
L’Italia, si trova esposta in pieno ai venti di crisi della congiuntura mondiale.
I dati di gennaio della produzione industriale confermano l’ipotesi che la brusca caduta di fine 2007 fosse largamente imputabile a eventi particolari quali gli scioperi degli autotrasportatori e dei metalmeccanici.
Nondimeno, il ritorno del tasso annuo di crescita della produzione industriale in territorio positivo (+0,5% rispetto a gennaio 2008 dopo il -6,4% di dicembre 2007) non attenua le preoccupazioni circa le deboli prospettive di espansione dell’economia italiana nel corso del 2008.
Nel quadro di generalizzato indebolimento dell’attività produttiva e della domanda, gli andamenti delle principali variabili macroeconomiche appaiono nel complesso disomogenei: a una dinamica dell’export che continua a tenere il passo della ripresa, si contrappone l’ulteriore ampliamento del divario di crescita rispetto agli altri paesi dell’area euro; il rallentamento interno si accompagna, per contro, a una positiva evoluzione della finanza pubblica, mentre sul fronte dell’inflazione il sensibile rialzo dei prezzi oggi in atto rimane in linea con la media europea.
Sulla base di queste tendenze è anche l’Isae che presenta il Rapporto di previsione per l’economia italiana, che illustra lo scenario macroeconomico 2008-2009, con una sezione speciale dedicata allo studio dei comportamenti delle imprese in un contesto di elevata competizione internazionale.
La crescita del Pil rallenta allo 0,5% nel 2008 per risalire all’1,2% nel 2009, mentre accelera l’inflazione al 2,9% medio quest’anno (2,1% il prossimo).
Il deficit pubblico si assesta al 2,3-2,2% del Pil nel biennio 2008-2009;
Il debito è in discesa verso il 103,2% e il 102,2% nei due anni, ma la pressione fiscale resta ferma nel periodo al 43% del Pil.




















































































