegalità che alimenta nuova illegalità.

La risposta audio dell’autore ai commenti.

Da oggi abbiamo un nuovo governo e l’attenzione generale si sposterà presumibilmente sulle cose da fare anziché sulle letture del voto del 13 e 14 aprile. Èun bene che sia così. Perché i commenti ai risultati delle elezioni sono stati sin qui soprattutto di due tipi. Da una parte, quelli che attribuiscono la vittoria a un libro che ha un titolo accattivante, a metà tra un racconto del terrore e un messaggio ecumenico (nelle parole di Papa Wojtyla, “non c’è paura senza speranza”). Dall’altra, vi sono quelli che ravvedono nel voto la sconfitta degli editorialisti pro mercato. Non affiora in queste interpretazioni il dubbio che libri ed editoriali, per quanto autorevoli e ben scritti, non abbiano avuto un ruolo determinante nell’orientare le preferenze elettorali degli italiani. Il 13 e 14 aprile hanno votato 38 milioni di italiani. Di questi, poco più del 10 per cento compra i quotidiani. Mentre meno di due milioni di italiani in età di voto prendono in mano almeno un libro al mese.
Bene allora non prendersi troppo sul serio, non cadere nell’autoreferenzialità, e capire le scelte degli elettori come reazioni alle circostanze in cui si sono dovuti esprimere, anziché come risposte ad articoli di giornali o a manoscritti, per quanto disseminati alle assemblee di Confcommercio.

DOPO L’INDULTO

Il voto alle politiche ha premiato in particolare gli unici due partiti che si sono opposti all’indulto varato nel 2006: Lega e Italia dei valori.

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Il cammino che ci attende

LA RELAZIONE DI WALTER VELTRONI AL CORDINAMENTO NAZIONALE DEL PARTITO DEMOCRATICO DEL 15 MAGGIO 2008.

Leggi la relazione sul sito del PD Nazionale

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