Democratici in festa

DRAGHI: I SALARI PERDONO POTERE D’ACQUISTO MA Il PROTEZIONISMO NON E’ LA SOLUZIONE

Nuovo allarme di Mario Draghi sui salari che «perdono potere d’acquisto».

Il Governatore di Bankitalia sceglie la platea dell’Aspen per lanciare un nuovo richiamo alla sostenibilità del costo della vita.

“I prezzi crescono, stipendi e salari perdono potere d’acquisto, risparmi minacciati”

Non solo, ma è anche «minacciata la tranquillità» dei risparmi. Ma è l’intero sistema economico italiano ad essere sotto esame:

Draghi, il numero uno di via Nazionale ha avvertito inoltre che davanti agli squilibri della globalizzazione, la risposta non va comunque cercata in «formule protezionistiche» nel commercio internazionale.

A suo giudizio, «la libertà di commercio internazionale è oggi messa in discussione come mai dagli anni ’80.

Il numero uno di Palazzo Koch ha ricordato che «i negoziati per una ulteriore liberalizzazione lanciati a Doha nel 2001 sono in stallo.

Sia nei Paesi avanzati, sia in quelli emergenti - ha proseguito - le opinioni pubbliche sono disilluse e allarmate dalla globalizzazione. “Il compito dei governi non è facile”.

Draghi ha evidenziato che “i frutti dell’economia mondializzata si sono distribuiti in modo diseguale tra i diversi gruppi sociali”.

Le opinioni pubbliche sono frastornate da un mondo confuso. Nella crisi, cercano rassicurazione.

Il governatore ha quindi messo in guardia contro i pericoli della limitazione degli scambi commerciali.

«Capisco - ha affermato - che i governi riscoprano il valore di formule protezionistiche. La libertà dei commerci può sembrare un rischio; il protezionismo, un ristoro. Ma un problema di distribuzione del reddito - ha ammonito - non si risolve inaridendo una delle fonti più importanti del reddito stesso. È interesse comune sulle due sponde dell’Atlantico adoperarsi per mantenere un clima propizio allo sviluppo ordinato del commercio e degli investimenti internazionali, fondato su un insieme di regole che siano soprattutto eque».

Ottimista la posizione di Henry Kissinger, segretario di Stato Usa con la presidenza Nixon, secondo cui l’Italia «ce la farà».

Una convinzione, quella di Kissinger, condivisa dal Capo dello Stato Giorgio Napolitano che ha aggiunto: «A condizione che accetti i sacrifici, che abbia fede per affrontare i dsacrifici necessari per costruire il futuro».

Esorta invece a combattere il rischio stagflazione, Emma Marcegaglia.

A giudizio del leader degli industriali, occorre infatti «che ci sia da parte del Governo una politica attenta a far ripartire la crescita con interventi forti nelle infrastrutture».

E, in un’intervista all’Agi, il premio nobel per l’Economia Edmund S. Phelps ha osservato:

«È parecchio tempo che non ho più focalizzato sull’economia italiana, ma sono d’accordo con l’opinione di molti economisti che è vitale ritornare ad una crescita economica e necessario introdurre una serie di riforme che favoriscano una maggiore crescita».

Conclusione:

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Il Pd al tempo dei barbari

Alfredo Reichlin

Non mi scandalizzano le correnti. Il dibattito e anche lo scontro sulle scelte politiche in una fase di grandi novità come questa è in una certa misura necessario. Ciò che non è chiaro è come questa discussione viene finalizzata alla elaborazione, (questa sì, assolutamente necessaria) di una cultura politica comune capace di tenere insieme forze diverse. Un cemento. Non una nuova chiacchiera in politichese (tutti che fanno la loro Fondazione) ma un progetto anche morale, oltre che politico, il quale parli all’Italia. Allora tutti capiscono che l’opposizione la facciamo noi e non solo Di Pietro. E la facciamo sia quando dialoghiamo, sia quando ci scontriamo duramente. Parlo, insomma di qualcosa che non può ridursi alla difesa delle vecchie identità di ieri ma riguarda il chi sono gli italiani di oggi. Si tratta di un travaglio molto serio, perfino drammatico.

Un travaglio che non riguarda solo la nostra vicenda interna se abbiamo il senso dei pericoli che corre la democrazia italiana e la impossibilità di dare ad essa uno sbocco positivo, nel caso in cui il Pd si disgregasse. Io non sono così pessimista. Negli incontri a cui partecipo ho cominciato a sentire questo assillo e ho notato lo sforzo di far emergere una visione nuova delle cose, delle nuove sfide e dei processi in cui siamo immersi. Perciò non serve una conta affrettata soprattutto se ci andassimo con una caricatura delle posizioni in campo. Il compito di chi guida è capire la parte di verità che c’è nelle varie posizioni. Ma aggiungo che le correnti non servono a nulla se non è chiaro di che cosa esse sono correati. Mi è molto piaciuto un articolo di Umberto Ranieri il quale ricorda Scoppola il quale ci incitava «a spostare in profondità il processo di integrazione delle culture promotrici del Pd». Aggiungerei spostare in profondità per ritrovare la Terra: Anteo, il gigante mitologico che solo toccando la terra ritrovava le forze.

C’è una nuova Terra su cui stiamo camminando. Domandiamoci cosa è successo di non contingente nel mondo che sta fuori dai nostri confini ma che sempre più sta rimodellando la società italiana: i nuovi ricchi e i nuovi poveri, le nuove paure e i nuovi bisogni. Se parto da qui mi appare evidente una sorta di “spiazzamento” rispetto ai processi che da anni stanno gonfiando le vele della destra e che hanno messo in crisi la sinistra in tutta Europa. Non parlo della vecchia, stranota mutazione consistente nella fine (da 30 anni) del cosidetto compromesso keinesiano o socialdemocratico. Lo spiazzamento di cui io parlo riguarda i problemi del tutto nuovi che hanno investito l’insieme della società europea in conseguenza della svolta che ha subito il concreto processo di mondializzazione. A me sembra questa la novità che condiziona tutta la vita politica. Per dirla nel modo più approssimativo è il fatto che il controllo della mondializzazione non è più soltanto nelle mani dell’Occidente. Un evento secolare. È questo che sta cambiando. Sono arrivati i “barbari”. Del resto non è per caso che la crisi dell’egemonia americana, resa evidente dalla catastrofe dell’Iraq e del disegno imperiale sotteso a quella aggressione, è il tema dominante del dibattito elettorale americano. E non è una piccola cosa che il dollaro (qualcosa di più che una moneta) non riesce più a essere il regolatore di ultima istanza del dove vanno i capitali e quindi di come si redistribuisce la ricchezza del mondo.

Questo è cambiato. Un grandissimo fatto politico, estremamente concreto. È venuta in discussione la vecchia distribuzione dei poteri, delle risorse, delle materie prime. E quindi, di conseguenza, ovviamente, sono venuti in discussione i modi di vivere, i modelli di consumo, le idee di sé delle masse europee, comprese le conquiste sociali (diritti e salari) delle masse lavoratrici europee che furono uniche al mondo. Sono anche queste che subiscono le conseguenze di un mercato del lavoro mondiale sempre più affollato dai nuovi operai sottopagati delle officine dell’Asia. È futile che ce la pigliamo solo con i sindacati.

Noi come viviamo questo grande cambiamento? Pensiamo che i problemi del Pd sono altri? Certo, sono anche altri, ma qui non stiamo parlando di massimi sistemi ma della vita quotidiana della gente: i prezzi, i servizi collettivi, la spesa delle nostre donne nei mercati. Ma, parliamo, al tempo stesso, della necessità di misurarsi con la sostanza della vicenda politica: il perché la destra vince e la sinistra perde, e perché questo avviene in quasi tutta l’Europa. E aggiungerei: perché non perde solo voti. Il partito democratico, dopotutto, non ne ha persi. Ma tanto più allora dobbiamo chiederci perché il Pd con quel risultato importante ottenuto al suo primo debutto (un terzo dei voti) perde coscienza di sé, sfiducia nella sua missione e nel futuro. Perché appare perfino smarrito. Solo per colpa dei capicorrente? oppure perché la nostra gente non vede più bene su che terreno teniamo i piedi?

Personalmente io non ho mai creduto alle “terze vie” alla Tony Blair. Ma mi sembra ormai chiaro perchè tutto l’impianto del riformismo di questi anni ha perso quel “realismo” e quella ragion d’essere che derivava dal porsi come redistribuzione del reddito e correzione della sola “forma” concepibile dello sviluppo. Si sono aperti nuovi scenari e salvo che non intervengano catastrofi questa sarà anche una tappa del cammino del progresso. Ma in questo nuovo scenario dove si collocano le forze di quel mondo che viene dalle varie sinistre? Che cos’è un campo riformista se il Pd cessa di avere un orizzonte mondiale? Stiamo attenti. Il Pd non può non essere parte di un campo più largo di forze progressiste, europee e anche non europee, se vogliamo che l’Europa non si trasformi in una sorta di fortezza bianca assediata dai barbari. In questo caso la sinistra non avrebbe futuro e sopratutto in Italia una deriva presidenzialista di tipo populistico e salazariano diventa fortissima.

C’è chi, come Michele Salvati, vive evidentemente in un mondo diverso, sostanzialmente pacifico e normale. A me sembra invece evidente che per rilanciare il Pd occorre prendere le misure di quel che dà forza a questa nuova destra e ne fonda le ragioni agli occhi di tanti europei. Non bastano le analisi sociologiche sul Nord e sul Mezzogiorno. La destra sta occupando un nuovo spazio politico. Fa leva sulla paura e sulle “piccole patrie”, ma ha anche qualche idea di ciò che accade nel mondo che è meno anacronistica di certi nostri “liberal” nobilmente invecchiati nel culto di un mercato come ideologia. In più la destra si fa forte del bisogno sempre più assillante di valori e di significati e su questa base cerca di costruire un rapporto forte, di reciproca convenienza, con il disegno di certi cardinali, che è quello di imporre all’Italia una specie di neo-guelfismo, cioè la egemonia della Chiesa come religione. Perché non diciamo nulla su questo?

Sta qui il banco di prova del Partito democratico. Esso fu concepito non solo come continuazione dell’Ulivo ma come forza nuova capace di dare risposta all’intreccio micidiale tra crisi della democrazia dei partiti e continuo indebolimento dell’unità nazionale. Si è creata così una situazione per cui o noi indichiamo una “grande riforma” oppure i vecchi assetti politici democratici (compreso il Parlamento) diventano sempre meno credibili come strumenti per il governo ma anche per l’opposizione. Quanto regge la democrazia italiana se continua questa deriva tra sfilacciamento del tessuto sociale, crisi della legalità, scontro tra i grandi poteri, divisioni territoriali, indebolimento delle istituzioni capaci di garantire diritti e doveri? Valuterei meglio le ragioni che stanno dietro le varie ipotesi di riforme elettorali. Ma tra queste ragioni non dimenticherei la necessità di favorire la nascita di partiti veri, cioè di strumenti della partecipazione e politicizzazione delle masse e non della loro degenerazioni in partiti finti, “personali” del leader (tutte cose verso le quali non siamo innocenti).

Le responsabilità che pesano oggi sulle spalle dei dirigenti del Partito democratico sono davvero grandi.

Fonte L’Unità.it - 02 Luglio 2008

La globalizzazione e i suoi effetti

Nella società opulenta non si può fare nessuna valida distinzione tra i lussi e le necessità. (da La società opulenta J.K. Galbraith)

In attesa:

- Della società Post Industriale, dove tutti lavoreranno nel telelavoro,

- Che senza averlo deciso, si smantelli la società del benesere e della sicurezza nel welfare, orgoglio e conquista sociale dei nostri padri.

- Che la  classe dirigente trovi un rimedio alla continua perdita dei posti di lavoro,

- Della costituzione Europea, che non deve e non può essere solo monetaria…….

- Che Trichet aumenti i tassi ( cosi svanirà l’effetto delle politiche redistributive effettuate a livello nazionale) visto che continua ad ignorare quello che sosteneva  J.K. Galbraith ” la politica monetaria ha sempre fatto più danni che guadagni, nessuno fino ad oggi ha mai dimostrato il contrario”,

- In attesa dei risultati, che devono venire dalla ricerca ( quando investiranno in ricerca) per migliorare la nostra qualità competitiva,

In fine, rimaniamo anche in attesa che qualcuno ci degni di nota e risponda alla domanda:

Come ci attreziamo nel periodo di transizione?

Quindi per ingannare il tempo che presumiamo sia molto lungo, non ci resta che leggere la “realtà cosi come è”.

Rassegna stampa:

Il crollo di tutte le certezze dai Suv alle Borse internazionali

Siamo alla vigilia del risultato di quel giugno “disastroso” annunciato nei giorni scorsi da Marchionne. L’auto, pur rimanendo il mezzo di trasporto preferito dal 90% degli italiani (dati Aci Censis), si prepara a un altro tonfo, il sesto consecutivo. Le previsioni indicano un calo del 13-15 per cento che significa altre 35 mila auto in meno rispetto a giugno 2007 e la chiusura del semestre a quasi meno 11 per cento.

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Il mercato dell’auto vola verso il baratro

A giugno atteso un calo del 20 per cento. E secondo gli esperti per tornare al segno positivo occorrerà aspettare il 2009. Ecco perché.

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Crollano le vendite di Suv In crisi anche i piccoli 4×4

Nei primi 3 mesi dell’anno in Europa per la prima volta conti in rosso le immatricolazioni della Toyota Rav 4 (-30,3%, della Bmw X3 (-21,9%) o della Nissan X-Trail (-32,8%)

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Vietate le vendite del Suv cinese Bmw vince la guerra in Germania

Un giudice di Monaco ha vietato l’importazione del CEO, il cavallo di battaglia del costruttore cinese Shuanguan, ma molto simile al 4×4 tedesco

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Si inceppa la ripresa del Lingotto ora Marchionne aggiorna i piani

Il gruppo torinese penalizzato dalla Borsa: proprio mentre era lanciato verso i 30 euro è subentrata la recessione cge k0ha fatto ripiombare a quota 10

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Fiat pronta a lasciare la Sicilia: la nuova “piccola” si farà in Serbia.

KRAGUJEVAC - Appena fuori da Kragujevac, sulla strada che arriva da Belgrado, quelli della Zastava hanno appeso un lungo striscione: «Benvenuti a casa, Fiat». E una volta entrati in città le strade, ben più di quelle di Belgrado, sembrano un museo all’aria aperta di 50 anni di auto torinesi da una versione sportiva della 600 simil-Abarth, con cofano posteriore rialzato a una 1300 dei primi anni 60, con un carrettino al traino. Ma a dominare la scena sono la 128 e i suoi derivati: l’ultimo è la Skala, una edizione con portellone posteriore che, ci assicurano, viene ancora venduta in qualche esemplare, in Egitto. Fin dalla prima joint venture, che risale ai tempi di Vittorio Valletta, qui la Fiat è di casa; l’intesa siglata meno di due mesi fa non è quindi un accordo come i tanti dell’era Marchionne.

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Se il governo compra in Borsa

Con una mossa destinata ad accendere speranze ma anche a suscitare polemiche e controversie, alcuni governi asiatici stanno per scendere in campo come acquirenti di azioni nelle rispettive Borse, con operazioni di esplicito sostegno ai listini. “Pompare” fondi pubblici in Borsa per arginare un crollo non è una novità assoluta: il governo giapponese vi fece ricorso a più riprese durante la lunghissima crisi degli anni 90, e la città-regione autonoma di Hong Kong usò lo stesso metodo dopo la crisi asiatica del 1997.

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Foto: articolo del sole 24 ore del 28/06/2008

Inflazione al 3,8%, record dal ‘96 Prezzi alla produzione alle stelle + 7,50%

Preoccupante dato Istat sul settore industriale. L’incremento il più forte negli ultimi 5 anni E’ l’energia che pesa maggiormente sulla variazione: in un anno benzina +32,1% I prezzi alla produzione dell’industria italiana a maggio sono aumentati del 7,5%, la variazione tendenziale massima da gennaio 2003. Lo comunica l’Istat. Su base mensile, l’aumento è stato dell’1,5%, anche in questo caso il più alto da gennaio 2003.

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Risposta alla Casa delle Libertà di Bientina

Riportiamo per intero quanto scritto dalla Casa delle Libertà sulla Nazione del 16/06/2008 riguardanti alcune questioni dell’Amministrazione Comunale di Bientina. Seguono alcune doverose riflessioni.

La Nazione – Lunedì 16 giugno 2008

«Sindaco bocciato al primo bilancio di legislatura»

“IL SINDACO Guidi amministra da un anno, è il momento di fare un primo bilancio. Le numerose critiche che si sono sollevate sul modo di gestire la vicenda della Tia ne sono un primo esempio.

Nessuna forma di tutela o di agevolazione è stata proposta per alleggerire le tasse imposte sui bientinesi.

Poi la proposta di installare nuove postazioni autovelox per aumentare il numero, già elevato, di multe.

Adesso le numerose richieste di pagamento dell’Ici per terreni che vengono considerati edificabili, ma che di fatto edificabili non lo sono, perché manca il regolamento urbanistico.

Viene perciò richiesto a tutti gli effetti il pagamento dell’Ici su terreni agricoli considerandoli immobili e creando dei danni economici non indifferenti.

E questo per colpa dell’amministrazione.

Eppure l’incarico dato al progettista esterno aveva termini ben precisi, che sono scaduti..

E un segnale di questo scontento si può leggere anche nei risultati delle ultime elezioni politiche. Bientina è stato un paese dove il voto ha fortemente penalizzato il centro-sinistra.

Molto più che in tutti gli altri comuni vicini della Valdera.

E questo è un fatto che dovrebbe far riflettere.

L’atteggiamento tenuto dal sindaco in alcune occasioni, e che diversi cittadini hanno riscontrato e ci hanno riportato, pare che non è quello di un sindaco che tiene al benessere della collettività che amministra.

La Casa delle Libertà Pietro Antonio De Vito”

Questa lettera, pubblicata sulla Nazione a firma del rappresentante della Casa delle Libertà (ma non era il Popolo delle Libertà???), evidenzia una ingenuità politica spaventosa (se non una ingiustificabile malafede), si appella ad un supposto e non dimostrato malcontento comune ed è priva di ogni senso di responsabilità civica.

Vediamo perché!

Gli Autovelox - sono strumenti di controllo della velocità sulle strade, un deterrente per invitare gli automobilisti a moderare l’andatura rispettando i limiti e prevenire così gli incidenti. Nelle parole di De Vito sembra si vuol far passare la multa per eccesso di velocità come un ulteriore balzello da parte dell’Amministrazione a carico del cittadino contribuente.

Purtroppo per la Casa delle Libertà (ma per fortuna per la Democrazia) i diritti dei cittadini sono duplici e in conflitto. Non dovrebbe dimenticare infatti il Signor De Vito che cittadino è sempre termine ambivalente: c’è un medesimo cittadino che diventa “automobilista” quando guida e “pedone” quando non guida. E gli Autovelox ci sono proprio per creare un equilibrio a questa ambivalenza.

Occorre maturità democratica per capire che non è sempre producente saltare a comodo fra le ambivalenze e difendere i diritti di un ipotetico cittadino “automobilista”, dimenticando che quello stesso cittadino, in altri momenti della giornata, è anche “pedone”.

In fondo se uno rispetta i limiti di velocità, non solo non infrange la legge, ma fa anche sì che l’equilibrio fra queste due facce della medaglia non venga meno e si crei l’equilibrio che è sempre sottostante ad una norma repressiva.

Ma ci auguriamo che il Signor De Vito non volesse mettere in dubbio l’utilità civica degli strumenti di deterrenza come gli Autovelox, innocui per coloro che guidano rispettando i codici della strada; piuttosto supponiamo che, in modo incerto e confuso, volesse dire che alcuni Comuni mettono in Bilancio preventivo una stima delle multe che verranno fatte per l’anno successivo.

Se fosse questo il senso della sibillina frase dell’articolo, allora entra in gioco il Bilancio previsionale 2008 dell’Amministrazione Comunale di Bientina, documento che De Vito dovrebbe conoscere bene essendo capo dell’opposizione, ma che forse ignora non essendo presente alla seduta del Consiglio Comunale che ne votò l’approvazione.

Dovrebbe comunque sapere che a Bilancio ci sono cifre dettate dalla statistica, non certamente dalla volontà di lucrare alle spalle degli onesti cittadini “automobilisti” (tra l’altro buona parte dei ricavati dalle multe per infrazione del codice della strada vengono per legge destinati all’aumento della sicurezza stradale stessa)

La Tia – Il passaggio da Tassa a Tariffa è l’evoluzione di un servizio. Che, è inutile nasconderlo, ha creato qualche difficoltà in molti comuni Italiani, indipendentemente dal colore della loro Amministrazione.

Tali difficoltà risiedono nell’individuare da parte degli enti locali il costo complessivo del servizio e determinarne quindi la tariffa (anche in relazione al piano finanziario degli interventi relativi al servizio e tenendo conto degli obiettivi di miglioramento della produttività e della qualità del servizio fornito e del tasso di inflazione programmato).

L’agire dovrebbe rispondere a tre principi fondamentali: sostenibilità ambientale, sostenibilità economica ed equità contributiva (si paga solo per il servizio effettivamente fornito).

Per raggiungere questi obiettivi, è stato stabilito un metodo unico a livello nazionale e sono state elaborate e definite tabelle da applicarsi per la determinazione dei rifiuti prodotti nelle abitazioni e nelle imprese. Ne consegue che lo spazio di manovra per un Amministratore diventa minimo per via dei parametri nazionali e per la novità del servizio che di fatto non consente analisi empiriche certe.

Ma il Comune di Bientina proprio per ovviare queste difficoltà iniziali ha adottato manovre straordinarie di ammortizzazione: 250.000€ stanziati per aiutare famiglie e piccole imprese ( All’incirca così suddivisi,70% per le famiglie, 30% per le imprese) oltre che l’ottenimento dal gestore del servizio (Geofor) della divisione in quattro tranches della fatturazione annuale.

Sostenere che nessuna forma di agevolazione è stata attivata da parte dell’Amministrazione Comunale è pura mistificazione della realtà.

ICI aree edificabili - Forse vale la pena ricordare al Signor De Vito che il passaggio da agricolo ad edificabile di un terreno è una vera e propria fortuna per il proprietario, dato l’incremento di valore vertiginoso di quello stesso terreno. Chi non potesse far fronte all’imposta comunale (a norma di legge, ovviamente) perché di fatto non ha ancora attuato la parte speculativa della sua fortuna, ha varie alternative davanti a sé:

La prima, è di rinunciare al titolo di edificabilità, (basta che il cittadino presenti osservazione in tal senso nel corso dell’iter di adozione/approvazione Piano Strutturale, in caso contrario la rinuncia al titolo di edificabilità non è detto che sia proprio automatica ma è sottoposta al parere della Amministrazione Comunale,). Ma è proprio per questi motivi che le procedure amministrative per l’approvazione di un PRG prevedono passaggi burocratici obbligatori di informazione al cittadino.

La seconda, se il proprietario non dispone di risorse personali ma vuole mantenere il titolo di edificabilità sul bene, consiste nel trovare un costruttore interessato che, previo un preliminare condizionato all’effettiva edificabilità dell’area, si prenda l’onere di pagare L’ICI per tutto il tempo necessario all’iter Amministrativo per essere effettivamente esecutivo.

Evitiamo però di dire che il passaggio da agricolo ad edificabile è un sacrificio. Si tratta, come già scritto, di un vero e proprio “13”!

Quanto poi all’approvazione del Regolamento Urbanistico, questo subisce un ritardo in linea con quello della grande maggioranza degli altri comuni, dovuto ad alcune con-cause di varia natura (dal cambio di amministrazione alle nuove normative nazionali antisismiche…). Non si tratta però di elemento eclatante e chi lavora nell’edilizia lo sa bene.

Piuttosto può sembrare, l’osservazione del Signo De Vito, dettata da motivi squisitamente personali, legati a propri terreni passati edificabili.

Ma qui, sul terreno delle facili illazioni e delle indimostrate supposizioni – tanto care al capogruppo Consiliare del CDX non proseguiamo oltre.

In fine la perdita di consenso dell’attuale Amministrazione.

Qui la mancanza di cultura politica tocca uno dei suoi apici. È infatti notorio e sostenuto da dati ormai più che storicizzati che le elezioni politiche Nazionali e le elezioni Comunali (territoriali) esprimono numeri e percentuali del tutto disomogenee.

In particolar modo nelle votazione tese a scegliere gli amministratori locali non è la coalizione politica a fare la differenza, quanto piuttosto le persone e i programmi, la loro credibilità e il loro trascorso civile.

Non si spiegano altrimenti i dati quasi plebiscitari che l’Unione ha riscosso alle Comunali del 2007. Elezioni da cui il Signor De Vito è uscito profondamente sconfitto.

Allora, anziché (farsi) scrivere articoli infondati, in cui si sostengono affermazioni false e in cui si accusa una Amministrazione e il suo Sindaco di non avere a cuore i Cittadini di Bientina (ma quanto qui scritto e quanto verrà scritto in futuro dimostra con i fatti l’esatto contrario), forse il Signor De Vito dovrebbe chiedersi come mai la sua coalizione (Casa delle Libertà, Popolo delle Libertà, Partito delle Libertà… faccia lui) prende circa mille voti in più di quanti non sia riuscito a prendere lui alle elezioni in cui era candidato.

Perché De Vito raccoglie neanche mille voti, mentre il PDL ne raccoglie quasi 2000?

Questa è una buona domanda. Per tutti quanti.

Circolo Territoriale del P.D. di Bientina

Goodbay Cittadinanza

*

“Lo spirito della democrazia non può essere imposto senza la democrazia stessa. Esso viene dall’interno. In una vera democrazia, gli uomini e le donne imparano a pensare da soli” Mahatma Ghandi.

PER LA PRIMA VOLTA DALLA NASCITA DELLA REPUBBLICA, VIENE INTRODOTTA LA TESSERA DI POVERTA’.

Carità invece dei diritti sociali, ovvero la perdita del diritto di cittadinanza.

La cittadinanza comprendere, diritti e doveri giuridicamente riconosciuti.

Quali possano essere le difficoltà e le potenzialità dello status di “cittadino” nell’attuale scenario politico e sociale della nostra democrazia.

Il cittadino dovrebbe essere guidato da un motore che spinge verso l’esigenza personale tra senso civico, responsabilità sociale e passione verso la “cosa pubblica” e questo gli fa acquisire pieno diritto di cittadinanza.

Il tema della cittadinanza è un tema di estrema attualità sopratutto in questo contesto socioeconomico sempre più globalizzato.

Risulta dunque necessario, prima di avviare una qualsiasi riflessione, procedere a una preliminare chiarificazione concettuale.

Questo interesse, per la nozione di “cittadinanza” nasce perchè può assumere, significati diversi e valori politici divergenti.

In questo senso è utile partire nel ragionamento avvalendoci di Theodor H. Marshall, il sociologo inglese considerato l’ideatore stesso della nozione moderna di “cittadinanza”.

La cittadinanza secondo T.H. Marshall

Marshall, tenta di spiegare la nascita e l’evoluzione della cittadinanza, concentrandosi sulla relazione tra essa e lo sviluppo del sistema di classe tipico delle economie capitalistiche.

Marshall non aveva dubbi che, dando al “cittadino” un’uguaglianza di status rispetto a certi diritti (stessa pensione, stesso accesso al servizio medico), il Welfare State avrebbe determinato una grande estensione dell’area della cultura e dell’esperienza comuni”, la quale a sua volta avrebbe contribuito a mantenere la coesione sociale.

Ne derivava che il Welfare State poteva anche essere considerato come una sorta di tributo pagato dalle classi dominanti alla stabilità e alla sopravvivenza stessa del capitalismo.

La sua tesi, in breve, è la seguente:

I tre elementi della cittadinanza

- L’elemento civile è composto dai diritti necessari alla libertà individuale: libertà personali, di pensiero, di parola e di fede, il diritto di possedere cose in proprietà e di stipulare contratti validi, e il diritto di ottenere giustizia

- Per elemento politico intendo il diritto a partecipare all’esercizio del potere politico, come membro di un organo investito di autorità politica o come elettore dei componenti di un tale organo

- Per elemento sociale intendo tutta la gamma che va da un minimo di benessere e sicurezza economica fino al diritto a partecipare pienamente al retaggio sociale e a vivere la vita di persona civile, secondo i canoni vigenti nella società.

Cittadinanza, diritti, disuguaglianza.

“L’estensione dei servizi sociali,sosteneva Marshall, non è in prima istanza un mezzo per livellare i redditi. In certi casi può portare a questo risultato, in altri no.(…) Ciò che importa è che vi è un generale arricchimento della sostanza concreta della vita civile, una riduzione generale del rischio e dell’incertezza, un livellamento tra i più fortunati e i meno fortunati, in tutti i settori: fra sani e malati, occupati e disoccupati, vecchi, persone attive, scapoli e capi di famiglie numerose. Il livellamento non avviene tanto tra le classi quanto tra gli individui nell’ambito di una popolazione che viene trattata adesso a questo fine come se fosse una classe sola. L’uguaglianza di status è più importante dell’uguaglianza di reddito”

In Conclusione:

La destra non ha rinunciato allo smantellamento dello Stato Sociale. Un’istituzione, mai dimenticarlo fondata “non sulla carità , una tantum”, “ma sui diritti sociali una semper”.

Lo zuccherino del “conservatorismo compassionevole” andrebbe rimandato al mittente con sdegno.

Dalla memoria di un Livornese:

Gli obiettivi per cui è sorto il movimento per il socialismo?

“L’obiettivo del superamento di ogni forma di sfruttamento e di oppressione dell’uomo sull’uomo, di una classe sulle altre, di una razza sull’altra, del sesso maschile su quello femminile, di una nazione su altre nazioni.E poi: la pace fra i popoli, il progressivo avvicinamento fra governanti e governati, la fine di ogni discriminazione nell’accesso al sapere e alla cultura.

Ebbene, se guardiamo alla realtà del mondo d’oggi chi potrebbe dire che questi obiettivi non sono più validi?Tante incrostazioni ideologiche (anche proprie del marxismo) noi le abbiamo superate.

Ma i motivi, le ragioni profonde della nostra esistenza quelle no, quelle ci sono sempre e ci inducono ad una sempre più incisiva azione in Italia e nel mondo.”

Orwell, il computer, il futuro della democrazia
Intervista a Enrico Berlinguer - Ferdinando Adornato “l’Unità” 1° dicembre 1983

Pagare tutti le tasse per pagare meno tutti! Ma le COOP ?

Un POST preso dal WEB del 23 Settembre 2007

Valter Weltroni lancia il monito sulle tasse “Pagare tutti per pagare meno tutti”.

Mi domando quale sarà la posizione del futuro leader del PD. Sulle agevolazioni delle COOP, che di fatto non solo creano concorrenza sleale, ma non contribuiscono nemmeno al mantenimento dello stato sociale.

Infatti dalle tabelle che seguono si vede chiaramente che il gruppo della grande distribuzione, rispetto ad un gruppo privato analogo ( in questo caso Esselunga) risparmia in un anno €.30.320.000,00.

Naturalmente questo è il valore delle imposte non pagate rispetto alle imprese private, per via di una legge ormai superata dai fatti e dalle evoluzioni dei tempi.

Il mondo delle COOP continua a chiedere agevolazioni, continua a non contribuire come tutti allo stato sociale, ma in virtù di quali valori questo avviene del XXI secolo?

Oramai sono un intreccio di finanziarie che investono in operazioni immobiliari a solo scopo di puro lucro ( Vedi Post, sulle aree dell’ex Cantiere Orlando di Livorno).

Ormai è evidente che non c’è più quello spirito associativo ottocentesco , che era un valore in contrapposizione all’impresa Capitalistico Borghese.

Nelle tabelle che seguono, analizzo solo le imposte risparmiate, dalla grande distribuzione, ma ci domandiamo a quanto ammonta il totale delle imposte non pagate come i normali privati su tutto il mondo cooperativo?

Quanti asili, quante scuole, quante case si possono costruire se quei soldi li canalizziamo in appositi conti con piani decennali?

Ma soprattutto ci domandiamo, nel nuovo Partito Democratico, che fa del concetto di interclasse la sua forza, per un nuovo partito popolare e di massa del XXI secolo, come poter sostenere una valenza morale superiore tanto da concedere delle agevolazioni fiscali, a particolari gruppi imprenditoriali che mirano al profitto e alla speculazione come tutti?

La Democrazia non ha figli e figliastri, e nemmeno un partito che si chiama democratico ne può avere!!!

Riamane inteso per me, quanto già espresso in post precedenti, le uniche agevolazioni che lo stato può concedere a società gestite in forma cooperativa, sono per quelle cooperative che si occupano di servizi alla persona, di servizi sociali e, quelle che creano strutture di lavoro per ragazzi portatori di Handicap.

Questi servizi devono essere socializzati e a carico dello stato, se lo stato li fa svolgere a strutture esterne, va bene lo stesso purché siano di qualità e costino poco alla collettività senza che questo debba comprimere il costo dei lavoratori addetti in queste strutture.

Tabella N.1 Dati di Bilancio Coop e Esselunga- Fonte Il sole 24 ore.it

Tabella n 1 Post Imposte Coop

Tabella N. 2 Coefficiente Imposte su Risultato Operativo prima delle imposte = C/D

Tabella N. 3 - Rialliniamento Imposte Gruppo Coop con moltiplicatore Coefficiente Esselunga

Tabella n3 imposte coop

La coop che non c’è

Dalla lettera della Ue all’Italia emerge l’intento di tutelare le cooperative mutualistiche in virtù del perseguimento di obiettivi sociali di interesse comune, mentre non devono essere agevolate le grandi cooperative, concorrenti dirette delle imprese commerciali tradizionali.
L’esame di Bruxelles ha riguardato le cooperative di consumo nel settore della distribuzione e bancario. In ogni caso, tenuto conto che le agevolazioni fiscali alle coop erano già esistenti all’entrata in vigore del Trattato Ue, Bruxelles non chiederà la restituzione degli aiuti di Stato dichiarati incompatibili, ma si limiterà a richiedere un adeguamento legislativo.

Approfondimenti:

Sulle coop l’offensiva Ue

Nel mirino anche i ristorni ai soci delle cooperative

Il Lavoro interrotto

Autori:Cesare Damiano, Angelo Faccinetto.

Pagine 224 - Anno 2008 - Euro.18,00 - Argomenti: Lavoro, Economia, Attualità

Lunedì 23 Giugno ore 21.30 -PISA – CIRCOLO ARCI ALBERONE

DIBATTITO, PRESENTAZIONE DEL LIBRO “IL LAVORO INTERROTTO” di CESARE DAMIANO,

Introduce e Coordina: Maria Grazia Gatti Deputata PD, Commissione Lavoro

Interverranno:

Pasqualino Albi Docente Diritto del Lavoro Università di Pisa

Paolo Graziani Segretario generale CGIL Pisa

Cesare Damiano Deputato, Capogruppo Pd Commissione Lavoro

Note: Precari, sicurezza e salari nell’Italia che vuole cambiare

Note di Copertina

Il futuro del lavoro in Italia. Le riflessioni di chi ha seguito passo dopo passo le trasformazioni del mondo del lavoro e dell’economia italiana.

C’è chi lavora per vivere. Chi vive per lavorare. Chi aspetta la pensione. Chi muore di lavoro. E chi un lavoro lo sta ancora cercando.

Dagli anni Settanta tutto è cambiato. Il “fattore umano” è diventato la ruota di scorta del sistema.

Le persone: insignificanti pedine nel grande gioco della macchina produttiva.

E il numero delle “morti bianche” cresce, giorno per giorno, ed è cronaca di oggi. Mille e trecento in media ogni anno.

Cesare Damiano, ministro del Lavoro nel secondo governo Prodi, spiega come si è giunti a questo punto con la passione di chi ha vissuto i grandi cambiamenti sulla propria pelle, essendo stato prima sindacalista in fabbrica, poi dirigente sindacale e politico.

L’analisi parte da lontano: dal Protocollo sulla politica dei redditi del 1993 (quello che ha consentito, da una parte, all’Italia, di entrare nell’euro e, dall’altra, ai lavoratori, di difendere il potere d’acquisto dei loro salari) per giungere fino alle ultime scelte che Damiano ha compiuto da ministro, culminate con il protocollo sul welfare del 23 luglio 2007.

Grande attenzione è dedicata all’importanza del rapporto tra Stato e imprese, e in particolare alla concertazione: una pratica di governo basata sul confronto che chiede al potere politico, ai sindacati e agli imprenditori di partecipare, insieme, alle grandi decisioni di politica economica.

La strada del dialogo, spiega l’ex ministro, è sempre stata la più difficile.

Ma resta l’unica. Per ricordare a tutti che il lavoro non è solo un dovere, o una condanna, ma un diritto.

Approfondimenti:

Blog del ministro Cesare Damiano. 

Dati INAIL

INAIL: Dati andamento infortunistico

Infortuni e morti bianche nel 2007. Presentate le prime stime dell’INAIL

Tabelle andamento infortunistico

Rapporto Inail 2006

Tabelle xls Statistiche europee

Democrazia e potere

Democrazia e potere Gli Stati Uniti dopo l’11 settembre

Estratto: del testo del dialogo tra Robert A. Dahl e Maurizio Viroli “La Stampa” del 16 ottobre 2001.

Dahl è Sterling Professor di Scienze politiche ed emerito alla Yale University. Al suo attivo figurano numerose pubblicazioni, tra cui segnaliamo, fra quelle tradotte in italiano, Introduzione alla scienza politica (Bologna 1970), La democrazia economica, (Bologna 1989), I dilemmi della democrazia pluralista (Milano 1996), La democrazia e i suoi critici (Roma 1997), Sulla democrazia (Roma-Bari 2000).

V) Lei ha scritto che le ideologie antidemocratiche si sono indebolite e le indagini sociologiche dimostrano che ci sono meno cittadini disposti ad impegnarsi attivamente nella vita democratica. Crede che il consenso verso le istituzioni democratiche sia più freddo rispetto al passato?

D) Le indagini dimostrano che è calata la fiducia dei cittadini nei loro leader politici, nei parlamenti e nei partiti politici. Qui in America il declino, rispetto al punto più alto toccato nei primi anni del dopoguerra, è cominciato con la guerra del Vietnam e con lo scandalo Watergate. Ma alla domanda “qual è il regime politico che preferite?” continuano a rispondere che è la democrazia. La fiducia nella democrazia resta molto forte. E l’aspetto della democrazia che i cittadini americani e europei apprezzano di più sono i diritti e le libertà individuali, compreso il diritto di votare, anche se poi non usano tale diritto. C’è un contrasto tra la fiducia nella democrazie e la sfiducia nelle istituzioni e nei governi democratici.

V) La preoccupa il fatto che i cittadini disposti a partecipare attivamente alla vita pubblica siano sempre meno?

D) Si mi preoccupa. Gli studi di Robert Putnam dimostrano che in America stiamo vivendo un declino dello spirito civico. Diminuisce il numero di persone che sono attive in associazioni, e molti di coloro che sono iscritti ad associazioni si limitano a dare denaro. Non si incontrano, non discutono insieme: questa non è partecipazione democratica nel significato autentico del termine.

V) Fra le cause che indeboliscono la vita democratica lei ha ricordato la diversità culturale e religiosa. Quali principi, quali passioni morali e politiche sono efficaci per rafforzare l’unità di una società multiculturale?

D) Credo che sia l’idea dell’uguaglianza, ovvero l’idea che indipendentemente dalle differenze individuali e dalle differenze che nascono dall’appartenenza a particolari gruppi culturali o religiosi, esiste una fondamentale uguaglianza umana che fonda l’uguaglianza dei diritti civili e politici. Il riconoscimento dell’uguaglianza è un valido principio unificante ed è importante compiere uno sforzo sistematico per superare sulla base di questo principio le diversità culturali e costruire una mentalità democratica condivisa.

V) Si riferisce al sentimento di appartenere a una comune patria americana?

D) Riconosco che il senso di identità è utile. Tuttavia non sono molto sensibile al potere dei simboli. C’è un abuso dei simboli. Spesso li esibiscono persone che non sono disposte a difendere i principi che il simbolo rappresenta, come quegli americani che sventolano la bandiera ma non riconoscono i diritti di chi è diverso da loro.

V) Sono sfide che richiedono una leadership democratica di alto livello. Ma le democrazie, oggi, sono in grado di selezionare leader politici di alto livello, come in passato?

D) Credo che l’America abbia prodotto i suoi migliori leaders democratici negli anni della guerra d’indipendenza e in quelli successivi. Erano persone totalmente dedicate alla vita pubblica e la consideravano moralmente nobile e ricca di gratificazioni personali. Oggi non è più così. La vita politica ha perso molto della sua dignità e della sua capacità di dare gratificazioni personali. La storia procede a cicli, e la qualità dell’élite politica dipende molto dal tipo di problemi che essa deve affrontare. Di certo la mentalità consumistica non aiuta.

V) Si riferisce al fatto che molti di noi vivono la loro vita soprattutto come consumatori e spettatori?

D) Sì, tanto la vita da consumatore quanto la vita dello spettatore contrastano con la mentalità dell’impegno civile. Ma non è stato sempre così.

V) Come possiamo aiutare i giovani a riscoprire la nobiltà della politica democratica quando tutti vedono che il grande protagonista è il denaro?

D) La prevalenza del denaro ha due aspetti. In primo luogo il denaro e le relazioni personali permettono di conquistare il consenso; in secondo luogo, poiché la disponibilità di denaro è molto diseguale è molto diseguale anche il potere di influenzare le decisioni politiche. La prevalenza del denaro mette in crisi l’idea dell’uguaglianza politica dei cittadini. Non c’è dubbio che il declino dello spirito civico sia legato anche al ruolo preminente del denaro nella vita politica delle nostre democrazie. Abbiamo raggiunto un punto dal quale è difficile tornare indietro.

V) Oltre al crescente potere politico del denaro c’è il potere politico degli esperti. La cabina elettorale è forse ancora il tempio della democrazia, ma i veri sacerdoti sono i “fund-raisers”, gli esperti di sondaggi d’opinione, i curatori d’immagine e gli strateghi della comunicazione.

D) Credo che la risposta al potere degli esperti sia costruire nuove istituzoni che permettano ai cittadini di acquisire maggiore competenza e influire sulle decisioni politiche. Consideriamo ad esempio un problema controverso come quello delle pensioni. Potremmo immaginare di istituire una commissione di esperti che formuli due o tre possibili soluzioni. Si potrebbe poi organizzare dei sodaggi deliberativi nei singoli stati, e passare poi i risultati al Congresso.

V) Nonostante le debolezze politiche e istituzionali, la democrazia americana ha dimostrato di poter contare sulla grande forza morale dei suoi cittadini.

D) Gli americani hanno risposto con grande forza alla tragedia dell’11 settembre. La parte ottimista di me ritiene che ci sarà un cambiamento positivo e duraturo nella cultura americana. Noi americani non avevamo un senso profondo della tragicità della vita: adesso abbiamo imparato a conoscerlo.

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