
12 marzo 2008. In Europa 350mila lavoratori sono costretti a cambiare lavoro a causa di un infortunio, 300mila hanno un’inabilità permanente di vario grado e 15mila sono esclusi dal mercato del lavoro per sempre
“Il successo della strategia comunitaria 2007-2012 in materia di salute e sicurezza sul lavoro dipende dalla partecipazione attiva ed efficace di tutti gli attori interessati. È evidente che gli organismi che hanno delle responsabilità in materia di prevenzione degli infortuni sul lavoro e delle tecnopatie, nonché di riabilitazione e reinserimento dei lavoratori infortunati, giocano un ruolo chiave”.
Così Vladimir Spidla, commissario europeo per l’occupazione, gli affari sociali e le pari opportunità, intervistato da “Forum News”, la rivista del Forum Europeo dell’Assicurazione contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali, commenta la strategia comunitaria in materia di sicurezza e salute sul lavoro.
Il cui obiettivo principale è quello di ridurre del 25% il tasso d’incidenza degli infortuni e delle malattie professionali in Europa entro il 2012.
“Ogni anno in Europa“, precisa Spidla, “350mila lavoratori sono costretti a cambiare lavoro a seguito di un infortunio, 300mila hanno un’inabilità permanente di vario grado e 15mila sono esclusi dal mercato del lavoro per sempre”. Per questo è necessario rafforzare i sistemi di riabilitazione, anche in vista di un ritorno al lavoro da parte delle persone infortunate. “Mentre i sistemi di indennizzo delle lesioni alla salute funzionano in modo efficace”, aggiunge Spidla, “i circuiti e i meccanismi volti a garantire il pieno reinserimento dei lavoratori non sembrano funzionare altrettanto bene. Non si tratta solo di garantire l’inclusione di questi lavoratori, ma anche di giocare un ruolo fondamentale per rafforzare la competitività e il dinamismo economico della nostra società”.
Quanto all’ampiezza del problema, il commissario europeo ha poi ricordato che ogni anno nell’Unione Europea si verificano oltre 4 milioni di infortuni.
E che, se a questo dato si aggiungono (come avviene in Italia, ndr.) anche gli incidenti che determinano un’assenza dal lavoro inferiore a tre giorni, il numero totale di infortuni sul lavoro stimato sale a oltre 6 milioni. Nel 2004, inoltre, si sono verificati circa 4.400 infortuni mortali.
Ma cosa può fare l’Europa?
“La Commissione Europea”, spiega Spidla, “ha un ruolo molto importante da svolgere attraverso l’esercizio della propria prerogativa istituzionale di iniziatrice del processo legislativo comunitario al fine di mantenere la legislazione aggiornata e adatta ai mutamenti che stanno intervenendo nel mondo del lavoro, attraverso lo sviluppo di strumenti non coercitivi che aiutino l’applicazione in concreto della normativa comunitaria“.
In particolare, per il commissario europeo, i finanziamenti per la formazione rivolta alle piccole e medie imprese, la riduzione dei contributi versati a titolo di sicurezza sociale o dei premi assicurativi per le aziende virtuose e l’esclusione dalle gare di appalto pubbliche per le ditte con un cattivo andamento infortunistico possono rappresentare ” incentivi finanziari indiretti che meritano di essere ulteriormente esplorati”.


















































































