Archivio per 17 Aprile 2008

Arriva la cura francese per gli straordinari italiani

Fonte in estratto: il sole 24 ore.it

Una “cura Sarkozy” per il rilancio della produttività.

Il governo Berlusconi punta alla detassazione totale degli straordinari, senza intaccare la contribuzione per evitare contraccolpi sulla previdenza.

Per un operaio che guadagna 1.500 euro lordi, 15 ore al mese di straordinario si tradurranno in 41 euro in più in busta paga, che faranno lievitare l’importo netto da 111 a 152 euro. Un edile con lo stesso stipendio, che di ore di straordinario ne fa 20, aggiungerà 57 euro all’importo mensile che salirà da 155 a 212 euro. Mentre per un impiegato del commercio, 10 ore di straordinario detassato faranno crescere di 25 euro il valore che passerà da 68 a 93 euro.

Sono questi gli effetti della terapia shock che sta preparando l’esecutivo di centro-destra, più radicale di quella annunciata in origine che prevedeva l’applicazione agli straordinari di un’aliquota secca del 10%. Non solo, la detassazione interessa tutte le voci salariali variabili legate alla produttività (premi, incentivi, liberalità).

Tabelle buste paga a confronto – file pdf

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BCE Bolletino Economico Aprile 2008

Bollettino mensile di aprile: «Da petrolio e prodotti alimentari rischio di una spirale prezzi-salari»

Scarica il Bollettino Economico

Inflazione Bce, Weber (Bundesbank): «Probabile revisione al rialzo in giugno»

Dopo gli ultimi dati sull’inflazione in Europa (+3,6% annuo in marzo) diventa sempre più probabile in giugno una revisione al rialzo della stima trimestrale sull’andamento dei prezzi in Eurolandia (+2,9% nel 2008 e +2,1% nel 2009 secondo i dati diffusi in marzo). Lo ha detto Axel Weber, presidente della Bundesbank e consigliere della Bce, giovedì 17 aprile alla Camera di Commercio britannica, aggiungendo che non ci sono motivi, invece, per rivedere le stime sulla crescita economica (+1,7% nel 2008 e +1,8% nel 2009). Secondo Weber, l’inflazione scenderà gradualmente verso il 2% nel 2009, ma si manterrà al disopra di questa soglia, che è il target non ufficiale dellaBce, anche l’anno prossimo.

Weber ha sottolineato che a mantenere a livelli elevati il tasso di inflazione in Europa più a lungo del previsto saranno i prodotti alimentari e l’energia il cui andamento è «motivo di preoccupazione» a Francoforte che teme una trasmissione di questi aumenti sui salari. Gli aumenti di prezzo in questi settori appaiono «più duraturi del previsto» e anche le stime per i prezzi degli alimentari dovranno essere probabilmente rivedute al rialzo. Per vedere tassi d’inflazione inferiori al 3%, ha detto Weber, bisognerà attendere la fine di quest’anno e, in generale, ha aggiunto il banchiere centrale, l’inflazione non sta scendendo «con il dinamismo che vorrei vedere». «Finora – ha aggiunto – i rinnovi salariali concordati nell’area dell’euro non hanno contribuito a contenere la dinamica inflazionistica», ma piuttosto hanno aumentato il rischio di un periodo più prolungato del previsto di inflazione elevata. Weber ha garantito che la Bce si muoverà in modo tale da garantire la stabilizzazione delle attese di inflazione a livelli compatibili con la stabilità dei prezzi e ha definito «adeguato», a questo scopo, l’attuale livello dei tassi di interesse europei (4% il tasso principale di rifinanziamento).

I Paesi che presentano squilibri di bilancio sono sollecitati a compiere ulteriori progressi sulla via del risanamento strutturale, in linea con i dettami del patto di stabilità e crescita». La Bce rinnova il suo monito nel bollettino di aprile – emesso all’indomani della diffusione dei dati sull’inflazione, che a marzo ha toccato il livello record del 3,6% nella zona euro – precisando che «gli ultimi programmi di stabilità presuppongono un incremento del rapporto disavanzo pubblico/Pil dell’area dell’euro nel 2008». L’Eurotower mette in guardia: «È inoltre probabile che si generino ulteriori pressioni sui conti pubblici a seguito della revisione al ribasso, già in atto, di ipotesi macroeconomiche eccessivamente ottimistiche e delle crescenti richieste di allentamento provenienti dalle autorità politiche. Nella fase attuale politiche di bilancio particolarmente prudenti e orientate alla stabilità contribuirebbero anche a contenere le politiche inflazionistiche».

La Banca centrale europea mette in guardia: «Le informazioni più recenti confermano l’esistenza di forti pressioni al rialzo sull’inflazione nel breve periodo. L’area dell’euro attraversa, infatti, una fase piuttosto prolungata di inflazione temporaneamente elevata su dodici mesi, riconducibile principalmente ai rincari dell’energia e dei prodotti alimentari». Secondo la Bce le prospettive a medio termine restano soggette al «rialzo» ed esiste «soprattutto il rischio che il processo di formazione di salari e prezzi acuisca le pressioni inflazionistiche». Ma ulteriori pressioni provengono anche dai rincari dei prodotti alimentari ed energetici nonchè da «incrementi dei prezzi amministrati e delle imposte indirette in aggiunta a quelli previsti finora». In particolare, osserva l’Eurotower, «potrebbe risultare superiore alle attese correnti il potere delle imprese nel determinare i prezzi, segnatamente in segmenti di mercato a bassa concorrenza, e si potrebbe generare una crescita salariale più vigorosa del previsto, tenuto conto dell’elevato grado di utilizzo della capacità produttiva e delle condizioni tese nel mercato del lavoro».

Gli aumenti salariali vanno decisi all’insegna della «moderazione», afferma la Banca centrale europea, e vanno evitati incrementi sulla scia dei rincari di beni energetici e alimentari. Si rischierebbe di innescare destabilizzanti spirali inflazionistiche, ipotesi che l’istituto di Francoforte intende prevenire. No secco, poi, a eventuali meccanismi di scala mobile. «Il consiglio direttivo – recita il bollettino – nutre preoccupazione per l’esistenza di forme di indicizzazione delle retribuzioni nominali a prezzi al consumo». Schemi che comportano che qualunque “shock al rialzo” dell’inflazione favorirebbe spirali salari-prezzi, che andrebbero a detrimento dell’occupazione e della competitività. Per questo il Consiglio direttivo chiede che questi schemi vengano evitati.

Mirafiori ha bocciato l’Arcobaleno

Fonte: Liberazione.it

Mirafiori ha bocciato l’Arcobaleno: «Pensa solo a froci e zingari, non a noi» Solo i più anziani lo hanno votato, fra i giovani disillusione e destra.

Maurizio Pagliassotti

Torino 16/04/2008

«Un partito che pensa solo agli omosessuali e agli zingari, mentre dei lavoratori se ne è sbattuto fino all’altro giorno» E’ il commento lapidario di Luca,quaranta anni, operaio Fiat alle carrozzerie Mirafiori da undici. Tira un vento gelido in corso Settembrini mentre uno sciame di operai entra dalla mitica porta due dentro lo stabilimento metalmeccanico più importante d’Italia.

Pochi metri più in là c’è la cinque, quella nel 1980 fa era chiamata “porta Karl Marx.”

Venti giorni fa Franco Giordano era venuto a volantinare proprio tra questa gente e l’accoglienza era stata fredda ma non rabbiosa, come invece era capitato qualche mese prima ai capi dei sindacati.

La sensazione è che gli operai di Mirafiori abbiano assistito alle elezioni come si assiste alla finale di coppa del mondo tra Brasile e Germania: in qualcosa di interessante sì, ma lontano.

Poi è arrivata il ceffone della disfatta inaspettata della Sinistra Arcobaleno, che ha assunto un valore molto superiore rispetto alla vittoria della destra.

Se venti giorni fa nessuno aveva voglia di parlare ieri invece le lingue erano più sciolte, un profluvio di commenti duri e spietati.

Roberto: «Un partito che difende i ladri (rumeni, ndr) che rubano nelle nostre case, incapace di farci aumentare gli stipendi che sono da anni sempre uguali. Ho votato Lega».

Giovanni: «Batosta necessaria, anche se troppo violenta. Ci speravo che la Sinistra Sinistra Arcobaleno perdesse duro, ma non così tanto. Io ho votato Pd non per convinzione ma proprio per far perdere Rifondazione. Fino all’ultimo ero indeciso se votare Lega. Mi sembra infatti quest’ultima quella che in questo momento è più vicina ai lavoratori».

Francesco: «Quando parlano alla televisione quelli di sinistra io non capisco un cazzo di quello che dicono. Usano paroloni… la globalizzazione… il movimento… Tutte menate, a noi interessa lo stipendio, vivere un po’ meglio, avere due soldi in più in tasca. Basta. Rifondazione dice che è stata una vittoria aver ritirato le truppe dall’Iraq e io rispondo: e a me cosa ne viene in tasca? ».

Roberto: «Ma noi cosa c’entriamo con Pecoraro Scanio? L’ambiente? Sì è importante ma io voglio sentire suonare altre corde, quelle che mi toccano direttamente. Mi dispiace, sono deluso ma dopo molti anni ci voleva».

Annamaria: «In Fiat hanno votato in massa la destra. Sono degli irresponsabili… venerdì c’era un sacco di gente che sghignazzava sulla vittoria di Berlusconi, diceva che era giunto il momento di far rubare un po’ anche lui… La classe operaia non esiste più, gli operai sono persone il cui unico sogno è cambiare lavoro, fare un po’ di soldi e sbattersene di tutto il resto».

Gianni: «Questa notte non ho dormito. Sono incazzato e deluso. Ho votato Sinistra Arcobaleno e così tanti come me dentro questa fabbrica. Moltissimi che sostengono di essersi astenuti in realtà hanno scelto la Lega. Soprattutto i giovani sono di destra, quando li sento parlare mi sembra di avere davanti Calderoli».

Il discorso generazionale appare importante.

I più anziani sembrano aver preso almeno in considerazione l’ipotesi di votare Sinistra Arcobaleno, forse per ragioni storiche. I giovani invece paiono essere semplicemente disillusi o di destra. Commenti a caso tra i volti poco più che imberbi che entrano in fabbrica: «Non me ne frega niente», «Bertinotti veste il cachemire io guadagno mille euro al mese.

Una volta ho visto Ferrero arrivare con la Renault 5 tutta scassata. Lui mi piace invece. Sono cose importanti per noi queste…», qualcuno parafrasa anche Trotzkj: “prima distruggere, poi costruire”.

Gli operai con i capelli bianchi sono attoniti, la loro analisi racconta di un mondo operaio che non riconoscono più, arrabbiato con tutti, siano essi padroni o sindacati. «Davanti a questa porta ventotto anni fa volevamo cambiare il lavoro in Italia… Penso che quello che è successo ieri sia l’ennesimo frutto avvelenato di quella sconfitta ».

E per il futuro? Il domani non esiste anche se vi è un diffuso timore che la mancanza della sinistra in parlamento apra le porte alle peggio situazioni: «Veltroni farà l’opposizione? Siamo a posto…»

Riguardo la sinistra e le sue scelte prossime venture mancano i suggerimenti: gli operai sono preoccupati dal crollo delle vendite di auto in Europa, Fiat compresa.

Il destino della sinistra interessa quei pochi iscritti alla Fiom che resistono dentro la fabbrica, gli altri pensano che domani sarà un altro giorno, uguale a ieri.

Articolo mirafiori-16/04/2008 – file pdf


 

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